...oltre 700.000 morti dimenticati, che il regime italico non vuole assolutamente ricordare.
E' questo il numero del massacro compiuto dall'esercito sabaudo nei confronti di militari, semplici cittadini, povera gente ed ecclesiastici tra il 1860 ed il 1872, gente che pur di proteggere la nostra Patria Meridionale ha dato la vita con coraggio ed ardore da Messina a Civitella a Gaeta (14 Febbraio 1861) passando per Capua, la Lucania gli Abbruzzi il Molise l'Irpinia la Calabria ecc. ecc.
Quei piccoli eroi di Gaeta, quei ragazzzini di appena 16/17 anni che nel Settembre del 1860 decisro di lasciare il colleggio militare della Nunziatella per andare a difendere il loro Re, la loro Patria e per poter partecipare all’ultima difesa.
I loro nomi non possono essere dimenticati, perché rappresentano sentimenti e valori che non hanno confini: il loro esempio sarebbe stato di grande aiuto al popolo meridionale, molto più che il ricordo di Garibaldi e di Cavour. Noi non possiamo ricordare come eroi positivi solo quelli che, venuti da fuori, ci avrebbero "liberato". Furono invece cancellati dalla storia.
Antonio ed Eduardo Rossi, 17 e 14 anni figli di un ufficiale morto nella campagna di Sicilia del 1848,Eliezer Nicoletti,Ferdinando de Liguoro, figlio del colonnello comandante il 9° Puglia,Alfonso Scotti Douglas, 11 anni, il più giovane di questi ragazzi, figlio del generale di origine parmense Luigi, Francesco e Felice Afan de Riviera, 17 e 16 anni, figli del generale Gaetano, raggiunsero i fratelli maggiori che combattevano a Capua,Francesco Pons de Leon, 18 anni e tanti altri ancora...
Da nessuna parte, né a Gaeta né altrove esiste una lapide che ricordi questo ragazzo che, a torto o a ragione, considerò il Regno delle Due Sicilie la sua Patria.
E dopo la guerra con il regolare esercito borbonico iniziò la vile e vigliacca repressione contro l'inerme popolazione che decise, visti i sopprusi di imbracciare il fucile e darsi alla macchia combattendo per circa 15 anni una vera e propria guerra civile che i manipolati testi di storia stentano a narrare o i prezzolati storici risorgimentali ripostano come semplice lotta al brigantaggio nelle province meridionali.
Per non dimenticare gli ignobili campi di concentramente come Fenestrelle (To) o alcuni nei pressi di Milano o Genova, dove gli ufficiali meridionali, nonchè semplice polazione furono deportati e lasciati marcire dalle SS savoiarde. QUESTA E' LA STORIA SCOMODA DA RACCONTARE
Interi paesi rasi al suolo come ad esempio Pontelandolfo e Casalduni (Bn) Agosto 1861.
Non c'è alcuna targa ne un giorno della memoria per i nostri Partigiani, valorosi combattenti che diedero la vita per combattere una grande ingiustizia ed una vile invasione.
Quando in Lucania due anni fa un Sindaco ha proposto di intitolare una strada ai valorosi Briganti lucani, il Prefetto di Potenza lo ha vietato.
Questo è il regime italico dei colonnelli e dei Prefetti.
E pensare che oggi ci sono strade intitolate agli allora criminali di guerra come Nino Bixio o il Generale Cialdini (detto il macellaio).
Guerriglieri uccisi
In combattimento 154.850
Fucilati o morti in carcere 111.520
Guerriglieri condannati
Con processo 19.850
Senza processo 479.000
Totale perdite piemontesi 23.013
p.s. così alcuni intellettuali
"Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale, crocifiggendo, squaratndo, seppellendo vivi i contadini che gli scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di Briganti" Antonio Gramsci
"L'ex Regno delle Due Sicilie sanò il passivo di centinania di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia e per tutta ricompensa il Meridione oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato a livello di colonia" Vittorio Glejeses
"...la guerra al brigantaggio insorto contro lo Stato unitario ci costò più morti di tutte quelle del risorgimento...Abbiamo sempre vissuto su dei falsi: il falso di un Risorgimento che somiglia ben poco a quello che ci hanno dato da studiare a scuola..." Indro Montanelli
e tanti altri ancora...




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