| Mercoledì 1 Febbraio 2006 - 13:40 | Siro Asinelli |

Il Cremlino ribadisce il diritto a difendere la sovranità nazionale della Federazione russa di fronte a quelli che lo stesso Vladimir Putin ha definito senza mezzi termini “burattinai stranieri”.
Senza stravolgere le regole di una buona diplomazia, il presidente russo ha messo in chiaro ieri il ruolo della suo mandato e quello del parlamento a livello federale, considerando la “necessità di un potere forte” che “si adoperi per lo sviluppo economico, il rafforzamento dello Stato e la definizione corretta dei principi federativi”.
La conferenza tenuta al Cremlino tocca tutti i temi del momento, dalla vittoria di Hamas in Palestina, ritenuta “consequenziale a ciò che accade in tutto il Vicino Oriente”, alla questione della ripresa del programma nucleare iraniano, per cui il presidente esclude per il momento di appoggiare un’eventuale risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu dopo la riunione dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) del 2 e 3 febbraio prossimi.
L’incontro di inizio anno con la stampa nazionale ed internazionale sfiora le questioni più disparate finendo per divenire la conferenza più lunga mai tenuta al Cremlino da Vladimir Putin. A fronte della necessità di rafforzare lo Stato e le sue risorse, tematica oggetto di dure ed arroganti pressioni della comunità internazionale, imbeccata dagli Stati Uniti che temono una Russia forte come non mai dalla caduta dell’Unione Sovietica, Putin ha sottolineato anche il carattere di cooperazione internazionale assunto dal Cremlino, soprattutto in materia di risorse energetiche. “Abbiamo un numero abbastanza vasto di società energetiche private: Lukoil, TNK-BP, Surgutneftegas e tante altre. Non abbiamo intenzione di nazionalizzarne nessuna”. La precisazione è d’obbligo, in quanto Mosca è sotto attacco per le politiche avviate sotto la presidenza Putin tese alla salvaguardia delle risorse economiche nazionali. In particolare, ciò che più ha infastidito le grandi multinazionali atlantiche è la legge varata l’anno scorso che vieta l’acquisizione di pacchetti di maggioranza di compagnie russe da parte di soggetti stranieri. Una mossa che va di pari passo con la revisione delle concessioni per lo sfruttamento di giacimenti di gas e di idrocarburi in genere a compagnie straniere.
L’arroganza atlantica non è riuscita ad assorbire il colpo, attaccando il programma di riappropriazione statale delle risorse economiche ma, paradossalmente, criticando il progetto del gasdotto baltico che non vede un processo di statalizzazione, quanto piuttosto un progetto internazionale che affianca compagnie russe a compagnie tedesche in una joint-venture strategicamente ostile ai piani imperialisti Usa. A tal proposito il capo del Cremlino ha alzato il tiro rendendo noto il piano di cessione di nuove azioni della Gazprom ai tedeschi della E.ON Ruhrgas “per un totale del 10%”.
Rispondendo a decine di domande, Putin ha poi voluto mettere fine alle voci fatte circolare strategicamente sulla possibilità di una sua terza candidatura alla presidenza con preliminare cambio ad hoc della Costituzione: “Ci sono molte persone in Russia che sono in grado di guidare il Paese e il popolo russo avrà comunque l’ultima parola”.
Siro Asinelli