
Originariamente Scritto da
Tonino44
Caro Silvio,
i miei primi contributi previdenziali risalgono al Novembre del 1959. Poi con occupazioni alterne, tra cui la perdita (meglio sarebbe dire l'appropriazione) di contributi Enasarco, arrivai alla fine del 1969 con circa 8 anni di contribuzione da dipendente.
Poi mi misi in proprio sino alla fine del 1997.
Il totale contributivo versato ammontava esattamente a 35 anni e 8 mesi.
Preferii chiudere piuttosto che continuare a fare l'imprenditore (piccolo) in questo disagiato paese.
Avendo compiuto da poco i 53 anni, mi misi in attesa di aver compiuto i necessari 58 anni per avere la pensione.
Non dico quanto mi giravano le palle quando vedevo gente che con molti anni in meno di me e meno della metà dei miei contributi godevano già della pensione, comunque così era ed é.
Finalmente raggiunta l'età, una bella finestra di sei mesi, altro ladrocinio, mi venne liquidata la pensione. Oggi mentre scrivo mi è arrivata la lettera del nuovo trattamento per il 2006: Ben Euro 1.036 al mese, al netto delle relative tasse.
A proposito. La costituzione recita che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Non mi pare di aver letto che questa legge non vale in sede di pensioni: Ai lavoratori dipendenti la pensione a 57 anni agli autonomi 58. Complimenti a quel presidente della repubblica che ha firmato questa legge; e alle associazioni imprenditoriali CNA, Confartigianato.
Ora, caro Silvio, mi perdonerai se mi hai stufato, e piuttosto che andare a votare comunista, non volendoti votare, me ne starò a casa.
Ma come? Ho versato contributi per 35 anni e 8 mesi e prendo 1.036 Euro al mese, a gente che se va bene non ha mai versato un contributo gliene prometti 800?
A questa stessa gente sanità, strade illuminate ecc. ecc.
Sia qual'è il messagio che ne esce?
Quelli della mia età ormai sono stati fregati, i giovani col cavolo che vanno a lavorare in regola, molto meglio di più e subito: Tanto domani un qualcuno che gli comprerà i voti ci sarà sempre.
Poi ci sono sempre i sindacati e le preture del lavoro, dove una causa la vinceranno sempre, e i risarcimenti, come tali non saranno soggetti a contribuzione.
Tonino