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  1. #1
    Suona quello che non c'è.
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    Predefinito Il governo nasconde i dati su furti e rapine?

    "Sono aumentati i furti, sono cresciute le rapine in villa in quest’ ultimo anno? Qual è l’andamento dal 2001 al 2005 di questi reati?
    Lo abbiamo chiesto al ministro dell’Interno, lo abbiamo chiesto a questa maggioranza che due giorni fa ha votato compatta una legge che invita i cittadini ad armarsi, a difendersi da soli perché lo Stato non sa e non può difenderli. Ci sentiamo di rispondere che quei dati ci sono, ma non ce li vogliono dare". Lo ha dichiarato l'onorevole Marcella Lucidi, deputato ds della commissione Giustizia.
    "Il sottosegretario D’Alì, rispondendo alla mia interrogazione in commissione Affari costituzionali - ha detto l'onorevole Lucidi - ha spiegato che “Gli addetti ai lavori preferiscono basare l’analisi dei fenomeni criminali su dati riferiti a periodi pluriennali”. Dunque, bugie da sbandierare come propaganda".
    "La spiegazione di quella bugia che fa dire al sottosegretario D’Alì che “dal 2001 al 2005 il numero dei furti è diminuito del 4% rispetto al quadriennio precedente” sta nel fatto che dal 1998 al 2001 c’è stata una diminuzione dei reati che, invece, sono tornati a crescere costantemente dal 2002.
    Se si lavora per aggregati si inserisce il dato molto negativo del 1996, dato dal quale è partito il governo di centrosinistra, e quello molto positivo del 2001 dal quale è partito il centrodestra. La media del quadriennio che ancora risente dell’azione positiva del centrosinistra, - ha continuato la deputata ds- viene usata dal governo soltanto per nascondere il reale aumento di questi reati".
    "Forse basta ricordare l’Istat che nel 2003 fornisce il dato dell’incremento del 10,1% dei delitti, del 4,3% delle rapine, dell’1,7% dei furti. O, ancora, le parole del presidente dei tabaccai, Giovanni Russo - ha ricordato l'onorevole Lucidi- che, sempre nel 2003, spiega che in soli due anni i suoi iscritti hanno subito 3.500 tra furti e rapine"
    "Che il ministro si rifiuti di fornire i dati sulla criminalità in Italia, soprattutto per quei reati che stanno producendo un forte allarme sociale, è vergognoso.
    L’elaborazione potrebbe essere rapida - ha concluso l'onorevole Lucidi- ma il governo preferisce tenere nascosta la verità cercando di occultare il fallimento della sua politica e impedendoci, soprattutto, di capire quali sono le emergenze reali del Paese".

    http://www.deputatids.it/Select.asp?...e=Edit&Id=1584

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Begbie
    [...]
    "Il sottosegretario D’Alì, rispondendo alla mia interrogazione in commissione Affari costituzionali - ha detto l'onorevole Lucidi - ha spiegato che “Gli addetti ai lavori preferiscono basare l’analisi dei fenomeni criminali su dati riferiti a periodi pluriennali”.
    [...]

    http://www.deputatids.it/Select.asp?...e=Edit&Id=1584
    D’Alì, Antonio

    Senatore della Repubblica.
    Eletto a Trapani.
    Di Forza Italia.
    Sottosegretario all'Interno nel secondo governo Berlusconi.
    Già vicepresidente della commissione Finanze, per un breve periodo è stato il responsabile economico di Forza Italia.

    La famiglia D’Alì Stati è una delle più potenti, facoltose e riverite del Trapanese.
    Le immense tenute agricole, le saline tra Trapani e Marsala, le molte proprietà e (fino al 1991) la quota di controllo della Banca Sicula costituivano l’impero governato con autorità da Antonio D’Alì senior, classe 1919, che fu direttamente amministratore delegato della banca di famiglia fino al 1983, anno in cui fu coinvolto nello scandalo P2 (il suo nome era nelle liste di Gelli) e preferì passare la mano al nipote Antonio junior, che poi nel 1994 aderì a Forza Italia e fu premiato con un bel seggio al Senato. La Banca Sicula era uno dei più importanti istituti di credito siciliani per numero di sportelli e per mezzi amministrati. All’inizio degli anni Novanta la banca trapanese, già corteggiata anche dall’Ambroveneto di Giovanni Bazoli, fu acquistata e incorporata dalla Banca Commerciale Italiana, alla ricerca di un partner per superare la sua storica debolezza in Sicilia. In seguito all’operazione, Giacomo D’Alì, professore associato di Fisica, figlio di Antonio senior e cugino di Antonio junior il senatore, è entrato a far parte del consiglio d’amministrazione della Banca Commerciale. La Banca Sicula, prima di rigenerarsi dietro le rispettabilissime insegne della Commerciale, era stata oggetto di un allarmato rapporto di un commissario di polizia, Calogero Germanà, che poi, trasferito a Mazara, aveva subito un attentato da parte di Leoluca Bagarella in persona e oggi è dirigente della Dia (la superpolizia antimafia) a Roma. Il rapporto ipotizzava che l’istituto di credito fosse uno strumento di riciclaggio di Cosa nostra. E sottolineava il fatto che come presidente del collegio dei sindaci della banca fosse stato chiamato Giuseppe Provenzano (il futuro deputato di Forza Italia e presidente della Regione Sicilia), già commercialista della famiglia Provenzano (l’altra, quella dell’attuale numero uno di Cosa nostra). Il rapporto non ebbe però alcun seguito. Prima dell’incorporazione, la Banca Sicula aveva realizzato un aumento di capitale di 30 miliardi. Niki Vendola, allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, nel 1998, in un rapporto inviato alla Vigilanza della Banca d'Italia, chiese: da dove erano arrivati quei soldi? Chi aveva finanziato la ricapitalizzazione?
    La risposta della famiglia D'Alì: tutto regolare; l’aumento di capitale della Banca Sicula è stato finanziato da Efibanca*, “contro pegno di un rilevante pacchetto azionarioè, senza ingresso di nuovi soci; il finanziamento è stato poi “integralmente estinto con il ricavato della successiva vendita delle azioni alla Comit, che provvide a versare direttamente all’Efibanca le somme di competenzaè.
    La famiglia D’Alì ha avuto come campieri alcuni membri delle famiglie mafiose dei Messina Denaro. Francesco Messina Denaro, il vecchio capomafia di Trapani, fu per una vita fattore dei D’Alì, prima di passare la mano – come boss e come “fattoreè – al figlio Matteo Messina Denaro, classe 1962, che dopo essere stato uno degli alleati più fedeli di Totò Riina ai tempi dell’attacco stragista allo Stato è oggi considerato il boss emergente di Cosa nostra, forse il nuovo capo della mafia siciliana, all’ombra del vecchio Bernardo Provenzano. A riprova dei rapporti tra la famiglia D’Alì e il boss, l'allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Nichi Vendola nel 1998 esibì i documenti che provano il pagamento a Matteo Messina Denaro, ufficialmente agricoltore, di 4 milioni ricevuti nel 1991 dall’Inps come indennità di disoccupazione. A pagargli i contributi era Pietro D’Alì, fratello di Antonio il senatore e di un Giacomo D’Alì che, negli anni Settanta, era stato attivista di un gruppo neofascista siciliano.
    Anche il fratello di Matteo Messina Denaro, Salvatore, ha lavorato per i D’Alì: è stato funzionario della Banca Sicula e poi, nel 1991, è passato alla Commerciale. Peccato che nel 1998 sia stato arrestato per mafia.
    C’è un’altra vicenda in cui le strade dei D’Alì si incrociano con quelle dei boss di Cosa nostra. Francesco Geraci, notissimo gioielliere di Castelvetrano, gran fornitore di preziosi alla famiglia di Totò Riina, dopo essere stato arrestato con l’accusa di essere uno dei prestanome di Riina, ha raccontato: “Nel 1992 Matteo Messina Denaro mi ha chiesto di acquistare dai D’Alì un terreno per 300 milioni da regalare a Riinaè. Si tratta della tenuta di Contrada Zangara, a Castelvetrano. I firmatari del contratto sono Francesco Geraci il gioielliere e Antonio D’Alì il futuro senatore. “Io sono intervenuto solo al momento della firmaè, racconta Geraci. “Dopo la stipula andai spesso alla Banca Sicula e mi feci restituire i 300 milioniè. Quel terreno, poi, nel 1997 è stato confiscato in quanto considerato parte dei beni di Riina.
    I D’Alì hanno sempre ribattuto su tutto. Francesco Messina Denaro, dicono, fu assunto dal nonno di Antonio junior, l’ingegner Giacomo D’Alì, classe 1888, quando “si era ben lontani dall’evidenziarsi di fenomeni che rivelassero la instaurazione di un’economia criminaleè. Matteo Messina Denaro era “alle dipendenze come salariato agricoloè, “fino a quando non si scoprì chi fosseè. Il passaggio della tenuta di Zangara dai D’Alì a Riina è “una vicenda svoltasi all’insaputa del venditoreè.
    Gli impegni di senatore a Roma non lo distolgono dall’attività a Trapani: con Francesco Canino (Cdu) e Massimo Grillo (Ccd) costituisce il triumvirato informale che decide la politica della città. Anzi, ne è l’uomo emergente, mentre gli altri due hanno dovuto negli ultimi anni accusare dei colpi. è questo triumvirato che nel maggio 1998 raggiunge l’accordo per candidare a sindaco di Trapani Nino Laudicina. Pochi giorni dopo l’elezione, Canino (uno dei politici più bersagliati dalle critiche di Mauro Rostagno) viene arrestato per concorso nell’associazione mafiosa che avrebbe monopolizzato gli affari e spartito gli appalti del Comune di Trapani. Poi, nell’ottobre 2000, tocca all’assessore Vito Conticello, arrestato mentre intasca una tangente. Era entrato in giunta solo otto mesi prima, spinto da D’Alì, che subito dopo l’arresto lo difende: “Conosco la capacità lavorativa dell’assessore Conticello e la sua correttezza; mi auguro, pertanto, che il risultato dell’azione investigativa al più presto riveli una diversa valutazione dei fattiè. Salvatore Cusenza, della segreteria regionale dei Democratici di sinistra, insieme ai politici dell’opposizione denuncia il partito degli affari e chiede chiarezza. D’Alì ribatte: “Colgono ogni occasione per criminalizzare gli avversari, con tentativi di sciacallaggio politico di stampo bolscevicoè. Il 24 aprile di quest’anno è il turno del sindaco Laudicina, arrestato per corruzione con altre sette persone. Perfino il vescovo di Trapani grida: “è arrivata l’ora di reagire. No allo strapotere, è ora di svegliarci!è.
    D’Alì dichiara: “Nessuno può arrogarsi il diritto di giudizi sommari, né di strumentalizzazioniè.
    Da oggi comunque Antonio D'Alì, un tempo oggetto di indagini di polizia, alla polizia darà ordini.

    *
    Cos'è stata e cos'ha rappresentato Efibanca?

  3. #3
    Suona quello che non c'è.
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Cos'è stata e cos'ha rappresentato Efibanca?
    http://www.efibancaspa.it/

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Begbie
    Bravo, amico Beg.
    Questo è quello che è OGGI; e già ci sarebbe da "dire".
    Quello di cui, invece, "non si può dire", è sul "che cosa" è stata Efibanca ed il "che cosa ha rappresentato per CHI".

  5. #5
    Bananas
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    basta non parlarne ed i problemi magicamente spariscono. Bananas veritas.....

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Nikalte
    basta non parlarne ed i problemi magicamente spariscono. Bananas veritas.....

    Un "aiutino" ...

    http://www.fisicamente.net/index-980.htm

  7. #7
    In un CD degli 883
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    Citazione Originariamente Scritto da Begbie
    lo abbiamo chiesto a questa maggioranza che due giorni fa ha votato compatta una legge che invita i cittadini ad armarsi, a difendersi da soli perché lo Stato non sa e non può difenderli

    http://www.deputatids.it/Select.asp?...e=Edit&Id=1584
    Silvio Berlusconi 2001:
    RENDEREMO LE CITTA' PIU' SICURE

    Silvio Berlusconi e i suoi manifesti elettorali 2006:
    POLIZIOTTI E CARABINIERI DI QUARTIERE SONO ORMAI IN OGNI CITTA'

    e poi ci dicono di armarci e aumentano i reati...bravo Silvio!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Begbie
    "...una legge che invita i cittadini ad armarsi, a difendersi da soli...


    Ma dove?

    Forse sarà il caso che l'autore vada a leggersi il testo della legge visto che sicuramente non l'ha fatto.

    E con lui tutti gli idioti che credono che la legge dica questo.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim


    Ma dove?

    Forse sarà il caso che l'autore vada a leggersi il testo della legge visto che sicuramente non l'ha fatto.

    E con lui tutti gli idioti che credono che la legge dica questo.
    Allora fai un corso accellerato ai tuoi compari leghisti...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da T34
    Allora fai un corso accellerato ai tuoi compari leghisti...

    Quelli sono problemi loro, che li accomuna con i sisnistri che amano sparlare senza conoscere quello di cui sparlano.

 

 
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