Tanti anni fa, mentre fremente attendevo il mio turno della sessione di diploma di scuola media superiore, ero uscito dalla sede delle discussioni delle tesi di laurea per fumare una sigaretta.
Vidi una giovane mia conoscente e la vidi aggredita da alcuni teppisti che ostentavano una fede politica opposta alla mia, condivisa dalla ragazza.
Intervenni adirato e, dopo un breve confronto fisico, riuscii a sottrarre la ragazza alle percosse dei teppisti.
Ricordo che non passò che un anno e l'organizzazione delle Brigate Rosse cominciò ad insanguinare le piazze, con il vigliacco delitto di Padova.
Non penso che in Italia, dove tuttora viene evitato l'insegnamento degli anni Settanta per la loro persistente attualità, si possa parlare con questa decisione e con questi toni di "odio politico".
Sebbene sia inaudito che parlamentari di Opposizione utilizzi termini così esplicitamente violenti in contesti cronologicamente, socialmente e politicamente distanti da qualsiasi grave tensione armata di massa, il termine di odio politico andrebbe riservato a situazioni molto differenti dall'attuale condizione della sicurezza pubblica.
Reputo evidente il rischio di banalizzazione degli anni della violenza diffusa di matrice politica tramite l'utilizzo dei medesimi termini che oggi vengono riferiti con molta leggerezza a una situazione di quasi assoluta tranquillità delle azioni di dissenso politico di massa.