QUESTION TIME ALLA CAMERA
Resti archeologici trasferiti, interrogazione Udc
I resti relativi a un edificio rustico realizzato in età etrusca ubicato in via Andrea Costa è stato spostato per fare posto a una Coop
"nulla osta della sovrintendenza di Bologna alla rimozione ed al trasferimento in altra area di resti archeologici di epoca etrusca (Volontè UDC)"
Question Time del 25 Gennaio 2006
Una vicenda che presenta «aspetti non ancora chiari», sulla quale verranno svolti «adeguati approfondimenti»: così il Ministro per i beni e le attività culturali, Rocco Buttiglione, ha risposto nel pomeriggio, durante il 'question time' alla Camera, a una interrogazione dei parlamentari Udc Luca Volontè ed Emerenzio Barbieri circa il trasferimento in altra area di resti archeologici relativi a un edificio rustico realizzato in età etrusca - e utilizzato fino all'età celtica - ubicato a Bologna, in via Andrea Costa 160, per far posto a un supermercato di Coop Adriatica.
Il nulla osta alla rimozione e al trasferimento di reperti - spiegano i due parlamentari nell'interrogazione - venne dato dalla soprintendenza prima nel maggio 2000 e poi nel settembre 2001, nonostante il vincolo posto dal Ministero sull'edificio già dal novembre '99 - su richiesta della stessa soprintendenza - per l'eccezionale valenza storica dell'insediamento. Secondo i parlamentari Udc, la soprintendenza decise il trasferimento compiendo un atto «palesemente illegittimo»: nel frattempo l'area - di proprietà di un privato intenzionato a costruirvi un supermercato, ma scoraggiato dal vincolo cui era soggetto - passava a Coop Adriatica, che portava a compimento l'opera.
«Perchè viene negato al privato cittadino ciò che viene consentito alla cooperazione, ovviamente solo quella rossa, perchè di altro non si parla?». Per il ministro Buttiglione, che intende chiarire la vicenda, il cambiamento di parere della sovrintendenza doveva essere «adeguatamente motivato», così come la rimozione del vincolo. Inoltre l'area su cui sono stati trasportati i reperti risulta tuttora di proprietà privata, e non acquisita dal Comune, così come era negli accordi. I parlamentari chiedono inoltre chiarimenti su chi ha autorizzato il trasferimento dei reperti, oggi in un'area «esposta alle intemperie e piena di erbacce», e sulle motivazioni che hanno portato alla distruzione di un sito definito «unico nella sua bellezza e nella sua importanza culturale ed archeologica»
da Il Resto del Carlino




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