Subhi Toma, che conobbe il carcere durante il regime di Saddam Hussein, non ha accettato che gli Stati Uniti abbiano rovesciato le autorità del suo paese. Egli oggi si batte per reclamare la partenza delle truppe d’occupazione, tenere desta l’opinione pubblica sulle gravi violazioni dei diritti dell’uomo e richiedere al mondo di sostenere la resistenza patriottica irachena.
:::: 1 Febbraio 2006 :::: 7:12 T.U. :::: Intervista a Subhi Toma :::: Silvia Cattori
S.C.- Gli Iracheni hanno perduto tutto ?
Subhi Toma : Sì, hanno perduto tutto. Il loro paese è in una situazione spaventosa. La maggioranza degli Iracheni sente questa guerra come un crimine abominevole. Un crimine che ha distrutto una nazione, smantellato un paese, la Mesopotamia di cui essi erano così fieri. Non c’è più Stato, non c’è più nulla. Gli Americani hanno ridotto la Mesopotamia ad un magma di tribù, di milizie, di comunità religiose, hanno smantellato le strutture dello Stato, ridotto a niente l’amministrazione. Vi sono malattie che gli Iracheni non possono più curare, mentre prima c’era in Iraq un sistema sanitario molto efficiente. I medici vengono assassinati, costretti all’esilio. Le persone non hanno più accesso che a 4 ore di elettricità al giorno. L’ambiente è stato totalmente inquinato dall’uso, da parte dell’esercito anglo-americano, di armi proibite, come l’uranio impoverito, le bombe al fosforo bianco. I depuratori sono stati bombardati e solo il 40% dell’acqua è ancora potabile. L’occupazione ha gettano i bambini sulle strade. Il 40 % dei bambini iracheni non frequenta più la scuola. Essi sono esposti ad ogni sorta d’abuso, soprattutto nei pressi delle basi americane, dove i soldati hanno portato droga e prostituzione.
S.C.- Lei è ritornato in Iraq ?
Subhi Toma : sono entrato in Iraq il 3 maggio 2003. Bagdad aveva appena subito tre settimane di bombardamenti. Il primo maggio Bush aveva dichiarato : « Ecco, la guerra è finita ». Ho visto bande di saccheggiatori attaccare le banche. Erano gang di Arabi di ogni provenienza che erano stati addestrati nelle basi militari americane – in Ungheria, in Romania, in Polonia – e che l’esercito aveva sbarcato in Iraq a questo scopo. Ho visto i soldati che dai blindati facevano loro dei segnali per incoraggiarli a continuare nei saccheggi e nelle distruzioni. È così che hanno depredato tutti i tesori dei musei, svuotato tutte le casseforti delle banche. Quello che vi sto raccontando, lo hanno visto e riferito anche altri, non sono invenzioni.
S.C.- Dalle televisioni sono state mostrate queste bande mentre attaccavano i simboli del regime di Saddam Hussein per farci credere che c’erano degli Iracheni ad applaudire l’arrivo delle truppe americane ?
Subhi Toma : Sono queste gang ad avere smantellato tutte le fabbriche, riportando l’Iraq all’era pre-industriale. L’Iraq era un paese industrializzato ; negli anni 70 era tra i paesi emergenti del Sud. La fabbrica di Massara che produceva il 30% dei farmaci utilizzati dagli Iracheni, è stata venduta a pezzi separati ai Giordani ai Kuwaitiani. Oggi l’80% degli Iracheni non ha più un lavoro. Il 55 % tra i 18 e i 55 anni è disoccupato. Il solo impiego che rimano loro è arruolarsi come mercenari presso gli uomini politici curdi e sciiti e negli eserciti occupanti. Oltre ai mercenari arabi, ci sono attualmente 50.'000 mercenari francesi, tedeschi, inglesi, polacchi, rumeni, latino-americani, formati dagli Americani per lavorare in questi « eserciti privati ».
S.C.- Chi sono gli autori degli attentati dinamitardi che insanguinano il paese
Subhi Toma : Noi pensiamo che tutti gli attentati che prendono di mira le moschee, le scuole, i mercati, siano imputabili a questi mercenari. Gli attacchi della resistenza patriottica hanno come bersaglio le truppe di occupazione e gli Iracheni che collaborano con esse. La resistenza è costituita da soldati e da ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein.
S.C.- Da noi, i media non parlano di resistenza, ma di Al Qaida e di Zarkaui !
Subhi Toma : Chi è dietro il nome di Al Qaida ? Chi è Zarkaui e dov’è ? Qual è il servizio segreto che agisce utilizzando il suo nome ? Noi pensiamo che Zarkaui non esista. I delinquenti che commettono questi attentati per conto dei servizi segreti occidentali hanno un salario mensile di 5000 dollari. L’obiettivo di questi massacri è far credere all’opinione pubblica che coloro che in Iraq resistono sono « barbari » e che gli Americani sono in Iraq per proteggere gli Iracheni. E per fabbricare questi « barbari », Bush ha inviato in Iraq l’ambasciatore Negroponte e lo ha incaricato di formare questi squadroni della morte. Lo stesso Negroponte era stato inviato in America centrale per organizzare gli squadroni che hanno causato la morte di decine di migliaia di persone. Queste milizie private sono qui per commettere atti barbari che poi gli occupanti attribuiscono alla resistenza patriottica per screditarla e dividere gli Iracheni.
S.C.- Perché la resistenza non smentisce ?
Subhi Toma : Ci sono comunicati della resistenza diffusi ogni giorno via internet, che denunciano i massacri di civili che attribuiscono ai servizi speciali collegati all’occupazione. Ma i media occidentali non ne parlano.
S.C.- Rimane difficile da spiegare che degli Stati democratici possano finanziare dei gruppi per massacrare degli innocenti !
Subhi Toma : Perché è difficile ? E’ divenuto perfettamente chiaro che servizi segreti di Stati occidentali infiltrano e manipolano gruppi locali per far fare loro ciò che essi chiamano il « lavoro sporco ». E’ la pratica del colonialismo. È barbarie. Gli Stati Uniti vogliono far credere che i resistenti iracheni sono dei tarati. Hanno fatto la stessa cosa in Vietnam. La forza degli Stati Uniti sta nel fatto che la loro propaganda passa sui media e che le loro atrocità sono accettate dall’opinione pubblica. La loro democrazia è una vera truffa. I loro atti danno agli Iracheni il disgusto per la democrazia. Oggi tutti sanno che i servizi segreti americani avevano organizzato nel 1973 il colpo di Stato che portò Pinochet al potere nel Cile. In Vietnam con l’operazione Phoenix, l’esercito americano tagliò le teste a contadini vietnamiti e poi le espose ai fotografi per far credere al mondo che i resistenti comunisti erano dei barbari. È la medesima strategia. Perché sarebbe difficile credere che Stati Uniti e Gran Bretagna fomentino questo stesso genere di atrocità per giustificare la loro aggressione in Iraq, per far credere che non c’è resistenza, che non vi sono che “terroristi”?
S.C.- Il fatto che l’Iraq sia devastato ed il popolo rovinato non sembra toccare Bush. Non ha egli dichiarato a metà dicembre che il suo esercito sta vincendo ?!
Subhi Toma : Se noi abbiamo perduto tutto, loro non hanno vinto. È terribile, terribile. L’Iraq era un paese moderno, organizzato e strutturato. Un paese secolare. Nel 1930 c’erano donne giudice, nel 1950 donne ministro. Ne hanno fatto un disastro.…non è più un paese. Tutte le province sono devastate, sottoposte a bombardamenti da tre anni. Hanno distrutto tutto. Ma non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi. Paul Wolfowitz, uno dei dodici architetti della « guerra preventiva », diceva che l’esercito americano aveva raggiunto un livello di competenza tecnologica che consentiva agli Stati Uniti di condurre diverse guerre nello stesso tempo. Con l’Iraq, essi hanno conosciuto un rovescio totale. La loro strategia di inviare truppe e carri è un fiasco. Non commetteranno mai più lo stesso errore. Non potranno più occupare l’Iran né la Siria.
S.C.- Non hanno realizzato nessuno dei loro obiettivi ?
Subhi Toma : Economicamente non hanno avuto ritorni dal loro investimento. Non hanno ancora firmato i contratti per sfruttare il petrolio. E si ritrovano con 30-40.000 tra feriti e uccisi. Noi crediamo che gli Stati Uniti vogliano perdere la guerra, che oggi essi siano ostaggio di questa guerra. Tutte le loro manovre politiche – elezioni, Costituzione – mirano ad insediare un governo locale che si presti a firmare i contratti e ad affidare loro lo sfruttamento del petrolio e del gas iracheni, ad accettare che ci siano delle basi militari americane in Iraq, per controllare l’80% del Medio Oriente. Se ottenessero questo, vorrebbero partire.
S.C.- In ogni caso, non c’è un vincitore, Israele, che ha sempre manifestato la sua volontà di indebolire l’Iraq ?
Subhi Toma : Sì, si può dire che Israele è strategicamente vincente. Esso non accettava l’esistenza di uno Stato organizzato come l’Iraq. Ci sono Israeliani che sono presenti in Iraq sotto diverse forme. È possibile che Israele abbia raggiunto uno dei suoi obiettivi. Ma quello che Israele fa nel Medio Oriente – imporsi con brutalità e disprezzo – non è una soluzione. Cinquant’anni di coercizione contro i Palestinesi non sono riusciti a farla finita con loro. E questo non funzionerà nemmeno con gli Iracheni. Finché prevarrà questa logica di guerra, soffriremo tutti, perché essa andrà al di là del quadro del Medio Oriente.
S.C.- Questa guerra sarebbe stata possibile se i dirigenti arabi avessero fatto fronte per condannarla? Facilitandola, non hanno partecipato all’oppressione dei loro popoli ?
Subhi Toma : Certo. Quando c’è un disastro di tale importanza, non c’è che un solo fattore. La degenerescenza dei regimi arabi ha portato a questo esito. Sono del tutto d’accordo. Questi regimi arabi sono gli alleati strategici degli Stati Uniti.
S.C.- La sottomissione dei leader arabi a Washington non si ritorcerà contro di loro ? I loro popoli non si vendicheranno ? E lei, che cosa prova ?
Subhi Toma : Dice un pensiero orientale : « Se la stupidità prende a schiaffi l’intelligenza, non bisogna che l’intelligenza si comporti come la stupidità ». L’odio non porta soluzione. Dobbiamo operare per portare l’Occidente ad avere un atteggiamento di uguaglianza con noi. Se questo non è, allora è l’ideologia della violenza.
S.C.- Come potranno risollevarsi quelle vittime della guerra che l’Occidente ha umiliato, colpito nella loro dignità ?
Subhi Toma : Quando sono stato laggiù, ho visto per strada i soldati americani colpire degli Iracheni, gettarli a terra, schiacciali sotto gli stivali, incappucciarli con sacchetti di plastica. Ho capito che, con questi atti umilianti e brutali, gli Americani spingevano gli Iracheni alla resistenza. Torno da Damasco. Anche i Siriani sono disperati. Ho avuto la sensazione che siano, come lei sostiene, profondamente offesi da queste umiliazioni permanenti degli Stati Uniti e di Israele. Sono convinti che verrà il loro turno e che dovranno prepararsi a resistere.
S.C.- E’ difficile convincersi – malgrado quello che lei ha appena sostenuto – che in Iraq ci sia una resistenza ben organizzata. Se è così, perché gli Iracheni avrebbero partecipato così massicciamente ad elezioni che servono agli interessi dell’occupazione ?
Subhi Toma : I dirigenti iracheni sapevano che di fronte ai bombardamenti non avrebbero potuto tenere. Ma sapevano che, una volta che le truppe americane fossero entrate nelle città, le cose si sarebbero per loro complicate. La resistenza cresce di giorno in giorno. Gli ordigni artigianali che gli Iracheni utilizzano contro i carri americani all’inizio uccidevano un soldato al giorno, ora sono cinque. Se non ci fosse una forte resistenza, perché, malgrado la loro consistenza, le truppe americane in tre anni non sono arrivate a limitare gli attacchi? E’ la prova che c’è un sostegno popolare alla resistenza. L’Iraq è un paese vasto. La popolazione è esausta, ma ha ancora un potenziale. Quanto alle elezioni, la partecipazione degli Sciiti e dei Curdi era acquisita. C’è stata pure l’idea che contribuire al processo politico avrebbe potuto accelerare la partenza degli Americani. La resistenza non è solo armata, è anche politica.
S.C.- Quando Bernard Kouchner ha attribuito, anche di recente, a Saddam Hussein la morte di due milioni e mezzo di Iracheni, ha detto la verità ?
Subhi Toma : No. C’era una repressione politica che eliminava i suoi oppositori politici. Sono stato in carcere in Iraq. Sono stato torturato. Posso paragonare quello che accadeva sotto Saddam Hussein con quello che accade oggi. Il signor Bernard Kouchner esagera i crimini di Saddam Hussein, amplifica le sue colpe per giustificare la sua adesione all’embargo, alla guerra abominevole degli Stati Uniti. Il signor Kouchner ed i suoi amici di sinistra hanno sostenuto l’embargo che ha causato la morte di mezzo milione di bambini e rovinato tutta la società. Per giustificare la sua partecipazione ad un tale crimine, il signor Kouchner continua a fare di Saddam Hussein un personaggio ben più mostruoso di quanto egli sia stato.
S.C.- Vuole dire che le truppe americane in Iraq commettono atti ben più abominevoli di quelli accaduti ai tempi di Saddam Hussein ?
Subhi Toma : Certamente. Quanto accaduto sotto Saddam Hussein, è stato fatto da molti regimi latino-americani. Stava agli Iracheni regolare i loro problemi. Questo, del resto, non poteva giustificare la distruzione di un paese, di un popolo. Tutti coloro che hanno voluto si facesse questa guerra hanno mentito. Si sono serviti della religione per dividere gli Iracheni. Hanno preteso che il regime di Saddam Hussein fosse contro gli Sciiti. Come poteva Saddam essere nemico degli Sciiti quando l’80 % dei membri del partito Baath e dell’esercito iracheno era sciita ? Altro esempio : delle 55 personalità sulla cui testa era stata messa una taglia dagli Stati Uniti, 35 erano sciite ! Far credere che gli Sciiti fossero le vittime di Saddam è un imbroglio.
S.C.- Quando, negli anni 90, dei politici progressisti facevano appello ad interventre, in nome del « diritto d’ingerenza umanitaria », nella parte curda dell’Iraq, non aprivano le porte alla guerra ?
Subhi Toma : Il diritto d’ingerenza umanitaria era una proposta ambigua. Il ministro degli Esteri Hubert Védrine aveva riconosciuto che questo « diritto d’ingerenza » era una nuova forma di colonizzazione. Sono andato in Iraq durante l’embargo. Ho visto morire i bambini. Quando ho visto dei democratici sostenere l’embargo, allora ho preso coscienza che la politica e la democrazia non erano quella nobile cosa che io credevo ; ho capito che tutti quei politici – non importa di che partito – che non facevano niente per impedire l’embargo, partecipavano ad un crimine imperdonabile. Si poteva evitare la guerra. I promotori della guerra avevano un partito preso. Non era né il partito della pace né della democrazia. Quando si chiedeva loro di fare un gesto in favore dei bambini iracheni che morivano a causa dell’embargo, quei “democratici” rispondevano : « Noi aiuteremo i democratici ». Come si può chiedere a delle vittime se sono democratiche ?
S.C.- I responsabili politici e mediatici che hanno appoggiato questa guerra vanno considerati complici nei crimini ?
Subhi Toma : Certamente. C’è partecipazione attiva, c’è partecipazione passiva. Io penso che tutti coloro che hanno giustificato l’embargo e sostenuto la guerra contro il popolo iracheno abbiano partecipato in un modo o nell’altro ai crimini contro il popolo iracheno.
Dicembre 2005
Fonte:
http://www.oulala.net/Portail/articl...d_article=2130




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