Il Senato respinge, in una seduta movimentata, la mozione taglia-firme che intendeva modificare la legge elettorale nella parte in cui obbliga le formazioni minori a raccogliere le firme per le candidature. La decisione dell'assemblea è stata presa con una concitata votazione. Il presidente Marcello Pera ha sospeso la seduta due volte per far ristabilire la calma.
La mozione del centrosinistra è stata respinta con 19 voti (97 a 78). Dopo una breve interruzione, Pera ha riaperto la seduta, ma è mancato subito il numero legale. Questo ha comportato una nuova sospensione. Tra la prima votazione, e la seconda per alzata di mano, sono passati più di dieci minuti che Pera ha dovuto impiegare per individuare i "pianisti", coloro, cioè, che votano anche per gli assenti.
Pera ha fatto chiudere le porte per procedere alla verifica sia tra i senatori della maggioranza (compatta a votare contro la mozione) sia dell'opposizione. Le proteste, dall'una e dall'altra parte, hanno indotto Pera a sospendere ancora una volta la seduta subito dopo aver proclamato l'esito del voto.
Il provvedimento era molto atteso nell'Unione poiché sefosse passato, avrebbe salvato la Rosa nel pugno il partito dal dover raccogliere 90 mila firme per le elezioni politiche del 9 aprile e presentare un mese prima degli altri le proprie liste.
"C'è una grave responsabilità di Marcello Pera incapace di gestire la seduta e il voto", dice Willer Bordon, presidente dei senatori della Margherita che accusa il presidente del Senato "di non essere stato in grado di far svolgere la votazione in modo corretto".




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