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  1. #1
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    Predefinito Turchia, ucciso sacerdote italiano.

    Turchia, sacerdote italiano cattolico ucciso in chiesa mentre pregava
    Prima di fuggire l'assassino ha gridato due volte: "Allah è grande"
    Ignoto il movente: "Potrebbe essere il gesto di uno squilibrato"


    Un'immagine di don Andrea Santoro

    ANKARA - Un sacerdote cattolico italiano è stato ucciso nella città turca settentrionale di Trebisonda. Don Andrea Santoro, 60 anni, era della diocesi di Roma ma nella missione in Turchia si interessava del dialogo interreligioso tra cattolici e islamici. E' stato ucciso con un colpo di pistola mentre pregava nella chiesa parrocchiale di Santa Maria dove aveva appena celebrato Messa. Secondo i testimoni, l'assassino è un giovanissimo, un sedicenne che è fuggito dalla chiesa gridando "Allah Akbar", Allah è grande. Ignoto il movente: "Potrebbe essere il gesto di uno squilibrato", ha detto l'ambasciatore d'Italia in Turchia, Carlo Marsili. Lo sdegno di Ciampi: "Sono addolorato e scosso".

    L'assassino ha sedici anni. Era il primo pomeriggio a Trabzon (l'antica Trebisonda), e don Andrea aveva appena finito di dire la Messa e stava pregando nella chiesa di Santa Maria nella città turca sul Mar Nero. Era presente nella chiesa un fedele cattolico turco. Un giovane, avvolto in un cappotto di montone nero, è entrato nella chiesa si è avvicinato al sacerdote e gli ha sparato a bruciapelo freddandolo sul colpo. Subito dopo ha gridato "Allah Akbar", Allah è grande, ed è uscito da una finestra.

    Una giovane donna italiana che stava entrata nella chiesa proprio in quel momento, Loredana Palmieri, lo ha visto uscire dalla finestra gridando di nuovo la stessa invocazione religiosa islamica.

    Loredana Palmieri è in stato di shock, ma sembra che la sua testimonianza e quella del giovane turco, che era nella chiesa con don Andrea abbiano già consentito alla polizia di identificare un sospetto ricercato attivamente.

    I dubbi sul movente. La coincidenza dell'omicidio del prete cattolico con le polemiche e le dimostrazioni anche in Turchia contro la pubblicazione in vari paesi europei delle vignette satiriche raffiguranti Maometto, ha colorato l'omicidio di tinte politico-religioso. Le televisioni turche hanno citato quest'ultima controversia come una delle ipotesi, insieme ad altre, come quella che vorrebbe il prete cattolico oggetto di un ricatto da parte di uno sconosciuto che avrebbe proferito ripetutamente minacce di morte negli ultimi due mesi contro don Andrea. Una tv turca ha avanzato anche l'ipotesi che l'omicidio possa essere collegato con l'attività di recupero di prostitute.

    Ruini: "Una testimonianza fulgida". Il Cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha rilasciato una lunga dichiarazione sull'omicidio, sottolineando che "la Diocesi di Roma, pur nel grande dolore, è orgogliosa di lui e ringrazia il Signore per questa fulgida testimonianza nell'umile certezza che da essa nascerà nuova vita cristiana".

    Nato a Latina, da 36 anni sacerdote. Don Andrea Santoro era nato a Priverno in provincia di Latina, il 7 settembre 1945 ed era stato ordinato sacerdote il 18 ottobre 1970 a Roma per la Diocesi della capitale. Aveva prestato servizio nelle parrocchie Santi Fabiano e Venanzio di via Terni 92, in zona Tuscolana, e nella parrocchia Gesù di Nazareth di via Igino Giordani al quartiere Collatino.

    Era per il dialogo interreligioso. Era curatore del progetto interculturale "Finestra per il Medio Oriente" che si propone tra l'altro di favorire "un dialogo rispettoso tra il patrimonio cristiano e il patrimonio musulmano". "Ho trovato ovunque interesse e partecipazione ed un sincero desiderio di capire e di allacciare legami di comunione", aveva scritto recentemente della sua esperienza in Turchia in una lettera pubblicata nel sito del centro pastorale missionario della diocesi di Roma.
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  2. #2
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    E la Turchia dovrebbe entrare in europa........non ho parole.

  3. #3
    Bibidibobidibù
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    E queste persone dovrebbero aderire alla civile Unione di Popoli quale l'Europa?
    PUAH!!!!

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    "In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno"

    (Mc 3,28-29).

    Non è quindi Dio che nega il suo perdono, ma è l’uomo che lo rifiuta. Se si esclude Dio non rimane che rifarsi al demonio.

    Gli scribi non esitano quindi a tacciare Gesù di indemoniato e così chiudersi alla sua azione salvifica.

    La "bestemmia contro lo Spirito Santo" è appunto questo ostinato e pregiudiziale chiudersi a Dio. Non c’è colpa di fronte alla quale la misericordia di Dio cessi di effondersi.

    Posso essere il peccatore più incallito, posso aver commesso le più orribili malvagità, ma nel momento in cui mi spalanco alla grazia, permettendo a Dio di rigenerarmi con il suo perdono, io sono una creatura nuova.

    "Un soldato domandò un giorno a un anziano se Dio concede il perdono ai peccatori.

    E l’anziano rispose: ‘Ditemi, carissimo, se il vostro mantello è strappato, voi lo buttate via?’ Il soldato replicò: ‘No, lo accomodo e continuo a usarlo’.

    L’anziano concluse: ‘Se voi vi prendete cura del vostro mantello, Dio non sarà misericordioso verso la propria immagine?’

    (Dagli Apoftegmi).

    La salvezza, il perdono è gratuito dono del Signore, ma presuppone la disponibilità ad accoglierlo

    (Amici e servitori della Parola - Casa di Preghiera e Accoglienza San Biagio, Subiaco - www.sanbiagio.org ).


    Padre Andrea....prega per noi.........


    L'ultima lettera di don Santoro





    Testamento del prete ucciso in Turchia

    Carissimi, è da un po' che non vi scrivevo, ma da pochissimo che non pregavo per voi, perché lo faccio ogni giorno alla messa, alle lodi e al vespro... Voi e la Turchia: chi mi avrebbe detto anni fa che avrei unito nel mio cuore amori così distanti? Voi e il Medio Oriente: chi mi avrebbe detto che avrei «portato in grembo», come si dice di Rebecca, due «figli» che «cozzano tra di loro» (Gen. 25,22), pur essendo fratelli nello stesso Abramo? Una madre sa che i suoi figli non si dividono in lei anche se sono divisi tra loro. Così accade anche a me. Avverto in me motivi per amare e gli uni e gli altri, motivi per tenerli serrati nello stesso «calice» e radunati ai piedi della stessa croce.

    Ma avverto anche delle lontananze tra loro, pur corrette, ma a volte solo camuffate, da dichiarazioni di amicizia, di rispetto e di collaborazione, a volte invece davvero lenite da sforzi sinceri fatti da più parti per capirsi, accettarsi, offrire ognuno il proprio patrimonio e scoprire quello dell'altro.

    Altre volte ho l'impressione che questi mondi non si parlino in profondità, ma facciano come quelle coppie che parlano solo di spesa, di bollette, di mobili da spostare e di salute dei figli e si illudono di comunicare e invece diventano sempre più estranei.

    Europa e Medio Oriente (Turchia compresa, anche se è un caso a sé), Cristianesimo e Islam devono parlare di se stessi, della propria storia passata e recente, del modo di concepire l'uomo e di pensare la donna, della propria fede. Devono confrontarsi sull'immagine che hanno di Dio, della religione, del singolo individuo, della società, su come coniugano il potere di Dio e i poteri dello Stato, i doveri dell'uomo davanti a Dio e i diritti che Dio, per grazia, ha conferito alla coscienza umana. Devono confrontarsi su cosa intendono per vita, famiglia, futuro, progresso, benessere, pace, sul senso che danno al dolore e alla morte, su cosa voglia dire che i popoli sono molti ma l'umanità è una, che la terra è divisa in nazioni territoriali ma tutta intera è una casa comune.

    Bisogna che accettino di fare a voce alta un esame di coscienza, senza timore di rivedere il proprio passato. Devono aiutarsi anzi a vicenda a purificare il proprio passato e la propria memoria. Solo dall'umiltà davanti alle proprie colpe e dalla misericordia davanti alle colpe dell'altro può nascere una riconciliazione fatta di reciproca «assoluzione».

    Io credo che ognuno di noi dentro di sé possa diminuire la lontananza tra questi mondi. È a partire dallo sguardo di Cristo e dall'amore del Padre che lo ha inviato a tutti i suoi figli, che possiamo riscoprire vicini quanti sentiamo lontani. Come Gesù ci portava tutti dentro di sé, sui peccati di tutti versava il suo sangue e tutti ci sentiva pecore dell'unico suo gregge così noi possiamo dilatare il nostro cuore. Questo non ci impedirà di annunciare chiaramente e per intero il vangelo e di agire in totale conformità ad esso. Al contrario, ce lo farà sentire un debito e un dovere.

    Ma ce lo farà fare col cuore di Gesù sulla croce, spalancato dall'amore e aperto dalla lancia, non con i sentimenti duri di chi ha sempre un «avversario» davanti. Gesù ha avuto forse avversari? 0 li ha Dio? E anche chi lo pensa non può essere sentito da noi come un «avversario».

    Come vanno le cose qui a Trabzon? Ve ne parlerò più diffusamente alla prossima lettera, spiegandovi come dopo una prima fase di residenza a Urfa-Harran, conclusasi qualche settimana fa con la chiusura della «Ibrahimin evi» («casa di Abramo» in turco) e il trasloco definitivo a Trabzon e dopo la seconda fase conclusasi con il completamento dei lavori di restauro della chiesa di Trabzon (è rimasto appena qualcosa), è iniziata una terza fase tutta avvolta ancora nell'oscurità, in attesa che Dio ci indichi le sue vie.

    Questa attesa è fatta di silenzio, di preghiera, di speranza, di intima disponibilità a quello che Dio vorrà, di umiltà nell'accettare la povertà di risorse, di persone, di strumenti, di capacità personali.

    In questa fase, rileggo il passato della missione, scruto il presente, rivado agli inizi della chiesa a Gerusalemme, ascoltiamo le Scritture, cerchiamo di capire meglio il mondo da cui veniamo e il mondo dove siamo arrivati, cerchiamo di rendere accogliente quanto più possibile, per ogni evenienza, la chiesa, il monastero, la casa, i molteplici locali annessi. Vi aspetto per raccontarvi di persona e proseguire con voi il nostro cammino di «finestra» tra chiese, popoli, religioni.

    don Andrea Santoro
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
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    Non ho parole, solo sconforto.
    Andrea I Nemesis
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