POLITICA E LINGUAGGIO / Psicologi e psichiatri giudicano il duello tra i leader: usano termini impropri «Duello da coppia». «No, da ragazzi». Silvio e Romano sul lettino
ROMA — «Lasciate stare la psicoanalisi per favore», gli consiglia Adriano Ossicini dalle colonne di Europa. Un breve intervento sul quotidiano della Margherita per criticare l'ultimo duello verbale dei due candidati premier. Berlusconi che deride Prodi come vittima di attacchi di panico (panico di non farcela alle prossime elezioni ovviamente). E l'altro che tira in ballo meccanismi freudiani di identificazione perché in realtà sarebbe lui ad avere paura di perdere.
Ossicini segna con matita blu gli errori del loro linguaggio psicoanalitico — l'uno ha usato panico invece di paura e l'altro identificazione al posto di proiezione — e conclude, chiamando in causa Freud, che «si potrebbe arrivare alla fine a quel capitolo fondamentale dove si parla di lapsus...». Alberto Siracusano, ordinario di psichiatria all'Università di Tor Vergata, psicanalista, però traccia un quadro diverso: «Lapsus? Non mi sembra sia questo il caso. Piuttosto ho l'impressione che Prodi e Berlusconi si comportino come in un rapporto di coppia. Come se ci fosse tra i due, e non fraintendetemi, una relazione che sopravanza i contenuti e diventa emozione. Mi spiego. Il loro linguaggio elettorale rispecchia un modello dove è l'emotività a prevalere. Pare di ascoltare le conversazioni regressive tra adolescenti che vogliono fare colpo».
Ma anche Siracusano non dà un giudizio esaltante sulle
performance di ambedue: «Riflettono l'andamento della società, dove tutto è accelerato, non c'è tempo per riflettere, è l'espressione di un decadimento generale e la politica ne risente». Evita di azzardare diagnosi lo psichiatra Giovanni Battista Cassano: «La deontologia professionale me lo impedisce. Dico solo questo. Il 50% della popolazione almeno una volta nella vita soffre di disturbi mentali e la stessa percentuale vale per gli uomini di governo, guardiamo Alessandro Magno, Giulio Cesare, Churchill, Roosevelt. Quindi non è escluso che anche Prodi e Berlusconi abbiano o abbiano avuto problemi e trovo sarebbe giusto che se è così li rivelassero. Una diagnosi di malattia mentale dovrebbe essere comunicata agli elettori perché nel 90% dei casi sarebbe compatibile con la gestione di governo. Compresi L'articolo di Adriano Ossicini pubblicato ieri sul quotidiano della Margherita l'ansia o il panico».
Ma lei come li vede, professore? «Berlusconi attacca Prodi ricorrendo alla psichiatria, Prodi risponde attingendo alla psicoanalisi. Il primo è concreto, l'altro tende al profondo».
Liquida la faccenda con fastidio Paolo Pancheri, società di psicopatologia: «Accuse di bassa lega, come tra due ragazzi che litigano e si danno del matto a vicenda. È chiaro che i termini sul meccanismo di identificazione, proiezione e identificazione proiettiva sono stati usati impropriamente». Ferdinando Riolo, presidente della società italiana di psicoanalisi, è molto lontano, per stile, dalle spietate analisi che il neurofisiologo Mauro Mancia anche ieri cuciva addosso a Berlusconi su l'Unità («in lui c'è perversità etica»). Si limita a rilevare che «la psicoanalisi non è il terreno adeguato su cui muovere una battaglia politica».
Tonino Cantelmi, presidente dell'associazione degli psichiatri cattolici, critica il linguaggio usato dai due contendenti per una sola ragione: «Offende chi veramente soffre di attacchi di panico, una patologia seria e impegnativa che colpisce mezzo milioni di italiani e chissà loro cosa devono provare nell'assistere a queste schermaglie. Si scherza su problemi drammatici». Proiezione, identificazione, lapsus, è davvero il caso secondo lei di scomodare il vocabolario di Freud? «Mettiamola su un piano molto più semplice. Il candidato premier dell'Unione è un introverso con cui le persone hanno difficoltà a identificarsi. Noi in genere però associamo agli introversi capacità di moderazione e riflessione. Berlusconi al contrario è molto nervoso e in televisione questo si avverte. Non riesce a mandare messaggi rassicuranti. Brillante sì, ma non così sicuro come vorrebbe apparire».
Margherita De Bac
28 gennaio 2006
corriere.it




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