Le presenze in Tv: recordman assoluto è stato Bertinotti
di Odoardo Reggiani
Vignetta di Giannelli sul Corriere di domenica scorsa. Da un televisore esce l’annuncio di un programma: “Trasmettiamo ora le invasioni barbariche”. Seduto in poltrona c’è un telespettatore incuriosito con in mano il telecomando. Dallo schermo, in primissimo piano, la faccia di Berlusconi poi l’intera sua caricatura nanesca si moltiplica all’infinito fino a straripare dallo schermo come uno sciame di vespe che assale il povero telespettatore. Insomma una rappresentazione icastica, mascherata da satira, in merito alle recenti apparizioni televisive del Presidente del Consiglio, viste dal vignettista del giornale diretto da Paolo Mieli alla stregua di “invasioni barbariche”. Peccato non siano state prese in considerazione dal bravo Giannelli le 32 (dicansi trentadue) apparizioni sparate dalle televisioni pubbliche e private in soli 15 giorni (più di due al giorno) da Rutelli, Fassino, D’Alema, Bertinotti e Prodi. Bruno Vespa, attaccato dai compagni di Repubblica per l’ospitalità data ultimamente al Presidente del Consiglio, ha snocciolato tutte le cifre delle presenze nel salotto di “Porta a porta” durante l’intera legislatura. Ebbene, se analizziamo le presenze individuali dei vari leaders, recordman assoluto è stato Bertinotti con 42 partecipazioni, seguito da Pecoraro Scanio con 40, Fassino con 33, Mastella con 32, Boselli con 25, Fini con 22, Follini con 20. Ultimi a pari merito, con 10 presenze ciascuno, D’Alema e Berlusconi. Dunque per Giannelli e il Corriere, sono “invasioni barbariche” le dieci presenze di Berlusconi (52 sommando quelle di Fini e Follini) ma non le 182 (dicansi centottantadue), dei leaders unionisti.
Siamo andati a ripassare l’annata 2000-2001 del Corriere, quella precedente le elezioni politiche, allorché in Rai imperversava il complesso jazz dei vari Santoro-Biagi-Travaglio-Luttazzi-Guzzanti-Dandini-Benigni, in sintonia con la big-band dei leaders e portaborse della sinistra, accompagnata dal coro di voci rosse di teleKabul, al gran completo di militanti di leva, riservisti e volontari. Una Rai diretta dal presidente Zaccaria (tanto di garanzia da essere poi stato sistemato in uno scranno parlamentare ulivista), ma non abbiamo trovato nessuna vignetta di Giannelli che prendesse in giro la sinistra al governo per la sua arrogante occupazione dell’emittente pubblica. È dunque fin troppo facile zittire lorsignori quando sostengono che la satira è diretta, per sua natura, contro il potere, perché se ne sono ben guardati di lanciarla contro il potere quand’era nelle loro mani. Per farla breve è lui, sempre e solo Berlusconi, il bersaglio dei compagni e già questo sarebbe un valido motivo per votarlo. Ma ce ne sono molti altri. Ad esempio la discesa in campo del buon Carlo Azeglio. Che il Presidente della Repubblica tifasse per il centrosinistra è cosa risaputa ma finora, riferendosi alle leggi dello Stato approvate dal Parlamento sovrano, si era sempre espresso nel senso del controllo sulla loro coerenza costituzionale e sulla loro scrupolosa applicazione.
Con la lettera inviata al presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, Ciampi è andato però oltre il suo ruolo, sollecitando l’estensione applicativa di una legge assai controversa e delicata come quella della cosiddetta par condicio (la 28/2000) anche prima del tempo previsto dalla legge stessa che è di 40 giorni dalla data delle elezioni, in contemporanea con l’indizione dei comizi elettorali. Poiché di giorni al 9 aprile ne mancano settanta, ecco che Ciampi chiede di raddoppiare i tempi del bavaglio a Berlusconi, ben sapendo che le sue apparizioni in Tv aumentano il consenso alla CdL e rendono più difficile la vittoria dei compagni, per non dire probabile la loro sconfitta. E poi che ne dite amici di un governo con Mastella alleato di Vladimir Luxuria, Francesco Caruso e del leoncavallino Leander Farina? Con Rosy Bindi e Franco Marini in compagnia di Pannella e Boselli? Un governo presieduto dal dossettiano Prodi e sostenuto in misura determinante da forze politiche che si prefiggono di abrogare il concordato con la Chiesa cattolica, di legalizzare le unioni di fatto fra coppie etero e omosessuali, di velocizzare il divorzio, commercializzare la pillola abortiva alla stregua di caramelle, liberalizzare le droghe cosiddette leggere e via radicalizzando e anticlericalizzando?
Un governo appoggiato da grandi industriali, finanzieri, economisti, come Della Valle, De Benedetti, Montezemolo, Monti, Padoa Schioppa che si prefigge di abrogare la legge Biagi, estendere l’articolo 18 alle imprese con meno di 15 dipendenti, tassare le rendite finanziarie, aumentare le tasse ordinarie e, ultima notizia, requisire gli appartamenti privati sfitti per sistemare gli sfrattati? Sorvoliamo sulla politica estera dove il disaccordo fra la decina di partiti e partitini della coalizione rossa è endemico e irrecuperabile. Berlusconi ha governato una intera legislatura e, pur fra mille difficoltà, ha avviato importantissime riforme per il Paese. Quanto potrebbe durare secondo voi un governo cocktail come quello sopra prospettato? Meditate, gente. Meditate!




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Anche questo dovevamo vedere.....povera Italia!
