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    Predefinito La "bibbia" dell'anti-illuminismo di Sternhell



    Contro l’Illuminismo: la nuova opera di Zeev Sternhell


    Contro l’Illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda, il nuovo lavoro dello storico israeliano Zeev Sternhell (Baldini Castoldi Dalai Editore, p.665), è un libro di storia delle idee. Tratta della rivolta intellettuale contro l’Illuminismo e i suoi principi fondanti (la libertà individuale, l’autonomia della ragione, il metodo scientifico), così come si è sviluppata dal XVIII secolo fino alla fine del XX. A partire dalla Rivoluzione francese, Edmund Burke, Joseph de Maistre e tutti i loro epigoni romantici hanno contrapposto alla filosofia degli Enciclopedisti una concezione della vita e della politica in cui quel che conta non è ciò che rende gli uomini uguali ma ciò che li rende diversi: la storia, la cultura, la lingua, l’etnia. Per duecento anni questa polemica non si è mai sopita e anzi è stata alimentata da nuovi autori e nuovi argomenti. Herder, Taine, Sorel, Spengler, Croce, Maurras, Berlin, per citarne alcuni, hanno criticato l’idea di una ragione «astratta» opponendole una visione «concreta» della vita, in base alla quale l’individuo è sempre immerso in una comunità e nella Storia. E' partendo da un’approfondita analisi di questi presupposti che Sternhell ci dimostra come il nazionalismo, la critica alla democrazia, il risorgere di una religiosità militante siano il risultato non di un movimento antimoderno, ma di una diversa idea della modernità che ha radici lontane e con la quale dobbiamo fare i conti ancora oggi.
    «Si forgia, da Herder a Spengler a Meinecke, un’altra modernità che per un secolo e mezzo non ha cessato di contrapporsi alla modernità razionalista, proclamandone il crollo dei valori. Questi valori potevano essere quelli del razionalismo dei Lumi, dell’umanesimo antico coi suoi principi radicati nella legge naturale, o della morale cristiana. I valori universali, così come i principi dell’89, la democrazia di Weimar o la Terza Repubblica, non sono crollati da soli. Non sono stati la ricerca della pluralità, né lo sviluppo delle scienze della natura, la scoperta che ci potevano essere più geometrie, così come mentalità differenti e psicologie dissimili, che dovevano produrre necessariamente l’idea che, allo stesso modo, c’erano più morali, più verità o più specie umane. L’idea di differenza comporta tanti pericoli quanto quella di uniformità. Ponendo l’accento su ciò che separa gli uomini, rifiutando l’idea che possa esistere una sola natura umana, lo si è visto, si provoca lo sfacelo dell’umanità.»
    Di Zeev Sternhell, che insegna all’Università ebraica di Gerusalemme, ricordiamo, tra le altre opere, Nascita dell’ideologia fascista (1993), La destra rivoluzionaria. Le origini del fascismo in Francia 1885-1914 (1997), Né destra né sinistra: l’ideologia fascista in Francia (1997), Nascita di Israele. Miti, storia, contraddizioni (1999).

    Movimento Zero - Contro l’Illuminismo: la nuova opera di Zeev Sternhell


    carlomartello

  2. #2
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    Predefinito Rif: La "bibbia" dell'anti-illuminismo di Sternhell

    IL PANTHEON DELLA DESTRA CHE VINCE

    La “fiaba della globalizzazione” è finita, spazzando via i vecchi legami identitari.
    E oggi la politica può trovare nuova legittimità popolare soltanto “in una visione della vita che non sia materiale, ma spirituale”.
    È la svolta dottrinale di Giulio Tremonti, la riscoperta della “spiritualità” contro il “mercatismo”, raccontata nel suo pamphlet La paura e la speranza.
    Un Tremonti che vorrebbe recuperare “ciò che è stato spazzato via col romanticismo”, ad esempio l’idea che “le nostre radici affondino nella terra dove sono sepolti i nostri padri”, oppure il rispetto per quella “diversità” che Gianfranco Miglio voleva tutelare attraverso il federalismo.
    Può darsi che i volontari delle “ronde padane” o i militanti leghisti che puntano sulla difesa del territorio non lo sappiano, ma queste idee fanno parte di una tradizione antica. E sfogliando il proprio “album di famiglia” forse si sorprenderebbero nel leggere i nomi dei loro antenati.
    Li ricorda uno ad uno Zeev Sternhell, storico delle idee e politologo israeliano, nella sua ultima fatica: Contro l’illuminismo.
    Da Giambattista Vico ad Edmund Burke, da Joseph de Maistre a Johann Herder, “maestri” del pensiero affascinati “dalla straordinaria potenza dell’idea di inuguaglianza”.
    Di fronte alla Luce dei philosophes, portatrice di valori universali, gli anti-illuministi hanno voluto salvaguardare l’ombra del particolare.
    La loro non è una “contro-modernità” quanto piuttosto “un’altra modernità”, basata “sul culto di tutto ciò che distingue e separa gli uomini: la storia, la cultura, la lingua”.
    Una tradizione politica che attraversa tutto l’Ottocento e il Novecento per diventare, oggi, “l’ideologia dominante del mondo contemporaneo”.
    Il suo fondatore è Burke che dichiara guerra totale alle “gelide astrazioni” dei francesi, quei filosofi che vogliono prendere il posto di Dio e in nome di principi astratti, fossero pure quelli dei diritti dell’uomo, dimenticano la propria data di nascita, ovvero il debito verso chi li ha messi in un mondo che esisteva prima di loro.
    È Burke il precursore di quell’atteggiamento che ai giorni nostri ha preso il nome di “neoconservatorismo”, una miscela esplosiva di patriottismo, critica alle utopie e centralità della religione nella vita della società.
    Anche per Herder, l’altro padre dell’anti-illuminismo, non esiste un’umanità tutta uguale, esiste solo l’uomo prodotto dai suoi antenati, dalla “zolla” nella quale sono seppelliti e dalla quale egli è nato. La società ha perciò la forma di un “legame di sangue”.
    L’ancoraggio al “sacro suolo della nazione” riemerge più tardi in Nietzsche e Maurras, alimentando il nazionalismo politico della destra rivoluzionaria, nazionalista e comunitaria, nemica giurata dei valori universali, che produrrà, sostiene Sternhell, “la catastrofe europea del Novecento”.
    Socialisti, ebrei, massoni rappresentano un “pericolo per la nazione” perché sono slegati da vincoli di terra e rivendicano solidarietà cosmopolite e universalistiche, frutto di quel disastro dell’umanità conosciuto come Rivoluzione francese.
    Accuse a cui gli anti-illuministi rispondono collegando i totalitarismi del Novecento al giacobinismo erede dei Lumi.
    Oggi è la loro influenza a spiegare perché, nel mondo complicato della globalizzazione, tornano in auge, in forme diversissime, la retorica del sangue e del suolo, il primato delle origini e le radici da preservare.

    IL PANTHEON DELLA DESTRA CHE VINCE


    carlomartello

 

 

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