
Originariamente Scritto da
aguas
Sul numero odierno di Repubblica, pag. 15
Da Gerusalemme
Alberto Stabile
Negli anni del grande disordine seguito alla Seconda guerra mondiale, i più famigerati criminali di guerra croati, i cosiddetti ustasha, poterono sfuggire alla giustizia internazionale, trovando rifugio in Amrica Latina e sfruttare l'immenso tesoro raccolto depredando le vittime del loro regime sanguinario, grazie alla protezione ricevuta in Vaticano dall'allora vice segretario di stato, Giovan Battista Montini, più tardi asceso al soglio di Pietro con il nome di Paolo VI.
E' stato l'agente del controspionaggio americano, William Gowen a evocare il ruolo di Montini in una testimonianza resa il mese scorso davanti alla Corte Federale di San Francisco, chiamata a giudicare su una serie di istanze di risarcimento presentate da ebrei, serbi, ucraini, russi e rom sopravvissuti alla macchina di sterminio messa su da Ante Pavelic e dai suoi seguaci in nome e per conto dei nazisti. Copia di quella testimonianza è venuta in possesso del giornale Haaretz, che ne ha anticipato il contenuto.
.........
La crudeltà dispiegata dalle milizie croate contro chiunque non fosse croato e cattolico fu osì agghiacciante che persino il comandante dell'esercito tedesco in Yugoslavia si sentì in dovere di levare una (tardiva) protesta.- In conseguenza degli ordini impartiti da Pavelic e dal suo braccio destro, Andria Artukov, soprannominato "l'Himmler dei Balcani", 800.000 persone furono sterminate, 100.000 solo nei campi di Jasenovac.
Dopo la guerra Pavelic e gli altri capi ustasha volarono in Austria e da qui, con l'aiuto dell'intelligence britannica e di certi amici ben piazzati in Vaticano, passarono in Italia, trovando rifugio nella penombra delle basiliche romane e nel silenzio dei monasteri.