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  1. #1
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    Predefinito Ma la Lombardia non era della destra???Ah ah ah

    febbraio 2, 2006 Demetra


    Sondaggio, Lombardia in bilico

    Al Senato due punti tra Unione e Cdl. Ds e Dl divisi prendono più voti che insieme nell´Ulivo

    La rete dei "civici": noi decisivi per far vincere Prodi


    ROMA - Unione in vantaggio di due punti al Senato, Cdl avanti di gran lunga alla Camera. Risultato: Lombardia in bilico tra i due poli. Il responso dell´ultimo sondaggio effettuato nella più grande regione italiana a poco più di due mesi dal voto fa suonare il campanello di allarme al partito delle liste civiche, escluso dall´intesa elettorale con le forze dell´Unione nei giorni scorsi. Il nuovo soggetto politico, che ha tra i suoi sponsor il governatore Riccardo Illy e Rita Borsellino, coglie la palla al balzo e rilancia: «L´alleanza con noi è determinante».
    Il sondaggio è stato realizzato lo scorso fine settimana in tutte le province lombarde, su un campione di 1.039 di elettori. Il centrosinistra risulta in vantaggio di due punti sulle intenzioni di voto per il Senato: 49,9 contro il 47,8 del centrodestra. Ma i punti di vantaggio diventano sei, e in favore della Casa delle libertà, alla Camera. Un test che si aggiunge ai tanti pubblicati in questi giorni, ma che offre uno spaccato significativo perché riferito a una regione «pesante». Quella Lombardia che negli ultimi dodici anni ha assicurato il successo al centrodestra e in cui l´esito adesso appare incerto.
    Il coordinatore nazionale della Rete civica, Roberto Alagna, fa leva proprio sugli ultimi sondaggi per chiamare in causa i leader del centrosinistra: «Finora nell´Unione non c´è stato apprezzamento per la lista civica "Cittadini per il presidente" e questo atteggiamento è ancora più grave perché ci troviamo di fronte a un preoccupante recupero dello schieramento di centrodestra». Nei giorni scorsi, tanto la Quercia quanto la Margherita hanno chiuso ogni canale di dialogo con la Rete civica, che rivendicava spazi nel listone unico alla Camera o comunque un´intesa elettorale con altri partiti della coalizione. «La nostra lista serve e non solo al Senato, a differenza di quanto ci ha risposto l´Unione - rialza la voce adesso Alagna, consigliere regionale del Lazio nella Lista civica per Marrazzo - Non è accettabile che il centrosinistra tratti con alcune frange del centrodestra e, contemporaneamente, abbia un atteggiamento di chiusura con una parte del suo stesso elettorato, un mondo fatto di amministratori e gente impegnata. Noi possiamo fare la differenza». Il riferimento, neanche tanto implicito, è alle trattative per candidare con l´Unione al Senato l´ex big di An Fisichella.
    Il forcing del «partito della società civile» proseguirà anche nei prossimi giorni. Ma, con le segreterie del centrosinistra in procinto di completare i tasselli delle rispettive liste, i margini di manovra per un´intesa sono ridotti al lumicino.
    (c.l.) Repubblica 02-02-2006


  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    beh..ma alla camera sono in vantaggio loro...
    Si, ma era la roccaforte della banda!!

  3. #3
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  4. #4
    calzettoni abbassati
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69


  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball
    La Lombardia rimane un faro della democrazia...mica come il gulag toscano
    Com'è questa storia: chi vota destra è democratico, chi a sinistra no??

  6. #6
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    febbraio 2, 2006 Ipsos/Il Sole 24 Ore
    VERSO IL 9 APRILE / sondaggio Ipsos-Cise: lavoro dipendente

    Operai e impiegati: vince il disincanto

    Unione avanti di 12 punti, ma prevale la sfiducia verso entrambi i poli

    AREE GEOGRAFICHE
    Il Centro-sinistra avanza nel Nord-Ovest, il Polo tiene al Sud e nel Nord-Est
    MODELLI ELETTORALI
    Il 50% fedele al vecchio Mattarellum, solo il 24% favorevole alla riforma
    ALLEANZE
    Il 42% è per il sistema bipolare, il 24% disponibile a spacchettare le coalizioni




    DI ROBERTO D'ALIMONTE Nel 2001 era finita con un sostanziale pareggio: tra i lavoratori dipendenti del settore privato i poli avevano conseguito un analogo numero di consensi. Oggi tutto è cambiato. I sondaggi non sono voti, ma le intenzioni di voto registrate dalla ricerca lpsos-Cise rivelano che i dipendenti delle imprese private hanno, per ora, cambiato opinione. Oggi il 42% del campione voterebbe per il centro-sinistra guidato da Romano Prodi e solo il 29% per il centro-destra di Silvio Berlusconi. E questa è una novità significativa nel mercato elettorale. Cinque anni fa, infatti, secondo una ricerca Itanes, questa categoria si era divisa alla pari tra i due poli. Un dato confermato dal fatto che gli stessi intervistati di oggi hanno dichiarato di aver votato nel 2001 in proporzioni uguali tra Ulivo e Cdl.
    Nell'ultimo decennio le preferenze politiche degli italiani hanno mostrato uno schema ben delineato. Il centro-sinistra ha raccolto il consenso dei lavoratori dipendenti, soprattutto dirigenti e impiegati, e in prevalenza del settore pubblico; per il centro-destra, invece, hanno votato i lavoratori autonomi, soprattutto i liberi professionisti e i piccoli e medi imprenditori. Quanto ai dipendenti del settore privato, per l'appunto quelli che sono oggetto di questo primo sondaggio, i due schieramenti si sono divisi i consensi. Con una differenza però. Tra i dirigenti e gli impiegati di fascia alta ha prevalso l'Ulivo, mentre tra gli operai e gli impiegati esecutivi era in vantaggio la Cdl. In breve, nel 2001 Berlusconi vinse grazie alla sua capacità di creare un blocco sociale costituito dalla grande maggioranza dei lavoratori autonomi e da un settore consistente di quella che una volta si definiva la classe operaia, soprattutto al Nord e al Sud. Questo blocco sembra oggi meno solido di una volta.
    Non solo il centro-destra è in minoranza all'interno di questa categoria di elettori a livello nazionale ma lo è in tutte le zone del Paese come si può vedere disaggregando il dato nazionale per area geografica. L'Unione raccoglie più consensi della Cd] dovunque, anche nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. Pur tenendo conto del fatto che gli indecisi sono tanti il dato è significativo: la Cdl ha perso influenza in questo strato sociale. Sono soprattutto gli operai ad avere modificato le loro preferenze. Oggi solo il 30% voterebbe Berlusconi contro il 40% per Prodi. Nel 2001, secondo la ricerca Itanes, il rapporto era 46% per la Cdl e 41% per l'Ulivo. Dunque c'è stato il sorpasso. Per quanto riguarda, poi, i quadri e gli impiegati di fascia alta, il vantaggio del centro-sinistra, già considerevole nel 2001, si è ulteriormente ampliato. D'altronde, che all'interno di questa categoria si registri un effettivo spostamento di consensi, è dimostrato anche da un altro dato: solo il 65% tra coloro che hanno votato Cdl nel 2001 farebbe la stessa scelta, contro l'84% degli elettori del centro-sinistra. In altri termini il 19% di coloro che dicono di voler votare Prodi oggi avevano votato Berlusconi nel 2001 contro il 5% di quelli che hanno fatto il contrario. L'equilibrio del 2001 si è rotto. Perché?
    La situazione economica è certamente una delle ragioni della disaffezione. Il 68% degli intervistati la giudica negativamente (sì veda anche l'articolo a pagina 4). Il giudizio prescinde almeno in parte dalla propria posizione personale visto che questa è considerata migliore della situazione economica del Paese. Di chi la colpa? Sulla attribuzione della responsabilità della crisi e sul come uscirne sorprende il pragmatismo delle risposte. Gli intervistati non si fanno illusioni. Il giudizio sull'attuale governo è negativo ma lo sono anche le aspettative su un eventuale governo di centro-sinistra.
    La nota dominante sembra essere quella di un profondo disincanto. Il governo Berlusconi non ha fatto bene, ma un eventuale governo Prodi difficilmente farà meglio. Solo il 39% degli intervistati ha una fiducia alta o medio-alta sulle sue capacità. Quello che emerge chiaramente è che il vero problema non è il governo ma la politica. Non c'è fiducia né nel governo uscente né in un eventuale nuovo governo perché manca fiducia nella politica. Su questo aspetto i dati sono chiarissimi. Alla domanda su cosa danneggia di più il sistema economico italiano la risposta prevalente è la «scarsa qualità della politica». Ed è significativo che questo giudizio sia più diffuso tra gli elettori del centro-sinistra che tra quelli del centro-destra (il 51 % per i primi e il 23% per i secondi). Ed è altrettanto significativo il fatto che sia indipendente dal livello di istruzione. Mentre la Cina viene vista come un problema soprattutto da coloro con un livello di istruzione relativamente basso e l'evasione fiscale da quelli con titoli di studio superiori, il giudizio sulla scarsa qualità della politica accomuna tutti.
    Non sorprende quindi che nessuna delle istituzioni più legate alla politica goda della fiducia degli intervistati. Il 75% dichiara di avere poca o nessuna fiducia nei partiti e il 57% dice la stessa cosa a proposito del Parlamento. Più o meno lo stesso giudizio vale per la Rai che evidentemente viene considerata troppo vicina alla politica. Agli stessi bassi livelli in graduatoria troviamo solo la Banca d'Italia, che una volta occupava ben altra posizione, segno che le polemiche di questi mesi hanno lasciato il segno. Di fronte a queste cifre risalta ancora più nettamente la stima nei confronti del Presidente della Repubblica (l'82% di giudizi positivi) e quella nei confronti di istituzioni percepite come al di fuori dell'arena politica quali le forze armate e la chiesa cattolica. Colpisce, infine, il giudizio positivo sulla magistratura, nonostante i ripetuti conflitti con l'esecutivo e le polemiche in cui si è trovata coinvolta.
    Quanto al funzionamento del sistema politico i fautori della nuova legge elettorale non hanno di che rallegrarsi. Le preferenze degli intervistati vanno ancora al vecchio sistema elettorale, il maggioritario con quota proporzionale, che risulta preferito dal 50% del campione, mentre solo il 24% dice di gradire il sistema proporzionale con premio di maggioranza. Anche il bipolarismo sembra essere ancora la modalità preferita di funzionamento della nostra democra-zia, ma qui le opinioni sono più variegate, con un 24% di intervistati che pensa alla grande coalizione e un 14% a un sistema dì semi-alternanza.
    Un'osservazione, infine, sul mix stato sociale-tasse. Più stato sociale e più tasse o meno stato sociale e meno tasse? È una delle domande che dovrebbero servire a distinguere la destra dalla sinistra. E in effetti le risposte mostrano una divisione abbastanza netta: il 40% è a favore della prima soluzione, il 37% a favore della seconda. Ma non si tratta di una divisione netta lungo l'asse sinistra-destra. In Italia non esiste da una parte una sinistra incondizionatamente a favore dello stato sociale e dall'altra una destra compatta a chiedere la riduzione delle tasse anche a costo di ridurre i servizi pubblici. Infatti, tra coloro che dichiarano di voler votare Cdl, il 30% è favorevole alla crescita dello Stato sociale anche a costo di aumentare le tasse, mentre tra coloro che votano Unione il 34% vorrebbe meno tasse e meno stato sociale. Destra e sinistra su questo tema non sono unite. Dentro la sinistra esiste una posizione di destra e dentro la destra esiste una posizione di sinistra. Non c'è che dire: un bel puzzle per qualunque governo. Ed è per questo che in Italia è così difficile fare le riforme. Non esistono schieramenti politici riconducibili a blocchi sociali omogenei. Ma non siamo il solo Paese in Europa a fare i conti con questo problema.
    Questi sono i lavoratori dipendenti del settore privato. Sarà interessante nelle prossime puntate confrontare le loro preferenze con quelle dei dipendenti del settore pubblico e dei lavoratori autonomi e vederne l'evoluzione rispetto al 2001. E in questi confronti che va cercata una delle chiavi per ragionare sul possibile esito delle prossime elezioni politiche.
    Prima di sei puntate
    Di Roberto D'Alimonte
    Il Sole 24 ore 02-02-2006
    RISULTATI

    CHI PREMIA IL CENTRO-SINISTRA

    Prodi sbanca tra i quadri e riconquista le tute blu

    È tra i quadri e gli impiegati di alto livello che il centro-sinistra conquista i maggiori consensi. I dati parlano chiaro: rispettivamente 62,5 contro 12,5 del Polo e 44,8 contro 29,9. Meno ampio il distacco tra gli operai (40,4 contro 30,6), ma in questo segmento nel 2001 Silvio Berlusconi aveva addirittura vinto. Questi dati sono sostanzialmente confermati dall'analisi del voto per titolo di studio. I laureati si pronunciano così: 50 per Prodi, 24,1 per Berlusconi; chi ha solo la licenza elementare o nessun titolo di studio si
    divide esattamente alla pari tra le due coalizioni. Da sottolineare infine il buon risultato dell'Unione nelNord-Ovest.
    SCHIERAMENTI

    Su tasse e Stato sociale opinioni trasversali

    Più Stato sociale, anche a costo di aumentare le tasse, o meno tasse, anche a costo di ridurre lo Stato sociale? Le risposte sono sorprendenti. Non tanto nel risultato totale, con una divisione dei lavoratori dipendenti italiani in due blocchi sostanzialmente equivalenti (circa 40% a 36), ma nella trasversalità delle posizioni rispetto ai poli di riferimento. Tra coloro che dichiarano di voler votare Cdl il 30% sono favorevoli alla crescita dello Stato sociale anche a costo di aumentare le tasse, mentre tra coloro che votano Unione il 34% vorrebbe la scelta opposta. Destra e sinistra su questo tema non sono unite. Dentro la sinistra esiste una posizione dì destra e dentro la destra ne esiste una di sinistra.
    IL SISTEMA POLITICO

    Nostalgie maggioritarie, bipolarismo confermato

    Il «Mattarellum» è andato in soffitta e c'è già chi lo rimpiange: la metà degli interpellati, infatti, indica il maggioritario con correzione proporzionale come il proprio sistema preferito per eleggere il Parlamento. La riforma elettorale approvata dalla Cdl (legge proporzionale con premio di maggioranza) deve spartirsi la metà rimanente di torta con chi non conosce la materia e non sa esprimersi. I lavoratori dipendenti italiani, invece, non guardano con favore all'ipotesi della "grande coalizione": per il 42% l'assetto bipolare è adatto per risolvere i problemi dell'economia del Paese, contro il 24% che sostiene le ragioni della grande alleanza. Scarso gradimento per un centro che si allea via via con destra e sinistra: solo il 14%.
    LE PRIORITÀ

    Per l'80% disoccupazione primo problema sociale

    È la disoccupazione il "problema dei problemi" sociali per i lavoratori dipendenti del settore privato: una questione «molto importante» per l'80% degli intervistati. Lavoro ma non solo: al secondo posto compare, la sanità, una delle materie che rientrano nel nuovo disegno delle competenze definito dalla devolution (ma la riforma federale è considerata importante solo dal 29%). Conclude il "podio" l'evasione fiscale, un terreno sul quale i tre quarti degli interpellati (il 73%) ritiene evidentemente che non si sia fatto a sufficienza. Per arrivare, invece, all'argomento-tasse (inteso come troppe tasse) bisogna scorrere la classifica fino al settimo posto: l'eccessivo carico fiscale è ritenuto un problema sociale dal 66%, un dato comunque alto, ma meno di altri.





  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    si'..la roccaforte..e non smette di esserlo,perlomeno alla Camera perche' il gap, in Lombardia non e' piccolo.
    Quel distacco lì alla Camera sarebbe già oro colato rispetto ai 20 punti del 2001.
    Sarebbe un recupero che riprodotto su scala nazionale darebbe all'Unione una certa vittoria.
    L'avatar raffigura Andrea Costa, il primo italiano che ebbe l'onore di portare l'Idea Socialista in Parlamento.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball
    La Lombardia rimane un faro della democrazia...mica come il gulag toscano
    I forzitalioti Poronponpera a Lucca e Mallegni a Pietrasanta ci hanno provato a fare i FARI DELLA DEMOCRAZIA ma sono stati abbagliati (almeno i secondi per ora) dalle macchine della Polizia.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Dragonball
    La Lombardia rimane un faro della democrazia...mica come il gulag toscano



    State attenti che non vi invada il piemonte maoista

  10. #10
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    Dopo 5 anni di tal governo mi sento triste e amareggiato...... Se gli Italiani pensassero e si informassero le percentuali del cdx dovrebbero essere infinitesime, soprattutto in riferimento all'organizzazione Mediaset.... scusate F.I. Non c'è da festeggiare!!!

 

 
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