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    Predefinito Rassegna stampa nella festa della Purificazione della B.V. Maria (2 febbraio 2009)

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 90/05 del 21 settembre 2005, San Matteo



    Rassegna stampa



    L¹omaggio della Massoneria a Paolo VI
    Nè ambiguità nè contraddizione - Raramente gli uomini celebri sfuggono alla deformazione iconografica. I Papi, quasi meno degli altri. Eppure, sembra proprio che Paolo VI vi sia scampato. Siccome i biografi non si trovarono subito concordi nell'attribuirgli una classificazione definitiva, come capitò per esempio a Pio X ed a Giovanni XXIII, se ne sbarazzarono cercando in lui ambiguità e contraddizione. Nessuno dei predecessori è stato diffamato quanto lui. Forse perchè, ai tempi loro, l'arte del diffamare non aveva conseguite le presenti garanzie di impunità. Ma, senza forse, a lui e non ai suoi predecessori è toccata la sorte di avvertire l'incombenza della minaccia finale, per la sua Chiesa come per tutte le religioni come per tutte le spiritualità. Ed ha dovuto ed ha cercato di battersi su più di un fronte, con più di una tattica. Per gli altri, è la morte di un Papa, un evento proverbialmente raro ma pure, a frequenza di anni e di decenni, ricorrente. Per noi, è la morte di Chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia è la prima volta - nella storia della Massoneria moderna - che muore il capo della più grande religione occidentale non in istato di ostilità coi Massoni. E per la prima volta nella storia i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità e contraddizione.
    (Dalla Rivista Massonica del luglio 1978)

    I professionisti del suffragio universale
    292.000 le persone in Italia che vivono di politica (159.000 eletti tramite voto popolare) di cui:
    630 deputati
    320 senatori
    77 parlamentari europei
    1.600 assistenti parlamentari
    154 assistenti dei parlamentati europei
    600 i dipendenti dei 16 partiti italiani tra collaboratori e fissi
    130.000 i dipendenti delle strutture locali dei partiti
    15.000 membri dei consigli circoscrizionali
    139.902 amministratori comunali
    3.633 amministratori provinciali
    378 amministratori regionali.
    (Da Libero del 31 agosto 2005)



    Cina: lavoratore migrante condannato a morte, ha ucciso per ottenere la paga
    Pechino (AsiaNews/Scmp) _ Wang Binyu, un lavoratore migrante di 27 anni che viene da Gansu, è stato condannato a morte dopo aver ucciso 4 persone che da 5 mesi non lo pagavano. Wang ha lavorato per oltre 1 anno in un cantiere edile a Ningxia, nel Shizuishan: dice di aver ucciso il suo supervisore e 3 parenti di quest'ultimo in un momento di rabbia. Wang spera che la sua storia possa finalmente portare l¹attenzione sul bisogno di proteggere i diritti dei lavoratori migranti come lui. Il condannato racconta ad un¹agenzia di stampa governativa cinese che l¹omicidio è avvenuto l¹11 maggio, quando si è recato dal capo costruzione per avere i 5 mila yuan (circa 502 euro) che gli spettavano. Il datore di lavoro ha chiamato il supervisore e 3 suoi parenti per far allontanare Wang, che è stato picchiato e deriso dai 4. Per la rabbia ha estratto un coltello ed ha ucciso gli uomini. ³Non potevo realmente più stare lì _ dice _ ne avevo abbastanza². Dopo il crimine Wang si è consegnato spontaneamente alla polizia ed è stato condannato in giugno alla pena capitale da una corte di giustizia locale. Proteste per le paghe non corrisposte anche in un sito edile creato per le Olimpiadi di Pechino del 2008. Circa 500 lavoratori di un'industria di Nantong rifiutano di lasciare il cantiere del Centro conferenze nazionale dopo la decisione del committente di cambiare industria di costruzione. Gli operai impediscono inoltre ai circa 300 colleghi della nuova industria (del Sichuan) di iniziare i lavori. "Non abbiamo ricevuto un penny dopo 3 mesi di lavoro - dice un dirigente della prima industria - come possono i nostri lavoratori andare a casa?". Questi casi emergono nel pieno della campagna lanciata dal governo per risolvere il diffuso problema delle paghe arretrate dovute ai migranti, in special modo quelli impiegati nell¹industria edile (circa il 70 % del totale). La campagna è stata lanciata nel 2003 ma ha attirato l¹attenzione cinese durante i lavori dell¹Assemblea nazionale del Popolo dello scorso anno, quando il primo ministro Wen Jiabao si è impegnato a ³risolvere in maniera completa² il problema delle paghe non corrisposte entro il 2007. L¹impegno prevede che ogni somma di denaro dovuta prima dello scorso anno debba essere pagata entro il prossimo febbraio. Un sistema di controllo dovrebbe essere attuato per fermare l¹accumulo delle paghe. Secondo i media governativi circa 33 miliardi di yuan (oltre 3,3 miliardi di euro) in paghe arretrate accumulate prima dello scorso anno sono già state corrisposte ai migranti, ma si ha notizia di sempre nuovi casi legati alla questione. ³So che vi sono delle politiche governative volte a proteggere i nostri diritti _ dice Wang _ ma a livello locale queste non sono attuate. I nostri diritti non possono ancora essere protetti². ³Lavoriamo a grandi altezze e possiamo morire in un momento di distrazione _ conclude il condannato _ ma sapete quanti migranti muoiono costruendo queste grandi torri?². Du Yang, un economista del lavoro dell¹Accademia cinese per le Scienze sociali, dice che assicurare i pagamenti corretti ai migranti ha un costo per il governo. ³Ogni mille yuan di paghe dovute, il governo deve spenderne 3 mila _ dice Du _ ed è una questione importante anche capire dove vi siano abbastanza persone per supervisionare e regolare i cantieri². L¹economista aggiunge che molti datori di lavoro potrebbero nascondere le paghe _ invece di darle ai lavoratori _ se sapessero di non poter essere arrestati. In Cina vi sono circa 150 milioni di questi lavoratori, che a causa della povertà estrema delle zone rurali si spostano nei centri urbani per lavorare. I migranti vengono costretti a lavorare a salari bassissimi, anche per gli standard cinesi, e con orari disumani: sono diventati la principale forza di lavoro nei settori delle costruzioni e della manifattura.
    (AsiaNews del 5 settembre 2005)

    Kosovo: riprendono gli attacchi etnici degli albanesi
    Due serbi sono stati uccisi ed altri due sono rimasti feriti (uno in maniera piuttosto grave) su una strada del Kosovo meridionale, nelle vicinanze di Strpce, a ridosso della frontiera della Macedonia, cinquanta chilometri a sud-est di Pristina: è accaduto il 27 agosto scorso, quando l'autovettura con i quattro serbi è stata raggiunta e superata da un'altra autovettura, dalla quale sono stati esplosi i colpi degli attentatori. Era da un anno che non si registravano più attentati motivati da un movente etnico nel Kosovo. E fra poche settimane le Nazioni Unite, che amministrano la provincia dalla fine della guerra degli anni 1998-99, dovranno decidere se sia ormai giunto il momento di avviare la trattativa sull'assetto definitivo del territorio. Secondo il primo ministro serbo Vojislav Kostunica "la responsabilità di questo episodio di terrorismo albanese contro i serbi nel Kosovo ricade anche sulla missione delle Nazioni Unite".
    (Comunicato di Gioventù Europea dell¹8 settembre 2005, gioventueuropea@libero.it)


    La vergognosa situazione della Torino multirazziale

    Gli spacciatori neri entrano puntualmente in azione ogni giorno alle 18.30, e terminano all¹alba. Così quotidianamente assediano la nostra casa in corso Raffaello _ via Ormea. All¹arrivo della volante delle polizia si dileguano per un attimo nascondendosi tra una vettura e l¹altra, salvo ricomparire come d¹incanto, e tutto ricomincia. Sono ben organizzati: chi porta la merce, chi la smista, la vende, chi segnala l¹arrivo degli agenti. Questi ultimi o lanciano dei richiami ululando oppure con dei segnali luminosi con le pile. Si scende o si rientra a casa con i loro occhi puntati addosso. All¹esposto da noi presentato avevamo affidato delle speranze puntualmente deluse. Ci dicono che dovremmo sempre telefonare al 113, ma che è difficile toglierci questo incubo, perché loro hanno un regolare permesso di soggiorno. Se fanno le retate il giorno dopo sono fuori. Ci sentiamo asserragliati senza possibilità di uscire.
    (Lettera alla rubrica Specchio dei tempi, da La Stampa dell¹8 settembre 2005)


    Prodi ha qualche Grillini per la testa

    Mentre al festival di Venezia il dissacrante western sull¹amore omosessuale tra due cowboy (Brokeback mountain) del regista orientale Ang Lee si aggiudicava il Leone d¹oro, in un pratone del Veronese Romano Prodi apriva ai gay. In fatto di leggi, sia chiaro. Ma pur sempre una mano tesa verso chi, pensando al proprio passato da democristiano, non ha mai sopportato. Ma doroteo è, e doroteo resta. Anche se per lui questo termine oggi significa «traccheggiamento. E non mi piace». Aveva iniziato, pochi mesi fa, con le donne scrivendo quella lettera-editoriale sul Corriere della Sera. In più luoghi e da più parti il leader dell¹Unione era stato richiamato dalle parlamentari di sinistra all¹urgenza di affrontare il problema della rappresentanza femminile nella politica e nelle istituzioni. Così prese carta e penna per affidare la sua risposta al quotidiano di via Solferino. «Care amiche, è evidente che il problema è oggi all¹ordine del giorno della politica dell¹Unione: io stesso mi farò carico di continuare a rappresentarlo sempre, in ogni circostanza», scriveva Prodi pur di raccattare qualche voto alle primarie. Ad oggi non ha combinato un bel nulla. Con le donne dell¹Unione ancora più arrabbiate.
    Nei giorni scorsi ci è ricascato. Nel presentare il programma con cui si candida alle elezioni interne, il professore si è dimenticato dei gay. Apriti cielo. Perchè se Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei verdi, che da ministro, nel 2000, si spinse a dichiarare che «la bisessualità è una gran bella cosa», ha fatto finta di niente, si vocifera che il diessino Franco Grillini, fondatore dell¹Arcigay, sia andato su tutte le furie. Detto e fatto. La risposta di Prodi non si è fatta attendere. E anche se al Corsera si saranno rifiutati di pubblicare una nuova lettera del Prof., lui non si è perso d¹animo. Impegnato in un tour de force elettorale con il suo camion giallo, Prodi ha trovato il tempo di dire «sì al riconoscimento delle coppie di fatto», quindi anche delle unioni gay, con lo strumento del Patto civile di solidarietà (Pacs). «C¹è già una proposta in parlamento di 61 esponenti dell¹Unione: la condivido», ha catechizzato i presenti ad una festa di partito mentre la gente gli gridava in dialetto «tin bota» (tieni duro).
    Insomma, Romano è per le scelte chiare. E nella bagarre delle primarie è pronto a ostentare pelo e muscolo, cercando il grande amore. Che si chiamino gay, lesbo, bisex, transgender, ossia tutto il variegato mondo che non si riconosce nell¹ortodossia etero, non importa. Stime alla mano, valgono qualcosa come 3 milioni di voti. E allora ben venga il corteggiamento. Soprattutto da quando Zapatero ha fatto approvare in Spagna i matrimoni gay, e Nichi Vendola ha vinto la presidenza della Regione Puglia. Perchè adesso anche al cattolico Prodi sono improvvisamente diventati appetibili lor signori e signorine. Passate le primarie, siamo certi che tutto finirà nel dimenticatoio, come insegna ogni buon doroteo. Un film già visto, dirà qualcuno. Di chi, nell¹intento di accattivarsi le simpatie dei votanti, è disposto a tutto. A prenderla ³in quel posto², l¹outsider delle primarie Ivan Scalfarotto, dichiaratamente gay e fidanzato da dieci anni con tale Erminio. Da ieri le sue chance di vittoria sono sensibilmente calate. Ma lui se ne frega e avverte che si sposerà lo stesso. Il solito lieto fine. Ovazione.
    (da la Padania del 13 settembre 2005)


    Cordiale incontro di Benedetto XVI con i rabbini capo di Israele. Chiesta a Benedetto XVI l'istituzione di una giornata contro l'antisemitismo

    Castel Gandolfo (AsiaNews) - E' "un ulteriore passo verso il processo di costruzione di relazioni religiose più profonde tra cattolici ed ebrei" la visita dei due rabbini capo di Israele a Benedetto XVI, nelle parole che lo stesso Papa ha rivolto a Shlomo Moshe Amar, rabbino capo sefardita e Yona Metzger, rabbino capo askenazita, accolti con "cuore aperto" da Benedetto XVI a Castel Gandolfo. L'incontro, legato alle celebrazioni per i 40 anni della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, sui rapporti con le religioni non cristiane ed in particolare con l'ebraismo, ha dato anche occasione ai 2 religiosi ebrei di rinnovare al Papa l'invito a visitare Israele, che già gli era stato rivolto, a luglio dal primo ministro israeliano Ariel Sharon. Nel corso dell'incontro che i rabbini nel corso di una conferenza stampa hanno definito "molto cordiale", Benedetto XVI ha rivolto un pensiero anche alle comunità cristiane di Terra Santa, ce ha definito ³presenza e testimonianza vivente fin dagli albori della cristianità e attraverso tutte le vicissitudini della storia. Oggi, questi fratelli e sorelle nella fede - ha aggiunto - si trovano di fronte a sfide sempre nuove². Dal canto loro gli esponenti religiosi ebrei hanno chiesto al Papa che la Chiesa cattolica dedichi una giornata alla condanna dell'antisemitismo, in particolare all'illustrazione dei contenuti della Nostra Aetate. E proprio nel ricordo di quella dichiarazione del Vaticano II, la giornata potrebbe cadere il 28 ottobre, giorno nel quale il documento fu firmato.
    (AsiaNews del 15 settembre 2005)


    Torino: la mutua passerà la circoncisione

    L¹assessore alla sanità accoglie la proposta Ds: ³sarà inserita fra i servizi e si pagherà il ticket². - Per il gruppo regionale Ds diventa uno strumento di integrazione razziale. Entro un paio di mesi il Piemonte inserirà la circoncisione far i servizi sanitari garantiti dalle proprie strutture pubbliche su pagamento del ticket stabilito. (Š) a seguire l¹intervento sui circa mille bambini musulmani che si stima vi vengano sottoposti ogni anno in Piemonte , saranno i chirurghi dell¹ospedale infantile Regina Margherita di Torino. (Š) Marco Luzzati, del consiglio della giunta ebraica torinese, ricorda che per il mondo ³l¹anno comincia il primo gennaio, giorno della circoncisione di Cristo² (Š) Federica Gamna sottolinea che ³la circoncisone è praticata in modo massiccio anche negli Usa, dove vi si sottopongono non solo musulmani ed ebrei, ma quasi tutti gli uomini per ragioni esclusivamente d¹igiene personale².
    (Da la Stampa del 17 settembre 2005)


    Rabbino capo di Milano: la parola complotto ebraico diventi tabù

    "Complotto ebraico è una parola che deve diventare tabù, per me dire 'lobby ebraica' equivale ad antisemitismo, è un'idea allucinante". E' questo il perentorio giudizio del nuovo rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, insediatosi oggi nella sinagoga di via Guastalla, a proposito delle recenti polemiche seguite alle dichiarazioni dell'onorevole Guido Crosetto sulla finanza ebraica e, più in generale, del risorgere del fenomeno dell'antisemitismo in Italia e in Europa. "Sono convinto - ha detto Rav. Arbib, durante la conferenza stampa che ha preceduto la cerimonia di insediamento - che l'antisemitismo sia un fenomeno di una piccola minoranza, ci preoccupa però la non reazione della maggioranza, come se si fosse assuefatti a certe idee, invece bisogna reagire". "Mi preoccupano anche i vari mascheramenti dell'antisemitismo: l'idea del complotto ebraico, per esempio, è documentata da più di un millennio ed è un'idea che viene riproposta ogni volta come se niente fosse". Nello stesso suo intervento ufficiale, nel corso della cerimonia, il nuovo rabbino capo di Milano ha toccato il tema del risorgere dell'antisemitismo "che speravamo sepolto sotto le macerie e i lutti della Seconda Guerra Mondiale". "Assume - ha detto - ormai diverse forme, alcune evidenti, altre meno, ma tutte da condannare e alle quali non dobbiamo assuefarci, come se si trattasse di una fatalità". Anche il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Amos Luzzatto, è voluto intervenire sulla vicenda. "L'idea del complotto ebraico, della lobby ebraica - ha detto a margine della cerimonia - è dovuta sia a pura ignoranza sia al fatto che esistono ancora oggi gruppi umani, correnti di pensiero che devono nutrirsi anche di quest'arma dell'antisemitismo, e qui non si tratta più di ignoranza". "Le dichiarazioni di Crosetto erano a metà, un po' ignoranza e un po' frutto di vecchi concetti organizzati".
    (Apcom del 18 settembre 2005)


    Evoluzione

    C¹è una generazione contadina che ha visto la guerra: i nonni. Una generazione industriale che ha visto il boom: i genitori. Una generazione indecisa che ha visto la televisione: i figli.
    (Fausto Paravidino, da La Stampa del 19 settembre 2005)



    India - Indiani convertiti all¹ebraismo: perdute tribù d¹Israele o profughi economici?
    Churachandpur (AsiaNews/Agenzie) - Circa 700 ebrei indiani Bnei Menashe, ritenuti discendenti di una delle tribù perdute di Israele, si sono ufficialmente convertiti all¹ebraismo ortodosso ed hanno acquisito il diritto a ³tornare² a vivere in Israele. Una Beit din (commissione di rabbini) è arrivata apposta in India la scorsa settimana per convertire i Bnei Menashe. Il rabbino capo sefardita Shlomo Amar aveva annunciato ad aprile di aver identificato la Bnei Menashe, o discendenti di Manasse, uno dei figli del patriarca Giuseppe, come una delle 10 tribù perdute di Israele.
    Attualmente altre 9 mila persone aspettano con impazienza di potersi convertire ed avere quindi la possibilità di trasferirsi dai poveri stati di Mizoran e Manipur (nordest dell¹India), ad Israele. La scorsa settimana nel Mizoram circa 1000 Bnei Menashe hanno richiesto di essere convertiti, ma a più di 800 la conversione è stata rifiutata. In Manipur la hanno richiesta in 2 mila, ma solo 500 sono stati i convertiti.
    Lyon Fanai, un leader dei Bnei Menashe, ha detto: ³per ora è stata convertita una piccola parte della popolazione. Ma il Beit din tornerà per continuare a convertire. Alla fine anche noi avremo il diritto di aliyah (ritorno in Israele), e ristabilirci nella terra natia che abbiamo perso molto tempo fa².
    David Haokip è un giovane leader di 23 anni del Bnei Menashe. Ha aderito al giudaismo 5 anni fa e si reca alla sinagoga a pregare tre volte al giorno. ³Quando abbiamo saputo che eravamo stati riconosciuti _ ha dichiarato - è stato il giorno più bello della mia vita. Ora spero che il Beit din mi sceglierà per essere convertito². Oggi si incontrerà con il Beit din a Churachandpur. ³Sono semplicemente profughi per motivi economici² ha dichiarato invece L. Thanggur, un ministro di culto di Churachandpur, sottolineando che la conversione al giudaismo ortodosso garantisce il passaporto per Israele. ³Se avessero avuto qui un miglior impiego o opportunità, non avrebbero mai immaginato di andare in Israele e desiderare questa conversione².
    Secondo la tradizione giudaica nel 722 a.C. gli Assiri invasero Israele e 10 tribù furono ridotte a schiavitù. Le tribù fuggirono dall¹Assiria e si rifugiarono in Afghanistan, Tibet e Cina. Intorno all¹anno 100, un gruppo lasciò la Cina per andare verso sud, nell¹area fra il nordest dell¹India ed il Myanmar. ³Shavei Israel², un¹associazione con sede a Gerusalemme, da anni lavora cercando di localizzare le tribù perdute e riportarle in Israele. Studi dell¹associazione mostrano che i Chin del Myanmar, i Mizo del Mizoram e i Kuki del Manipur sono tutte discendenti di Manasse. Secondo l¹organizzazione vi sono almeno 2 milioni di discendenti di Manasse nelle regioni montuose del Myanmar e nel nordest indiano.
    Basandosi su studi e ricerche, compresa la prova del Dna, le autorità israeliane sono giunte alla conclusione che le comunità ebraiche del nord est dell¹India sono proprio tribù perdute d¹Israele.
    (AsiaNews del 20 settembre 2005)


    __________________________________


    Centro studi Giuseppe Federici
    E-mail: info@centrostudifederici.org
    Sito Internet: http://www.centrostudifederici.org/
    Archivio dei comunicati: http://www.centrostudifederici.org/stampa/stampa.htm

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    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 91/05 del 24 settembre 2005, Madonna della Mercede


    Usa, un impero d¹argilla



    Saccheggiando là, saccheggiando qua: Falluja là, New York qua, di Juan Cole (docente di Storia all'Università del Michigan)
    Nell'aprile del 2003 i soldati statunitensi stettero a guardare, e permisero il saccheggio di Baghdad. Non furono soltanto gli stabilimenti privati ad essere svuotati, ma persino tutti i maggiori ministeri (ad eccezione di quello del petrolio) furono saccheggiati e bruciati. Allorché gl'Iracheni si lamentarono presso le nuove autorità d'occupazione, i militari li informarono che fermare il saccheggio "non era la loro missione". I documenti conservati nel Ministero degli Esteri baathista, che avrebbero potuto illuminare sui rapporti di Reagan, Bush senior, Schultz e Rumsfeld con Saddam Hussein prima del 1990, furono utilmente bruciati. La moderna storia dell'Iraq, incluse le riunioni di gabinetto dagli anni '30 e '40, è per lo più andata in fumo (sarebbe come se gli Archivi Nazionali USA d'ogni amministrazione a partire da Roosevelt fossero bruciati, insieme con tutte le copie impresse su nastro). Il Museo Iraq, un santuario vitale per l'antica civiltà mesopotamica e la storia dell'umanità, fu razziato di dozzine dei pezzi migliori, e migliaia di quelli meno pregiati.
    Il saccheggio diffuso e l'inizio del disordine indirizzarono l'Iraq verso la sua discesa nel caos. Quale fu la risposta dell'uomo responsabile di una delle più dannose débâcles nella storia dell'Iraq moderno? Il segretario alla difesa Donald Rumsfeld ha affermato: "La libertà è svincolata, e la gente libera è libera di commettere errori e crimini e fare cose cattive"... Il saccheggio - ha aggiunto - non è insolito per paesi che hanno vissuto un significativo sconvolgimento sociale. "Certe cose succedono", ha concluso Rumsfeld. Nell'estate inoltrata del 2005, dopo che l'uragano Katrina ha ridotto New Orleans ad una novella Atlantide, costringendo alla fuga un milione di persone e riducendone centinaia di migliaia alla più tremenda povertà, un'ondata di saccheggi ha percorso la città. Alcuni giuristi hanno sostenuto che quando la gente si sente in pericolo di vita a causa d'un disastro naturale, essa allora ha il diritto di procurarsi cibo, medicine e acqua - e altri oggetti necessari alla sua sopravvivenza - dai negozi e magazzini abbandonati.
    Così l'amministrazione Bush ha trattato i dirigenti Walmart della Louisiana così come trattò i proprietari iracheni, no? Dopo tutto, "certe cose succedono", non è così? La gente libera è libera di commettere errori e crimini in periodi di crisi, giusto? No. "Affermando di parlare a nome del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, il procuratore di New Orleans Jim Letten ha affermato che polizia e magistratura sono pronte a dare la caccia al piccolo gruppo di criminali responsabile di "orrendi" crimini nella città sconvolta. "Le strade di New Orleans appartengono ai suoi cittadini, non ai violenti teppisti che hanno tirato la testa fuori dal guscio nel tentativo di sfruttare una tragedia nazionale", ha detto Letten ai giornalisti. "Non un solo pollice di questa città sarà ceduto agli elementi criminali", ha concluso a Baton Rouge. "Non un solo pollice"." Così, ho finito per supporre che dipenda semplicemente da di chi siano le proprietà che vengono distrutte e saccheggiate, perché Bush si preoccupi o no d'inviare truppe statunitensi ad interrompere le razzie. Gl'Iracheni hanno notato la contraddizione, e l'hanno rimarcata. Allo stesso modo, c'era una città in Iraq, giusto un po' più piccola di New Orleans (una volta popolata da mezzo milione di persone), che era Fallujah (una volta popolata da 300.000 persone).
    Così come New Orleans è stata svuotata da un disastro naturale, Fallujah lo è stata da un disastro di matrice umana - l'assalto militare ordinato da Bush contro questa città civile, allo scopo di stanare un piccolo gruppo di letali guerriglieri. Due terzi degli edifici nella città sono stati danneggiati, e la maggior parte dei suoi abitanti lasciati senza tetto per mesi. Probabilmente solo metà circa ha fatto ritorno, dal momento che l'erogazione d'acqua ed elettricità è inaffidabile e la ricostruzione estremamente lenta. Alcuni rientrati debbono vivere in tende piantate sulle macerie di quelle ch'erano le loro case. Altri abitanti di Fallujah hanno vissuto molti mesi nei campi profughi. Alcuni bambini sono stati separati dai genitori, altri ridotti orfani. I bambini di Fallujah non avevano preso alcuna parte politica, né partecipato ad azioni belliche, ma essi sono stati deportati (e alcuni uccisi) così come chiunque altro.
    Infatti, la devastazione di Fallujah non ha fermato la guerriglia in Iraq, e piuttosto l'ha diffusa. Mosul, una città con più d'un milione d'abitanti rimasta fino ad allora quieta, insorse. Quattromila poliziotti si dimisero (molti poliziotti di New Orleans sono scomparsi) e questa città, una volta tanto pacifica da essere spacciata come modello dal Gen. David Petraus, divenne instabile per lungo tempo. Gli Arabi sunniti s'infuriarono a tal punto per la campagna di Fallujah, che boicottarono un'elezione promossa dagli Americani. Di conseguenza, il parlamento eletto risulta dominato dagli Sciiti fondamentalisti e dai Curdi, con gli Arabi sunniti largamente marginalizzati nel processo di redazione costituzionale. La brutale e sconsiderata campagna di Fallujah ha perciò contribuito significativamente all'attuale crisi politica, nella quale gli Arabi sunniti rigettano la costituzione proposta. Dunque, la morale della storia è che Bush ha trattato anche i profughi di New Orleans molto meglio di quelli di Fallujah (che ignorò semplicemente). Giusto? No. All'inizio ha per lo più ignorato anche loro. Conclusione: Bush si preoccupa profondamente solo delle proprietà di persone ricche e bianche.
    (Fonte:www.juancole.com, 3 settembre 2005)

    Lo tsunami americano, di Lyndon LaRouche
    Lo shock politico prodotto dalla catastrofe umana verificatasi come conseguenza della negligenza dell¹accoppiata Bush-Cheney



    L¹orrore suscitato dalla catastrofe umana verificatasi come conseguenza della negligenza dell¹accoppiata Bush-Cheney nelle settimane precedenti e successive alla catastrofe naturale dello ³tsunami americano² chiamato Katrina, ha già prodotto uno shock politico superiore, per implicazioni umane e materiali, a quello successivo agli eventi dell¹11 settembre 2001. Gli strascichi di ciò che promette essere, nei giorni a venire, un tragico insieme di conseguenze umanitarie, fisiche e politico-psicologiche avranno, cumulativamente, la massima incidenza sul futuro del governo degli Stati Uniti d¹America, e coinvolgeranno anche altri governi nel resto del mondo.
    Già il 2 agosto era stato dato un allarme generale sulla prospettiva di uragani che avrebbero potuto colpire le coste meridionali degli Stati Uniti. Quel preavviso avrebbe dovuto essere seguito da un ordine del Presidente degli Stati Uniti d¹America, impartito alla Guardia Nazionale, all¹ente per le emergenze FEMA e ad altre istituzioni, per preparare un piano operativo di azioni precauzionali, preventive e di emergenza, in modo da gestire tutte le ovvie contingenze di un uragano della forza 4 o 5 come il famoso ³Camilla² del 1969. Ora vediamo chiaramente che quei preparativi urgenti non furono intrapresi.
    La catastrofe umana s¹è avverata principalmente perché l¹amministrazione Bush-Cheney ha deciso di permettere che quella che poteva essere una semplice catastrofe naturale si trasformasse in una catastrofe umana di dimensioni sconvolgenti. Il Presidente sfortunatamente era in quella che pare proprio una vacanza permanente; il Vice-Presidente, sfortunatamente, no.
    La procedura tipica che il Presidente avrebbe dovuto seguire, il 2 agosto 2005, o durante il briefing mattutino del giorno successivo, sarebbe stata quella di incaricare un generale a tre o quattro stellette, con un ordine presidenziale, della direzione di una task force d¹emergenza composta principalmente dal Genio Militare e dalla Guardia Nazionale, in collaborazione con la FEMA, per stabilire un piano d¹azione immediato per affrontare il peggio nelle regioni costiere tra la Florida e i Caraibi, tra agosto e settembre.
    In particolare, l¹impiego degli elicotteri blackhawk della Guardia Nazionale, che erano stati spediti in Iraq, avrebbe dovuto far parte di tale piano, come punto essenziale _ di routine _ di una tale contingenza. Il fatto che le operazioni di Cheney e di Rumsfeld abbiano spogliato gli Stati sulla costa caraibica della maggior parte di questi mezzi necessari, avrebbe dovuto essere affrontato da un¹azione correttiva inclusa nel piano suddetto, già il 2 o il 3 agosto.
    Non c¹è niente di nuovo nel pensiero strategico della civiltà europea, a proposito delle sfide di questo tipo. Platone, nel suo «Timeo», trattò con precisione la differenza e i rapporti che intercorrono tra le catastrofi naturali e quelle provocate dall¹uomo. La negligenza dell¹esecutivo Bush-Cheney, dal 2 agosto in poi, è la colpa immediata cui dobbiamo riferirci, ora, per distinguere le vaste conseguenze criminali di una catastrofe umana dagli effetti mortali di una catastrofe naturale.
    Il risultato della negligenza dell¹attuale Presidente, a meno che non intervengano nel frattempo delle misure di soccorso al limite del miracoloso, è che il conto delle vittime immediate o successive di questa catastrofe potrebbe salire molto presto oltre le 100 mila. Così, il teatrino ora inscenato dell¹amministrazione Bush-Cheney, mentre gli squali nuotano tra i cadaveri galleggianti nelle strade di New Orleans, attesta il disinteresse a trattare l¹imminente catastrofe umana. Le squadre di soccorso che avrebbero dovuto essere dispiegate nella zona già qualche giorno prima del cataclisma, erano invece concentrate come unità della Guardia Nazionale, assieme agli elicotteri adeguati a prestare soccorso, in Iraq.
    Tuttavia, la colpevolezza di una mente assente quale quella del Presidente Bush e di una mente iperattiva come quella del Vice-Presidente Cheney, impegnato a sostituire la mente in vacanza perpetua del presidente, sta soltanto nel recente contributo alla serie di catastrofi, sia economiche che d¹altro tipo, che ora interessano le coste dell¹Alabama, del Mississippi e della Louisiana. Proprio adesso, una porzione importante degli Stati Uniti è in procinto di essere distrutta, colpendo con le conseguenze dirette milioni di americani.
    Oltre all¹orrore che avrebbe potuto essere evitato, anche nel tempo disponibile al Presidente George W. Bush Jr., dal momento in cui Katrina ebbe lasciato la punta della Florida, pesano decenni di negligenza da parte del governo degli USA e di altri Paesi, una negligenza imposta principalmente da un salto paradigmatico nella cultura degli Stati Uniti, i quali, come conseguenza di ciò, cessarono di essere la prima economia fisica nazionale, per diventare una nazione di baracche e di grandi casinò, che sorgono dove un tempo c¹era la massima potenza agro-industriale del mondo. Dopo alcuni decenni di tale cambiamento paradigmatico, iniziato approssimativamente nel 1967-1968, con la trasformazione verso un¹economia cosiddetta ³di servizi², abbiamo permesso la distruzione della qualità dell¹impiego produttivo e della vita civica, di quello standard di riferimento per l¹applicazione dei princìpi costituzionali che asseriscono la promozione del Bene Comune del popolo degli Stati Uniti d¹America e della sua posterità.
    Con la nostra avida ricerca del lavoro a basso costo e della riduzione delle tasse, abbiamo proceduto alla distruzione delle industrie, della aziende agricole e dell¹infrastruttura di base degli Stati Uniti: continuamente, per oltre trent¹anni. In questo processo, il cui risultato sono le condizioni da Terzo Mondo attorno ai paradisi del gioco d¹azzardo della Louisiana e di altri Stati un tempo orgogliosi, abbiamo accumulato una ³dote² di negligenza, che ha permesso ad un evento squisitamente naturale di sprofondare un¹intera regione degli Stati Uniti in una situazione simile a quella provocata dal micidiale tsunami che colpì le coste dell¹Indonesia, della Tailandia, dello Sri Lanka, del Bangladesh e dell¹India. Tali cambiamenti, verificatisi in questo intervallo trentennale, sono andati ad assommarsi alla negligenza estrema esibita dal regime Bush-Cheney, tanto grave da essere degna di impeachment; tale manchevolezza ha prodotto effetti così gravi che rischiano di rivelarsi peggiori di quelli dell¹11 settembre 2001.
    La catastrofe naturale, come spiega Platone, poté più delle capacità umane di prevenzione, ma la catastrofe più grave è quella provocata dalla condotta innaturale della leadership rappresentata dal Presidente e dal suo palese marionettista, il Vice-Presidente.

    (Fonte: www.movisol.org, traduzione a cura del sito www.nuovimondimedia.com)


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    Predefinito I crimini delle guerre sante mondialiste

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 94/05 del 1 ottobre 2005, San Remigio



    I crimini delle guerre sante mondialiste


    RAPPORTO SULLA CONTAMINAZIONE RADIOATTIVA PROVOCATA DALLE ARMI ALL¹URANIO IMPOVERITO UTILIZZATE DURANTE LA GUERRA DEL GOLFO (ED I SUCCESSIVI ATTACCHI AEREI DAL 1991 AD OGGI) E SUI BALCANI. GLI EFFETTI SULLA POPOLAZIONE E SULL¹AMBIENTE.


    Documento 14/B/99
    Jean-Marie Benjamin, 1° luglio 1999


    RELAZIONE SUI RISCHI DELLE NUOVE TECNOLOGIE DI DISTRUZIONE.

    1. Nel 1991, durante gli scontri della Guerra del Golfo, le forze della coalizione hanno riversato sull¹Iraq oltre 95.000 tonnellate di bombe e proiettili di vario tipo. Con i bombardamenti del dicembre 1998 e quelli successivi, su tutto il territorio iracheno la quantità di esplosivi che hanno colpito il paese, dal 1991 ad oggi, è di oltre 135.000 tonnellate, tra cui più di 940.000 proiettili all¹Uranio impoverito, che si traducono in circa 300 tonnellate di Uranio impoverito (UI).

    2. Un rapporto[1] del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti precisa che: ³L¹armata ha utilizzato munizioni da 105 mm (M900) e da 120 mm (M828 e M828 A1) con penetranti all¹uranio impoverito (UI) e l¹aviazione ha sparato dagli aerei A-10 munizioni ³Armor Piercing Incendiary² (API) (proiettili perforanti incendiari) da 30 mm all¹uranio impoverito montati su cannoni GAU-8. I 148 A-10 dislocati in Arabia Saudita hanno effettuato 8.077 voli di guerra, armati con 1.100 proiettili ³High Explosive Incendiary² (HEI) (Proiettili altamente esplosivi) o API per i GAU-8. (...). L¹aviazione, durante la Guerra del Golfo, ha lanciato in totale 783.514 proiettili API (UI) da 30 mm. 99 aerei Harrier AV-8B sono stati impiegati nel Golfo effettuando 3.342 voli di guerra². Secondo il Quartier Generale del ³Corpo dei Marines², Dipartimento dell¹aviazione, i Marines stessi avrebbero lanciato, durante la Guerra del Golfo, 64.436 proiettili del tipo PGU/20 (da 25mm all¹UA) e gli aerei Harrier un'uguale quantità di proiettili UI e HE. Ogni proiettile da 25 mm contiene 148 grammi (0.33 libbre) di Uranio impoverito (...). Le forze armate hanno quindi sparso un totale complessivo di circa 290 tonnellate di uranio impoverito (UI)². Lo stesso rapporto precisa inoltre: ³L¹esercito ha utilizzato munizioni da 105 mm (M900) e da 120 mm (M828 e M828A1) con penetranti all¹uranio impoverito (UI), nonché altre munizioni non UI (come anticarro esplosivi o ³HEAT rounds²) nei carri Abrams e Challengers. Poiché le munizioni all¹UI non sono utilizzate nelle esercitazioni di tiro, la Guerra del Golfo è stata la prima occasione per lanciarli dai carri. Dopo i primi successi, la notizia della loro efficacia si è diffusa, e questi proiettili sono ben presto diventati le munizioni di qualità (Š)².

    3. I risultati delle ricerche effettuate dal DoD (Dipartimento di Stato alla Difesa degli Stati Uniti d¹America) confermano che decine di milioni di grammi di UI si sono sprigionate dopo l¹impatto dei proiettili. ³L¹ossidazione in superficie dei frammenti dei penetranti all¹uranio impoverito², precisa un rapporto dell¹U.S. House of Representatives[2] ³è un processo significativo poiché le forme ossidate di uranio sono più solubili a contatto con l¹acqua e, quindi potenzialmente più disponibili per l¹assunzione umana ed animale. A contatto con l¹acqua, il metallo Uranio si corrode e diventa solubile, diventando potenzialmente trasportabile attraverso i corsi d¹acqua di superficie e sotterranei.(...) I penetranti di corazzatura all¹uranio impoverito sono costituiti da una lega di uranio e dallo 0,75% di titanio. L¹impiego intensivo di tali penetranti nel corso di esperimenti ed operazioni hanno dimostrato che i residui sono soggetti a ossidazione atmosferica e/o alla corrosione dell¹acqua (ruggine). L¹uno o l¹altro di questi processi può portare ad una contaminazione dell¹ambiente che ha tutto il potenziale di provocare danni irreversibili alla salute umana, soprattutto attraverso i corsi d¹acqua. (...) Il trattamento dei soldati feriti, -continua il rapporto- nel corso di incidenti relativi all¹UI non deve subire assolutamente ritardi poiché c¹è il rischio di contaminazione. Le cure mediche sono prioritarie. Ecco un esempio di situazioni pericolose che giustificano una modifica dei parametri di sicurezza (...)².


    4. Dopo gli esperimenti delle armi all¹uranio durante la guerra del Golfo nel 1991, e le conseguenze della contaminazione dei militari inviati nel Golfo, i pianificatori del ³Dipartimento della Difesa² (DoD), erano perfettamente consapevoli delle conseguenze sulla salute e sull¹ambiente derivanti dall¹impiego di munizioni all¹uranio impoverito sul campo di battaglia molto prima che i primi proiettili venissero lanciati nel gennaio 1991. Rapporti militari confidenziali risalenti al 1974 contengono chiari avvertimenti riguardanti la possibilità che un gran numero di soldati americani potesse essere esposto a quantità pericolose di polvere di uranio impoverito durante e dopo i combattimenti. Altri documenti dell¹esercitoamericano[3] sostengono che la polvere di uranio impoverito respirata o ingerita può dar luogo a seri problemi di salute a breve e lungo termine, compresi tumori, disturbi nefritici e nascite anormali. I rapporti delle commissioni militari americane precedenti alla Guerra del Golfo confermavano la necessità di proteggere i militari, uomini e donne, dall¹esposizione alla contaminazione da uranio impoverito. Inoltre, i regolamenti in vigore alla vigilia dell¹Operazione Tempesta del Deserto riconoscevano l¹esigenza giuridica di fornire un controllo sanitario a tutti i militari, uomini e donne che fossero stati, o sospettati di essere stati esposti alla polvere o ai residui di uranio impoverito.

    5. La Commissione di controllo del governo britannico afferma che se le particelle di polvere d¹uranio, prodotte dai proiettili che incendiano gli obiettivi colpiti, sono inalate, esse emanano una dose di radioattività inaccettabile per l¹organismo. Lo stesso Ministero della Difesa Britannico conferma di aver lanciato sull¹Iraq 88 missili a componente di uranio impoverito, equivalenti a 40 tonnellate di UI[4].

    5.1. A seguito degli esperimenti effettuati durante la guerra del Golfo, dal 1996 i militari che devono intervenire in zone di conflitto con delle armi all¹uranio impoverito, ricevono dal Ministero della Difesa degli Stati Uniti una video cassetta che presenta loro le direttive, con precise istruzioni sui rischi di contaminazione e le precauzioni da adottare al riguardo. Il filmato dell¹US Army conferma l¹alto rischio di contaminazione radioattiva e informa i militari sul comportamento da tenere per la decontaminazione e l¹evacuazione.


    6. Nonostante la realtà di una tragica contaminazione del territorio iracheno e della sua popolazione, come anche dei militari che hanno combattuto in Iraq e Kuwait (le associazioni dei Veterani della Guerra del Golfo in America, Canada e Gran Bretagna, hanno censito oltre 200.000 Veterani della guerra del Golfo attualmente contaminati, con gravi patologie per la maggior parte incurabili, molti dei quali hanno procreato figli nati con gravi malformazioni), l¹Amministrazione americana continua una preoccupante campagna di disinformazione dell¹opinione pubblica, minimizzando i gravissimi effetti della contaminazione radioattiva sulle persone e sull¹ambiente, prodotti da queste armi.

    7. Un rapporto del ³General Accounting Office² è fortemente critico sul modo in cui la Casa Bianca e il Pentagono hanno condotto le loro inchieste in materia [Uranio impoverito]. Sotto la pressione di oltre 80.000 reduci, che esigono esami governativi, il rappresentante Christopher Shay dirige un sotto-comitato del ³Government Reform and Oversight Committee², che conduce una sua propria inchiesta sulle malattie provocate dalla Guerra del Golfo. Il Pentagono, mentre ammette, dopo anni di silenzio, che oltre 20.000 soldati americani sono stati esposti alle armi chimiche, ha sostenuto che soltanto un numero abbastanza limitato _ circa 60 _ sono stati esposti a livelli pericolosi di UI (in realtà sono oltre 200.000 i veterani attualmente colpiti dalla ³Sindrome del Golfo²).

    7.1. ³Non c¹è da stupirsi², scrive Bill Mesler, reporter che lavora per la ³Investigative Fund of the Nation Institute² (USA), ³che l¹Amministrazione americana abbia fatto di tutto per celare la verità non soltanto all¹Iraq e al mondo intero, ma soprattutto ai propri soldati: fa parte della catena di menzogne che hanno alimentato le dichiarazioni del governo americano e del Pentagono, su tutte le questioni riguardanti l¹Iraq, dal 1991 ai giorni nostri, specialmente sulla questione dell¹uranio impoverito².


    COME IN IRAQ, PROBABILE CONTAMINAZIONE NEI BALCANI.

    8. Gli esperti delle organizzazioni specializzate di oltre 15 paesi che lavorano da otto anni in Iraq, ribadiscono che le acque, l¹aria, la vegetazione e gli animali commestibili sono gravemente contaminati su tutto il territorio iracheno, particolarmente al sud (ricordando che la durata degli effetti dell¹uranio impoverito va da un minimo di 500 milioni di anni ad un massimo di quattro miliardi e mezzo di anni). La ionizzazione dell¹aria ha ormai raggiunto un livello allarmante. In alcuni villaggi del sud dell¹Iraq (Al Qadiyah e Al Muthana) si è registrato un aumento tra 180 e 350% annuo dei casi di leucemia edi cancro; centinaia di bambini nascono con gravi malformazioni. Si sono verificati numerosi casi anche a Baghdad e nel nord del paese.

    8.1. Inoltre, negli ultimi mesi sono morti in Iraq migliaia di animali commestibili (mucche, agnelli, polli), a causa di gravi infezioni. L¹epidemia si sta attualmente propagando sul territorio iracheno, raggiungendo le frontiere della Turchia e della Giordania.

    9. Nei Balcani, migliaia di bombe contenenti uranio impoverito sono state sganciate durante i bombardamenti della NATO. Il 12 maggio 1999, un ufficiale dello Stato Maggiore della NATO dichiarava che ³le armi all¹uranio impoverito non inquinano più di un¹orologio, o un telefonino cellulare". Le disastrose condizioni sanitarie delle persone e degli animali, dovute alla contaminazione dell¹ambiente, che si stanno verificando particolarmente nel sud dell¹Iraq, come anche i gravi sintomi manifestati da migliaia di Veterani della Guerra del Golfo, rivelano invece la tragedia di un¹allarmante realtà e il presagio di quanto si potrà verificare prossimamente, sul piano sanitario, nel cuore dell¹Europa. Lo stesso video rilasciato ai militari americani sottolinea l¹incoerenza di tale dichiarazione.



    CONSEGUENZE DELL¹INQUINAMENTO RADIOATTIVO SULLA POPOLAZIONE E SULL¹AMBIENTE.

    10. Gli studi del prof. Siegwart-Horst Günther[5], come anche di altri istituti specializzati, confermano che su tutto il territorio iracheno (particolarmente al sud), migliaia di bambini sono colpiti da gravi forme di infezioni e deficienze immunitarie quale diretta conseguenza della contaminazione (Isopet d¹uranio 238 e radio 226) delle acque e dell¹ambiente. Questa tragica situazione non risparmia certo gli adulti. Inoltre, l¹embargo che da più di otto anni colpisce il paese, impedisce qualsiasi tipo di assistenza sanitaria e tutte le iniziative utili alla decontaminazione.

    11. Nei documenti pubblicati in Germania il Prof. Günther[6], precisa che ³(1Ž4) Durante questi ultimi cinque anni ho potuto effettuare vaste ricerche in Iraq. I risultati provano che le munizioni all¹uranio impoverito provocano nei bambini:
    · un collasso del sistema immunitario con forti aumenti delle infezioni;
    · un forte sviluppo di herpes e herpes zoster;
    · sintomi simili a quelli dell¹AIDS;
    · un quadro clinico prima sconosciuto di disfunzione renale ed epatica;
    · leucemia, anemia aplastica o neoplasie maligne;
    · malformazioni di origine genetica riscontrate anche negli animali contaminati².

    11.1. ³Il risultato delle mie ricerche², continua il Prof. Günther, ³indica che c¹è una certa somiglianza con quella che si definisce ora Œsindrome della Guerra del Golfo¹, che coinvolge anche i militari americani e britannici e i loro bambini. Le malformazioni genetiche di bambini iracheni e americani si somigliano².

    12. Inoltre, le sostanze contaminanti s'infiltrano nel suolo. I carri armati iracheni colpiti da proiettili all¹uranio impoverito sparati dai carri armati Abrams e Challenger o dagli aerei A-10, si stanno arrugginendo. Con le piogge, gli elementi radioattivi si infiltrano nella sabbia e nelle acque del sottosuolo. Questi possono scendere in profondità per raggiungere le radici delle piante e passare quindi dal suolo alla vegetazione. Ogni volta che le persone si nutrono di tale vegetazione o della carne di animali che hanno ingerito a loro volta queste piante, la contaminazione passa nel corpo umano e vi porta dosi di radiazioni intollerabili. La contaminazione può anche raggiungere le acque di superficie e la falda freatica. Ogni volta che le persone ne bevono, queste sostanze si fissano nel corpo e producono gravi disturbi.

    13. Al terribile dramma della distruzione operata dai ripetuti bombardamenti e dalla contaminazione radioattiva si aggiunge l¹embargo che da più di otto anni affligge una popolazione già stremata dalla fame, dalle malattie e dalla disperazione. I rapporti dell¹UNICEF, della FAO, del PAM e dell¹OMS confermano che a causa dell¹embargo muoiono ogni mese in Iraq tra i 5000 e i 6000 bambini. Le centrali elettriche e gli impianti di depurazione, soprattutto nel sud del Paese, sono stati distrutti dai bombardamenti, privando la popolazione di acqua potabile ed elettricità in quelle zone dove la temperatura in estate supera i 50 gradi all¹ombra. I trasporti sono praticamente inesistenti e solo il 30% delle derrate alimentari prodotte nel nord del Paese giunge a destinazione. Gli ospedali versano in condizioni catastrofiche e quando arriva un medicinale, il dramma dei medici é quello di dover decidere a chi somministrarlo, di fronte a centinaia di richieste. Colera e numerose epidemie si sviluppano in tutto il paese. Fenomeni questi, che rischiano di colpire prossimamente le popolazioni dei Balcani.


    DIRITTI UMANI E CONVENZIONE DEI DIRITTI DEL BAMBINO.

    14. Nel loro rapporto del 3 ottobre 1997, la FAO (Fondo delle Nazione Uniti per l¹Alimentazione) e il PAM (Programma Alimentare Mondiale) scrivevano che ³l¹imposizione delle sanzioni nell¹agosto 1990 ha ridotto in maniera significativa gli introiti esteri iracheni che erano sufficienti fino ad allora per soddisfare i fabbisogni alimentari. Di conseguenza, la penuria alimentare e la malnutrizione sono diventate dure e permanenti da allora (1Ž4) Se da un canto la razione alimentare concessa dalla risoluzione ONU 986 (Oil for Food - petrolio in cambio di alimenti) fornisce una parte del fabbisogno di zuccheri e proteine, è invece insufficiente per quanto riguarda altre sostanze, specialmente le vitamine A e C, che sono a livello zero, il calcio, lo zinco, la riboflavina, la vitamina B6 il cui apporto è di circa il 40% del fabbisogno (1Ž4) La malnutrizione riguarda tutto il paese. Una denutrizione molto marcata si rileva negli ospedali pediatrici, il che rende un¹idea di ciò che patisce tutta la popolazione (1Ž4) Le condizioni di vita della maggioranza della popolazione sono ormai divenute miserabili².

    14.1. La razione alimentare giornaliera pro capite autorizzata dalla risoluzione 986 è ben lungi dall¹essere sufficiente anche per coloro che possono beneficiarne. La dose attuale di riso di 2,5 kg al mese per persona era solo di 1,27 kg nell¹aprile 1997, di 1,25 kg in giugno, di 2 kg in luglio dello stesso anno e 1,5 kg nell¹aprile 1998. Le lenticchie, il sale, lo zucchero (autorizzato soltanto nel gennaio 1999) e l¹insieme dei prodotti alimentari di base subiscono fluttuazioni ancora più rilevanti.

    14.1.1. A causa della mancanza di pezzi di ricambio, l¹agricoltura è costretta ad usare mezzi precari per coltivare una terra difficilmente arabile a causa del clima ostile. Solamente tre milioni di ettari, su quasi sette milioni disponibili sono sfruttati con una resa molto scarsa: tra i 600 e i 2.000 Kg per ettaro. Tra il 1995 e il 1997 le aree coltivate a cereali sono diminuite del 13%. Gli elicotteri sono costretti a terra per mancanza di pezzi di ricambio e quelli che potrebbero essere utilizzati, soprattutto nel nord del Paese, non possono volare a causa della ³no fly zone²! Il sistema di distribuzione delle derrate alimentari è al collasso; camion, ferrovie e mezzi di trasporto in genere sono in rovina e il 30% dei 60.000 trattori iracheni non sono più in condizione di funzionare. Il 20-30% della produzione di frutta e legumi che riesce ad arrivare sui luoghi di distribuzione va presto perduta per mancanza di mezzi di conservazione, di depositi e di frigoriferi ormai privi di pezzi di ricambio o a causa della mancanza di energia elettrica.

    14.2. ³In molte famiglie dell'Iraq², afferma il Patriarca Cattolico di Babilonia, Raphaël I. Bidawid, ³i genitori sono costretti a chiedere ai figli chi di loro voglia mangiare la mattina e chi la sera, perché non c¹è cibo a sufficienza per alimentarli due volte al giorno².

    15. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, scriveva nel suo rapporto del febbraio 1998 che ³870 milioni di dollari sono immediatamente necessari per intraprendere il ripristino e la manutenzione richiesti dalle infrastrutture elettriche (generatori, trasmissione e distribuzione dell¹elettricità)². Dieci mesi più tardi, nel dicembre 1998, in risposta alla richiesta del Segretario Generale dell¹ONU, le forze angloamericane bombardavano unilateralmente (fra numerosi altri obiettivi) due importanti centrali elettriche del sud dell¹Iraq, aggiungendo così altra sofferenza e disperazione ad una popolazione che deve affrontare durante l¹estate oltre 50 gradi all¹ombra, nel deserto, con appena tre ore di elettricità al giorno.


    NEGATO ANCHE IL DIRITTO ALLA CULTURA.

    16. Anche l¹istruzione e la cultura rispecchiano in pieno l¹attuale condizione del Paese. Oltre ai bombardamenti massicci e ripetuti e all¹isolamento provocato dall¹embargo, causa di morte per fame e malattie di un intero popolo, le giovani generazioni irachene sono state private del loro patrimonio intellettuale e culturale. In un paese che contempla 7.000 anni di cultura (culla della nostra civilizzazione e terra del Patriarca Abramo) la distruzione dell¹apparato scolastico è grave tanto quanto privare i bambini di pane e medicinali. Quale rapporto esiste tra l¹impedire l¹importazione di testi per l¹insegnamento e la politica? Questo assoggettamento programmato limita l¹evoluzione e lo sviluppo di un¹intera società. Impedire ad un popolo di evolversi nel corpo, nell¹intelligenza e nella cultura è una mostruosità.

    16.1. Più di 10.000 scuole sono state distrutte e solo un terzo dei bambini in età scolare riceve un¹istruzione normale. Molti bambini non vanno più a scuola perché costretti ad andare a mendicare, altri si lasciano trascinare nel vortice della delinquenza o della prostituzione. A Baghdad, dopo mezzanotte, si vedono numerosi bambini che puliscono le strade, un modo questo di riportare del denaro a casa; ma questi stessi bambini di giorno non vanno a scuola. Nelle città, lungo le strade, di giorno, si vedono bambini e adolescenti che vendono sigarette, altri che lucidano scarpe, altri ancora che passano tra le poche auto, proponendo pistacchi e giornali. Il numero dei bambini che non dormono più nelle loro case è molto elevato; migliaia di famiglie sono state disgregate e distrutte.

    16.1.1. Dall¹embargo, la delinquenza minorile è aumentata di cinque volte e la lacerazione psicologica che colpisce le giovani generazioni ha notevolmente ridotto la speranza di una vita futura normale. In una società chevede il suo avvenire ipotecato e che non ha più nulla da perdere, la rassegnazione e la disperazione hanno penetrato l¹anima di tutto il popolo.


    RIDARE ALL¹ONU IL SUO INCARICO DI RAPPRESENTANZA DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE.

    17. Nonostante il principio universalmente riconosciuto del Diritto Internazionale, i solenni obblighi delle convenzioni ratificate dagli Stati membri dell¹ONU, il riconoscimento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quale unico mandatario della Comunità Internazionale, per la Serbia come per i bombardamenti unilaterali sull¹Iraq del dicembre 1998, per il Tibet come per il Ruanda, per i Curdi in Turchia come per la questione armena, tutto viene fatto al di fuori dell¹ONU, con palese violazione della sua stessa Carta, ricorrendo sempre più di sovente alla forza distruttrice delle armi, mediante l¹intervento unilaterale degli Stati Uniti d¹America per i suoi interessi superiori.

    17.1. L¹ONU ha programmato un embargo che ora non riesce a togliere a causa dell¹opposizione di due Paesi: Stati Uniti d¹America e Gran Bretagna, malgrado una richiesta della Comunità internazionale di porre fine alle sofferenze di questo popolo. L¹Organizzazione delle Nazioni Unite, già screditata dai bombardamenti unilaterali angloamericani, ha perso il suo ruolo di rappresentanza della Comunità internazionale a tutela del Diritto internazionale. L¹UNESCO, che lavora per l¹istruzione delle popolazioni in tutto il mondo, assiste impotente ai disastri provocati in Iraq dalle sanzioni. L¹UNICEF, assiste migliaia di bambini in Iraq, vittime dell¹embargo proclamato dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite.

    18. L¹Amministrazione americana che bombarda l¹Iraq da otto anni, persiste nel ridurre tutto un popolo alla fame, alla malattia, alle contaminazioni ed all¹isolamento dal resto della Comunità internazionale, trincerandosi dietro interventi umanitari e rispetto dei diritti umani e delle risoluzioni dell¹ONU. Tali bombardamenti invece, così come quelli sui Balcani, vengono effettuati senza alcun consenso dell¹ONU, provocando migliaia di morti, distruggendo le infrastrutture di interi paesi, seminando la carestia, le epidemie, la contaminazione radioattiva e l¹inquinamento dell¹atmosfera, facendo crescere l¹odio e la violenza, con l¹effettivo rischio di un allargamento dei conflitti al resto del mondo.

    19. Fra i numerosi e ripetuti appelli lancianti dal Santo Padre Giovanni Paolo II contro la guerra e i bombardamenti che ³non risolvono nulla, ma peggiorano le cose², nel suo discorso del 10 gennaio 1999 al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Egli pronunciava queste parole: ³(1Ž4) Non lontano da qui tutto un popolo è vittima di un isolamento che lo pone in condizioni di sopravvivenza aleatorie: alludo ai nostri fratelli iracheni, vittime di un embargo impietoso². Dall¹inizio degli interventi della NATO contro la Serbia, il Santo Padre ha lanciato con forza ripetuti appelli per ³fermare le distruzioni, la violenza e la cultura della morte²

    20. In considerazione di quanto sopra esposto, si presenta all¹attenzione degli Onorevoli Deputati e Senatori della Repubblica Italiana, la richiesta di promuovere un'interpellanza parlamentare, in vista di un intervento del Governo Italiano presso il Parlamento Europeo, al fine di sollecitare la nomina e l¹invio in Iraq di una Commissione speciale europea d¹inchiesta, che presenterà un suo rapporto:
    · sugli effetti della contaminazione radioattiva sulle persone e sull¹ambiente,
    · sullo sviluppo delle nuove epidemie,
    · sulla situazione sanitaria e le condizioni di vita della popolazione irachena.

    Un documento di lavoro che sarà di notevole utilità, non solo per conoscere ed approfondire la drammatica situazione della popolazione irachena, ma anche per affrontare i probabili sviluppi futuri provocati dall¹utilizzo di queste nuove tecnologie di distruzione nei Balcani.

    (Dal sito: www.benjaminforiraq.org)


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    Predefinito Rassegna stampa nella festa di San Placido (5 ottobre)

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 96/05 del 5 ottobre 2005, San Placido



    Rassegna stampa



    Brecciaioli sbattezzati
    NO AL RITORNO DEL PAPA RE. XX SETTEMBRE TUTTI A PORTA PIA - Riapriamo una breccia nel muro dell'ipocrisia clericostatale, mettiamo alla berlina i disertori del pensiero critico, diciamo basta all'ingerenza del Vaticano sulla scienza, la politica, la cultura, la società, la vita sociale della nostra città. Lanciamo un appello per incontrarci e manifestare contro l'invasività del Vaticano e il nuovo tradimento dei chierici e dell'intellettualità "laica e di sinistra" parolaia.
    (Comunicato per il 20 settembre 2000 dell¹Associazione per lo Sbattezzo, Roma)

    Puniti due elicotteristi Usa (a New Orleans non ci sono le funivieŠ)
    Washington - Richiamati ufficialmente e puniti per avere, parole del loro superiore, "giocato a fare gli eroi". E' la colpa di due piloti di due elicotteri della Navy che hanno portato in salvo oltre un centinaio vittime dell'uragano Katrina ma senza aver chiesto il permesso di farlo ai loro superiori. Uno dei due è stato trasferito al canile della base di Pensacola, in Florida.
    (Da: www.repubblica.it del 8 Settembre 2005)

    Bruxelles, famiglie alla riscossa contro la decisione di aprire alle unioni contronatura
    Di quale Unione europea Bruxelles sia davvero la capitale, ieri se lo sono chiesto in molti fra gli abitanti della città belga. C'è infatti l'Unione rappresentata dalla tedesca Lissy Gröner, 51 anni, lesbica e deputato socialista al parlamento europeo, che ieri pomeriggio è convolata a nozze con la sua partner Sabine Gilleßen, in un rito officiato dal sindaco di Bruxelles Freddy Thielemans, anche lui ex-parlamentare europeo e intimo della coppia. E c'è l'Unione rappresentata dalle migliaia di manifestanti che, nello stesso pomeriggio, in una Bruxelles dall'aria ancora estiva, hanno marciato attorno al centrale Parc du Cinquantenaire per lanciare un messaggio secco: no, senza condizioni, alle adozioni per le coppie gay.
    Il casus belli che ha motivato il raduno di ieri, infatti, è l'intenzione del governo belga di discutere il prossimo ottobre un progetto di legge per concedere alle coppie omosessuali la possibilità di adottare dei figli. Sarebbe l'ennesimo strappo, dopo il riconoscimento nel giugno 2003 delle unioni fra persone dello stesso sesso, che farebbe del Belgio un temibile concorrente per Olanda e Spagna nella gara a demolire i canoni della famiglia tradizionale. E che per questo non ha lasciato indifferente la cosiddetta società civile. (Š)
    Si sa però che a Bruxelles le istituzioni contano e la loro tendenza ad andare per conto proprio non è un'eccezione. Passando infatti dalla politica nazionale a quella europea le cose non cambiano: è dallo scorso marzo che il Fafce, La Federazione della associazioni familiari cattoliche europee, sta dando battaglia sul cosiddetto Green Paper dell'Unione europea riguardo alle politiche demografiche: in pratica, dicono gli esponenti del network cattolico, l'ennesimo cavallo di Troia per togliere alla famiglia ogni chiara e salda connotazione.
    (Da Avvenire dell¹11 settembre 2005)

    Gaza: la trappola delle sinagoghe
    L'ultima trappola perversamente montata dai governanti israeliani è stata quella delle sinagoghe. Tutti erano d'accordo di distruggerne gli edifici né più né meno di ogni altro muro che l'esercito aveva incarico di demolire nella Gaza coloniale da abbandonare. Interpellata, l'Alta Corte aveva dato parere favorevole all'azione dei Caperpillar. Tutte erano state regolarmente sconsacrate per la bisogna. Poi, fomentata dai rabbini, è scattata la scintilla dell'odiosa malizia. Il rabbino Ovadia Yossef ha telefonato piangendo al ministro della Difesa, e il programma è del tutto cambiato (questo rabbino è lo stesso per cui New Orleans e tutte le sue vittime avevano meritato il castigo perché non erano altro che "negri che non imparano la Tora".
    Quando l'Autorità palestinese si è rifiutata di fare il lavoro sporco, l'ultima perfida trovata: lasciamole intatte, e due saranno gli scenari: i palestinesi, improbabilissimo, non le toccano, e questa presenza giustificherà qualsiasi nostro comportamento nel futuro; i palestinesi, scontato, le assaltano, le "profanano", e così il mondo intero vedrà di quale marmaglia si tratta. Il che è regolarmnte avvenuto. Vedi i compunti e mesti e indignati articoli dei nostri giornali e esimi editorialisti. Va notato che l'esercito israeliano aveva demolito non meno di 1000 moschee solo nel 1948; 18 trasformate in sinagoghe; 16 luoghi di culto islamico erano diventati stalle, pub e ristoranti; la moschea di Safed utilizzata come set per girare un film porno...(Š)
    (Dal sito: www.aljazira.it del 18 settembre 2005)

    Negazionismo turco: no al convegno sugli Armeni
    Sul genocidio armeno, perpetrato in Anatolia dall'Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale, la Turchia continua a essere reticente. Dopo l'incriminazione dello scrittore Pamuk, ora è arrivata la sospensione del convegno «Gli armeni ottomani di un impero in declino», promosso dall'università di Bogazici e previsto per ieri. Il ministro della Giustizia, Cemil Cicek, aveva accusato di «tradimento» i relatori turchi; la conferenza è stata poi bloccata da un tribunale amministrativo che ha rilevato come di molti dei settanta interventi previsti, non comunicati, non sia stato possibile controllare preventivamente i contenuti. Gli organizzatori, però, ignoreranno la sentenza e la conferenza si farà comunque, nell'università privata di Bilgi il cui rettore, Aydin Ugur, si è affrettato a offrire ospitalità ai relatori già da oggi. Ma ormai molti hanno lasciato Istanbul.
    (Da Avvenire del 24 settembre 2005)

    Milan calcio: salta la sponsorizzazione israeliana
    "Al ministero del Turismo non hanno ancora perso le speranze e hanno provato anche con Ariel Sharon. Il primo ministro è amico di Silvio Berlusconi, perché non tenta di mettere una buona parola con il premier italiano e proprietario del Milan?². L'obiettivo è convincere i dirigenti della squadra di calcio a cambiare idea e ad accettare una sponsorizzazione israeliana: 550 mila euro in cambio della promozione del Paese come meta di viaggio per gli italiani. Un accordo ‹ ha raccontato il quotidiano Maariv ‹ che «sembrava fatto e poi è saltato senza ragioni». E' a quel punto che il ministro del Turismo Abraham Hirchson si è spinto a scrivere una lettera a Sharon: «Le trattative sono cominciate con grande entusiasmo da parte degli italiani e sono finite con un atteggiamento molto freddo. Sorge il sospetto che ci siano state interferenze politiche». Hirchson è convinto che un intervento del premier possa servire. Maariv ha svelato il caso e ricostruito i sei mesi di negoziati. Gli approcci sono cominciati quando Eli Cohen, un dirigente del ministero, ha contattato la società sportiva attraverso l'ambasciatore italiano in Israele, Sandro De Bernardin. La sponsorizzazione avrebbe dovuto invogliare i tifosi e sostenitori del Milan a venire in Israele. Il ministero è convinto che il mix calcio-turismo possa funzionare e in queste settimane ha prodotto uno spot con il calciatore locale Avi Nomni. In luglio, il Milan avrebbe spiegato agli israeliani che stavano ancora decidendo se accettare la proposta. Tre settimane fa il no definitivo. Secondo i dirigenti della società calcistica, nessun motivo politico sarebbe dietro al mancato accordo. «L'affermazione riportata dal quotidiano Maariv ‹ hanno spiegato in una nota ‹ non risponde a verità. È vero invece che quell'intesa non ha potuto essere conclusa a causa di un precedente impegno con il ministero del Turismo spagnolo (con il quale avevamo un contratto nella scorsa stagione sportiva)». Mentre erano in corso le trattative con il ministero del Turismo israeliano ‹ spiegano da Milano ‹ gli spagnoli hanno fatto valere una prelazione per il rinnovo".
    (Da Il Corriere della Sera del 28 settembre 2005)

    Arcivescovo del Sudan: la persecuzione dei cristiani continua e l¹Occidente tace
    Il Cardinale Gabriel Zubeir Wako, Arcivescovo di Khartoum, ha affermato che dietro la presunta pace in Sudan si nascondono la miseria e l¹ingiustizia, che continuano a minacciare la popolazione. Un comunicato di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) si è fatto eco della denuncia del porporato, che ha tracciato un bilancio della situazione del Paese durante il suo intervento di sabato scorso, nella Cattedrale di Westminster (Londra), davanti ai benefattori britannici di questa Opera di Diritto Pontificio. Il Cardinale ha criticato i Governi occidentali perché non prestano attenzione agli avvertimenti della Chiesa circa la situazione in Sudan.
    Nel Paese africano l¹introduzione nel 1983 della sharia (legge islamica) ha scatenato una sanguinosa guerra civile di proporzioni drammatiche durata più di vent¹anni. La popolazione del sud, composta principalmente da cristiani e animisti, si è difesa contro l¹islamizzazione promossa da Khartoum e, soprattutto, contro l¹introduzione della legge islamica nelle sue province. Il 20 settembre scorso si è formato il primo Governo di unità nazionale sudanese, una tappa importante nell¹applicazione dell¹accordo di pace firmato il 9 gennaio tra il regime di Khartoum e gli ex ribelli del sud dell¹Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (SPLA), oggi trasformato in Movimento.
    ³Se dico che noi cristiani siamo perseguitati, che ci rendono la vita impossibile, quanto tempo dovrà passare perché la gente si fidi di me?², si è chiesto questa settimana il Cardinale di Khartoum. ³Quanta gente si rende conto che, con le mie dichiarazioni, sto mettendo in pericolo la mia vita?², ha aggiunto. Il Cardinale Zubeir Wako, Arcivescovo di Khartoum da 25 anni, ha sottolineato che, anche dopo l¹accordo di pace di quest¹anno, la libertà di espressione continua ad essere molto limitata, ai bambini si fa un lavaggio del cervello nelle scuole pubbliche, la polizia e le forze di sicurezza hanno trasformato il Paese in una ³prigione di sicurezza² e alla Chiesa non è permesso di avere proprietà. Il porporato ha anche denunciato le pressioni esercitate sui non musulmani del nord perché aderiscano alla sharia e il fatto che il Governo sudanese impiega risorse per islamizzare il sud, prevalentemente non musulmano, e che la corruzione e il malgoverno continuano a minacciare la recente e fragilissima pace in Sudan. (Š)
    (Agenzia Zenit del 29 settembre 2005)

    Iraq: i morti dell¹esercito Usa superano quota 1.900, i feriti quasi 14.500
    Al 20 settembre scorso il totale delle perdite militari americane in Iraq ha superato le 1.900 unità. Il dato, comunicato ufficialmente dal Pentagono, parla anche di 234 soldati USA caduti in Afghanistan. Nei 14 mesi e mezzo trascorsi dal passaggio dei poteri dalle forze d'occupazione americane e alleate a un governo iracheno provvisorio, gli Stati Uniti hanno perso ben oltre mille uomini in Iraq (almeno 1.061): oltre due al giorno, una media nettamente superiore a quella dei 15 mesi precedenti. La coalizione in Iraq ha complessivamente perso circa 2.100 militari, fra cui 95 britannici e 26 italiani. Il numero dei feriti americani ufficialmente dichiarati dal Pentagono in Iraq s'avvicina a 14.500, con una media di oltre 7,5 feriti ogni morto. Gli alleati degli USA in Iraq hanno complessivamente perso 195 soldati così ripartiti: 95 britannici; 26 italiani; 18 Ucraina; 17 Polonia; 13 Bulgaria; 11 Spagna; tre Slovacchia; due El Salvador, Thailandia, Olanda, Estonia; uno Danima! rca, Lettonia, Kazakhistan, Ungheria.Gli americani hanno avuto 139 vittime nella prima fase della guerra fino al 30 aprile 2003, e, come detto, almeno 1.763 dopo il 1° maggio 2003.
    (Comunicato di Arianna Editrice del 30 settembre 2005)

    Sacerdote palestinese critica l¹Occidente: vi dimenticate dei Cristiani della Terra Santa
    Š Padre Peter Madros, direttore del Centro Biblico Pastorale di Gerusalemme, si è scagliato contro i Governi occidentali perché ignorano la difficile situazione in cui si trovano i cristiani a causa della rinascita della violenza. Padre Madros ha denunciato che l¹assediata comunità cristiana della Palestina subisce ingiustizie come la confisca delle terre, l¹accesso limitato alle autorizzazioni per viaggiare, l¹impossibilità di influire sul Governo e sporadici atti di violenza. ³Il popolo e il Governo ebraico israeliano ci rifiutano perché siamo arabi e il popolo musulmano della Palestina perché siamo cristiani², ha affermato il sacerdote palestinese, che ha vissuto e lavorato per molti anni a Betlemme. Attribuendo gran parte del problema all¹apatia dell’Unione Europea e dei Governi occidentali, ha spiegato: ³L¹Occidente parla sempre di diritti umani per la popolazione del Medio Oriente; concede sempre diritti a gruppi minoritari in Occidente, senza esigere lo stesso dai Paesi da cui provengono². Padre Madros ha anche accusato i Governi occidentali di concentrare preferibilmente i loro aiuti sulla maggioranza musulmana, anziché appoggiare gruppi minoritari come i cristiani, che sono molto più bisognosi: ³L¹Unione Europea ha molta voglia di aiutare i Palestinesi, ma la maggior parte del suo sostegno va ai musulmani, con poca considerazione verso i cristiani. Questo è ingiusto, perché i musulmani ricevono già molti aiuti dai Paesi arabi del Medio Oriente².
    (Agenzia Zenit deol 1 ottobre 20059

    Missione cattolica in India, terzo attacco in 3 mesi
    Ranchi (AsiaNews/Ucan) - Circa 25 uomini armati hanno attaccato questa settimana una missione cattolica nello stato indiano di Jharkhand. È il terzo assalto alla missione dal mese di luglio. I banditi, dopo aver aggredito i 3 uomini di guardia, sono entrati nel convento delle suore di Notre Dame che gestiscono una missione a Tillaiya - distretto statale di Giridhi, a sud est di Nuova Delhi - ed hanno rubato circa 31 mila rupie (780 dollari Usa). La missione era già stata attaccata a luglio e ad agosto, quando venne ferito il vicario parrocchiale. Suor Sarita Minj, madre superiora del convento, ha raccontato che i ladri hanno cominciato a gettare pietre rompendo le finestre. In un primo momento le suore non si sono rese conto di quello che stava accadendo, subito dopo ³la situazione è diventata chiara dato che i ladri hanno cominciato a urlare che dovevamo aprire la porta² altrimenti avrebbero ucciso qualcuno. ³Non avevamo alternativa se non quella di seguire i loro ordini², ha dichiarato la madre superiora. I rapinatori, continua suor Minj, erano uomini intorno ai 20 anni, armati di pistole, bombe, spranghe di ferro e bastoni di legno. ³Una volta aperta la porta, i ladri sono entrati nelle stanze ed hanno chiesto dov¹erano gli armadietti. Ci hanno detto che avrebbero sparato se non gli avessimo consegnato le chiavi². In un armadietto hanno trovato 30 mila rupie, destinate agli stipendi degli insegnanti. Prima di entrare, i malviventi hanno neutralizzato le 3 guardie, che dopo l¹ultimo furto di luglio sorvegliano il convento. Una guardia è riuscita a scappare e ha dato l¹allarme al villaggio; le altre, ferite, sono ricoverate all¹ospedale della missione. Gli abitanti hanno suonato il loro ³dugdugi², un tamburo utilizzato per dare l¹allarme e che può essere sentito fino a 15 km. ³In pochi minuti _ ha dichiarato Raymond Besra, una delle guardie - centinaia di persone hanno raggiunto il convento, ma i banditi erano già scappati poiché anche loro avevano sentito il suono del tamburo². Il soprintendente della polizia, Bhageswar Jha, ha promesso di arrestare presto i criminali. "Già abbiamo identificato i ladri e presto saranno dietro le sbarre², ha dichiarato. La scuola della missione di Tillaiya resterà chiusa fino al 3 ottobre. ³Avremo una riunione con la gente, poi decideremo il da farsi², ha detto suor Minj. ³Siamo qui per servire. Se ci attaccano regolarmente non saremo in grado di continuare². ³Tuttavia _ ha concluso la religiosa - le suore non verranno meno alla loro missione di aiutare i poveri per colpa di alcuni elementi violenti².
    (AsiaNews del 1 ottobre 2005)


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    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 104/05 del 29 ottobre 2005, San Massimiliano



    Rassegna stampa



    L¹intensa attività diplomatica di Fini: aiuta anche chi non esiste
    E' caduto nella trappola, ma ha saputo stare allo scherzo. Protagonista della vicenda Gianfranco Fini, che oltre ad essere leader di An, è anche ministro degli Esteri. Tutto comincia quando un militante, nel corso della festa di Azione Giovani, ha preso la parola per rivolgere un accorato appello al leader di An: «Si impegnerà presidente Fini per la causa dei kaziri? La prego ci aiuti». Fini ha preso la parola un po' sconcertato, poi ha detto: «Sì certo, conosco la situazione...», ma un attimo dopo un giovane del movimento lo ha interrotto: «Presidente siamo degli universitari, ci scusi lo spirito goliardico, le abbiamo fatto uno scherzo. I kaziri non esistono». A quel punto il vicepremier Fini si è alzato, anche lui sorridente, ed è andato a stringere la mano al militante che ha organizzato la boutade.
    (Fonte: www.corriere.it del 16 settembre 2005)

    Crimini in Iraq
    Lunedì 17 ottobre, nella città di Ramadi, nel settentrione dell'Iraq, un bombardamento statunitense ha causato almeno 70 morti. I media occidentali hanno ripreso la notizia dal portavoce delle forze occupanti, che hanno dichiarato di aver ucciso altrettanti insorti, a seguito di un attentato ad un blindato americano che aveva causato 6 morti tra i marines. In realtà veniamo poi a sapere dall'insistenza di una giornalista americana "disembedded", che tra i "terroristi" ci sono in realtà non meno di 18 bambini, e che il raid aereo è una volgare ritorsione sulla popolazione civile della cittadina irachena. (Š)
    (Comunicato di Arianna Editrice del 19 ottobre 2005)

    Ennesima opera blasfema contro Nostro Signore
    Al Martin Gropius di Berlino l¹uruguaiano Federico Arnaud ha presentato un¹opera blasfema. ³Sostituisce i giocatori di un rudimentale calcetto in legno, con delle piccole statuette religiose: Gesù Cristo in croce è in porta. Maria Maddalena al centro campo e Gesù Bambino in difesa. Una metafora suggestiva sulla sacralità dello sport in paesi del Secondo e Terzo mondo nei quali calcio e religione offrono gli unici spunti per sfuggire dalla triste realtà di tutti i giorni². L¹opera sta creando scalpore, polemiche ma nessuna protesta ufficiale da parte delle associazioni cattoliche.
    (Da Il Messaggero del 19 ottobre 2005)

    Intervista a Massimo Fini: quelli del Sessantotto, una generazione ripugnante
    (Š) D - Un altro mito nazionale è quello del SettantottoŠ
    Il Settantotto per la verità è stato una cosa comica e tragica. Erano figli della borghesia che avrebbero dovuto abbattere la borghesiaŠ Il vecchio Karl Marz sarebbe inorridito. E¹ stata una truffa fin dall¹inizio, purtroppo ha lasciato sul campo alcuni poveracci _ non borghesi _ che alla fine si sono trovati del tutto déraciné, sradicati. Penso emblematicamente al rapporto tra Leonardo Marino, operaio Fiat, e l¹intellettuale Adriano SofriŠ A parte pochi, come Mario Capanna che infatti è sparito, tutti gli,altri erano in malafede fin dall¹inizio, giocavano a fare la rivoluzione in strada e poi la sera rientravano a casa a andavano alle feste. E¹ stata una generazione ripugnante.
    D - Oggi dirige i maggiori quotidianiŠ
    Ecco: ammesso e non concesso che quella fosse una rivoluzione, ci sono due possibilità: o la vinci, o la perdi, ma in questo caso devi essere passato per le armi. Invece han perso e fanno i politici, i direttori di quotidiani o di reti televisiveŠ Conquistare la prima pagina del Corriere della sera era in verità la loro ambizione fin dall¹inizio, fatte alcune debite eccezioni, che, perlopiù, poi sono infatti sparite dalla circolazione. Quelli del settantotto, tra l¹altro, una volta raggiunto il potere sinodo dimostrati peggiori dei padroni delle ferriere. (Š) Li ricordo, quelli del Sessantotto: fascisti borghesi ancora pochi mesi, spaccavano vetrine quando non craniŠ Adesso chiamano la ³pula², ne diventano sostenitori assatanati, mentre dividono la magistratura in due, quella con i poveri cristi e invece quella che deve essere iper-garantista con lorsignori i loro amici. Sono degli autentici sporcaccioni. (Š)
    (Da la Padania del 20 ottobre 2005)

    Cameraman ucciso dagli Usa a Baghdad: madrid chiede l¹estradizione dei colpevoli
    Baghdad, 8 aprile 2003: un carro armato Usa spara un colpo contro l'hotel Palestine, dove alloggiano i giornalisti stranieri. Muoiono un cameraman spagnolo di Telecinco, José Couso, e un suo collega ucraino della Reuters, Taras Protsyuk. La morte dell'inviato provocò una profonda commozione in Spagna, alimentando le proteste contro Washington e la guerra in Iraq. Gli Usa hanno sempre sostenuto che sul tetto dell'albergo c'erano dei cecchini: particolare mai confermato. L'indagine interna delle forze armate Usa non rilevò irregolarità. Dopo un anno e mezzo, un giudice spagnolo dell'Audiencia Nacional - Santiago Pedraz - ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti dei tre militari ritenuti responsabili dell'attacco. Il magistrato ha ordinato l'arresto dei soldati «per assicurarne la presenza al processo istruito, data la nulla cooperazione delle autorità americane nelle indagini». Alle due richieste di rogatoria e collaborazione, Pedraz non ha ricevuto risposta. Il mandato non è valido negli Usa, ma se i tre soldati uscissero dal territorio americano potrebbero essere arrestati ed estradati in Spagna.
    (Da Avvenire del 20 ottobre 2005)

    Il discriminato del nostro secolo
    E come il mercante di Venezia, analogamente, ci ha dimostrato che l¹ebreo non è diverso dai cristiani, così oggi, probabilmente, uno Shakespeare nato nel 1973 ci avrebbe messo davanti al discriminato del nostro secolo, il bambino non nato, rivendicando la sua uguaglianza con noi. Avrebbe trovato il modo di far parlare il feto, di allargare la nostra compassione anche a questo piccolo senza voce. E il monologo di Shylock l¹ebreo sarebbe diventato, io credo, qualcosa del genere:
    Shylock-il feto. Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie sconfitte, ha disprezzato me e coloro che condividono la mia stessa sorte. E per quale motivo? Perché sono un feto, un non nato.
    Ma un feto non ha occhi? Un feto non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangialo stesso cibo che ha mangiato lui, non viene ferito con le stese mani, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo steso modo, non sente caldo o freddo nelle stessi estati e inverni allo stesso modo di uno che ha avuto la fortuna di nascere? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo?
    (Da La Voce della Romagna del 21 ottobre 2005)

    Afghanistan: nuovo scandalo coinvolge truppe Usa
    Un nuovo scandalo coinvolge le truppe americane in Afghanistan e rischia di riportare ai minimi termini la relazioni tra gli Stati Uniti e il mondo arabo islamico. Un video trasmesso dalla tv australiana Sbs, ripreso da un reporter al seguito della 173 Brigata aviotrasportata, ha mostrato immagini di soldati Usa mentre sfidano un gruppo di talebani invitandoli a uscire dalle caverne e accettare lo scontro, con una tecnica a dir poco discutibile, il 1° ottobre sulle colline di Gonbaz, vicino a Kandahar. I soldati infatti hanno dato fuoco ai cadaveri di altri talebani uccisi nella zona dopo aver rivolto i loro volti in direzione della Mecca. Le immagini mostrano i militari in piedi, vicino ai cadaveri ormai carbonizzati: i talebani superstiti osservando la scena avrebbero dovuto «infuriarsi» e accettare lo scontro. Ma secondo i precetti islamici, è vietato cremare i cadaveri oltre che (ma questo vale per qualunque cultura) profanare cadaveri. Il presidente afghano Hamid Karzai si è detto inorridito e ha fatto riferire di ritenere il gesto «ripugnante», condannando «qualsiasi profanazione di corpi umani, a prescindere dal fatto che si tratti di nemici o amici». L¹ennesimo scandalo ha spinto il dipartimento di Stato a intervenire immediatamente per evitare una nuova esplosione di antiamericanismo nelle piazze musulmane, come era accaduto all¹indomani della profanazione del Corano nel carcere di Guantanamo rivelata da Newsweek. Le accuse ai soldati americani «sono molto serie e, se vere, preoccupanti - ha detto il portavoce Sean McCormack -. Se effettivamente sarà scoperto un comportamento sbagliato, coloro che ne sono responsabili ne risponderanno». McCormack ha sottolineato che ai soldati americani vengono date istruzioni precise di rispettare la Convenzione di Ginevra. Il dipartimento di Stato ha anche dato istruzione alle ambasciate americane in tutto il mondo di «contrastare» le possibili conseguenze dello scandalo affermando che tali gesti non riflettono «i valori americani».
    (Fonte: www.corriere.it del 21 ottobre 2005)

    Usa: cow-boys e cabale segrete
    George Bush? Un cow-boy. L¹asse Cheney-Rumsfeld? Una cabala segreta. Il Dipartimento di Stato? Non esiste più. L¹ex- segretario di Stato Colin Powell, tramite il suo braccio destro, il colonnello Larry Wilkerson, si è levato alcuni sassolini dalle scarpe. Per il colonnello la politica estera Usa è stata scippata al Dipartimento di Stato dall¹asse Cheney-Rumsfeld, che ha preso decisioni ³potenzialmente disastrose su Iraq, Corea del Nord e Iran e nelle crisi interne come l¹uragano Katrina².
    (Da La Stampa del 21 ottobre 2005)


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    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 105/05 del 1 novembre 2005, Ognissanti

    Manifestazione all'ambasciata dell'Iran



    L¹Iran di oggi è l¹erede dell¹Impero persiano. Ora, nel 614 i Persiani, dopo aver occupato la Terra Santa, furono incitati dagli Ebrei a sterminare 65.000 Cristiani palestinesi.
    Rivolgiamo una domanda agli adoratori del Vitello d¹oro e dell¹Elefantino di bronzo: a quando una manifestazione davanti all¹ambasciata dell¹Iran per ricordare il massacro dei Palestinesi cristiani compiuto nel 614 dai Persiani su istigazione degli Ebrei?
    Sugli avvenimenti del 614 ripubblichiamo due documenti diffusi negli ultimi mesi.


    DOCUMENTO N. 1

    (Š) L¹invasione persiana giunse dal nord e continuò fino alla conquista della Città Santa di Gerusalemme con la strage della popolazione, l¹incendio della basilica del Santo Sepolcro e l¹esilio del Patriarca Zaccaria. Con lui fu portata in Persia anche la reliquia della Santa Croce gelosamente conservata nella Basilica.
    La carneficina è raccontata da Strategios, monaco di San Saba scampato al massacro e fuggito di prigionia, nel Racconto della presa di Gerusalemme da parte dei Persiani nel 614. Strategios racconta dell¹arrivo dei Persiani e del saccheggio della città con un resoconto agghiacciante della lista degli uccisi. (Š) Il totale varia dai manoscritti, ma resta sempre enorme. Si va dei trenta ai sessantacinquemila morti! (Š) trovando una conferma nelle pagine che il Patriarca Eutichio di Alessandria dedica nei suoi annali alla discesa dell¹esercito persiano lungo la costa palestinese:
    ³ŠAllora (Ksra/Kosroe II) inviò a Gerusalemme un suo generale di nome Harwazayh perché la distruggesse e ne mandò un altro in Egitto e ad Alessandria per dare la caccia ai Rum ed ucciderli. Kosroe stesso mosse contro CostantinopoliŠ Quando Harwazayh, invase la Siria, vi seminò la distruzione e ne depredò la popolazione, marciando poi alla volta di Gerusalemme.
    Allora i Giudei di Tiberiade, della Galilea, di Nazaret e dei dintorni si unirono a lui e insieme puntarono su Gerusalemme dando man forte ai persiani nel distruggere le chiese e nell¹uccidere i cristiani. Giunto che fu a Gerusalemme, Harwazay fece per prima cosa distruggere la chiesa del Getsemani e la chiesa dell¹Eleona che sono ancora oggi un ammasso di rovine, fece poi abbattere la chiesa di Costantino e del sepolcro, dando fuoco a queste ultime e seminò la distruzione in gran parte della città. Insieme ai Persiani, i Giudei, uccisero un incalcolabile numero di cristiani che sono poi gli uccisi che si trovano a Gerusalemme nel luogo detto Mamillaв.
    (Michele Piccirillo, L¹Arabia Cristiana. Dalla provincia imperiale al primo periodo islamico, Jaca Book, Milano 2002, pag. 219)



    DOCUMENTO N. 2

    Š Nel 614, la Palestina faceva parte dell'Impero Bizantino. Era una terra cristiana prospera, di agricoltura ben sviluppata, di sfruttati sistemi idrici e terrazze attentamente piantate. I pellegrini giungevano a frotte nei Luoghi Santi, e gli edifici del Santo Sepolcro e dell'Ascensione al Monte degli Olivi, costruiti da Costantino, erano tra le meraviglie del mondo. La desolazione ebraica era ravvivata da ottanta monasteri, in cui erano raccolti preziosi manoscritti ed in cui venivano offerte preghiere. I Padri della Chiesa, San Girolamo di Betlemme ed Origene di Cesarea, erano una memoria ancora vivente.
    Vi era anche una piccola e ricca comunità ebraica che viveva al centro del paese, principalmente a Tiberiade o sulle rive del Mare di Galilea. I loro letterati avevano appena completato la stesura del Talmud, che codificava la loro fede, il Giudaismo Rabbinico; ma per le istruzioni essi si rivolgevano alla prevalente comunità ebraica della Babilonia Persiana.
    Nel 614, gli ebrei palestinesi si allearono con i loro correligionari babilonesi e aiutarono i persiani nella conquista della Terra Santa. Subito dopo la vittoria persiana, gli ebrei perpetrarono un imponente olocausto dei Gentili di Palestina. Bruciarono chiese e monasteri, uccisero monaci e preti, bruciarono libri. La meravigliosa basilica dei Pesci e dei Pani di Tabgha, l'Ascensione sul Monte degli Olivi, Santo Stefano, sita di fronte alla Porta di Damasco e Hagia Sion, sul Monte Sion, sono solo la punta di diamante di ciò che andò perduto. Pochissime chiese sopravvissero al massacro. La Grande Laura di San Sabas, costruita sul fondo di Wadi en-Nar, si salvò a causa della sua collocazione remota. La Chiesa della Natività sopravisse miracolosamente: i persiani recalcitrarono agli ordini degli ebrei, rifiutandosi di distruggerla a causa dei mosaici raffiguranti i Magi, che essi riconobbero come ritratti di re persiani.
    Questa devastazione non fu il crimine peggiore. Quando Gerusalemme si arrese ai persiani, migliaia di cristiani divennero prigionieri di guerra e furono ammassati nell'area di Mamilla Pool. L'archeologo israeliano Ronny Reich scrive: "Furono probabilmente venduti al miglior offerente. Secondo le stesse fonti, i prigionieri cristiani al Mamilla Pool furono comprati da ebrei e poi furono massacrati nello stesso luogo". Un testimone oculare, Strategio di San Sabas, fu più vivido: "Gli ebrei riscattarono i cristiani dalle mani dei soldati persiani per pochi denari e furono uccisi alla Piscina di Mamilla, che si riempì di sangue". Nella sola Gerusalemme furono massacrati 60.000 cristiani palestinesi. All'epoca, la popolazione mondiale era di circa 50 milioni, 100 volte minore di oggi. Pochi giorni dopo, i militari persiani compresero la magnitudine del massacro e fermarono gli ebrei.
    A suo onore, l'archeologo israeliano Ronny Reich non cerca di addossare la responsabilità del massacro ai persiani, come si fa di solito oggi. Egli riconosce che "l'impero Persiano non era basato su principi religiosi, ed era dunque incline alla tolleranza". Questo buon uomo non e' chiaramente adatto a scrivere per il New York Times. Il corrispondente da Israele di questo giornale, Deborah Sonntag, non avrebbe avuto problemi nel definire il massacro "un attacco di rappresaglia da parte degli ebrei che soffrivano sotto il dominio cristiano".
    L'olocausto dei palestinesi cristiani nel 614 e' ben documentato e lo troverete descritto in molti testi antichi, ad esempio nella Storia delle Crociate in tre volumi, di Roncimano. E' stato censurato dai libri di storia e dalle guide moderni ed e' un vero peccato, poiché senza questo ausilio non si possono capire i termini del trattato tra i gerusalemiti ed il Califfo Omar ibn Khattab, concluso nell'anno 638. Nel "Sulh al-Quds", come viene chiamato questo trattato di capitolazione, il Patriarca Sofronio chiese, ed il potente Califfo arabo lo concesse, che la gente di Gerusalemme fosse protetta dalla crudeltà degli ebrei.
    (Mamilla Pool, articolo di Israel Shamir, dal sito: www.arabcomint.com)

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    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 108/05 dell¹ 8 novembre 2005, SS. Quattro Coronati



    Terra Santa _ Terrorismo sionista/1



    Due pesi due misure: riconoscere il terrorismo dello Stato d'Israele (parte I)
    di Paolo Barnard (giornalista di Report, Rai3)

    Introduzione.
    In Medioriente dilaga il fenomeno del Terrorismo. A noi e' particolarmente noto il Terrorismo palestinese e/o islamico, ma c'e' anche il Terrorismo israeliano. Il primo e' internazionalmente riconosciuto, il secondo no. E qui sta il problema.
    Prima di continuare e per sgombrare il campo da possibili equivoci, ribadiamo con decisione che non v'e' dubbio che per decenni alcuni gruppi palestinesi si siano macchiati, e ancora oggi si macchino, di orrendi crimini terroristici che non trovano alcuna giustificazione politica ne' morale. La condanna di questi crimini, che storicamente colpiscono soprattutto lo Stato di Israele, deve essere assoluta.
    Eppure, rimane il fatto che in occidente si fatica ad ammettere che Israele ha praticato e pratica il terrorismo. Taluni rigettano questa nozione radicalmente, anche se la Storia lo dimostra in maniera incontrovertibile.
    Ciò ha dato origine a una impostazione ideologica errata e catastrofica nelle sue conseguenze, a causa della quale ogni approccio internazionale al conflitto israelo-palestinese viene fatalmente viziato da un sistema di "due pesi due misure": solo ai palestinesi viene formalmente chiesto di abbandonare le pratiche terroristiche, a Israele mai. Questo produce continui fallimenti.
    Tale pregiudizio trova appoggio in vaste fasce delle opinioni pubbliche occidentali. Infatti, alle parole "Terrorismo mediorientale" noi associamo d'istinto i volti dei guerriglieri palestinesi, libanesi o iraniani, ovvero del fanatismo islamico armato; ma non ci viene altrettanto spontaneo associarvi i volti dei soldati d'Israele, o quelli dei loro leader politici. Questo e' potuto accadere perché l'Occidente ha intenzionalmente alterato la "narrativa" del conflitto israelo-palestinese, per tutelare i propri interessi nell'area. Lo dimostra lo stesso linguaggio mediatico internazionale: da anni in tv o sulle prime pagine dei giornali gli attacchi palestinesi contro i civili israeliani sono sempre definiti (a ragione) "terroristici", ma quelli altrettanto terrorizzanti delle Forze di Difesa Israeliane contro i civili palestinesi sono sovente chiamati "di autodifesa"; le azioni dei kamikaze di Hamas sono "massacri", mentre le centinaia di omicidi extragiudiziali commessi dai Servizi Segreti israeliani vengono definiti "esecuzioni capitali mirate", e così all'infinito (Chomsky-Fisk-Said et al.).
    Tutto ciò ci ha lentamente resi incapaci di riconoscere l'esistenza del Terrorismo di matrice israeliana, assieme alle atrocità che causa e che ha causato.
    E' imperativo rettificare questo pregiudizio, iniziando dalla accettazione, da parte della comunità internazionale impegnata nel processo di pace, della verità storica. Questo significa che mentre giustamente condanniamo il Terrorismo palestinese, dobbiamo abbandonare il nostro rifiuto di riconoscere e di censurare il Terrorismo di Israele.
    Se ciò non accadrà, non vi è speranza di pace in Medioriente.
    A prova di quanto affermato sopra, sono di seguito elencati alcuni fra i peggiori atti di Terrorismo commessi in Medioriente dalla comunità sionista prima e da Israele o da israeliani poi, con una scrupolosa bibliografia. Le fonti sono principalmente i documenti dell'ONU e di Amnesty International; questo perché siamo consapevoli che nell'esporre un tema tanto controverso ci si deve affidare a fonti assolutamente e storicamente al di sopra delle parti. Abbiamo di proposito scartato ogni fonte che potesse anche vagamente essere accusata di partigianeria, e per tale motivo siamo stati costretti a non includere in questo documento centinaia di "atti di Terrorismo israeliani" riportati nella letteratura sul Medioriente.
    Lo ribadiamo: questo lavoro non e' un atto di accusa contro Israele fine a sé stesso, perché se così fosse sarebbe un esercizio sterile. Esso vuole aiutare il pubblico a rettificare quella "narrativa" distorta che basandosi su "due pesi due misure" condanna il Medioriente a una violenza senza fine. Ai lettori il giudizio.


    SINTESI STORICA ESSENZIALE PER LA COMPRENSIONE DEL DOCUMENTO.

    Al declino dell'impero Ottomano, a partire dal 1880, gruppi di ebrei europei emigrarono in Palestina dove stabilirono alcune colonie. Fondarono il movimento Sionista, da cui presero il nome di sionisti.
    Nel 1914, gli immigranti sionisti in Palestina erano 85.000, gli arabi musulmani e cristiani erano 500.000, ai quali si aggiungevano gli ebrei cosiddetti Ottomani (già presenti da tempo in Palestina e perfettamente integrati).
    Nel 1916 le potenze europee siglarono l'accordo di Sikes-Picot: si trattava del piano alleato per dividere l'impero Ottomano (in disfacimento). Gli inglesi di fatto divennero la potenza coloniale in Palestina.
    Nel 1921 cominciarono gli scontri fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 morti arabi).
    Nel 1922 l'Inghilterra ricevette dalla Lega delle Nazioni il Mandato per la Palestina.
    I rapporti fra arabi e sionisti si deteriorano, e nel frattempo le tensioni vengono peggiorate dalla ulteriore ondata di immigrazione di ebrei che fuggono dalla furia genocida di Hitler.
    Cominciano le proposte inglesi di formazione di 2 Stati separati. Esse scontentano sia gli arabi che i sionisti, e le violenze nel frattempo aumentano. E' a questo punto che i sionisti si organizzano in gruppi di guerriglia.
    Nel 1947 gli Inglesi rinunciano al Mandato e passano la palla all'ONU.
    Nel Maggio 1948 gli Stati arabi mandano truppe in aiuto ai palestinesi. Ma già le truppe ebraiche avevano conquistato grandi fette di territorio designato dall'ONU come Arabo, provocando la fuga di 300.000 rifugiati palestinesi. Lo Stato d'Israele viene proclamato il 14 maggio 1948. La guerra continua, e all' inizio del 1949 Israele vince conquistando il 73% della Palestina. I rifugiati palestinesi sono ora 725.000.
    Ai palestinesi, alla fine della guerra, rimane Gaza e la Cisgiordania. Nel 1956, Israele attacca l'Egitto conquistando Gaza e il Sinai, ma gli USA li convincono a ritirasi un anno dopo.
    Nel 1964 gli Stati arabi creano l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
    Nel Maggio 1967 il presidente egiziano Nasser stringe un patto di difesa con la Giordania. Ma Israele non aspetta, e nel Giugno 1967 attacca l'Egitto. E' la nota Guerra dei 6 Giorni. In un baleno Israele occupa il Sinai, Gaza, la Cisgiordania, parte del Golan siriano e Gerusalemme Est.
    Nel Novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna la conquista dei territori da parte di Israele con la risoluzione 242, che specificamente chiede il ritiro israeliano dai territori occupati nella Guerra dei 6 Giorni.
    1973, attacco egiziano e siriano a sorpresa contro Israele (guerra del Kippur). Israele e' in seria difficoltà, e solo grazie a un massiccio aiuto militare americano si riprende e addirittura avanza nel Golan.
    La base della guerriglia dell'OLP si sposta nel Libano del sud. Nel 1978 Israele invade il sud del Libano. Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu (UNIFIL).
    Nel Settembre 1978 il presidente egiziano Sadat va a Camp David negli USA, dove firma i famosi accordi con Israele. Israele in cambio si ritira dal Sinai. Sadat firma a Washington il 26 marzo 1979 la pace con Israele, primo Stato arabo a farlo. Nel 1982 Israele reinvade il Libano, e arriva fino a Beirut. Gli USA mediano nella fuga da Beirut dell'OLP e di Arafat, ma nessuno protegge i civili palestinesi: strage nel campo profughi di Sabra e Chatila. Israele si ritirerà dal Libano (esclusa una fascia al sud) nel 1985. Dicembre 1987. Nei territori occupati il pugno di ferro di Israele trova ora un fronte unito, e i giovani palestinesi si lanciano nell'Intifada (sollevazione).
    Nel 1988 Arafat rinuncia ufficialmente al Terrorismo e accetta la risoluzione 242, implicitamente riconoscendo l'esistenza di Israele. 1993: a Oslo si svolgono colloqui segreti fra l'OLP e il laborista israeliano Shimon Perez con mediazione norvegese di Joan Jorgen Holst.
    Il 9 Settembre 1993 Arafat firma la lettera di riconoscimento dello Stato di Israele, e Israele il 10 Settembre riconosce l'OLP come il legittimo rappresentante dei palestinesi.
    Lunedì 13 Settembre 1993 Arafat e Rabin a Washington firmano una Dichiarazione di Principi, che comprende il mutuo riconoscimento di Israele e dell'OLP, il ritiro israeliano da Gaza e da Jerico, e un non meglio specificato ritiro israeliano da alcune aree della Cisgiordania entro 5
    anni (accordi di "Oslo"). A partire dal 1999 il premier israeliano Barak concede ad Arafat alcuni territori in più, e a metà del 2000 l'Autorità Palestinese si trova a controllare il 40% della Cisgiordania e il 65% di Gaza. Ma stiamo parlando di pezzetti di territorio palestinese scollegati e interamente circondati da insediamenti ebraici, e controllati giorno e notte da cordoni di militari israeliani.
    Nel luglio del 2000 il presidente americano Clinton convince Arafat e il premier israeliano Barak ad andare a Camp David (USA) per finalizzare gli accordi di Oslo. L'incontro naufraga in un nulla di fatto.
    28 Settembre 2000. Ariel Sharon, leader dell'opposizione israeliana, sfila a piedi presso la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, che è uno dei luoghi più sacri della religione musulmana. Questo viene visto come un oltraggio imperdonabile, e i palestinesi si lanciano nella seconda Intifada. Nel febbraio 2001 il laborista Barak perde le elezioni e diviene premier Ariel Sharon del partito Likud.

    IL TERRORISMO SIONISTA: la prima fase dal 1942 al 1947, prima della nascita dello Stato di Israele. I testi virgolettati sono traduzioni di documenti originali. Le spiegazioni del redattore sono in corsivo.
    1942. "Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale anche la comunità sionista (in Palestina) adottò metodi violenti di lotta. L'uso del Terrorismo da parte loro e' descritto in un documento ufficiale del governo britannico di allora": 'Nel 1942 un piccolo gruppo di estremisti sionisti, guidati da Abraham Stern, si fece notare per una serie di omicidi e di rapine politicamente motivati" (1)

    1944. "Il Ministro inglese per il Medioriente, Lord Moyne, viene assassinato da due membri del gruppo Stern, al Cairo. Sempre nello stesso anno il gruppo fuorilegge sionista Irgun Tzeva'i Leumi distrugge numerose proprietà del governo britannico. Le azioni terroristiche dei gruppi Stern e Irgun sono state condannate dallo stesso portavoce della Comunità Ebraica". (1)

    1946. "Il 22/7/1946, la campagna condotta delle organizzazioni terroristiche (sioniste) raggiunse nuovi livelli, con una esplosione che distrusse un'ala dell'hotel King David di Gerusalemme, che conteneva gli uffici della Segreteria del governo e il quartier generale britannico, uccidendo 86 impiegati, arabi ebrei e inglesi, e 5 passanti". (1)

    1946. "Altre attività terroristiche (sioniste) includono: il rapimento di un giudice inglese e di alcuni ufficiali, e l'attentato dinamitardo a un Club di Ufficiali inglesi a Gerusalemme con grave perdita di vite umane". (1)
    "Menachem Begin (futuro premier israeliano) fu definito dagli inglesi un "leader terrorista" per aver fatto esplodere l'hotel King David a Gerusalemme, che a quel tempo venne considerato uno dei peggiori atti terroristici del secolo." (1bis)
    Un altro documento ufficiale britannico del 1946 dichiara:
    "Il Governo di Sua Maestà britannica e' arrivato alle seguenti conclusioni: che il gruppo (sionista) Haganah e il suo associato Palmach lavorano sotto il controllo politico dei membri della Agenzia Ebraica; e che essi sono responsabili di sabotaggi e di violenze..." (2)
    "Questa campagna terroristica contro gli arabi palestinesi e contro gli inglesi raggiunse tali proporzioni che Churchill, un forte sostenitore dei sionisti e a quel tempo Primo Ministro inglese, dichiarò alla Camera dei Comuni: "Se i nostri sogni per il sionismo devono finire nel fumo delle pistole degli assassini e se i nostri sforzi per il futuro del sionismo devono produrre un nuovo gruppo di delinquenti degni della Germania nazista, molti come me dovranno riconsiderare le posizioni tenute così a lungo". (3)


    ALCUNI COMMENTI STORICI SU QUESTO PERIODO.

    "Il grande umanista sionista Ahad Ha'am lanciò un allarme contro la violazione dei diritti dei palestinesi (da parte dei sionisti): 'E cosa sta facendo la nostra gente in Palestina? Erano servi nelle terre della Diaspora e d'improvviso si trovano con una libertà senza limiti, e questo cambiamento ha risvegliato in loro un'inclinazione al despotismo. Essi trattano gli arabi con ostilità e crudeltà, gli negano i diritti, li offendono senza motivo, e persino si vantano di questi atti. E nessuno fra di noi si oppone a queste tendenze ignobili e pericolose" (4)
    Dichiarazione di Lord Sydenham alla Camera dei Lord di Londra sul Mandato britannico in Palestina (1922): "Il danno prodotto dall'aver riversato una popolazione aliena (i sionisti immigrati in Palestina) su una terra araba forse non si riparerà mai più...Ciò che abbiamo fatto, facendo concessioni non agli ebrei ma ad un gruppo di estremisti sionisti, è stato di aprire una ferita in Medioriente, e nessuno può predire quanto essa si allargherà". (5)
    Dichiarazione della Commissione Shaw del governo inglese, a proposito delle violenze fra arabi e sionisti nel 1929: "...prima della Grande Guerra (1915-18) gli arabi e gli ebrei vivevano fianco a fianco, se non in amicizia, almeno con tolleranza... negli 80 anni precedenti (alla Grande Guerra) non ci sono memorie di scontri violenti (come quelli iniziati nel 1920)." (6)
    "L'espansione territoriale (sionista) attraverso l'uso della forza produsse un grande esodo di rifugiati (palestinesi) dalle zone degli scontri. I palestinesi sostengono che questa era un politica precisa che mirava all'espulsione degli arabi per far posto agli immigrati (sionisti) e citano, fra le altre, le dichiarazioni del leader sionista Theodor Herzl": "Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra... Sia il processo di espropriazione che l'espulsione dei poveri (palestinesi) devono essere condotti con discrezione e con attenzione..." (7)
    Da un documento delle Nazioni Unite: "La comunità ebraica della Palestina ancora si rifiuta pubblicamente di aiutare l'Amministrazione (ONU) a reprimere il Terrorismo (sionista), e cita come ragione il fatto che le politiche dell'Amministrazione sarebbero contrarie agli interessi ebraici." (8)


    IL TERRORISMO SIONISTA-ISRAELIANO: la seconda fase, dal 1947 al 1977, attraverso la nascita dello Stato di Israele.

    "Uno dei più scabrosi atti di Terrorismo (sionista) contro la popolazione civile (palestinese) si registra, secondo fonti palestinesi ma anche secondo altre fonti, nell'aprile 1948 a Deir Yassin, un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme. Un ex governatore militare israeliano di Gerusalemme scrive in proposito":
    "Il 9 aprile abbiamo subito una sconfitta morale, quando le due gang Stern ed Etzel (sionisti) lanciarono un attacco immotivato contro il villaggio di Deir Yassin... Si trattava di un villaggio pacifico, che non aveva aiutato le truppe arabe di oltre frontiera e che non aveva mai attaccato le zone ebraiche. Le gang (sioniste) lo avevano scelto solo per ragioni politiche. Si e' trattato di un atto di puro Terrorismo... Alle donne e ai bambini non fu dato tempo di fuggire... e molti di loro furono fra le 254 vittime assassinate, secondo l'Alto Comitato Arabo... Quell'evento fu un disastro in tutti i sensi... (le gang) si guadagnarono la condanna della maggioranza degli ebrei di Gerusalemme". (9)
    Alcuni leader sionisti negarono la strage di Deir Yassin, ma anche nella negazione ammisero esplicitamente di aver usato l'arma del Terrorismo psicologico, che non e' meno letale. Scrisse Menachem Begin (futuro premier di Israele):
    "Il panico travolse gli arabi nella Terra di Israele e iniziarono a fuggire in preda al terrore. Non ciò che accadde a Deir Yassin, ma ciò che fu inventato su Deir Yassin ci aiutò a vincere...in particolare nella conquista di Haifa, dove le forze ebraiche avanzarono come un coltello nel burro mentre gli arabi fuggivano nel panico gridando 'Deir Yassin!'." (10)
    Menachem Begin fu però ritenuto uno dei responsabili della strage di Deir Yassin: "Il 9 aprile un'atrocità di enormi proporzioni fu perpetrata a Deir Yassin... furono massacrate 254 persone da membri della gang di Menachem Begin. Alcuni uomini del villaggio furono trascinati attraverso Gerusalemme prima di essere uccisi." (11)
    "Quante atrocità furono commesse (dai sionisti) forse non si saprà mai, ma furono sufficienti a spingere l'allora Ministro israeliano dell'agricoltura, Aharon Cizling, ad affermare: 'Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa...Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti...Ma devono essere indagati". (12)
    1948. "Folke Bernadotte fu nominato mediatore (in Palestina) dall'Assemblea Generale dell'ONU...ma prima che l'ONU potesse considerare le sue osservazioni fu assassinato dalla gang (sionista) Stern, una delle tante organizzazioni terroristiche le cui azioni erano diventate più spudorate dalla fine del Mandato (britannico). Il rapporto delle Nazioni Unite sull'assassinio disse che il governo provvisorio di Israele doveva assumersi la piena responsabilità di queste uccisioni... Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese al governo di Israele di indagare e di presentare un rapporto, ma nessun rapporto fu mai presentato...Gli assassini di Bernadotte vestivano uniformi dell'esercito israeliano." (12 bis)

    Dalla proclamazione dello Stato di Israele (14/05/1948) e durante il trentennio successivo il Terrorismo israeliano nei territori occupati si esprime in una miriade di atti criminosi, in particolare rivolti alla popolazione palestinese dei territori occupati, al punto da richiedere nel 1977 l'intervento ufficiale e indignato dell'ONU con una risoluzione di condanna che parla chiaro: "L'Assemblea Generale ha ripetutamente votato risoluzioni che criticano le azioni di Israele nei territori occupati. La risoluzione votata nel 1977, che riflette i toni di quelle precedenti, dichiara che l'Assemblea": 'Condanna le seguenti politiche e pratiche israeliane: a)... b)... c) L'evacuazione, deportazione, espulsione, e trasferimento degli abitanti arabi dei territori occupati e la negazione del loro diritto di ritorno
    d) L'espropriazione e confisca delle proprietà arabe nei territori occupati
    e) La distruzione e demolizione delle case (arabe) - f) Gli arresti di massa e i maltrattamenti della popolazione araba
    g) I maltrattamenti e le torture dei detenuti (arabi)...''(La Commissione dell'ONU per i Diritti Umani) deplora ancora una volta le continue violazioni da parte di Israele delle norme della legalità internazionale nei territori arabi occupati... in particolare le gravi violazioni di Israele della Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra, che sono considerate crimini di guerra e un affronto all'umanità.' (13)


    Bibliografia.

    1. ONU: La questione palestinese. British Government, The political history of Palestine (Memorandum to the United Nations Special Committee on Palestine, Jerusalem 1947, p.30)
    1 bis. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 280
    2. ONU: La questione palestinese. British Government, Palestine: Statement relating to acts of violence, Cmd. 6873 (1946), p.3
    3. ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine, vol. 1, p.73
    4. ONU: La questione palestinese. Kohn, Hans, "Ahad Ha'am: Nationalists with a difference" in Smith, Gary (ed.): Zionism: the Dream and the Reality (New York, Harper and Row, 1974), pp. 31-32
    5. ONU: La questione palestinese. British Government, Hansard's reports, House of Lords, 21 june 1922, p. 1025
    6. ONU: La questione palestinese. Report of the Commission on the Palestine Disturbances of august 1929, Cmd.3530 (1930), p.150
    7. ONU: La questione palestinese. Herzl, Theodore, "The complete diaries" (N.Y. Herzl Press, 1969) vol. I, p.88
    8. ONU: La questione palestinese. Official records of the General Assembly, Second Session, Supplement No. 11, document A/364, vol. II, p.28
    9. ONU: La questione palestinese. Joseph, Dov, "The Faithful City" (N.Y. Simon & Schuster, 1960), pp. 71-72
    10. ONU: La questione palestinese. Begin, op. cit., pp. 164-165
    11. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.194
    12. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.195
    12 bis. ONU: La questione palestinese. Official records of the Security Council, Third Year, Supplement for October 1948, pp. 4-9, documents S/1018
    13. ONU: La questione palestinese. General Assembly resolutions 32/91 C of 13 december 1977 & Commission on Human Rights resolution 1 (XXXIII) of 15
    february 1977

    (Fonte: www.peacelink.it)


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    Predefinito Gli Stati-canaglia e la polemica iraniana

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 110/05 del 12 novembre 2005, San Renato



    Gli Stati-canaglia e la polemica iraniana


    Pubblichiamo due interventi sulla recente vicenda iraniana provenienti da posizioni politiche diverse.

    Le atomiche di Tel Aviv partecipano alla marcia pluripartisan
    Un Iran nucleare «costituirebbe una grave minaccia non solo per Israele ma per la comunità internazionale: da qui la nostra posizione che sia il Consiglio di sicurezza ad occuparsene al più presto» (Haaretz, 2 nov.): così ha dichiarato il ministro degli esteri Gianfranco Fini alla conferenza stampa tenuta a Gerusalemme col suo omologo israeliano Silvan Shalom. L'Iran è «molto vicino ad acquisire la conoscenza necessaria a costruire armi nucleari», ha aggiunto Shalom sottolineando che un Iran nucleare costituirebbe «un incubo».
    Queste dichiarazioni sono state riportate con grande risalto dai media. Nessuno però ha ricordato un semplice fatto: l'Iran, che ha aderito al Trattato di non-proliferazione (Tnp), non possiede armi nucleari ed è sotto il controllo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea); Israele, che non ha aderito al Tnp, possiede invece armi nucleari e rifiuta qualsiasi controllo dell'Aiea. Il segreto di Pulcinella, come ha scritto ieri Farian Sabahi su il manifesto, riguarda l'accesso di Tehran al nucleare favorito dagli stessi Usa, i sistemi di armi atomiche sono un'altra cosa, e l'Iran ancora ne è sprovvisto.
    E' lo stesso direttore della Aiea, Mohamed ElBaradei, ad affermare che «Israele ha armi nucleari» (Haaretz, 12-12-2003). Con l'aiuto soprattutto di Stati uniti e Francia, Israele è riuscito a costruire, senza mai ammetterne l'esistenza, un arsenale valutato in circa 400 armi nucleari con una potenza complessiva equivalente a quasi 4 mila bombe di Hiroshima. Si tratta di armi sia termonucleari, sia «tattiche» di minore potenza tra cui bombe al neutrone. Come vettori nucleari le forze israeliane usano una parte degli oltre 300 caccia F-16 e F-15 potenziati, forniti dagli Usa, armati anche di missili israelo-statunitensi Popeye a testata nucleare. Un'altra versione, il Popeye Turbo, è installata su tre sottomarini Dolphin, forniti dalla Germania, cui dovrebbero aggiungersene a! ltri due come ha anticipato l'ammiraglio israeliano David Ben-Bashat (Jerusalem Post, 12-12-2004). Oltre a questi vettori nucleari Israele possiede circa 50 missili balistici Jericho II, su rampe di lancio mobili, e i razzi Shavit utilizzabili anche come missili balistici a lunga gittata. Tutte queste armi nucleari sono pronte al lancio, ventiquattr'ore su ventiquattro, puntate contro l'Iran e gli altri paesi della regione.
    Nonostante il suo ruolo sempre più pericoloso e destabilizzante, l'arsenale nucleare israeliano - l'unico in Medio Oriente - continua a essere ignorato dai governi delle «grandi democrazie occidentali».
    Vengono così ignorate le ripetute risoluzioni con cui l'Assemblea generale delle Nazioni unite ha ribadito «la sua condanna del rifiuto di Israele di rinunciare al possesso delle armi nucleari» e ha chiesto al Consiglio di sicurezza di «porre gli impianti nucleari israeliani sotto la giurisdizione della Iaea» (Risoluzione 44/121, 15 dicembre 1989).
    La situazione è resa ancora più pericolosa dal fatto che il governo israeliano cerca di conservare il monopolio delle armi nucleari, impedendo che altri paesi della regione sviluppino programmi nucleari, anche civili, con i quali un giorno potrebbero costruirsele. E' sicuramente già pronto un piano di attacco, appoggiato dagli Stati uniti, agli impianti nucleari iraniani. L'Iran ha avvertito che, in tal caso, effettuerebbe una ritorsione contro l'impianto nucleare israeliano di Dimona. A quel punto, però, Ariel Sharon potrebbe usare le armi nucleari.
    Come l'Italia e l'Europa dovrebbero muoversi per scongiurare tale catastrofe? Tenendo fede alla Dichiarazione di Teheran del 21 ottobre 2003: essa prevede da un lato l'impegno iraniano a sviluppare un nucleare esclusivamente civile sotto controllo della Iaea, dall'altro l'impegno dell'Europa a cooperare per «la costituzione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente». Ma, per fare ciò, l'Europa dovrebbe prendere ufficialmente atto che Israel! e possiede armi nucleari e chiederne lo smantellamento.
    L'Italia si è mossa invece in senso diametralmente opposto: ha infatti stipulato con Israele un memorandum d'intesa sulla cooperazione militare nel cui quadro alte tecnologie italiane potranno essere usate anche per potenziare le armi nucleari israeliane. L'accordo, approvato il 3 maggio 2005, è passato a schiacciante maggioranza grazie al fatto che, al senato, Democratici di sinistra-L'Ulivo e Margherita-DL-L'Ulivo hanno votato a favore insieme al centro-destra. Con lo stesso spirito bipartisan coloro che hanno fatto passare l'accordo militare si ritrovano nella fiaccolata per riaffermare «i valori della civiltà, della convivenza e della pace».
    (Da il manifesto del 4 novembre 2005)


    Iran sorvegliato speciale. Ma non sia il solo

    Al di là delle dichiarazioni antisioniste del Presidente iraniano Ahmadinejad, che hanno scatenato l¹opinione pubblica occidentale in difesa del diritto di esistenza dello Stato ebraico, è da tempo che gli Usa accusano l¹Iran di lavorare per dotarsi di armamenti nucleari, violando in tal modo il trattato di non proliferazione di armamenti atomici. Qualcuno già parlato di strategia americana per invadere l¹Iran, definito sbrigativamente da Washington, uno Stato-canaglia. Ne parliamo con l¹europarlamentare leghista Mario Borghezio.

    Onorevole Borghezio, le accuse americane sono credibili oppure assisteremo alla fabbricazione di prove fasulle atte a dare un pretesto agli americani per attaccare Teheran, come già accaduto con l¹Iraq?

    «Innanzitutto non si può parlare della corsa agli armamenti nucleari da parte dell¹Iran senza evidenziare l¹aspetto geopolitico della vicenda. L¹Iran è una grande potenza asiatica circondata da Paesi alleati degli Stati Uniti dotati di armamenti atomici. Senza contare la presenza di ingenti truppe americane ai suoi confini, in Iraq e in Afghanistan. Se a questa situazione aggiungiamo il ricordo drammatico della lunga guerra intercorsa tra l¹Iran di Komeini e l¹Iraq di Saddam negli anni Ottanta del secolo scorso, con il suo cumulo di orrori, di devastazioni, di utilizzo da parte irachena di gas mortali, allora potremo anche capire meglio certi timori e certe reazioni allarmate da parte degli iraniani».

    Lei crede quindi che l¹Iran, avendo ben vivo il ricordo della guerra che ha causato centinaia di migliaia di vittime vent¹anni fa, teme di restare in balìa di nuove aggressioni senza avere armamenti all¹altezza? E il trattato di non proliferazione nucleare che fine deve fare, quella della carta straccia?

    «Se perfino parte dell¹opposizione interna al regime iraniano non è contraria alle ricerche sul nucleare militare, qualcosa dovrà pur significare, no? E poi dove sono le prove che l¹Iran stia realmente violando quel trattato internazionale? I controlli recenti non dimostrano alcuna violazione da parte di Teheran. Per questo la richiesta fatta dal ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini di portare l¹Iran davanti al Consiglio di sicurezza dell¹Onu appare poco motivata e alquanto velleitaria. L¹Agenzia internazionale sull¹energia non ha trovato alcuna prova in proposito».

    Però Teheran non vuole fermare le sue ricerche sull¹impoverimento dell¹uranio e con l¹uranio impoverito si può costruire la bomba atomica.

    «Vero, però è la stessa Intelligence americana che dice che ci vorranno almeno 10 anni prima che l¹Iran potrà avere una bomba nucleare grazie al procedimento dell¹uranio impoverito. E poi, mi scusi, come si può pensare di far condannare l¹Iran quando ci sono le altre potenze dell¹area che violano il trattato di non proliferazione nucleare?».

    A chi si riferisce?

    «A Israele e al Pakistan, tanto per dirne due. Il fatto oggettivo è che esiste una profonda disparità di trattamento tra l¹Iran e le altre potenze alleate degli Usa. A queste ultime tutto è concesso, riarmo nucleare compreso. È giusto? Non lo credo».

    I rapporti commerciali importanti che intercorrono tra l¹Italia e l¹Iran sono a rischio, secondo lei?

    «Mi auguro proprio di no. La bilancia commerciale di Teheran nel primo semestre del 2004 parla di una plusvalenza di 10 miliardi di dollari, il che fa dell¹Iran una potenza economica di prim¹ordine, che intrattiene relazioni commerciali con tutta l¹Europa, e l¹Italia è in pole-position. Si parla ogni dì di potenzialità enormi della Cina in senso commerciale, pensando a un domani, e non si approfitta dell¹oggi che si chiama Iran?». (Š)
    «Su questo punto non dobbiamo transigere: proprio noi della Lega


    Due pesi, due misure. Una politica miope

    «Il diritto all¹esistenza di Israele non può essere messo in discussione e quindi le dichiarazioni del Presidente iraniano Ahmadinejad vanno respinte con decisione al mittente. Ciò non significa però adottare la miope politica del ³due pesi e due misure², secondo la quale a Israele tutto è concesso, edificazione di un Muro antipalestinese compreso, mentre i suoi vicini (sbrigativamente definiti Stati-canaglia dall¹amministrazione statunitense) non devono sgarrare nemmeno a parole».
    Giacomo Stucchi, presidente della Commissione parlamentare Politiche dell¹Unione europea alla Camera, osserva con preoccupazione l¹escalation di tensione in atto nel vicino Oriente dopo le dure parole del Presidente iraniano contro Israele (a dir la verità un po¹ ³modificate² dai traduttori occidentali che le hanno girate alla stampa).
    «L¹Iran è un Paese fondamentale nello scacchiere mediorientale - spiega Stucchi - e quindi le valutazioni della comunità internazionale devono andare a 360 gradi. I rapporti che intercorrono tra gli sciiti iraniani e quelli iracheni trasformano l¹Iran in un punto strategico delicatissimo per gli equilibri di un¹area che da sempre è una polveriera e non è proprio il caso di buttare benzina sul fuoco con dichiarazioni sopra le righe provenienti dagli Usa».
    Aggredire militarmente Teheran sarebbe quindi, per Stucchi, un errore letale. «Gli americani devono evitare di cercare a tutti i costi il ³casus belli², il pretesto per aggredire l¹Iran - sottolinea il deputato bergamasco -, si andrebbe verso la destabilizzazione dell¹area con risultati assolutamente imprevedibili e pericolosi anche per noi europei. Già l¹intervento armato in Iraq è stato effettuato adducendo un pretesto che poi si è dimostrato fasullo, non si può continuare a minacciare mezzo mondo sulla base di prove non dimostrabili, né tantomeno per dichiarazioni, sia pur vergognose, come quelle di Ahmadinejad». ( Š)
    (Interviste a cura di Gianluca Savoini, da il Federalismo n. 44 del 7 Novembre 2005)

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    Predefinito Rassegna stampa nella festa di Santa Elisabetta d'Ungheria (19 novembre)

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 113/05 del 19 novembre 2005, Sant¹Elisabetta d¹Ungheria



    Rassegna stampa



    Il documentario dei crimini degli Usa a Falluja in rete
    Ecco il documentario di 22 minuti realizzato da Sigfrido Ranucci sull'utilizzo di armi di distruzione di massa da parte delle forze di occupazione in Iraq, per RaiNews 24. I contenuti sono particolarmente crudi e si consiglia la visione solo a un pubblico avvertito: http://www.rainews24.rai.it/ran24/in...llujah_ITA.asx
    (Fonte: rainews24.rai.it)

    A Karwar i cristiani indiani non possono onorare i loro defunti
    Karwar (AsiaNews) - I cattolici di Karwar, sulla costa indiana occidentale, non hanno potuto visitare le tombe dei propri defunti per la ricorrenza del 2 novembre. Il governo non ha dato loro il permesso di recarsi al cimitero di Baithkol, per l¹ennesima volta venendo meno alle promesse fatte in precedenza.
    Il cimitero cristiano di Baithkol esiste da 300 anni. Di recente il governo indiano è entrato in possesso dell¹area di Karwar per costruirvi una base navale; nella zona rientra anche il cimitero. Le autorità avevano assicurato formalmente ai cristiani che, in occasione del 2 novembre, avrebbero potuto visitare Baithkol. Nel cimitero non sono concesse nuove sepolture e alla comunità è stato assegnato un altro appezzamento di terra a Shriwad _ 7 km da Karwar _ ma la zona è disagiata dal punto di vista geografico e delle infrastrutture. Padre Peter Machado, della curia della diocesi di Karwar, racconta di aver ricevuto ³per iscritto² dalla Marina indiana la garanzia di poter vistare il cimitero una volta all¹anno: ³La questione rientra nei diritti umani, il governo ci ha negato il diritto alla pratica religiosa². La Marina militare e il governo hanno così fatto retromarcia, forse a causa di pressioni da parte di fondamentalisti indù, contrari alla presenza cristiana nella zona. Già il 2 febbraio scorso, a Karwar e Goa era stata vietata la processione, che segna l¹annuale festa di Nostra Signora delle Sorgenti. La causa: ³motivi di sicurezza².
    I cattolici locali si dicono delusi e offesi da questo atteggiamento. ³Le autorità ci avevano fatto una promessa² ricorda un uomo del posto. Da anni nella zona i cristiani vivono in pace con indù e musulmani". La convivenza si basa sulla mescolanza di usi e tradizioni delle diverse comunità. Secondo Jude Fernandes, un giovane cattolico, ³indù e musulmani nella zona sono molto comprensivi; se avessimo avuto l¹opportunità di discutere con loro, essi avrebbero apprezzato il significato del nostro rito per il giorno dei defunti². Verina Fernandes sottolinea che ³prima di prendere una decisione, le autorità locali avrebbero potuto chiamare le varie comunità per discutere insieme la questione². ³Non si accorgono _ continua _ che il loro atteggiamento rischia di creare serie fratture tra le comunità².
    Dopo il no del governo, lo scorso 2 novembre, i cristiani hanno solo potuto fare una processione per le strade di Karwar, terminata in chiesa per la preghiera finale. Le domande che più ricorrevano tra i fedeli erano: ³Quanto continuerà ancora questa situazione?²; ³Possiamo ancora credere che la Marina rispetterà il cimitero di Baithkol, come luogo sacro per i cristiani?². Un uomo presente alla cerimonia, Jack, si preoccupa per il futuro: ³Cosa faremo se qualche funzionario militare deciderà di distruggere il cimitero in nome dello sviluppo della nazione?². Intanto, come riferito da p. Machado, la diocesi di Karwar ³scriverà una lettera al primo ministro indiano per chiedere giustizia².
    (AsiaNews del 7 novembre 2005)

    Inaugurato a Roma il primo tempio buddista in Italia
    In una atmosfera suggestiva, ricca di ritualità, suoni e colori tradizionali è stato inaugurato a Roma il primo tempio buddista in Italia, realizzato dalla comunità cinese della Capitale, nel quartiere Esquilino. Centinaia di cinesi, provenienti anche da altri paesi europei, che nonostante la pioggia, hanno affollato via Ferruccio, dove ha sede il
    Luogo di culto buddista (Š)
    (Da La Stampa del 7 novembre 2005)

    «Ho visto il fosforo bianco incenerire Falluja» di Michele Farina
    «A Falluja ho visto corpi bruciati di donne e bambini. Il fosforo bianco esplode a forma di nuvola. Chi si trova nel raggio di 150 metri non ha scampo». Jeff Englehart è un ex marine, un veterano dell¹Iraq che nel novembre 2004 assistette agli ultimi due giorni dell¹offensiva Usa nella roccaforte della guerriglia sunnita. Un marine contro la guerra, un blogger autore di un diario online (www.ftssoldier. blogspot.com) e uno dei testimoni chiave di «Falluja, la strage nascosta», il documentario di 22 minuti realizzato da Sigfrido Ranucci per RaiNews 24 . L¹impiego del fosforo bianco a Falluja fu confermato dal Pentagono il 27 gennaio 2005. Giornalisti di diverse testate al seguito dei 12 mila soldati videro quelle nuvole bianche che, come disse una fotografa del New York Times , «rischiavano di colpire gli stessi marines». «Servono solo a illuminare le postazioni nemiche - spiegò il ministero della Difesa -, e non sono armi illegali». Sulla carta, un proiettile al «white phosphorus» a questo servirebbe, a illuminare un chilometro quadrato per due minuti con una potenza di «un milione di candele». Sulla carne, invece, il Willy Pete (come è chiamato per via delle iniziali) è devastante: «Brucia i corpi - racconta l¹ex marine Jeff, già intervistato da Diario alcuni mesi fa -. Li scioglie fino alle ossa, lasciando intatti i vestiti». Un¹arma «da usare sul campo di battaglia, non in una città abitata». Falluja era abitata. Non tutti i civili seguirono l¹ordine di evacuazione. Gli americani non hanno mai parlato di vittime civili ma di «1.600 combattenti nemici uccisi» e di «51 soldati Usa». Organizzazioni non governative fanno partire il bilancio da 800 morti, tra cui donne e bambini. Il documentario di Rainews 24 , sostiene Sigfrido Ranucci, «è la prova che gli Usa hanno usato il fosforo bianco non solo per illuminare la città, ma per distruggerla». «La strage nascosta» mostra i volti di un orrore senza nome. Il biologo Mohammed Tareq al Deraji, 33 anni, direttore del Centro Studi per i diritti umani e la democrazia di Falluja, denuncia l¹uso del fosforo bianco, che ambiguamente i tecnici non mettono tra le «armi chimiche» ma tra quelle «incendiarie». Al Deraji è lo stesso che fornì al Diario alcuni video e circa 400 foto di cadaveri, scattate dopo l¹offensiva, anche se allora non puntò molto il dito su Willy Pete. Giuliana Sgrena invece nel documentario racconta: «Avevo raccolto testimonianze sull¹uso del fosforo e del napalm da alcuni profughi di Falluja, li avrei dovuti incontrare il giorno in cui mi hanno rapita». Nel 1985 fu provato l¹uso del fosforo bianco (fornito da Washington) contro civili in Salvador. Nel 1945, cinquantamila abitanti di Amburgo morirono bruciati da quella sostanza incolore, che sa di aglio e serve pure a creare barriere di fumo. Si deposita sulla pelle e non va via. Gli abitanti di Amburgo cercarono rifugio nei laghi. Uscendo dall¹acqua, al contatto con l¹ossigeno il fosforo riprendeva a bruciare. A spolparli. Quanti sono morti a Falluja nello stesso modo?
    (Fonteorriere.it dell¹8 novembre 2005)

    Ipnosi televisiva e carenze cognitive negli alunni
    Pigri per ipnosi catodica. Secondo alcuni recenti studi di Pediatria a Chicago è stato messo in risalto che i bambini che guardano regolarmente la televisione prima dei tre anni registrano i voti più bassi a scuola e sono predisposti a finire in ritardo o a non finire le scuole superiori. L'articolo, che è stato pubblicato su Archives of Pediatrics Adolescent Medicine, punta il suo obiettivo sugli effetti negativi per l'apprendimento a scuola di quei bambini ( i casi più gravi tra gli alunni di 3.a elementare, che possiedono la T! .v. in camera) che utilizzano quotidianamente altri media come il computer ed internet. Lo studio ha fatto scaturire una contro-misura da parte dell'Accademia di Pediatria, che si è attivata nel raccomandare ai genitori degli alunni in età scolare a vigilare più attentamente affinché i loro figli guardino la televisione non più di 2 ore al giorno. Precedentemente una ricerca dell'Università di Washington su un campione di 1800 bambini aveva dimostrato una relazione tra sviluppo cognitivo e consumo televisivo ( più tempo passato davanti alla televisione /minore sviluppo cognitivo) in particolare nella matematica e nella lettura ed analisi di brani antologici. Quindi, un rapporto inversamente proporzionale che danneggia i nostri figli ed invita ad una somministrazione più controllata di immagini televisive e cinematografiche e rivaluta la lettura come esercizio indispensabile per un sano, progressivo ed armonico sviluppo cognitivo de! i nostri figli. Una proposta compensativa nella strutturazi! one scolastica di interventi opzionali ad integrazione dell'attività educativo- didattica sarà l'attivazione di laboratori di letto-scrittura, di lettura interpretativa, di drammatizzazione e di scrittura creativa per potenziare la capacità operativa degli alunni, continuamente bersagliati da immagini fulminee di una società sempre più pigra ed intellettualmente " passiva".
    (Fonte:didaweb.net dell¹8 novembre 2005)

    Cina: arrestato nuovamente il Vescovo della Chiesa cattolica clandestina Julius Jia Zhiguo. Con lui altri due sacerdoti della stessa diocesi
    STAMFORD/PECHINO - Il Vescovo Julius Jia Zhiguo, presule della Chiesa cattolica clandestina della diocesi di Zheng Ding, nella provincia dell¹Hebei (Nord della Cina), è stato nuovamente arrestato dai funzionari della sicurezza del Governo cinese nella sua casa verso le 8.00 del mattino (ora di Pechino) dell¹8 novembre.
    ³I funzionari, dopo aver ordinato al Vescovo di prendere i suoi vestiti, lo hanno portato a Jinzhou, dove altri funzionari della sicurezza stavano aspettando per portarlo a Shijiazhuang², ha reso noto The Cardinal Kung Foundation in un messaggio inviato a ZENIT. ³Il personale di sicurezza ha detto alla gente che il Vescovo veniva portato via per una sessione di studio. Non abbiamo idea di quanto durerà l¹allontanamento del Vescovo Jia².
    Il giorno prima dell¹arresto del presule, padre Li Suchuan, di 40 anni, e padre Yang Ermeng, di 35, entrambi appartenenti alla diocesi del Vescovo Jia, Zheng Ding, sono stati portati via dalle loro parrocchie nei villaggi di Zhoujiazhuang e Zhoutou, facenti capo alla città di Dingzhou. Il 27 aprile scorso Li Suchuan era già stato arrestato insieme ad altri sei sacerdoti della Chiesa clandestina, che riconosce l¹autorità del Papa ma non è approvata ufficialmente da Pechino, mentre si allontanavano dalle loro parrocchie per partecipare ad un ritiro spirituale diretto dal Vescovo Julius Jia Zhiguo. La diocesi di Zheng Ding è una delle più attive dell’Hebei, la zona con la più alta concentrazione di cattolici del Paese (circa un milione e mezzo di fedeli). ³Pensiamo che siano stati portati all¹Ufficio per la Sicurezza di Jinzhou. Nel momento in cui scriviamo non sono ancora tornati a casa², afferma la Fondazione.
    Jia ha 71 anni ed è stato ordinato Vescovo nel 1980. In precedenza è stato in prigione per circa 20 anni e sotto stretta sorveglianza per molti altri. Si occupa di un centinaio di orfani affetti da handicap, di cui si prende cura nella sua residenza. Nel 1999, per evitare la sua attività evangelizzatrice, la polizia proibì al Vescovo di tenere aperto l¹orfanotrofio, sebbene successivamente, in seguito alle pressioni internazionali, fu costretta ad autorizzarlo. (Š)
    (Agenzia Zenit del 10 novembre 2005)

    Discriminazioni razziali
    Parlando delle ragazze delle banlieues parigine: (Š) Ve le racconto io cosa vivono queste ragazze, incalza Eleonore. Hanno studiato, sono francesi, vivono per un po¹ da francesi. A un erto punto i loro genitori le dicono: basta, adesso è finita. Ti devi sposare. E le spediscono nei loro paesi d¹origine, dove non sono mai state. Ritornano violentate, umiliate, ferite con un marito imposto. E da allora non possono più vivere come prima.
    Poi ci sono i matrimoni forzati nella comunità: lei è di origine marocchina, esce con un ragazzo negro. Le dicono. Sei una vergogna, fai schifo, devi sposare un ragazzo dei nostri, marocchino. La cosa peggiore, oltre alla violenza, è che loro stesse si sentono colpevoli di tradire la famiglia, la comunità. (Š)
    (Da La Stampa dell¹11 novembre 2005)


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