CASO / Il responsabile del programma della Quercia in un’intervista alla Padania : «Coi lumbard dovremo eventualmente confrontarci». Russo Spena (Prc): come ai tempi di D’Alema
Bersani apre alla Lega. E Speroni: è simpatico
Dubbi nell’Unione. Franceschini (Dl) e Minniti (Ds): difficile fare previsioni ma puntiamo al loro elettorato
ROMA - Pierluigi Bersani va alla festa della Lega, a Malpensa Fiere. Non solo: la Padania gli concede un’ampia intervista dal titolo «Le feste popolari portano voti, le tv no», là dove il dirigente diessino, pur ribadendo posizioni ideologiche diverse, fa non pochi complimenti al Carroccio. Si va dalla capacità della Lega di «stare in mezzo alla gente», al pari della Quercia, al fatto che «parla un linguaggio semplice e chiaro», fino a quella che può apparire come un’apertura politica, quasi un ritorno alle avance di dieci anni fa, quando il partito di Umberto Bossi faceva dell’indipendenza la sua bandiera: «Una sconfitta del Cavaliere può far riprendere alla Lega quell’autonomia politica con cui noi dovremo eventualmente confrontarci in maniera costruttiva». Che cosa ne pensa l’Unione alla vigilia della campagna elettorale? Giovanni Russo Spena (Rifondazione comunista) boccia senza appello ogni possibile dialogo con il Carroccio: «È il ritorno alla vecchia idea della Lega come "costola della sinistra", espressa a suo tempo da Massimo D’Alema. Sono assolutamente contrario. Il partito di Bossi ha posizioni pericolose che accolgono le peggiori pulsioni della società. Basta pensare al giustizialismo. Più che a un confronto con la Lega penso alla necessità della riconquista di quella parte del suo elettorato che è rappresentata da operai e gente iscritta al sindacato».
Contrario al dialogo anche il verde Alfonso Pecoraro Scanio, pur con qualche distinguo: «Certo, c’è il "no" della Lega al liberismo selvaggio, ma il suo filone principale resta quello populista. E negli ultimi anni ha assunto connotati sempre più di destra. Proposte come quella della castrazione chimica dei maniaci sessuali o l’avversione per gli immigrati sono inaccettabili. In altre parole, ci si trova di fronte a macigni insormontabili».
Il coordinatore della Margherita, Dario Franceschini, ritiene «davvero difficile» prevedere cosa accadrà dopo un’eventuale sconfitta di Berlusconi: «È un’impresa ardua perché a mio giudizio sarà un vero e proprio terremoto politico. A giudicare dalle scelte della Lega nell’ultima legislatura reputo impossibile un rapporto politico. Ma una cosa è il partito, un’altra l’elettorato leghista». E lo stesso ragionamento, più dettagliato, lo fa il diessino Marco Minniti: «Che la Lega abbia una componente popolare mi pare fuori di dubbio. Si tratta però di una componente che è andata via via indebolendosi per quella sorta di patto faustiano stretto con Berlusconi. E forse si è compromessa del tutto. Lo vedremo fra qualche settimana: allora giudicheremo se sia possibile parlare ancora di quell’autonomia che fu la caratteristica fondante del partito-movimento di Bossi alla sua nascita».
E la Lega, che ne pensa del Bersani dialogante? Francesco Speroni era presente quando ha parlato a Malpensa Fiere e non nasconde la sua soddisfazione: «Mi sono avvicinato e gli ho fatto i complimenti: con lui è divertente dibattere. È un "anomalo" rispetto agli altri diessini astiosi e faziosi». Così anomalo da aprire un confronto con il Carroccio? «Lo trovo simpatico anche se le differenze ideologiche restano enormi. Una cosa trovo comunque esatta. Cioè, quando dice che ormai ad andare in mezzo alla gente siamo solo noi e loro. Aggiungerei forse Rifondazione comunista. Gli altri non esistono. E questo qualcosa vuol dire».
Roberto Zuccolini




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