Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 90/05 del 21 settembre 2005, San Matteo
Rassegna stampa
L¹omaggio della Massoneria a Paolo VI
Nè ambiguità nè contraddizione - Raramente gli uomini celebri sfuggono alla deformazione iconografica. I Papi, quasi meno degli altri. Eppure, sembra proprio che Paolo VI vi sia scampato. Siccome i biografi non si trovarono subito concordi nell'attribuirgli una classificazione definitiva, come capitò per esempio a Pio X ed a Giovanni XXIII, se ne sbarazzarono cercando in lui ambiguità e contraddizione. Nessuno dei predecessori è stato diffamato quanto lui. Forse perchè, ai tempi loro, l'arte del diffamare non aveva conseguite le presenti garanzie di impunità. Ma, senza forse, a lui e non ai suoi predecessori è toccata la sorte di avvertire l'incombenza della minaccia finale, per la sua Chiesa come per tutte le religioni come per tutte le spiritualità. Ed ha dovuto ed ha cercato di battersi su più di un fronte, con più di una tattica. Per gli altri, è la morte di un Papa, un evento proverbialmente raro ma pure, a frequenza di anni e di decenni, ricorrente. Per noi, è la morte di Chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia è la prima volta - nella storia della Massoneria moderna - che muore il capo della più grande religione occidentale non in istato di ostilità coi Massoni. E per la prima volta nella storia i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità e contraddizione.
(Dalla Rivista Massonica del luglio 1978)
I professionisti del suffragio universale
292.000 le persone in Italia che vivono di politica (159.000 eletti tramite voto popolare) di cui:
630 deputati
320 senatori
77 parlamentari europei
1.600 assistenti parlamentari
154 assistenti dei parlamentati europei
600 i dipendenti dei 16 partiti italiani tra collaboratori e fissi
130.000 i dipendenti delle strutture locali dei partiti
15.000 membri dei consigli circoscrizionali
139.902 amministratori comunali
3.633 amministratori provinciali
378 amministratori regionali.
(Da Libero del 31 agosto 2005)
Cina: lavoratore migrante condannato a morte, ha ucciso per ottenere la paga
Pechino (AsiaNews/Scmp) _ Wang Binyu, un lavoratore migrante di 27 anni che viene da Gansu, è stato condannato a morte dopo aver ucciso 4 persone che da 5 mesi non lo pagavano. Wang ha lavorato per oltre 1 anno in un cantiere edile a Ningxia, nel Shizuishan: dice di aver ucciso il suo supervisore e 3 parenti di quest'ultimo in un momento di rabbia. Wang spera che la sua storia possa finalmente portare l¹attenzione sul bisogno di proteggere i diritti dei lavoratori migranti come lui. Il condannato racconta ad un¹agenzia di stampa governativa cinese che l¹omicidio è avvenuto l¹11 maggio, quando si è recato dal capo costruzione per avere i 5 mila yuan (circa 502 euro) che gli spettavano. Il datore di lavoro ha chiamato il supervisore e 3 suoi parenti per far allontanare Wang, che è stato picchiato e deriso dai 4. Per la rabbia ha estratto un coltello ed ha ucciso gli uomini. ³Non potevo realmente più stare lì _ dice _ ne avevo abbastanza². Dopo il crimine Wang si è consegnato spontaneamente alla polizia ed è stato condannato in giugno alla pena capitale da una corte di giustizia locale. Proteste per le paghe non corrisposte anche in un sito edile creato per le Olimpiadi di Pechino del 2008. Circa 500 lavoratori di un'industria di Nantong rifiutano di lasciare il cantiere del Centro conferenze nazionale dopo la decisione del committente di cambiare industria di costruzione. Gli operai impediscono inoltre ai circa 300 colleghi della nuova industria (del Sichuan) di iniziare i lavori. "Non abbiamo ricevuto un penny dopo 3 mesi di lavoro - dice un dirigente della prima industria - come possono i nostri lavoratori andare a casa?". Questi casi emergono nel pieno della campagna lanciata dal governo per risolvere il diffuso problema delle paghe arretrate dovute ai migranti, in special modo quelli impiegati nell¹industria edile (circa il 70 % del totale). La campagna è stata lanciata nel 2003 ma ha attirato l¹attenzione cinese durante i lavori dell¹Assemblea nazionale del Popolo dello scorso anno, quando il primo ministro Wen Jiabao si è impegnato a ³risolvere in maniera completa² il problema delle paghe non corrisposte entro il 2007. L¹impegno prevede che ogni somma di denaro dovuta prima dello scorso anno debba essere pagata entro il prossimo febbraio. Un sistema di controllo dovrebbe essere attuato per fermare l¹accumulo delle paghe. Secondo i media governativi circa 33 miliardi di yuan (oltre 3,3 miliardi di euro) in paghe arretrate accumulate prima dello scorso anno sono già state corrisposte ai migranti, ma si ha notizia di sempre nuovi casi legati alla questione. ³So che vi sono delle politiche governative volte a proteggere i nostri diritti _ dice Wang _ ma a livello locale queste non sono attuate. I nostri diritti non possono ancora essere protetti². ³Lavoriamo a grandi altezze e possiamo morire in un momento di distrazione _ conclude il condannato _ ma sapete quanti migranti muoiono costruendo queste grandi torri?². Du Yang, un economista del lavoro dell¹Accademia cinese per le Scienze sociali, dice che assicurare i pagamenti corretti ai migranti ha un costo per il governo. ³Ogni mille yuan di paghe dovute, il governo deve spenderne 3 mila _ dice Du _ ed è una questione importante anche capire dove vi siano abbastanza persone per supervisionare e regolare i cantieri². L¹economista aggiunge che molti datori di lavoro potrebbero nascondere le paghe _ invece di darle ai lavoratori _ se sapessero di non poter essere arrestati. In Cina vi sono circa 150 milioni di questi lavoratori, che a causa della povertà estrema delle zone rurali si spostano nei centri urbani per lavorare. I migranti vengono costretti a lavorare a salari bassissimi, anche per gli standard cinesi, e con orari disumani: sono diventati la principale forza di lavoro nei settori delle costruzioni e della manifattura.
(AsiaNews del 5 settembre 2005)
Kosovo: riprendono gli attacchi etnici degli albanesi
Due serbi sono stati uccisi ed altri due sono rimasti feriti (uno in maniera piuttosto grave) su una strada del Kosovo meridionale, nelle vicinanze di Strpce, a ridosso della frontiera della Macedonia, cinquanta chilometri a sud-est di Pristina: è accaduto il 27 agosto scorso, quando l'autovettura con i quattro serbi è stata raggiunta e superata da un'altra autovettura, dalla quale sono stati esplosi i colpi degli attentatori. Era da un anno che non si registravano più attentati motivati da un movente etnico nel Kosovo. E fra poche settimane le Nazioni Unite, che amministrano la provincia dalla fine della guerra degli anni 1998-99, dovranno decidere se sia ormai giunto il momento di avviare la trattativa sull'assetto definitivo del territorio. Secondo il primo ministro serbo Vojislav Kostunica "la responsabilità di questo episodio di terrorismo albanese contro i serbi nel Kosovo ricade anche sulla missione delle Nazioni Unite".
(Comunicato di Gioventù Europea dell¹8 settembre 2005, gioventueuropea@libero.it)
La vergognosa situazione della Torino multirazziale
Gli spacciatori neri entrano puntualmente in azione ogni giorno alle 18.30, e terminano all¹alba. Così quotidianamente assediano la nostra casa in corso Raffaello _ via Ormea. All¹arrivo della volante delle polizia si dileguano per un attimo nascondendosi tra una vettura e l¹altra, salvo ricomparire come d¹incanto, e tutto ricomincia. Sono ben organizzati: chi porta la merce, chi la smista, la vende, chi segnala l¹arrivo degli agenti. Questi ultimi o lanciano dei richiami ululando oppure con dei segnali luminosi con le pile. Si scende o si rientra a casa con i loro occhi puntati addosso. All¹esposto da noi presentato avevamo affidato delle speranze puntualmente deluse. Ci dicono che dovremmo sempre telefonare al 113, ma che è difficile toglierci questo incubo, perché loro hanno un regolare permesso di soggiorno. Se fanno le retate il giorno dopo sono fuori. Ci sentiamo asserragliati senza possibilità di uscire.
(Lettera alla rubrica Specchio dei tempi, da La Stampa dell¹8 settembre 2005)
Prodi ha qualche Grillini per la testa
Mentre al festival di Venezia il dissacrante western sull¹amore omosessuale tra due cowboy (Brokeback mountain) del regista orientale Ang Lee si aggiudicava il Leone d¹oro, in un pratone del Veronese Romano Prodi apriva ai gay. In fatto di leggi, sia chiaro. Ma pur sempre una mano tesa verso chi, pensando al proprio passato da democristiano, non ha mai sopportato. Ma doroteo è, e doroteo resta. Anche se per lui questo termine oggi significa «traccheggiamento. E non mi piace». Aveva iniziato, pochi mesi fa, con le donne scrivendo quella lettera-editoriale sul Corriere della Sera. In più luoghi e da più parti il leader dell¹Unione era stato richiamato dalle parlamentari di sinistra all¹urgenza di affrontare il problema della rappresentanza femminile nella politica e nelle istituzioni. Così prese carta e penna per affidare la sua risposta al quotidiano di via Solferino. «Care amiche, è evidente che il problema è oggi all¹ordine del giorno della politica dell¹Unione: io stesso mi farò carico di continuare a rappresentarlo sempre, in ogni circostanza», scriveva Prodi pur di raccattare qualche voto alle primarie. Ad oggi non ha combinato un bel nulla. Con le donne dell¹Unione ancora più arrabbiate.
Nei giorni scorsi ci è ricascato. Nel presentare il programma con cui si candida alle elezioni interne, il professore si è dimenticato dei gay. Apriti cielo. Perchè se Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei verdi, che da ministro, nel 2000, si spinse a dichiarare che «la bisessualità è una gran bella cosa», ha fatto finta di niente, si vocifera che il diessino Franco Grillini, fondatore dell¹Arcigay, sia andato su tutte le furie. Detto e fatto. La risposta di Prodi non si è fatta attendere. E anche se al Corsera si saranno rifiutati di pubblicare una nuova lettera del Prof., lui non si è perso d¹animo. Impegnato in un tour de force elettorale con il suo camion giallo, Prodi ha trovato il tempo di dire «sì al riconoscimento delle coppie di fatto», quindi anche delle unioni gay, con lo strumento del Patto civile di solidarietà (Pacs). «C¹è già una proposta in parlamento di 61 esponenti dell¹Unione: la condivido», ha catechizzato i presenti ad una festa di partito mentre la gente gli gridava in dialetto «tin bota» (tieni duro).
Insomma, Romano è per le scelte chiare. E nella bagarre delle primarie è pronto a ostentare pelo e muscolo, cercando il grande amore. Che si chiamino gay, lesbo, bisex, transgender, ossia tutto il variegato mondo che non si riconosce nell¹ortodossia etero, non importa. Stime alla mano, valgono qualcosa come 3 milioni di voti. E allora ben venga il corteggiamento. Soprattutto da quando Zapatero ha fatto approvare in Spagna i matrimoni gay, e Nichi Vendola ha vinto la presidenza della Regione Puglia. Perchè adesso anche al cattolico Prodi sono improvvisamente diventati appetibili lor signori e signorine. Passate le primarie, siamo certi che tutto finirà nel dimenticatoio, come insegna ogni buon doroteo. Un film già visto, dirà qualcuno. Di chi, nell¹intento di accattivarsi le simpatie dei votanti, è disposto a tutto. A prenderla ³in quel posto², l¹outsider delle primarie Ivan Scalfarotto, dichiaratamente gay e fidanzato da dieci anni con tale Erminio. Da ieri le sue chance di vittoria sono sensibilmente calate. Ma lui se ne frega e avverte che si sposerà lo stesso. Il solito lieto fine. Ovazione.
(da la Padania del 13 settembre 2005)
Cordiale incontro di Benedetto XVI con i rabbini capo di Israele. Chiesta a Benedetto XVI l'istituzione di una giornata contro l'antisemitismo
Castel Gandolfo (AsiaNews) - E' "un ulteriore passo verso il processo di costruzione di relazioni religiose più profonde tra cattolici ed ebrei" la visita dei due rabbini capo di Israele a Benedetto XVI, nelle parole che lo stesso Papa ha rivolto a Shlomo Moshe Amar, rabbino capo sefardita e Yona Metzger, rabbino capo askenazita, accolti con "cuore aperto" da Benedetto XVI a Castel Gandolfo. L'incontro, legato alle celebrazioni per i 40 anni della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, sui rapporti con le religioni non cristiane ed in particolare con l'ebraismo, ha dato anche occasione ai 2 religiosi ebrei di rinnovare al Papa l'invito a visitare Israele, che già gli era stato rivolto, a luglio dal primo ministro israeliano Ariel Sharon. Nel corso dell'incontro che i rabbini nel corso di una conferenza stampa hanno definito "molto cordiale", Benedetto XVI ha rivolto un pensiero anche alle comunità cristiane di Terra Santa, ce ha definito ³presenza e testimonianza vivente fin dagli albori della cristianità e attraverso tutte le vicissitudini della storia. Oggi, questi fratelli e sorelle nella fede - ha aggiunto - si trovano di fronte a sfide sempre nuove². Dal canto loro gli esponenti religiosi ebrei hanno chiesto al Papa che la Chiesa cattolica dedichi una giornata alla condanna dell'antisemitismo, in particolare all'illustrazione dei contenuti della Nostra Aetate. E proprio nel ricordo di quella dichiarazione del Vaticano II, la giornata potrebbe cadere il 28 ottobre, giorno nel quale il documento fu firmato.
(AsiaNews del 15 settembre 2005)
Torino: la mutua passerà la circoncisione
L¹assessore alla sanità accoglie la proposta Ds: ³sarà inserita fra i servizi e si pagherà il ticket². - Per il gruppo regionale Ds diventa uno strumento di integrazione razziale. Entro un paio di mesi il Piemonte inserirà la circoncisione far i servizi sanitari garantiti dalle proprie strutture pubbliche su pagamento del ticket stabilito. (Š) a seguire l¹intervento sui circa mille bambini musulmani che si stima vi vengano sottoposti ogni anno in Piemonte , saranno i chirurghi dell¹ospedale infantile Regina Margherita di Torino. (Š) Marco Luzzati, del consiglio della giunta ebraica torinese, ricorda che per il mondo ³l¹anno comincia il primo gennaio, giorno della circoncisione di Cristo² (Š) Federica Gamna sottolinea che ³la circoncisone è praticata in modo massiccio anche negli Usa, dove vi si sottopongono non solo musulmani ed ebrei, ma quasi tutti gli uomini per ragioni esclusivamente d¹igiene personale².
(Da la Stampa del 17 settembre 2005)
Rabbino capo di Milano: la parola complotto ebraico diventi tabù
"Complotto ebraico è una parola che deve diventare tabù, per me dire 'lobby ebraica' equivale ad antisemitismo, è un'idea allucinante". E' questo il perentorio giudizio del nuovo rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, insediatosi oggi nella sinagoga di via Guastalla, a proposito delle recenti polemiche seguite alle dichiarazioni dell'onorevole Guido Crosetto sulla finanza ebraica e, più in generale, del risorgere del fenomeno dell'antisemitismo in Italia e in Europa. "Sono convinto - ha detto Rav. Arbib, durante la conferenza stampa che ha preceduto la cerimonia di insediamento - che l'antisemitismo sia un fenomeno di una piccola minoranza, ci preoccupa però la non reazione della maggioranza, come se si fosse assuefatti a certe idee, invece bisogna reagire". "Mi preoccupano anche i vari mascheramenti dell'antisemitismo: l'idea del complotto ebraico, per esempio, è documentata da più di un millennio ed è un'idea che viene riproposta ogni volta come se niente fosse". Nello stesso suo intervento ufficiale, nel corso della cerimonia, il nuovo rabbino capo di Milano ha toccato il tema del risorgere dell'antisemitismo "che speravamo sepolto sotto le macerie e i lutti della Seconda Guerra Mondiale". "Assume - ha detto - ormai diverse forme, alcune evidenti, altre meno, ma tutte da condannare e alle quali non dobbiamo assuefarci, come se si trattasse di una fatalità". Anche il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Amos Luzzatto, è voluto intervenire sulla vicenda. "L'idea del complotto ebraico, della lobby ebraica - ha detto a margine della cerimonia - è dovuta sia a pura ignoranza sia al fatto che esistono ancora oggi gruppi umani, correnti di pensiero che devono nutrirsi anche di quest'arma dell'antisemitismo, e qui non si tratta più di ignoranza". "Le dichiarazioni di Crosetto erano a metà, un po' ignoranza e un po' frutto di vecchi concetti organizzati".
(Apcom del 18 settembre 2005)
Evoluzione
C¹è una generazione contadina che ha visto la guerra: i nonni. Una generazione industriale che ha visto il boom: i genitori. Una generazione indecisa che ha visto la televisione: i figli.
(Fausto Paravidino, da La Stampa del 19 settembre 2005)
India - Indiani convertiti all¹ebraismo: perdute tribù d¹Israele o profughi economici?
Churachandpur (AsiaNews/Agenzie) - Circa 700 ebrei indiani Bnei Menashe, ritenuti discendenti di una delle tribù perdute di Israele, si sono ufficialmente convertiti all¹ebraismo ortodosso ed hanno acquisito il diritto a ³tornare² a vivere in Israele. Una Beit din (commissione di rabbini) è arrivata apposta in India la scorsa settimana per convertire i Bnei Menashe. Il rabbino capo sefardita Shlomo Amar aveva annunciato ad aprile di aver identificato la Bnei Menashe, o discendenti di Manasse, uno dei figli del patriarca Giuseppe, come una delle 10 tribù perdute di Israele.
Attualmente altre 9 mila persone aspettano con impazienza di potersi convertire ed avere quindi la possibilità di trasferirsi dai poveri stati di Mizoran e Manipur (nordest dell¹India), ad Israele. La scorsa settimana nel Mizoram circa 1000 Bnei Menashe hanno richiesto di essere convertiti, ma a più di 800 la conversione è stata rifiutata. In Manipur la hanno richiesta in 2 mila, ma solo 500 sono stati i convertiti.
Lyon Fanai, un leader dei Bnei Menashe, ha detto: ³per ora è stata convertita una piccola parte della popolazione. Ma il Beit din tornerà per continuare a convertire. Alla fine anche noi avremo il diritto di aliyah (ritorno in Israele), e ristabilirci nella terra natia che abbiamo perso molto tempo fa².
David Haokip è un giovane leader di 23 anni del Bnei Menashe. Ha aderito al giudaismo 5 anni fa e si reca alla sinagoga a pregare tre volte al giorno. ³Quando abbiamo saputo che eravamo stati riconosciuti _ ha dichiarato - è stato il giorno più bello della mia vita. Ora spero che il Beit din mi sceglierà per essere convertito². Oggi si incontrerà con il Beit din a Churachandpur. ³Sono semplicemente profughi per motivi economici² ha dichiarato invece L. Thanggur, un ministro di culto di Churachandpur, sottolineando che la conversione al giudaismo ortodosso garantisce il passaporto per Israele. ³Se avessero avuto qui un miglior impiego o opportunità, non avrebbero mai immaginato di andare in Israele e desiderare questa conversione².
Secondo la tradizione giudaica nel 722 a.C. gli Assiri invasero Israele e 10 tribù furono ridotte a schiavitù. Le tribù fuggirono dall¹Assiria e si rifugiarono in Afghanistan, Tibet e Cina. Intorno all¹anno 100, un gruppo lasciò la Cina per andare verso sud, nell¹area fra il nordest dell¹India ed il Myanmar. ³Shavei Israel², un¹associazione con sede a Gerusalemme, da anni lavora cercando di localizzare le tribù perdute e riportarle in Israele. Studi dell¹associazione mostrano che i Chin del Myanmar, i Mizo del Mizoram e i Kuki del Manipur sono tutte discendenti di Manasse. Secondo l¹organizzazione vi sono almeno 2 milioni di discendenti di Manasse nelle regioni montuose del Myanmar e nel nordest indiano.
Basandosi su studi e ricerche, compresa la prova del Dna, le autorità israeliane sono giunte alla conclusione che le comunità ebraiche del nord est dell¹India sono proprio tribù perdute d¹Israele.
(AsiaNews del 20 settembre 2005)
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orriere.it dell¹8 novembre 2005)