
Originariamente Scritto da
nuvolarossa
Con tutto il rispetto per l’Associazione nazionale magistrati, dobbiamo dire che il presidente del Consiglio ha espresso un giudizio indubbiamente pesante, quando ha detto che la procura di Milano ha insabbiato l’inchiesta Unipol, ma anche un'idea che però è diffusa fra molti cittadini, e cioè che vi siano due pesi e due misure nella valutazione della Giustizia italiana, in particolare a Milano. Rendendoci ben conto della gravità di una tale asserzione, vorremmo sperare che nel momento in cui si fanno simili affermazioni ci si sbagliasse, ma il dubbio, per non dire il sospetto, è alimentato da provvedimenti giudiziari che nella loro riservatezza appaiono comunque in netto contrasto fra loro. Perché, ad esempio, l’ad di Bpi Fiorani è in galera da mesi, mentre chi è accusato di essersi associato per delinquere con lui, no? Perché per questa ipotesi di reato vengono arrestati, ad esempio, i figli dell’ex patron del Perugia, Gaucci, e non Consorte? Sono domande che chiunque si pone; e non conoscendo le indagini, pur contando sull’assoluta irreprensibilità della magistratura inquirente, è fin troppo evidente la disparità di trattamento che alimenta i sospetti. Speriamo che in sede di giudizio, quando vi sarà la chiarezza su tutti gli elementi acquisiti, si possa dire che i giudici avevano ragione. Intanto il problema resta, anche perché vi sono delle aggravanti. Ci ricordiamo benissimo, ad esempio, di un magistrato che, nel cuore di Tangentopoli, disse che erano arrivati finanziamenti al Pds, ma che l’inchiesta si era dovuta interrompere perché nessun teste aveva saputo indicare a chi giunsero quei soldi. Evidentemente si erano persi a Botteghe Oscure. Come in un romanzo di Bulgakov, la borsa col denaro, una volta al Bottegone, si era animata ed era fuggita via, magari miagolando. E non saremo noi a porre limiti all’imprevedibilità del reale. Sarà sicuramente successo così. Però quel magistrato è poi stato eletto in un collegio che più rosso non poteva essere. E adesso si parla della nuova candidatura del capo della procura di Milano, in una posizione importante nelle prossime liste dell’Unione. Allora, forse, se i magistrati almeno si astenessero dallo scendere in politica con una parte sospettata di essere stata favorita nelle indagini, sarebbe più facile difendere, anche per chi ci crede, l’assoluto equilibrio imparziale della Magistratura.
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tratto dalla "Voce Repubblicana, in edicola domani ...