SIGNORE E SIGNORI.... SINCERAMENTE CON UN CURRICULUM COSI, ANCHIO MI FAREI LE LEGGI AD PERSONAM.... NON SO SE MI SCHPPIEGGGO....
(1983) Traffico di Droga Nell'ambito di un'inchiesta del 1983 su un traffico di droga la Guardia di Finanza mise sotto controllo i telefoni del noto imprenditore Silvio Berlusconi. Secondo il rapporto della G.d.F.: "E' stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo..."
Questa indagine fu archiviata perchè non accertò nulla di penalmente rilevante
FALSA TESTIMONIANZA SULLA P2
Nel 1990 la corte d’appello di Verona denuncia Silvio Berlusconi con la seguente motivazione: "...Ritiene il collegio che le dichiarazioni dell’imputato non corrispondano a verita’. In sostanza infatti secondo il Berlusconi la sua definita adesione alla P2 avvenne poco prima del 1981 e non si tratto’ di vera e propria iscrizione, perche’ non accompagnata da pagamenti di quote appunto di iscrizione, peraltro mai richiestegli. Tali asserzioni sono smentite:
A) Dalle risultanze della commissione Anselmi.
B) Dalle stesse dichiarazioni rese dal prevenuto avanti al G.I. di Milano, e mai contestate, secondo cui la sua iscrizione alla P2 avvenne nei primi mesi del 1978.
C) Dagli atti della commissione parlamentare ed in particolare dagli elenchi degli affiliati, sequestrati in Castiglion Fobocchi figura il nominativo del Berlusconi (numero di riferimento 625) e l’annotazione del versamento di lire 100.000 come eseguito in contanti in data 5 maggio 1978, versamento la cui esistenza risulterebbe comprovata anche da un dattiloscritto proveniente dalla macchina da scrivere di proprieta’ di Gelli...".
Nel 1990 la Corte d'appello di Venezia condanna Silvio Berlusconi per aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua affiliazione alla loggia massonica P2. Nell'1989 (ma pensate che fortuna!!!) c'era stata un'amnistia che estingue il reato.
N.b.
Quando Silvio Berlusconi dice di non essere mai stato condannato dice una CAZZATA grande come una casa!: Di fatto quella sulla falsa testimonianza riguardo la P2 resta una condanna, anche se graziata da un amnistia precedente
Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della guardia di Finanza per ammorbidire i controlli fiscali su quattro sue società (Mondadori, Telepiù, Videotime, Mediolanum).
La condanna di primo grado inflitta dai giudici della settima sezione penale di Milano è di 2 anni e 9 mesi... non male per un ex presidente del consiglio!
Il fratello Paolo (noto ai più per essere l'editore del giornale e per essere il fidanzato di Natalia Estrada...) viene ASSOLTO, nonostante si fosse sempre dichiarato COLPEVOLE di aver versato alla G.d.F. una tangente di 300 milioni di lire.
Nel processo d'appello la corte concede le attenuanti generiche:
Per le tangenti MEDIOLANUM, MONDADORI e VIDEOTIME scatta la prescrizione del reato.
Per la tangente TELEPIU' viene assolto per non aver commesso il fatto
In cassazione le assoluzioni per prescrizione vennero trasformate in piene assoluzioni respingendo il ricorso del
PM Colombo
Tangenti a Craxi - All Iberian 1
Di significativa importanza il fatto che sia il fratello Luigi che altri alti funzionari Mediaset avevano confessato in primo grado di essere colpevoli di concussione, ma di aver agito di loro iniziativa, senza che il soggetto economico delle società Silvio Berlusconi sapesse niente...
ecco la sentenza di cassazione
La Galassia Mediaset è fatta anche di tantissime società satellite con sede legale all'estero. Una di queste, forse la più famosa è la "All Iberian", che secondo i magistrati dell'accusa, veniva usata da Berlusconi e dalle sue società per i finanziamenti illeciti.
Durante il processo di primo grado del 13 luglio 1998 Berlusconi fu condannato a 2 anni e 9 mesi di reclusione e dieci miliardi di penale per aver versato a Bettino Craxi,allora segretario del PSI, 21 miliardi di lire. Craxi fu condannato a 4 anni di reclusione e 20 miliardi di multa
In appello scatta la prescrizione del reato.
FALSO IN BILANCIO - All Iberian 2
L'inchiesta sui finanziamenti in nero al PSI porta alla luce altri particolari sulla All Iberian: Silvio Berlusconi è indagato per falso in bilancio, all'epoca punito con pene detentive sino ai 5 anni (e oggi praticamente depenalizzato dalla C.d.L).
Gli imputati vengono rinviati a giudizio: il processo è fissato il 7 aprile 2000
Gli imputati ricusarono i giudici e il processo viene ulteriormente spostato
Con le nuove leggi emanate dal governo Berlusconi il reato è stato parzialmente depanalizzato.
CONSOLIDATO FININVEST - All Iberian 3
La procura di Milano ha indagato sulla rete di società estere facente capo alla holding Fininvest (Fininvest Group B) contestando i reati di falso in bilancio che secondo l'accusa avrebbero generato un migliaio di miliardi di fondi neri
La procura di Milano chiese di processare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusato di aver falsificato i bilanci della Fininvest dal 1989 al 1996 per almeno 1.550 miliardi di lire. La richiesta di rinvio a giudizio è firmata dal sostituto Francesco Greco. È questo l'atto finale nella storia del fascicolo noto con il numero di matricola "735" aperto dalla procura nel 1996 e che riguarda i bilanci consolidati del gruppo di Cologno Monzese. Con il fondatore del Biscione, l'inchiesta coinvolge altre 25 imputati, l'intero vertice dell'impero mediatico: il fratello Paolo Berlusconi; Fedele Confalonieri, presidente Fininvest del ‘94; Giancarlo Foscale, amministratore delegato e vicepresidente Fininvest; Adriano Galliani, consigliere Fininvest e vicepresidente del Milan; Giorgio Vanoni, responsabile del settore società estere del gruppo. In 40 faldoni, nei quali sono raccolte 300mila pagine, la procura rilegge la storia ufficiale e non del gruppo di Berlusconi. Una ricostruzione che si basa su riscontri investigativi condotti dal pm Greco in sei anni di indagini e sulle verifiche contabili della Kpmg, una delle maggiori società di revisione al mondo.
Nel motivare le accuse, la procura non contesta a Berlusconi il «non poter non sapere», bensì il ruolo attivo, tipico del proprietario. Ovvero, «l'aver diretto e gestito» un numero rilevante di operazioni. Non a caso - annota l'accusa - fu lui ad affrontare i revisori dei conti di Arthur Andersen nel 1992 e arrivare così alla certificazione del bilancio consolidato di quell'anno. E ieri come oggi la paternità di All Iberian, una delle società della «galassia estera» a sollevare dubbi: «Non è mia» sottoscrisse il padrone della Fininvest. Ma le «carte inglesi», quelle sequestrate nello studio londinese dell'avvocato David Mills, indicano in Giancarlo Foscale, amministratore delegato Fininvest e cugino di Berlusconi, il «beneficiario economico».
Per questi reati viene chiesto il rinvio a giudizio.
l'inchiesta subisce moltissimi ritardi: Il capo della procura di Milano D'Ambrosio il 20 giugno 2001 dice:
D- Possiamo ricapitolare? Berlusconi è sotto accusa sia per All Iberian sia per il bilancio consolidato?
R- "Sulla società All Iberian, com'è noto, ci sono stati vari gradi di giudizio, con processi annullati per ricorsi che hanno comportato la nullità di tutti gli atti, comprese quelle prove che erano state raccolte nel contraddittorio delle parti, compresi insomma gli interrogatori incrociati, e si attende in questi giorni una nuova decisione dalla corte d'Appello. Sul bilancio consolidato abbiamo fatto la richiesta dopo il deposito degli atti, dopo l'avviso agli avvocati: c'è stato un lunghissimo e trasparente periodo di gestazione... Se All Iberian andasse in prescrizione, dati i continui ritardi e rinvii, sul bilancio consolidato credo sia più difficile ottenerla".
D- Ma pare che i reati di falso il bilancio e false comunicazioni sociali saranno depenalizzate. Niente reato, niente processo...
R- "È stato detto in campagna elettorale da vari esponenti di Forza Italia, il problema è capire se e come verrà ridisegnata la riforma del diritto societario. Ammesso che ci si riesca, perché c'è la Commissione europea di mezzo, con le sue regole di trasparenza per i Paesi membri, con le norme che non ammettono che la normativa di un Paese possa essere d'ostacolo alle imprese di altri Paesi. Comunque, se queste regole saranno davvero cambiate, si può chiudere tutto il lavoro svolto con un non luogo a procedere perché il fatto non è più reato. Basta saperlo..."
MEDUSA CINEMATOGRAFICA
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d'acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. Due le accuse principali: Appropriazione indebita e falso in bilancio.
In primo grado il primo reato la prima accusa risultò coperta d'amnistia (che culo! deve essere l'uomo più fortunato d'Italia!) mentre per l'accusa di falso in bilancio fu condannato a un anno e quattro mesi di reclusione insieme a alti dirigenti fininvest.
In appello (9 febbraio 2000) Berlusconi viene assolto per non aver commesso il fatto
I TERRENI DI MACHERIO
Silvio Berlusconi, il nostro amatissimo Presidente del Consiglio fu indagato nel 1998 in relazione a varie irregolarità fiscali nell'acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio.
In primo grado il pm chiede un anno e quattro mesi di reclusione per Silvio Berlusconi ma i reati vengono considerati in prescrizione.
in appello vengono il pm riformula la stessa richiesta
Ma per tutti i reati scatta l'amnistia
Processo unificato Lodo Mondadori - Imi-Sir
Il 28 gennaio 2002 vengono riuniti dai giudici della procura di Milano due processi che vedono come imputato Berlusconi e i suoi scagnozzi: sono il processo sul Lodo Mondadori e Imi-Sir. Ciò che spinge alla riunione, spiegano i giudici di Milano nell'ordinanza, è la ''comunanza delle fonti di prova'', come i testimoni che ''per la stragrande maggioranza sono identici nell' ambito dei due procedimenti e richiesti su identiche circostanze'' da accusa e difesa. E ancora, la ''connessione'' tra i processi è tale che ''può in astratto ravvisarsi un'ipotesi di continuazione''. A sua volta questo processo unificato viene più volte connesso con il processo Sme-Ariosto. Previti tentò di ricusare il presidente della sezione penale Carfi, secondo le norme del giusto processo (è un ossimoro o cosa?), prima che si arrivasse all'unificazione dei due processi.
IMI SIR
Il processo Imi-Sir inizia nel 1982: Nino Rovelli chiama davanti al tribunale di Roma l'Istituto Mobiliare Italiano per non avere onorato una convenzione del '79 per il risanamento delle società del gruppo chimico Sir Rumianca: un affare da 500 miliardi di lire.
Nel 1986, il tribunale di Roma condanna l'Imi al risarcimento dei danni subiti da Rovelli. L'Imi, naturalmente, fa ricorso in Appello. Ma la Corte d'Appello di Roma nel 1990 conferma la sentenza di primo grado. Pochi giorni dopo, il 30 dicembre 1990, Nino Rovelli muore a Zurigo lasciando alla vedova e ai quattro figli l'eredità di una richiesta di risarcimento da capogiro: perché con gli interessi ormai, il conto è salito a 800 miliardi. L'Imi tiene duro e i suoi legali ricorrono in Cassazione nel gennaio 1992.
Una requisitoria importante sparisce pochi giorni dopo, per poi "miracolosamente riapparire il giorno dell'udienza, il 10 giugno 1992, accompagnata da una lettera anonima indirizzata alla Suprema corte. La procura aprirà un caso su questa fantomatica sparizione. La sentenza di cassazione da ragione a Rovelli ancora una volta. L'Imi liquida gli eredi con un maxi assegno da 980,3 miliardi di vecchie lire. Le indagini sulla scomparsa della procura speciale, archiviate a Roma, vengono intanto riaperte dalla Procura di Milano.
La stessa Procura di Milano, nell'ambito delle indagini sulla presunta corruzione dei giudici di Roma, riapre la vicenda Imi-Sir, portando in giudizio in un processo ancora in corso l'on. Cesare Previti, che per la vicenda ha subito anche due richieste di arresto rigettate dalla Camera e si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, l'ex capo dei Gip di Roma, Renato Squillante, un altro avvocato, Attilio Pacifico, gli ex giudici Filippo Verde e Vittorio Metta, il figlio di Nino Rovelli, Felice, e la vedova dell'industriale, Primarosa Battistella. Per i pm la famiglia Rovelli versò una maxi tangente da 66 miliardi e 800 milioni di lire a Previti, Pacifico e Acampora per aggiustare' la causa che vedeva opposta la Sir all'Imi, e che fruttò proprio ai Rovelli circa mille miliardi di lire al lordo d'imposta.
La vicenda porta agli arresti Acampora e Pacifico prima, Felice Rovelli e Renato Squillante poi.
Gli avvocati si professano innocenti, giustificando le parcelle come pagamento di prestazioni meramente professionali... riguardo al versamento di oltre due milioni di dollari ricevuto nel '92, Previti spiega che il denaro proveniva ''dal gruppo Fininvest in relazione ad una attività professionale imponente e documentata"... certo che Previti fa pagare bene le sue prestazioni! Quanto ai bonifici provenienti dall'avvocato Attilio Pacifico, amico di vecchia data, rientravano nell'ambito di compensazioni tra Italia e Svizzera che i due legali erano soliti fare. Comunque, ''mai neanche una lira a magistrati''.
Quando Nino Rovelli venne assolto dalle accuse su modalità ed entità degli aiuti che la sua Sir riceveva dalle banche, Previti stabilì una parcella di 3 miliardi e 750 milioni, da pagarsi in Svizzera, non appena i Rovelli avessero recuperato la liquidità. Il debito fu versato parecchi anni dopo, senza alcuna sollecitazione da parte di Cesare Previti da Felice Rovelli maggiorata degli interessi maturati in Svizzera. In 7 ore di interrogatorio, il parlamentare di Forza Italia racconta anche della sua conoscenza con Stefania Ariosto, intorno alla metà degli anni '80, quando era compagna dell' ex sindaco socialista di Perugia Giorgio Casoli. Una conoscenza approfondita di tanto in tanto anni più tardi, quando Stefania Ariosto divenne la compagna dell'ex parlamentare di Forza Italia Vittorio Dotti. Stefania Ariosto ''non ha mai messo piede in casa mia - dice Previti -Quanto avvenuto nei luoghi raccontati da Stefania Ariosto è frutto di pura invenzione''.
Intanto il governo Berlusconi si mobilita per sanare i guai legali di Previti: vengono varate nuove leggi burletta che riguardano
- La trasmissione di Rogatorie dalla Svizzera all'Italia (fortunatamente scritta da cani e perciò inapplicabile!)
- La ricusazione di giudici (Cirami).
Ma perché il presidente Berlusconi si adopera sino a questo punto per Cesare Previti? Una risposta arriva da l'ex guardasigilli Filippo Mancuso...
La Ariosto commenta così: ''Ha ragione Filippo Mancuso, Cesare Previti è un ricattatore. Lui ha in pugno Berlusconi. Solo lui riesce a farsi ritagliare su misura leggi, come la Cirami, per salvarsi dai processi, alla faccia della Costituzione e del principio di uguaglianza tra i cittadini''.
Un articolo di grande impatto viene scritto da Angelo Panebianco sul Corsera (quotidiano non certo partigiano...)
Previti ammette candidamente di essere un incallito evasore fiscale, che pratica quest’arte da almeno trent’anni. Stessa linea per negare di aver portato alla vittoria Silvio Berlusconi, nella vicenda Lodo Mondadori, con la strategia della mazzetta... più tardi negherà mai di aver ammesso di essere un evasore fiscale... Certo che ci vuole coraggio!
La requisitoria della Bocassini
Il 19 ottobre il presidente della IV sezione del Tribunale Penale, Paolo Carfì, respinge le istanze delle difese per il rinvio del processo ma lascia loro aperta la possibilità di tenere le arringhe dopo la conclusione dell'iter della legge Cirami e dopo la comunicazione della Cassazione davanti alla quale pendono le richieste di rimessione del processo.
Il pm Ilda Bocassini, a questo punto, può iniziare la sua requisitoria. Lo fa con un colpo di scena: prima di illustrarne i motivi, chiede pene severe per tutti gli imputati: 13 anni e 6 mesi di reclusione per Vittorio Metta; 13 anni per Cesare Previti e per Attilio Pacifico; 10 anni per Renato Squillante e Filippo Verde; 7 anni per Giovanni Acampora; 7 anni per Felice Rovelli con la concessione delle attenuanti generiche; 5 anni e 4 mesi per Primarosa Battistella (moglie di Rovelli) , con la concessione delle attenuanti generiche. E ancora, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, e per gli avvocati Pacifico, Previti e Acampora l'interdizione dalla professione per 5 anni. Con pazienza e grinta feroce, dopo anni di battaglia legale, Bocassini ricostruisce una vicenda che ormai, sostiene, è sufficientemente chiara: partendo dalla cosiddetta provvista Rovelli, i 67 miliardi che per l'accusa sono stati versati sui conti di Previti (21 mld), Pacifico (33) Acampora (13), illustra ''l'impiego che i singoli imputati hanno fatto di queste somme''. Il pm cita con precisione e riferimenti a documentazione depositata agli atti le centinaia di movimenti e di operazioni bancarie a partire dal '94 anche dopo gli arresti di Squillante e Pacifico, non senza tralasciare, pero', i versamenti fatti dalla famiglia del petroliere nel '91.
Le tesi degli imputati sono deboli, fragili, inconsistenti. Le ricostruzioni bancarie fatte dai loro consulenti tecnici ''non condivisibili'', incongrue, incomplete. Una ''è davvero fantascientifica'', un'altra ancora è degna di un romanzo giallo'' ambientato in un istituto bancario svizzero, dove ''c'è un direttore sprovveduto e pasticcione e dove la vittima è un ignoto giudice italiano''. ''L'ipotesi accusatoria trova conferma nelle carte processuali. Sono movimenti che ricaviamo da documenti bancari, da prove incontrovertibili'', prosegue Boccassini, che non nomina mai Stefania Ariosto. La pm rinnova la richiesta di sequestro di 20 mln di euro di Pacifico e Squillante in Liechtenstein (già sequestrati dall'autorità giudiziaria in quel Paese) e di somme che dovrebbero essere ancora sui conti di Previti alle Bahamas. Ma l'attacco più duro, con toni insuali in un'aula di tribunale nei confronti di ex colleghi, è per i giudici romani Squillante, Metta e Verde: ''C'è una cosa che accomuna questi tre magistrati, servitori dello Stato che hanno giurato fedeltà alla Repubblica e alla costituzione in nome del Popolo italiano: sono tutti e tre evasori fiscali''. C'è stata una tangente versata dai Rovelli, e parte dei fondi sono andati agli avvocati e parte ai magistrati: ''Quei magistrati - accusa Bocassini -hanno ammesso di essere solo evasori fiscali e che i loro fondi all'estero venivano gestiti da avvocati''. ''Mi hanno insegnato che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura non è un concetto astratto, ma è anche qualcosa che deve apparire tale. Allora quale garanzia di autonomia e indipendenza ha dato chi doveva amministrare le leggi e non l'ha fatto? Come si permette il giudice Metta di parlare di orgoglio della propria funzione giurisdizionale? Come si fa, nell'esercizio delle proprie funzioni, non solo a violare la legge ma a farsi assistere da avvocati dello stesso distretto?''. ''Qui c'è il legittimo sospetto di essere merce di ricatto - prosegue - nel momento in cui hanno dato la loro vita, i loro interessi economici, ad avvocati che esercitavano nello stesso foro. La loro vita nelle mani di avvocati che potevano ricattarli''. Insomma, "sono giudici corrotti e che si sono fatti corrompere perché nel Dna avevano questo''.
La requisitoria del pm si conclude il 20 ottobre, con la parte riguardante la vicenda Lodo Mondadori.
LODO MONDADORI
Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico erano accusati di aver fatto arrivare del denaro (400 milioni di lire) a Vittorio Metta, ex magistrato della Corte d'Appello civile di Roma, per favorire la famiglia Mondadori/Formenton (e di conseguenza Silvio Berlusconi) nel giudizio sull' assegnazione della Mondadori.
In particolare, Silvio Berlusconi era accusato di aver compiuto ''articolate operazioni finanziarie'' attraverso ''società e/o conti bancari riconducibili al cosiddetto 'comparto estero' del gruppo Fininvest''. Attraverso questi movimenti, per la Procura milanese, il 14 febbraio 1991, 2.732.862 dollari (3 miliardi e 36 milioni di lire al cambio di allora) partirono dai conti esteri per finire su un conto svizzero di Previti. Di quei soldi, dopo una serie complicata di passaggi, circa 400 milioni finirono a Vittorio Metta, giudice istruttore nella causa sulla Mondadori, che li avrebbe usati per acquistare una casa. Una tesi che il Gup Rosario Lupo ha ritenuto non suffragata da prove sufficienti.
Il lodo arbitrale sul contratto per la Mondadori fra Cir (finanziaria di Carlo De Benedetti) e Formenton risale al 21 giugno 1990.
Il 24 gennaio 1991, però la Corte d'Appello di Roma presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini dichiara che, dato che una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l'intero accordo e quindi anche il lodo arbitrale. Mondadori tornava nell'orbita Formenton - Berlusconi.
Il 17 novembre 2001 la Cassazione conferma il proscioglimento per prescrizione nei confronti di Silvio Berlusconi, in relazione all'accusa di corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori. La Cassazione, rigettando il ricorso dei pm, respinge anche quello dei legali di Berlusconi, che chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento. La Cassazione, inoltre, dichiara inammissibili i ricorsi dell' ex giudice Vittorio Metta, di Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Cesare Previti. Per loro, davanti alla IV sezione penale del tribunale di Milano, il processo continua. Il 28 gennaio 2002 il processo è riunito con quello IMI-Sir. Berlusconi non è quindi dichiarato innocente, è semplicemente non perseguibile dalla legge per quei reati...
Requisitoria di Ilda Boccassini sul Lodo Mondadori
Anche per questa fattispecie Bocassini fornisce elementi che a suo avviso provano "fatti di una gravità inaudita, perché IMI-Sir ha determinato il pagamento da parte dello Stato di mille miliardi di lire nel 1994 e nel lodo c'era un interesse determinante quale quello della libertà di informazione, una garanzia in un regime democratico - spiega- Incidere su questo diritto da parte di alcuni magistrati che sistematicamente si sono fatti corrompere è una delle ipotesi più gravi previste dal codice penale, perché una magistratura autonoma indipendente, che deve garantire l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, è l'ultimo baluardo per evitare che si trascenda nella barbarie". Nessuna attenuante, dunque: dopo 2 anni e 5 mesi di dibattimento Bocassini chiede una condanna dura perché "le prove sono macigni" e illustrano "un capillare controllo del territorio e per territorio intendo la Suprema Corte". "C'era una struttura militare", aggiunge con asprezza, orgoglio e il linguaggio, a lei familiare, dei processi per mafia. ''Le parole del Pm Ilda Boccassini, se riferite ai magistrati della Suprema corte, sono incredibili e particolarmente gravi'', replica a stretto giro di posta l'ex presidente dell' Anm Antonio Martone. ''Non so sulla base di quali elementi il Pm di Milano possa fare queste affermazioni: io lavoro in Corte di Cassazione da 16 anni e posso dire che i collegi giudicanti che si sono occupati della vicenda Imi-Rovelli sono sempre stati formati da magistrati eccellenti''. E' solo l'assaggio di polemiche feroci che investono gli ambienti politici, mentre il processo, di nuovo, sembra sul punto di bloccarsi. I difensori per cominciare le loro arringhe vogliono aspettare la decisione della Cassazione, che dovrà decidere sull'istanza di trasferimento ad altra sede, dopo che la Corte Costituzionale scioglierà la questione del legittimo sospetto, come concesso ieri da Paolo Carfì, presidente del collegio, dopo aver respinto la richiesta di differire la requisitoria fra le proteste delle difese. Arringhe che potrebbero anche non essere svolte se la Cassazione decidesse di trasferire il processo a Brescia seguendo la legittima suspicione invocata dalla difesa secondo la legge Cirami, immoralmente approvata dal Parlamento italiano.
Questo processo vede tra gli imputati l'immancabile Cavalier Banana e il suo amichetto Cesare "sono solo un evasore" Previti.
Per questo processo il Parlamento Italiano si è affrettato a varare la contestatissima Legge Cirami che si è rivelata inutilizzabile. Sempre per questo processo il Parlamento ha varato la legge riguardante le rogatorie internazionali, anche questo inutilizzabile perchè in pieno contrasto con le normative europee... Bel governo abbiamo: Non solo vorrebbero fare leggi ad personam, ma quel che è peggio è che non sono nemmeno in grado di farlo, visto che i nostri esimi tecnici del diritto si sono rivelati di un ignoranza spaventosa rispetto a costituzione e norme internazionali.
Vabbè... ora parliamo di questo processo (da Rainews24.rai.it):
Tutto inizia nel 1995. Stefania Ariosto, compagna del deputato di Forza Italia Vittorio Dotti, sconosciuta al grande pubblico ma nota nella mondanità milanese, si presenta in Procura a Milano e racconta ciò che sa da mesi, dopo assidua frequentazione a Roma degli ambienti vicini a Silvio Berlusconi e Cesare Previti.
In prima battuta, la Ariosto non sembra mossa da improvvise crisi di coscienza di fronte ad episodi di corruzione. Antiquaria milanese con la passione del gioco, la Ariosto è in difficoltà finanziarie. Tali da spingere il suo compagno Vittorio Dotti, avvocato della Fininvest, a chiedere un anticipo di 200 milioni di lire a Silvio Berlusconi. Nel febbraio '95, davanti ai finanzieri milanesi, la Ariosto ammette: Dotti ha avuto quei soldi per pagarmi due cassettoni d'epoca e sei sedie. Poi, però, il suo racconto si allarga ad ambienti romani nei quali il confine fra potere e affari loschi sembra esiguo. Troppo esiguo per i finanzieri, che informano il pm Taddei delle rivelazioni della fonte Olbia, ancora sotto anonimato. Taddei giudica il contenuto di quel rapporto interessante ma troppo vago per poter originare l'apertura di un fascicolo e ne dispone l'archiviazione. A luglio, però, Stefania Ariosto ci ripensa e decide di firmare le sue rivelazioni.
Fra una cena e l'altra, la Ariosto ha raccolto confidenze e particolari sul rapporto inconfessabile e corroborato dalla corruzione che, sostiene la donna, lega gli ambienti Fininvest al giudice Renato Squillante, magistrato di spicco nel Palazzo di giustizia della capitale. ''Un giorno - racconta Ariosto ai pm di Milano- stavo andando al bagno quando, passando per una stanza, notai Previti, Squillante e Attilio Pacifico accanto a un tavolo sul quale c'erano mazzette dei soldi. Mi scusai e volevo retrocedere ma mi fu detto 'Vieni Stefania, vieni'. Previti offriva il denaro e Squillante prendeva...''. Circostanza sempre negata, questa, da Previti.
E ancora, quella cena al circolo Canottieri Lazio dove lei vide Previti consegnare a Squillante una busta con del denaro. Infine, nell'ottobre '88, Previti, sostiene la Ariosto, organizza un viaggio a New York, in occasione della premiazione di Bettino Craxi come uomo dell'anno, per "creare una lobby di giudici su cui contare". In occasione delle feste, Previti e Berlusconi erano soliti regalare alle mogli di numerosi magistrati gioielli acquistati insieme nella gioielleria di Carlo Eleuteri. Ma quest'ultimo smentisce la Ariosto.
Il racconto della Ariosto, ora teste Omega, è lacunoso, incerto, impreciso in molti dettagli. Ma si rivela preziosissimo per il pool di Milano, che da lì fa partire una nuova indagine su Silvio Berlusconi, Cesare Previti ed Attilio Pacifico. Il reato ipotizzato è grave: concorso di corruzione in atti giudiziari. Ma quali? Il processo comincia il 9 marzo 2000, 5 anni dopo. La difesa obietta che si tratta di accuse indeterminate prima ancora che infondate; vaghe perché costruite su una fonte inattendibile. Quali i fatti specifici? Quali le sentenze risultato di corruzione? La richiesta di rinvio a giudizio è trasmessa dai Pm al Giudice per le indagini preliminari il 18 dicembre 1997. Approda alla Camera dei Deputati ai primi di gennaio 1998.
La battaglia legale è politica fin dall'inizio: esponenti di centrodestra accusano la magistratura di 'giustizia ad orologeria', perché il secondo governo D'Alema è in crisi e da più parti si invocano elezioni anticipate, allontanate dalla nascita del governo Amato (20 aprile 2000, quarto esecutivo della XIII legislatura). Proprio D'Alema, in qualità di presidente del Consiglio, firma l'atto di costituzione di parte civile con il quale lo Stato italiano entra nel processo come parte lesa, ritenendo di aver subito un danno grave dalla presunta corruzione di giudici. L'avvocato incaricato di rappresentare lo Stato parte civile è Giuliano Pisapia, deputato di Rifondazione Comunista. Dall'altra parte, tra gli imputati, l'ex ministro della Difesa Cesare Previti (Forza Italia) , l'allora ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Molti esponenti del collegio della difesa, dall'avv. Niccolò Ghedini a Gaetano Pecorella, o Michele Saponara, diventeranno deputati di Forza Italia.
Secondo l'accusa, Berlusconi, Pacifico, Previti e Squillante sono colpevoli di concorso in corruzione in atti giudiziari (al solo Berlusconi si contesterà anche il concorso in falso in bilancio). I quattro fra il 1986 e il 1989 "per conto di Fininvest Spa e di altre società ad essa collegate, promettevano prima e versavano poi ingenti somme di denaro, così stabilmente retribuendolo, a Squillante Renato affinché costui, nella sua qualità di pubblico ufficiale quale Consigliere ispettore aggiunto presso il Tribunale di Roma compisse una serie di atti contrari ai suoi doveri ufficio". Squillante, sostengono i pm, ha violato " i doveri di probità, imparzialità ed indipendenza tipici della funzione giudiziaria in tutti i procedimenti ed in ogni altra attività nella quale fosse richiesto". Squillante avrebbe violato il segreto d'ufficio" fornendo le informazioni a lui richieste" e intervenendo in ambienti giudiziari per "favorire le Società predette o comunque gli erogatori", anche "trasferendo o facendo pervenire a questi e altri pubblici ufficiali denaro".
Il denaro sarebbe transitato da Fininvest e Istifi "con apparenti sospesi di cassa" "ripianati poi con somme prelevate da una serie di libretti al portatore". Un percorso tortuoso che oltrepassa confini con disinvoltura, passando per Società italiane ed estere (Vimo, Maxfi, Efi, Interfincom, Marche, Antares, New Manhattan, Crescent, Edizioni 90, Stanhope), fiduciari, familiari degli interessati.
Lo spunto fornito da Stefania Ariosto si è trasformato negli anni in 182 faldoni, rimpolpati dalle carte arrivate dalla Svizzera con rogatorie internazionali. "A questo punto - spiega uno dei magistrati milanesi - potremmo anche fare a meno della testimonianza Ariosto". Perché è la documentazione trasmessa dai giudici svizzeri a consentire, secondo l'accusa, di delineare dopo anni di indagini un quadro più preciso. Uno dei risultati della corruzione, sostengono i pm, è l'affare Sme.
SME: UN GIGANTE CHE ATTIRAVA MOLTI APPETITI
Il 19 luglio 1986, una sentenza della prima sezione del tribunale civile di Roma apre il caso. Il contratto per la cessione della Sme, la finanziaria alimentare nelle mani dello Stato, alla Buitoni di Carlo De Benedetti è sostanzialmente nullo. La privatizzazione di uno dei bocconi più appetibili della presenza pubblica nel economia italiana prende un'altra direzione. Quindici mesi prima, il 29 aprile del 1985, l'allora presidente dell'IRI (poi presidente del Consiglio ed attuale presidente della Commissione europea) Romano Prodi e il presidente della Buitoni avevano trovato un accordo: Buitoni acquistava la partecipazione dell'IRI nella Sme per 497 miliardi di lire (256 milioni di euro di allora).
E' un passaggio chiave che conclude un'operazione iniziata da De Benedetti un anno prima. Con un'audace colpo di scena, l'ingegnere dell'Olivetti ha bruciato sul tempo i francesi di BSN Gervais Danone, sicuri si avere l'affare in tasca grazie all'appoggio di Mediobanca, e si è assicurato la Buitoni. Un gruppo la cui situazione finanziaria non è fiorente ma che già a fine '85 metterà a bilancio un attivo di 448 milioni di lire rispetto ai forti passivi del biennio precedente e che conta su un fatturato consolidato di 1176,6 miliardi di lire. Il disegno di De Benedetti è semplice quanto ambizioso: creare un polo alimentare italiano privato, di dimensioni tali da poter rivaleggiare con i grandi concorrenti stranieri, cedendo eventualmente alcuni brand con un abile spezzatino azionario. Buitoni punta la Sme per questo: con 3mila miliardi di lire di fatturato e 18mila dipendenti, Sme controlla marchi di prestigio come Cirio, Motta Alemagna, Bertolli, Charms, Sanagola. Offre accesso al settore alimentare ma anche della distribuzione (GS supermercati) e della ristorazione (Autogrill). Un progetto che non può non ricevere avvallo politico per andare in porto.
Dall'Espresso (25 ottobre 2002) - Tutti i cavilli messi in piedi da Previti e compagni per ritardare le indagini di Ilda Boccassini
Luglio 1995. Stefania Ariosto, ex fidanzata dell'avvocato parlamentare di Forza Italia Vittorio Dotti, comincia a parlare con i magistrati del pool Mani pulite di Milano. Si avvia l'inchiesta che poi si trasformerà nei processi Imi-Sir e Lodo Mondadori: l'accusa nei confronti di Previti, di altri avvocati romani e di alcuni magistrati della Capitale è di corruzione in atti giudiziari.
1 luglio 1997. Il deputato di Forza Italia ed ex magistrato della procura di Milano Tiziana Parenti convoca una conferenza stampa e annuncia: "Ho denunciato la Boccassini per calunnia. Ha offerto soldi a un pentito per incastrarmi". Non è vero, ma l'8 luglio 40 deputati forzisti chiedono la sospensione di Boccassini dalla magistratura. L'11 luglio Previti invoca la sua estromissione dalle indagini.
11 gennaio 1998. Il quotidiano socialista "L'Avanti" pubblica un falso dossier su Stefania Ariosto in cui la accusa di essere stipendiata dai servizi segreti. L'autore è Angelo De Marcus, un ambiguo personaggio in rapporti con Previti.
29 giugno. Udienza preliminare per il caso Imi-Sir. La difesa chiede tempo fino al 2005 per leggere gli atti. Il gip lo nega, ma per un errore di notifica tutto slitta di quattro mesi.
Febbraio 1999. L'avvocato e parlamentare di Forza Italia Gaetano Pecorella e il suo collega Donato Bruno propongono un emendamento alla legge Carotti: "Diminuire sempre la pena quando l'imputato è incensurato o ha superato i 65 anni di età". La norma, se approvata, farebbe immediatamente prescrivere i processi contro Berlusconi. È ripresentata nel 2002.
18 settembre. Previti annuncia una eccezione di legittimità costituzionale contro una decisone del gip Rossato.
9 marzo. Inizia il processo Imi-Sir. La difesa chiede di sentire 4.776 testimoni.
12 maggio. Al processo Sme-Ariosto i difensori di Berlusconi chiedono di cestinare tutte le rogatorie giunte dall'estero "con carenza di timbri". Il tribunale respinge. Nell'autunno del 2001, con Berlusconi al governo, questa eccezione diverrà legge dello Stato. Ma la nuova norma, in contrasto con la prassi e i trattati internazionali, viene disapplicata da tutti i tribunali d'Italia.
23 novembre 2001. Previti revoca il mandato ai difensori per protestare contro le decisioni dei giudici. Subentra un avvocato di ufficio al quale vengono date tre settimane per leggersi gli atti.
14 dicembre. Gli avvocati Pecorella e Ghedini (deputato di Forza Italia) fanno saltare un'udienza di Sme-Ariosto, aderendo allo sciopero indetto dalle Camere Penali per protestare contro "gli interventi settoriali e la decretazione d'urgenza, sintomo della carenza progettuale" della maggioranza di cui fanno parte i due legali parlamentari.
31 dicembre. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli trasferisce Guido Brambilla, giudice a latere del processo Sme, al tribunale di sorveglianza.
Il processo è destinato a saltare. Ma il presidente del tribunale applica provvisoriamente Brambilla al vecchio Incarico.
1 marzo 2002. Berlusconi e Previti chiedono alla Cassazione di trasferire i loro processi a Brescia per gravi motivi di ordine pubblico. I due imputati dicono addirittura di temere per la loro "incolumità".
30 maggio. La Cassazione decide sull'istanza di rimessione presentata dagli imputati. I processi proseguono e restano a Milano, ma viene inviata alla Corte Costituzionale un'eccezione di legittimità presentata dall'avvocato Pecorella. La Consulta, il 22 ottobre, comincia la discussione. Deve decidere se la rimessione sia conforme alla legge delega: in pratica dovrà stabilire se è stato giusto codificare in maniera precisa i casi in cui un processo può essere trasferito ad altra sede.
1 luglio. Il senatore Melchiorre Cirami presenta una proposta di legge sulla rimessione dei processi. Prevede da una parte la reintroduzione del concetto di legittimo sospetto e, dall'altra, la sospensione automatica dei dibattimenti tutte le volte che si presenta un'istanza per legittima suspicione.
3 ottobre. Previti e gli altri imputati di Imi-Sir dopo aver rinunciato all'interrogatorio, cambiano idea e si fanno interrogare.
10 ottobre. La legge Cirami viene approvata dalla Camera. E torna al Senato per alcune correzioni chieste dal Quirinale.
18 ottobre. Il pm Boccassini comincia la requisitoria del processo Imi-Sir e Lodo Mondadori, chiedendo una condanna a 13 anni di reclusione per Previti. Chiede condanne anche per tutti gli altri imputati
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