L’aggressione in zona piazzale Abbiategrasso. La Fondazione Exodus: continua a diminuire il numero dei centri giovanili
Pugni e minacce: baby gang rapina ragazzo di 14 anni
L’azione di tre coetanei stranieri: i soldi o ti tagliamo la faccia. Oltre al denaro rubati giubbotto e scarpe
Derubato di tutto. La borsa per gli allenamenti di calcio. Lo zaino con i libri e il lettore Mp3. Il cellulare, il portafogli con trenta euro, il giubbotto. La baby gang che ieri pomeriggio ha preso in mezzo un ragazzino di 14 anni, residente a Pieve Emanuele, non gli ha lasciato neppure le scarpe. Lui è rimasto lì, in via Avancini, zona piazzale Abbiategrasso: in maglione e con le calze fradice, nella poltiglia di neve sporca rimasta sulla strada. Si è fatto prestare qualche spicciolo da un passante impietosito. Ha chiamato sua madre a casa. «Per favore vieni a prendermi, mi hanno rapinato». Poi ha telefonato al 113. Gli agenti della Volante hanno potuto solo raccogliere il racconto della vittima.
Il ragazzo ha detto di essere stato affrontato da tre coetanei: tre sudamericani. Lo hanno circondato. A quanto sembra, non hanno tirato fuori coltelli. Ma il «capo» è stato abbastanza convincente: «Dacci i soldi o ti taglio la faccia», avrebbe detto. Un paio di ceffoni e di pugni hanno convinto il quattordicenne che la banda non scherzava. Via il portafogli, via il telefonino, via gli zaini. Poi il giubbotto. «Le scarpe, anche le scarpe». Debole protesta: «Quelle no, per favore». Niente da fare. Spietati, i baby teppisti.
Come quelli che la scorsa settimana hanno messo a segno altrettante aggressioni in via Torino e in piazza Cadorna. E ormai si parla di fenomeno. «Sempre meno legato all’appartenenza a frange di disagio o alla provenienza da quartieri difficili - dicono al comando dei vigili -. Ormai sembra un passatempo, fatto per il gusto della sfida più che per i soldi in sé».
Secondo Franco Taverna, responsabile della Fondazione Exodus, la risposta a violenza e aggressioni non può essere però soltanto repressiva. «È una politica che non paga -spiega - , lo dicono anche studi effettuati negli Stati Uniti dove il fenomeno è di ampia portata». Cosa serve? «Modelli di comunicazione che trasmettano stili di vita diversi e presenza sul territorio». In concreto? «A Milano - aggiunge Taverna -, il numero di centri giovanili si è assottigliato sempre di più. E spesso, sono ridotti a semplici contenitori. Né più, né meno che un cinema. L’esperienza fallimentare di Ponte Lambro insegna».
BRANCO L’ultima aggressione avviene in piazza Cadorna. Il 23 gennaio scorso, sei ragazzi circondano un sedicenne: schiaffi e pugni per farsi consegnare cellulare, portafogli e giubbotto
RAPINA SVENTATA
Il 19 gennaio, in via Torino, cinque magrebini minacciano con il coltello tre ragazzi di 13 anni. L’intervento di una Volante sventa la rapina
IN TABACCHERIA
Tre amici armati di pistola giocattolo, spada giapponese e coltello a scatto si improvvisano rapinatori. Il tabaccaio reagisce e li mette in fuga
Ruggiero Corcella
Copyright 2006 © Rcs Quotidiani Spa
Strano che stavolta abbiano detto che la baby gang era formata da allogeni: solitamente parlano di criminalità "giovanile" in aumento...![]()




Rispondi Citando
