Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    18 Apr 2009
    Messaggi
    1,535
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La Classe Opa-raia Va In Paradiso

    LA CLASSE OPA-RAIA VA IN PARADISO
    COME GUIDO ROSSI HA TIRATO FUORI DAL PASTICCIACCIO BRUTTO L’UNIPOL
    LA CHIAVE DI VOLTA FU LA CENA D’ALEMA-ROSSI, GRAZIE AI BUONI UFFICI DI GERONZI
    L’OPA PARIBAS SU BNL: INIZIA LO SHOPPING BANCARIO DELL’ERA DRAGHI

    Per gli appassionati dei thriller finanziari ieri sera è andato in onda all’improvviso un film-kolossal di straordinario interesse.
    Preceduto dalle note della Marsigliese, l’inno nazionale che nel 1792 nacque nella casa del sindaco di Strasburgo, il colosso francese Bnp Paribas ha acquistato per 9 miliardi di euro il 48% di BNL rilevando la quota di Unipol e di altri azionisti collegati.
    Protagonisti e interpreti di questa vicenda che mette la parola fine al tormentone sulla banca di via Veneto, sono stati in prima linea Giuseppe Spatafora, l’uomo che rappresenta Paribas in Italia e il successore di Giovanni Consorte, Pierluigi Stefanini. Accanto a loro lo stuolo di avvocati dello studio Bonelli Erede Pappalardo che ha assistito i francesi nell’accordo maturato nella notte di giovedi’ scorso.
    Questi signori in realtà hanno alle loro spalle tre personaggi di grande peso che si chiamano Baudoin Prot, Michel Pébereau e Guido Rossi, super avvocato di Milano che dopo aver fatto fuori i Furbetti del Quartierino ha portato al successo gli olandesi di Abn Amro in Antonveneta, e adesso firma con il suo nome e con la sua pesante parcella, l’arrivo dei cugini francesi in Italia.
    Monsieur Prot, 54 anni (a 25 lavorava già in Paribas) è l’uomo che adesso guida la banca. Con il sorriso sulle labbra dichiara al Sole 24 Ore che l’arrivo in Italia è amichevole e aggiunge “non veniamo da conquistatori”.
    Monsieur Pébereau, 64 anni, è il mostro sacro che ha contribuito a sviluppare l’istituto francese in 85 paesi con 5 milioni di clienti e con un fatturato di 22 miliardi di euro. Il confronto tra la banca di Pébereau e BNL è impressionante. Basti pensare che con i suoi 100 mila dipendenti e un eccesso di liquidità generato da un utile di 4,6 miliardi di euro occupa il 16° posto assoluto nel mondo. Conquistare BNL è per i francesi come portare a casa un petit morceau, cioè un piccolo boccone che non crea alcun problema alla stabilità patrimoniale della banca parigina.
    Ma il vero artefice dell’operazione e protagonista assoluto dell’Opa transalpina è stato Guido Rossi. Tra un libro sul capitalismo opaco e un saggio su MicroMega, l’avvocato milanese ha tenuto una lectio magistralis su come si conducono gli affari. Sulle orme della buonanima di Enrico Cuccia. Nessuna fuga di notizie (il Corriere di Mieli non ha bruciato l’operazione dell’amico Rossi ma si permetteva ieri una pulce nell’orecchio: “”Unipol prepara la cessione”, articolo di Roberta Scagliarini), nessun squillo di tromba, nessuna mosconata in borsa: nel cuore di una notte il 70enne professore ha spiegato a furbetti e furboni come si gioca al tavolo del risiko bancario.
    Quali siano le motivazioni che hanno indotto il nuovo Cuccia a scendere in campo sono varie e avariate. Qualcuno sostiene – ed è vero, verissimo - che già sei mesi fa i francesi di Paribas avessero messo gli occhi su Montepaschi. Altri sostengono (ed è una tesi abbastanza ridicola) che volessero impossessarsi della piccola Banca Leonardo conquistata da Braggiottino.
    La chiave di volta va cercata ancora nella politica e forse proprio nella cena avvenuta tre settimane fa con Massimo D’Alema nella bellissima casa dell’Ombelico del Potere italiano. Le stoviglie e i quadri d’autore non parlano, ma non è difficile intuire che intorno all’ossobuco alla milanese sia stata delineata in quella occasione una strategia che oggi viene alla luce.
    Uscire al piu’ presto dalle vicende giudiziarie e finanziarie è la parola d’ordine che i DS si sono dati dopo il fiume di intercettazioni e le stupefacenti parole parole parole di Giovanni Consorte. Nessuno può attribuire a Guido Rossi il merito di aver stoppato i Pm milanesi che avevano tra le mani carte fiammeggianti, ma certamente è l’uomo che è riuscito giovedì notte a tirar fuori dal pasticciaccio brutto di via Stalingrado i bolognesi dell’Unipol.
    Nella sua fragile visione delle cose Dagospia aveva intuito da tempo che gli spagnoli di Bbva non avrebbero cacciato i soldi per sostenere la causa di Luigino Abete e per piantare la bandiera sulla banca nella quale hanno vissuto come soci inerti per molti anni. L’aveva capito Dagospia, ma soprattutto l’aveva capito l’ombelico della finanza italiana che porta il nome di Guido Rossi. E adesso gli spagnoli se ne vanno a casa con 600 milioni di plusvalenza, mentre i francesi mettono a segno un colpo magistrale.
    Francamente fa sorridere il titolo di Repubblica “Abete non alzerà le barricate”. E quali barricate mai potrebbe erigere Luigino di lobby-continua che dopo essersi messo di traverso all’Unipol e ai DS dovrà tornare a fare il mestiere del tipografo?
    Arrivano gli stranieri (l’abbiamo scritto non più tardi di ieri citando i preannunci clamorosi di Deutsche Bank) e in questo scenario un uomo come Mario Draghi, che porta con sé la visione di un mercato globale e di una concorrenza senza barriere, rappresenta il riferimento ideale per i mercati internazionali.
    Dicono che negli ultimi tempi Antonio Fazio abbia preso ad andare in chiesa due volte al giorno, e c’è già chi rimpiange la sua maldestra difesa dell’italianità senza se e senza ma. Il risiko bancario è appena all’inizio. In campo devono scendere ancora le grandi merchant bank inglesi e americane che attraverso l'agenzia Moody’s mandano proprio oggi un segnale di speranza nei confronti di quel Romano Prodi che insieme a Mario Draghi e Carlo Azeglio Ciampi inaugurò nel ‘92 la fruttuosa stagione delle privatizzazioni.
    Siamo appena all’inizio del combat. Prima dei titoli di coda vedremo altre sequenze interessanti con carrellate panoramiche e blitz improvvisi su Capitalia (dove l’eventuale uscita degli olandesi è più temibile dei regali di Gaucci), su Banca Intesa (dove i francesi di Crédit Agricole aspettano di allargarsi), sul San Paolo (nel quale gli spagnoli di Santander prima del 2007 cominceranno ad agitarsi), e infine, su MontePaschi la cenerentola rossa che prima o poi dovrà diventare principessa in sposa.
    Per oggi la cronaca è occupata dalle ombre lunghe e massicce di due grandi vecchi che si conoscono e che si frequentano da anni: Cicerone-Rossi e Michel Pébereau. Hanno un salotto in comune che si chiama Aspen Institute dove il presidente di Paribas è il numero uno in Francia dal novembre 2004 quando sostituì Raymond Barre al vertice del prestigioso think-tank. “Allons enfants de la Patrie, le jour de la gloire est arrivé…”.

    PS – CHI ATTOVAGLIO’ D’ALEMA IN CASA ROSSI?
    A proposito, chi è il personaggio che ha facilitato l’incontro Rossi-D’Alema a Milano? Un banchiere che è in contatto sia con il nuovo Cuccia sia con lo skipper dei Ds, vale a dire Cesare Geronzi. Che, per ricompensa, ora si troverà la potentissima Paribas in casa Capitalia…

    Dagospia 04 Febbraio 2006
    http://213.215.144.81/public_html/ar...dex_22276.html

  2. #2
    Giacobino 1799
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    Repubblica Partenopea
    Messaggi
    2,661
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Fine del grande assedio
    di Nicola Cacace

    Con una mossa secca e tempestiva Unipol rompe l’assedio di via Stalingrado, sede del suo quartier generale, dà scacco matto ad un agguerrito stuolo di giocatori che da destra e da sinistra avevano invaso il campo di gioco, rafforza il suo posizionamento nella Bancassicurazione, produce vantaggi economici per le Cooperative di Holmo che avevano avuto fiducia nel suo progetto di crescita.

    Prendendo tutti in contropiede, il presidente di Unipol Stefanini ed i suoi collaboratori tra cui Guido Rossi (esperto della materia anche per essere stato consulente degli spagnoli della fallita Ops, offerta pubblica di scambio) hanno rotto nel miglior modo possibile l'assedio che molti «giocatori» con e senza «numero di maglia» avevano, da luglio in poi, portato alla società dei cooperatori «rossi», accusati di tutto e di più dimostrando quanto false e ingiuste fossero state le critiche di scarsa professionalità quando non di immoralità, rivolte alla cooperazione.

    Unipol oggi è più forte di ieri. Essa ha infatti stretto un accordo strategico con Bnp Paribas, la banca europea più internazionale (55% è oggi il suo grado di internazionalizzazione contro il 5% di Bnl e S Paolo Imi, il 10% di Unicredito e Intesa e il 40% di Bbva) che è infatti entrata col 5% nel capitale di Finsoe, la finanziaria padrona di Unipol, Unipol ha acquisito il controllo totale di Bnl vita, ha prodotto un discreto guadagno per i cooperatori di Holmo che avevano avuto fiducia e investito nella sua crescita ed ha munizioni di liquidità buone per lo sviluppo. Quando parlo di assedio, non mi riferisco a perplessità e dubbi posteriori alla scoperta delle vie «traverse» che Consorte e Sacchetti avrebbero percorso per evitare l'Opa col presunto concerto con Deutsche Bank, o per guadagni personali sulle cui illegalità la Magistratura non ha ancora concluso le indagini e su cui il corpo sano della cooperazione, aveva subito reagito con la defenestrazione dei due manager. Mi riferisco alla valanga di critiche e accuse lanciate contro Unipol dai media, quasi tutti, e dai vertici della Confindustria, al solo annuncio della volontà di Unipol di crescere nella bancassicurazione, accuse rilanciate anche, ahimè, da ambienti politici di ogni colore sulla «lesa purezza della razza cooperativa» ben prima del novembre dicembre 2005 quando si ebbe sentore delle possibili irregolarità e intrecci di interessi personali con l'Affaire Bnl Unipol. «La scalata alla Bnl somiglia alla solita rischiosa voglia di impero», «le cooperative tradiscono la loro natura se si interessano di finanza», «le cooperative non possono competere con le altre Spa perché godono di agevolazioni finanziarie e/o perché non sono scalabili», «se una cooperativa nasce nei supermercati deve morire lì».

    Sono alcuni dei titoli più gettonati della stampa «comunista» italiana. Lo strano è che alcune di queste accuse sono state rivolte dalla stampa di ambienti economici passati con disinvoltura dall'industria ai paradisi delle bollette e dei pedaggi. E altre da ambienti vicini al mondo cattolico che, per motivi storici, è ben presente e vitale nella finanza cooperativa, come spiegherò.

    Eccezioni al coro di avversari, interessati e meno, non sono mancate. Mi piace oggi ricordare quanto un banchiere di professionalità e moralità indiscussa come il dott. Siglienti, ex presidente di Comit e Ina ebbe a dichiarare nel pieno della bagarre di accuse il 20 dicembre a MF, Milano Finanza: «A prescindere dalle vicende giudiziarie di Consorte, su cui dovrà far luce la magistratura, ritengo che se ci sono le condizioni patrimoniali, la Banca d’Italia dovrà dare via libera all'Opa Unipol... Dal punto di vista industriale inoltre si tratta di un'operazione che ho visto fin da subito in modo favorevole e che va nella direzione che avevamo pensato a suo tempo con Ina e Banco di Napoli. Dall'unione di Unipol e Bnl nascerebbe finalmente un gruppo di dimensione europea nel Bankassurance».

    I valori base della cooperazione, che - ricordiamolo - è nata nel mondo in opposizione all'usura e altre pratiche socialmente inique della finanza capitalista, sono tre, una testa un voto, rinuncia ai Capital Gain, bassa remunerazione del capitale. Gli sgravi fiscali, ridotti dopo l'ultima legge, (10% d'imposta sull'utile non distribuito contro il 33% delle SpA) sono il prezzo, riconosciuto in tutto il mondo, per questa mutualità. E poi, le SpA di proprietà delle coop come Unipol, Granarolo, etc. pagano le tasse come tutte le SpA. Quanto alla non scalabilità delle coop, se non dai soci, accusa spesso rivolta dai media, nessuno aveva l'onestà di ricordare che da noi, per l'arretratezza di un capitalismo fatto di scatole cinesi e accordi di sindacato, meno di 40 aziende su 240 sono veramente scalabili in Borsa.

    Quale capitalista accetta di rinunciare al Capital Gain e di regalare l'azienda allo Stato in caso di cessione di attività? Nessuno, solo il cooperatore.

    L'intergenerazionalità conseguente a questi principi è stato il primo fattore di successo della cooperazione nel mondo libero e in Italia (dove anche le grandi imprese cooperative sono cresciute in occupati del 125% in dieci anni mentre le altre GI rimpiccolivano) e questo dovrebbe, oggi che si contano i danni del «nanismo» e del «cortotermismo» (Borsa, Stock Option, divari di uno a trecento tra i guadagni di Top Manager e lavoratori) far riflettere sull'importanza anche economica della cooperazione e non spingere troppi, amici e nemici, a tarparne le ali. Pochi sanno che la banca che compete per il primo posto nel mercato francese con Bnp Paribas è il Credit Agricole, banca di proprietà delle cooperative.

    E nessun giornale, tra i tanti severi per la «lesa purezza della razza cooperativa» che osava «scalare» una banca, hanno informato i loro lettori che la quota di mercato detenuta nell'Europa dei 25 dalle banche cooperative è del 17% mentre in Italia è dell'8%, tutto detenuto dalle Bcc, banche di credito cooperativo affilate a Federcasse ed alla Lega bianca, che facendo un ottimo lavoro a favore di imprese e comunità locali, rispettano la mutualità ed hanno anche ritmi di crescita molto superiori alle altre banche italiane.

    L'invito che mi sento di rivolgere oggi a quanti hanno troppo disinvoltamente disinformato rivolgendo critiche ingiustificate e ingiuste alla cooperazione è quello di studiare un po’ la storia, la socialità e l'Economics del movimento cooperativo. Scoprirebbero un tesoro di valori e di realizzazioni, economiche e sociali, di cui il capitalismo moderno italiano ha bisogno per invertire una rotta in discesa. Naturalmente l'invito non vale per il nostro presidente del consiglio, che preferisce le invettive alle verità.
    De minimis non curat praetor.

    da www.unita.it

  3. #3
    Giacobino 1799
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    Repubblica Partenopea
    Messaggi
    2,661
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La sconfitta
    dei furbetti

    A volte accadono anche i miracoli. La scalata alla Bnl era partita come una delle più brutte storie italiane (non a caso ha generato una certa quantità di azioni giudiziarie) e adesso può finire come un caso esemplare. Caso nel quale, peraltro, i piccoli azionisti, finalmente, rischiano davvero di guadagnare un po' di soldi, come vorrebbero le leggi del mercato.

    La scalata alla Bnl era partita prima con tutte le manovre, i concerti, i sotterfugi dei furbetti del quartierino e degli immobiliaristi romani. È una parte ancora non del tutto chiarita di questa vicenda.

    Quello che per ora si sa è che quei signori volevano mettere le mani sulla Bnl senza passare attraverso un'Opa regolare, rivolta a tutti i risparmiatori. L'Opa c'era già, e era quella degli spagnoli del Bbva (già azionisti della banca). I furbetti del quartierino, insomma, cercano di fare gli italiani, cioè, di non pagare dazio.

    Cercano di sconfiggere gli spagnoli, ma non con una battaglia a viso aperto, sul mercato. Agiscono sott'acqua, con non si sa ancora bene quante e quali connivenze in Banca d'Italia. A un certo punto ci si rende conto che gli immobiliaristi e i furbetti non possono mettere le mani sulla Bnl perché un po' lo vietano le leggi un po' lo vieta la decenza. Non si può vedere lo scandalo di una banca di quelle dimensioni che passa di mano senza una regolare Opa, senza far partecipare i piccoli azionisti alla spartizione dei soldi che in questi casi girano abbondanti.

    Allora si decide (sempre la Banca d'Italia) che bisogna per forza passare la palla a qualcuno di più presentabile dei furbetti. E si va dritti sulla Unipol di Giovanni Consorte.

    Unipol che, almeno, è una società quotata, esercita un mestiere onorevole e gode di una sua reputazione. Anche l'Unipol, però, cerca subito di infilarsi in vie traverse, di evitare l'Opa. E, quando non ne potrà proprio fare a meno (qualche buona legge c'è ancora in Italia), anche i bravi cooperatori (guidati però da un tipo che si era fatto le ossa insieme a Gnutti e Fiorani) cercano di infilarsi in qualche vicolo per non pagare dazio. Per evitare insomma un'Opa come si deve.

    Quando vengono scoperti, fanno in modo da fare un'Opa al minimo prezzo possibile, giocando sulle date.

    Nel frattempo, tutto va per aria perché tutti questi signori sono stati intercettati e si scopre che, chi più chi meno, sono una banda di gaglioffi. Il più svelto, Fiorani, andava addirittura di notte nella sua banca a svuotare i conti correnti dei morti. E l'altro, Chicco Gnutti, pagava consulenze da 50-60 milioni di euro a Consorte, manco fosse Rockfeller e non un piccolo finanziere di provincia. Mandato via Antonio Fazio (che di tutta questa gente era il Santo Protettore), e restituita la pratica dell'Opa Unipol sulla Bnl ai normali uffici di via Nazionale, questi stessi uffici hanno impiegato poche ore per dire che si trattava di una cosa inconsistente, inutile e forse anche pericolosa.

    L'Unipol (intanto Consorte è stato cacciato via) ripresenta la sua domanda con qualche integrazione. Ma anche questa volta via Nazionale dice di no. E lo dice attraverso i funzionari, senza stare a scomodare i piani alti (Draghi, che ha preso il posto di Fazio, e che in passato aveva lavorato per Goldman Sachs, advisor del Bbva, ha detto subito che non avrebbe nemmeno guardato la pratica, lasciando piena libertà di giudizio ai suoi impiegati).

    Tutto l'affare, insomma, era talmente sbilenco, tirato con le molle, e mal costruito, che è bastato affidare tutto alle normali procedure per vederlo svanire. A quel punto l'Opa di Unipol, su Bnl era già morta e sepolta. Rimaneva solo da capire che cosa avrebbero fatto i bravi cooperatori di tutte quelle azioni Bnl che Consorte aveva comprato. Molti si aspettavano che l'Unipol cedesse il suo pacco agli spagnoli del Bbva. Ma l'odio contro gli spagnoli, evidentemente, era troppo forte. Alla fine si è trovato un terzo compratore in Bnp Paribas. Compratore che avrà pagato anche bene. Ma anche un compratore che, adesso, dovrà fare per forza un'Opa, dovrà offrire cioè anche ai piccoli azionisti la possibilità di vendere le loro azioni alla stessa Bnp Paribas. Il Bbva è orientato a gettare la spugna e a vendere ai francesi senza rilanciare con una nuova Opa.

    Tutto nel rispetto delle regole del mercato. Tutto in piena trasparenza, e con buone prospettive di guadagno per gli azionisti minori. Ma anche se gli spagnoli avessero deciso di rilanciare, il caso Bnl sarebbe sfociato in una bella contesa a colpi di miliardi sotto gli occhi di tutti, con i piccoli soci in poltrona a fare i conti di chi offre di più.

    Insomma, quella era cominciata come una storia di truffe, di soldi un po' finti e un po' veri, rischia di diventare una storia esemplare di battaglia finanziaria. E tutto questo, speriamo, senza che si alzi qualcuno (i soliti amici di Fazio e di Fiorani) a dire cose senza senso sull'italianità delle banche. Insomma, gli stranieri della Bnp Paribas e del Bbva ci hanno fatto vedere come si cerca di comprare una banca: in modo leale e trasparente. Che la vittoria alla fine potrà essere dei francesi, ha un'importanza relativa.
    Tutto a posto, dunque? Non proprio del tutto.

    L'ingresso in campo dei francesi di Bnp Paribas ci fa
    capire che le grandi banche europee (ma forse anche quelle americane) sono molto interessate al nostro mercato del credito, e che sono disposte a tirare fuori molti soldi per mettervi giù delle basi. E questo pone una domanda: è abbastanza forte il nostro sistema del credito per non farsi mangiare? La risposta a questa domanda non è un sì convinto. Quasi vent'anni di veti assurdi e cervellotici di Fazio hanno impedito un reale rafforzamento degli assetti proprietari delle nostre banche e quindi c'è qualche pericolo. Ma, forse, c'è ancora il tempo per correre ai ripari.


    04/02/2006 - 08:47


    da www.repubblica.it

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 310
    Ultimo Messaggio: 06-12-12, 10:23
  2. La classe operaia va ancora in paradiso?
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 17-02-10, 14:52
  3. LA CLASSE OPERAIA NON VA IN PARADISO
    Di Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-08-09, 17:35
  4. La classe operaia non va in paradiso
    Di Hatukase nel forum Politica Estera
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 15-03-08, 20:20
  5. OTAM, la Classe Media e La classe Bassa!
    Di ascaro41 nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 05-11-07, 12:08

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito