Maurizio Blondet
02/02/2006
«Oh, se il Vaticano si pronunciasse a favore degli organismi geneticamente modificati! Con un gregge di 1,1 miliardi di fedeli, i messaggi etici della Chiesa di Roma penetrano il mondo intero»: così sospira il Financial Times. (1)
A nome del Big Business, che vede i miliardi di dollari nella prospettiva di farci mangiare pomodori con gene di pesce, carne con geni umani dentro, soya Monsanto e mais Syngenta.
Perché, spiega il giornale dell'alta finanza britannica, purtroppo c'è in Europa «una resistenza» alle sementi geneticamente modificate.
Il Vaticano sarebbe di grande aiuto, se impegnasse la sua autorità spirituale a favore del commercio, per abbattere le barriere che ostacolano gli affari.
Così, scopriamo che il Big Business (anglo-ebraico-protestante, in genere anti-papista) prega.
O più precisamente ed efficacemente, fa lobby presso i cardinali e la Curia.
L'Ambasciata USA in Vaticano, racconta il Financial Times, è in prima linea in quest'opera tenace di convinzione degli zuccotti di porpora.
L'argomento usato è altamente morale, come suole fare il Big Business: gli OGM possono ridurre la fame nel mondo.
Intanto, i sacri lobbisti stanno facendo la lista dei cardinali che hanno guadagnato alla loro parte.



Il cardinal Renato Martino, che guida il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, è assegnato fra i favorevoli.
E già in un altissimo documento vaticano - il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, emanato nel 2004 - è stato possibile introdurre una frase che ha fatto la gioia della lobby OGM: «la natura non è una realtà sacra e divina che l'uomo non può toccare…La persona umana non commette un atto illecito quando, nel rispetto dell'ordine, della bellezza e dell' utilità
degli esseri viventi e della loro funzione nell'ecosistema, interviene a modificarne alcune caratteri o proprietà».
Purtroppo, si spiace il Financial Times, più oltre, nello stesso documento, i nemici degli OGM devono essere riusciti a far introdurre un'altra frasetta che rovina tutto: «le autorità chiamate a prendere decisioni riguardo alla salute e all'ambiente rischiano a volte di trovarsi ad affrontare situazioni in cui i dati scientifici disponibili sono contradditori o scarsi. Può essere appropriato allora basare le valutazioni sul principio di precauzione».
Così, la benedizione vaticana al business genetico-commerciale continua a mancare.
Eppure servirebbe.
Servirebbe tanto.
La lobby non demorde: avvicina cardinali, spiega, preme, forse fa offerte per i poveri del Terzo Mondo…



Che dire?
Ho conosciuto il cardinal Martino e mi è parso una persona retta.
Il problema non è questo.
E' che il Vaticano sia accessibile al lavorio delle lobby.
E sulla base di questo lavoro possa fare pronunce, impegnando la sua autorità dogmatica su affari «huius mundi».
Non è nemmeno una novità.
Le pronunce a favore dell'ebraismo sono state il grande successo del massone (del B'nai B'rith) Jules Isaac.
La sua tenacissima opera di lobby presso il Papa è stata descritta con insuperata precisione storica da Emmanuel Ratier «Misteri e Segreti del B'nai B'rith», edizioni Sodalitium, che ha raccontato anche la disarmante, inquietante apertura pontificia a queste «voci da fuori».
E' noto che alti gradi del B'nai B'rith sono di casa in Vaticano e si fanno fotografare ad ogni occasione accanto al Pontefice.



Ci risulta anche che la lobby del darwinismo abbia agito sul Vaticano per ottenere una garanzia pontificia sulla dottrina evoluzionista, con un mezzo successo; «l'evoluzione è un fatto», sancì un Papa a tutti caro (2); e che ora abbia fieramente invitato dietro le quinte l'attuale Pontefice a non dare appoggio a ciò che loro chiamano «creazionismo», la serie di ipotesi alternative dell'«intelligent design» e della «complessità irriducibile».
Con qualche successo.
E' singolare e istruttivo che i difensori della «scienza» sentano il bisogno di blindare la loro teoria con l'aiuto dell'autorità dogmatica religiosa: vogliono obbligarci a credere a Darwin «perché l'ha detto il Papa».
Temiamo che altri interessi ancora più terreni trovino ascolto.
Contiamo che si tratti qui del candore di colombe che trascurano di adottare, anche, la prudenza dei serpenti.
Ma spiace, come credenti, dover constatare il solo fatto che le porte di bronzo non siano chiuse a pressioni che ci permettiamo di giudicare improprie.



E poiché anche diversi credenti vorrebbero avere ascolto, almeno tanto quanto la Monsanto e la Massoneria giudaica, ci piacerebbe capire come si fa: con quali mezzi garantire il successo delle proprie istanze, per esempio, tradizionali.
Come si fa a fare lobby presso il nostro Padre?
A noi, pare, non ci ascolta.
Forse perché è sicuro della nostra obbedienza?
Forse perché non abbiamo la forza minacciosa - e non solo finanziaria - del potere «huius mundi»?
Anche perché non vorremmo vivere tanto da vedere un giorno affacciarsi dalla storica finestra una bianca figura con sulla candida talare le scritte degli sponsor, come Schumaker che entra in pista con «Marlboro» e «Michelin» stampato su ogni metro quadro della tuta rossa.
Ho l'impressione che Cristo non abbia fondato la sua Chiesa per questo, per il bene della Monsanto e per ascoltare le lobby.

Maurizio Blondet




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Note
1) «Vatican views are under delicate strain», nel quadro dell'inchiesta «Crop resistance: why a transatlantic split persists over genetically modified foood», di J. Grant e R. Minder, Financial Times, 1 febbraio 2006.
2) La frase avrebbe dovuto essere completata così, per essere veritiera: «l'evoluzione è un fatto…che deve essere ancora dimostrato».




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