| Giovedì 26 Gennaio 2006 - 14:18 | |

Tehran ieri ha accusato i militari britannici che operano nella città irachena di Bassora di aver collaborato all’organizzazione degli attentati che due giorni fa hanno sconvolto il sudovest dell’Iran. A rivendicare gli attentati è stato un gruppo che reclama l’indipendenza per gli arabi iraniani. Tehran sarebbe in possesso di fotografie nelle quali compaiono i leader del gruppo con alcuni ufficiali britannici. Il ministero degli Esteri britannico, Jack Straw, ha respinto le accuse di Teheran su un coinvolgimento di Londra nei tre attentati ad Ahvaz, capitale della provincia petrolifera del Khuzestan, dove appunto si trova una minoranza di etnia araba. Le accuse contro Londra sono giunte durante una conferenza stampa a Teheran del ministro iraniano degli Esteri Manoucheher Mottaki. Londra ha subito smentito: il portavoce di Straw ha affermato che“ogni collegamento tra il governo di Sua Maestà e questi attentati terroristici è completamente privo di fondamento”. Proprio Straw in questi giorni - sbugiardato da un quotidiano inglese che ha pubblicato un rapporto segreto del governo di Sua Maestà... - è però sulla graticola per aver mentito sullo scandalo delle carceri e dei voli segreti della Cia. Tutti poi ricordano le menzogne di Blair sulle armi di distruzione di massa irachene. Nel caso in cui le accuse iraniane si rivelino fondate, non sarebbe altro che la conferma del ruolo di Londra quale fiancheggiatrice della guerra preventiva di stampo statunitense. Intanto Tehran attraverso la tv di Stato ha lanciato un duro monito a Israele, che nei giorni scorsi aveva già ammesso di essere pronta alla possibilità che la diplomazia non riesca a risolvere la questione iraniana e quindi di essere pronta all’opzione militare. “Se Israele attacca finirà in coma profondo, come Sharon”. Sul fronte diplomatico il negoziatore iraniano sulla questione nucleare, Ali Larijani, si recherà a Pechino per una visita ufficiale di due giorni. La tappa a Pechino segue il viaggio a Mosca e precede un incontro a Londra lunedì prossimo, volto a disinnescare la tensione internazionale orchestrata da Washington . Lo stesso giorno nella capitale inglese ci sarà una riunione dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, più la Germania, per concordare iniziative verso Teheran: l’embargo. Continua inoltre la pressione di Washington per affermare la dottrina della democrazia export. E come d’incanto, dopo la visita di Fini alla corte di Condoleezza Rice, anche il ministro Pisanu ieri si è affrettato ad allinearsi sul dikatat politicamente corretto. Nel corso di una visita a una scuola ebraica romana, senza mezzi termini, ha affermato, riferendosi all’olocausto, che è necessario fermare la “malapianta” della “violenza razziale e politica” con la “democrazia”. Se non dovesse bastare, “con le armi”. Un chiaro riferimento all’Iran che continua a mettere in dubbio le dimensioni dell’olocausto.
A livello internazionale Washington ha preso di mira l’India, che ha denunciato le pressioni esercitate dall’amministrazione Bush per far sì che il 2 febbraio prossimo nel corso della riunione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), Nuova Delhi appoggi la posizione americana. A condizionare la posizione indiana vi è infatti l’accordo per la cooperazione nucleare in materia civile tra India e Stati Uniti.
Insomma, in piena conformità con la teoria della guerra preventiva, l’asse anglo-americano e i sudditti europei affilano le armi per banchettare sulle spoglie di un nuovo “Stato canaglia”, guarda caso anch’esso pieno di oro nero. Il primo passo sarà l’embargo, per indebolire il nemico. Non importa se vengono costruite prove artificiali ad hoc, se l’Iran si è detta anche favorevole all’idea di arricchire l’uranio in territorio russo, tanto per tranquilizzare la propaganda occidentale. Non importa se l’esercito americano è ancora sotto scacco da parte della resistenza irachena, se a morire a causa di embarghi e aggressioni angloamericane sono i civili, donne e bambini.
In nome del profitto, Show must go on.