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    Predefinito Interessa a Chirac il supermissile russo?

    Maurizio Blondet
    01/02/2006
    «La Russia dispone di missili capaci di penetrare ogni sistema di difesa anti-missile», ha dichiarato Putin nella conferenza stampa di martedì: «è un missile di cui nessun altro nel mondo dispone, e di cui non disporrà per molto tempo. E' ipersonico e cambia traiettoria in volo», il che lo rende non intercettabile (1).
    Il presidente russo ha aggiunto: «il nostro nuovo sistema missilistico non è una 'risposta' ad altri ombrelli antimissile».
    L'allusione è allo «scudo» che l'America di Bush sta allestendo per proteggere il suolo americano da attacchi di razzi balistici intercontinentali: è un'iniziativa che viola i vecchi patti ABM (Anti-Ballistic-Missiles) tra USA e URSS (il trattato Start del 1972), e a cui Putin si è chiaramente e da sempre dichiarato contrario.
    Uno scudo efficace riduce infatti la deterrenza atomica («mutua distruzione assicurata») che ha garantito mezzo secolo di pace al tempo dei due blocchi, ed apre a sviluppi allarmanti.
    La nazione che si è protetta dalla ritorsione con uno scudo efficiente, può essere tentata di lanciare attacchi atomici senza preavviso.



    Per ora, lo scudo americano consiste di una sola installazione in Alaska, dove sei missili intercettori o poco più sono pronti, dentro silos sotterranei, per parare un eventuale attacco balistico dalla Corea del Nord.
    Ma c'è il progetto di espandere grandemente questa difesa a tutto il territorio USA.
    Ora, l'uomo del Cremlino manda il messaggio: il vostro scudo stellare possiamo perforarlo.
    Non è una sorpresa per gli esperti militari.
    Il sistema missilistico russo è il Topol-M, di cui anche questo sito ha già illustrato le caratteristiche, almeno quelle note (confronta «Il missile russo che supera lo scudo USA», archivio scienze, 3 novembre 2005).
    Piuttosto, la novità è un'altra.
    Putin, nella conferenza stampa, ha rivelato di avere mostrato i principi di funzionamento del nuovo supermissile a Jacques Chirac, durante una visita del presidente francese ad un'installazione militare russa.
    «Lui sa esattamente di cosa sto parlando», ha detto Putin.



    La rivelazione getta una luce imprevista sulla dichiarazione che Chirac ha fatto il 19 gennaio scorso e che ha suscitato polemiche: Chirac, rovesciando la dottrina tradizionale nucleare francese, ha avvertito che la Francia può lanciare un attacco nucleare preventivo contro uno «Stato terrorista» che dovesse attaccarla.
    Per lo più questa uscita, del tutto inaspettata e allarmante, è stata interpretata come una minaccia velata all'Iran e al suo progetto di sviluppo nucleare, questione su cui Chirac appare, una volta tanto, solidamente al fianco degli Stati Uniti.
    Tuttavia, l'ipotesi è parsa debole a molti osservatori: perché la Francia dovrebbe sentirsi minacciata da Teheran di apocalisse atomica?
    La domanda è dunque: c'è qualche altro «Stato terrorista» a cui Chirac sta pensando, e di cui non può dire il nome?
    E sono magari gli stessi «Stati terroristi» che Putin mette in guardia col suo supermissile?



    Fatto è che la questione della non-proliferazione atomica, che ha garantito per decenni una pace nella guerra fredda, è negli ultimi tempi profondamente sconvolta.
    E non solo dalla decisione di Teheran o dalla bomba atomica (forse inesistente) della Corea del Nord.
    Israele, che non aderisce ai trattati di non-proliferazione, dispone di almeno 300 testate nucleari; e ne ha messe parecchie a bordo dei tre sommergibili «Dolfin» donati dalla Germania: ciò che le garantisce un secondo colpo atomico.
    Ossia, se una bomba nucleare dovesse essere lanciata su Israele e incenerirla, i suoi sommergibili sarebbero ancora in grado di lanciare bombe atomiche di ritorsione contro il Paese aggressore.
    Ma questa flotta atomica nel Mediterraneo, assai più vicina dei missili iraniani, non può non preoccupare i militari francesi.
    Ma c'è di più.
    Un attacco atomico preventivo è contemplato nella nuova dottrina nucleare USA, promulgata da Bush nel 2002 (2).
    E nel 2003 il presidente americano ha firmato allora una direttiva presidenziale riservata, Conplan 8022, che prevede un'opzione atomica con mini-bombe a penetrazione per distruggere installazioni sotterranee iraniane e della Corea del Nord.



    L'estate scorsa, Donald Rumsfeld ha dato applicazione a questo piano approvando un «Interim Global Strike Alert Order» che obbliga il Pentagono a una assoluta «readiness» (prontezza), 24 ore su 24, per lanciare un attacco atomico preventivo contro il Paese che sarà dichiarato come bersaglio all'ultimo minuto.
    E anche questo non può che preoccupare i militari francesi.
    E' una rivoluzione del pensiero strategico che obbliga le altre minori potenze nucleari a ripensare la propria difesa atomica.
    La dichiarazione di Chirac che i suoi missili atomici sono anch'essi pronti a un attacco preventivo non può che essere l'adeguamento e la risposta alla dottrina preventiva americana.
    Dopotutto, Bush non ha garantito che gli alleati non siano un bersaglio; e Chirac si ricorda bene che De Gaulle dichiarò che la forza nucleare francese era diretta «tout azimuth», ossia verso «ogni» avversario.
    Sottinteso: l'Unione Sovietica, ma anche gli USA.
    D'altra parte lo stesso ex ministro della Difesa tedesco sotto Kohl, Scholz, ha cominciato a dire che la Germania deve darsi una potenza nucleare autonoma contro «i pericoli del terrorismo».



    Tutto ciò è inquietante.
    USA e Israele, in questa fase di espansione aggressiva, si sono assunti la responsabilità di sconvolgere un sistema di sicurezza nucleare negoziato che risaliva ai tempi dell'URSS.
    Ora la Casa Bianca si arroga il giudizio di dichiarare in maniera unilaterale che uno Stato è «terrorista» (ossia illegittimo) e di usare la forza, anche atomica, contro di esso.
    Quanto ad Israele, la sua dottrina nucleare è addirittura segreta: non ha mai dichiarato a quali condizioni userà l'arma atomica.
    E' ovvio che nessuno nel mondo si senta più sicuro.
    Un conflitto atomico, prima impensabile, ora è possibile.
    Ecco perché l'interesse di Chirac per il supermissile di Putin ha un significato forse decisivo.
    Mosca e Parigi si sentono cointeressate a parare la stessa minaccia?
    A contrastare gli stessi «Stati terroristi» di cui non si può fare il nome?

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) «Russia owns new unbeatable missile system - Putin», Mosnews, 31 gennaio 2006.
    2) La nuova dottrina è contenuta nel documento «Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America» (settembre 2002), che teorizza l'uso della forza contro l'integrità territoriale e l'indipendenza politica di qualunque Stato che l'America definisca come «terrorista», e ciò in maniera preventiva. E' in base a questa nuova dottrina - che ha mutato la potenza militare USA da apparato difensivo ad aggressivo - che è avvenuta l'invasione di Iraq e Afghanistan. Questa nuova dottrina «è una sfida al sistema di alleanze e valori occidentali, prima che ai nemici esterni e potenziali», scriveva al proposito Guglielmo Zucconi su Repubblica, e «spaventa più gli alleati che i nemici» degli USA, perché l'America straccia con questa nuova dottrina tutta una secolare politica di trattativa internazionale, per esempio i trattati di sicurezza firmati con l'URSS, per adottare la forza come prima ratio. Si vede al proposito il mio «Chi comanda in America», Effedieffe edizioni, pagina 164.




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  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Già. Chissà chi saranno questi stati terroristi di cui non si possono fare i nomi?

 

 

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