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  1. #1
    frankobollo.ilcannocchial e.it
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    Predefinito Riscriviamo lo Stauto, magari in Sardo. Dal GdS di oggi

    Riscriviamo lo Statuto, magari in sardo
    Un certo Onesicrito tra il 332 e il 336 a.c. aveva visitato l’India al seguito di Alessandro Magno, riportandone descrizioni fantasiose, che misero lungo fuori strada i geografi dell’epoca. Partiti, Sindacati e buona parte degli studiosi e degli storici per decenni ci hanno dato della “Questione sarda” una descrizione “fantasiosa”,- un po’ come Onesicrito aveva dato dell’India - riducendola a un semplice frammento o appendice della “Questione meridionale”. È stata considerata dal punto di vista economico ed economicistico.
    La cartina di tornasole di questa visione della “Questione sarda” è rappresentata persino dallo Statuto speciale di Autonomia della Sardegna, tutto giocato sul crinale economicistico.
    L’insieme degli aspetti etnostorici, culturali e linguistici, ovvero “nazionali sardi”, sono del tutto assenti, nonostante gli avvertimenti di Lussu sulla necessità di sancire l’obbligo dell’insegnamento della lingua sarda nelle scuole in quanto “essa è un patrimonio millenario che occorre conservare".
    Questo limite sarà colto da Antonio Simon Mossa il quale riterrà che il difetto dello Statuto sta proprio nel mancato riconoscimento dell'“unità o comunità etnica sarda ben distinta dalle altre componenti dello Stato Italiano”, una nazione insomma, “proibita” e “non riconosciuta” insieme a tutte le altre minoranze etniche del mondo. In Europa al pari dei Baschi, Catalani, Bretoni, Occitani, Irlandesi etc.
    “Minoranze ” -affermava Simon Mossa- che “l’imperiale geometria delle capitali europee vorrebbe ammutolire”. Bene: proprio in questi giorni si ritorna a discutere della riscrittura dello Statuto e della nomina della Consulta, dopo l’abbandono sciagurato, da parte della maggioranza del Consiglio regionale, dell’Assemblea costituente. Non sarà il caso che chi sarà deputato al rifacimento dello Statuto non ricada nel vizio di Onesicrito?
    E dunque si ponga in chiaro, con nettezza, che il nuovo Statuto deve prevedere poteri certo per far uscire l’Isola dalla dipendenza economica ma anche per dotarla di “sovranità”, perché i Sardi come popolo e come nazione inizino a gestire la loro cultura e la loro lingua? E a tal proposito perché non imparare da chi – come i Catalani- su questo versante hanno fatto passi da giganti?
    È proprio scandaloso ipotizzare che il primo articolo - come quello dello Statuto catalano - reciti: ”La Sardegna, con le sue isole, è una nazione”? Ed è pretendere troppo che tale “dizione” venga approvata dalla maggioranza dei Consiglieri regionali, come è successo a Barcellona, in cui hanno approvato quell’articolo con il 90% dei consensi, con la sola opposizione della destra di Aznar?


    Francesco Casula * Scrittore

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da frankobollo
    Riscriviamo lo Statuto, magari in sardo
    Un certo Onesicrito tra il 332 e il 336 a.c. aveva visitato l’India al seguito di Alessandro Magno, riportandone descrizioni fantasiose, che misero lungo fuori strada i geografi dell’epoca. Partiti, Sindacati e buona parte degli studiosi e degli storici per decenni ci hanno dato della “Questione sarda” una descrizione “fantasiosa”,- un po’ come Onesicrito aveva dato dell’India - riducendola a un semplice frammento o appendice della “Questione meridionale”. È stata considerata dal punto di vista economico ed economicistico.
    La cartina di tornasole di questa visione della “Questione sarda” è rappresentata persino dallo Statuto speciale di Autonomia della Sardegna, tutto giocato sul crinale economicistico.
    L’insieme degli aspetti etnostorici, culturali e linguistici, ovvero “nazionali sardi”, sono del tutto assenti, nonostante gli avvertimenti di Lussu sulla necessità di sancire l’obbligo dell’insegnamento della lingua sarda nelle scuole in quanto “essa è un patrimonio millenario che occorre conservare".
    Questo limite sarà colto da Antonio Simon Mossa il quale riterrà che il difetto dello Statuto sta proprio nel mancato riconoscimento dell'“unità o comunità etnica sarda ben distinta dalle altre componenti dello Stato Italiano”, una nazione insomma, “proibita” e “non riconosciuta” insieme a tutte le altre minoranze etniche del mondo. In Europa al pari dei Baschi, Catalani, Bretoni, Occitani, Irlandesi etc.
    “Minoranze ” -affermava Simon Mossa- che “l’imperiale geometria delle capitali europee vorrebbe ammutolire”. Bene: proprio in questi giorni si ritorna a discutere della riscrittura dello Statuto e della nomina della Consulta, dopo l’abbandono sciagurato, da parte della maggioranza del Consiglio regionale, dell’Assemblea costituente. Non sarà il caso che chi sarà deputato al rifacimento dello Statuto non ricada nel vizio di Onesicrito?
    E dunque si ponga in chiaro, con nettezza, che il nuovo Statuto deve prevedere poteri certo per far uscire l’Isola dalla dipendenza economica ma anche per dotarla di “sovranità”, perché i Sardi come popolo e come nazione inizino a gestire la loro cultura e la loro lingua? E a tal proposito perché non imparare da chi – come i Catalani- su questo versante hanno fatto passi da giganti?
    È proprio scandaloso ipotizzare che il primo articolo - come quello dello Statuto catalano - reciti: ”La Sardegna, con le sue isole, è una nazione”? Ed è pretendere troppo che tale “dizione” venga approvata dalla maggioranza dei Consiglieri regionali, come è successo a Barcellona, in cui hanno approvato quell’articolo con il 90% dei consensi, con la sola opposizione della destra di Aznar?


    Francesco Casula * Scrittore
    quando gli unionisti hanno paura della forza indipendentista che inizia ad germogliare ed a diffondersi, tendono a mettersi in testa a questa spinta in modo da ripotare le pecole nell'ovile!
    Lussu, Bellieni, Melis prima, Casula e tutti gli altri oggi.

  3. #3
    Ayò!!!
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    scusate la domanda "ignorante" ma questo Casula chi è?
    come si pone politicamente?
    lo chiedo perchè in linea di principio ciò che scrive non è sbagliato, ma dalla reazione di Arrogalla mi sembra di percepire che non sia proprio per l'indipendenza...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da barrosu
    scusate la domanda "ignorante" ma questo Casula chi è?
    come si pone politicamente?
    lo chiedo perchè in linea di principio ciò che scrive non è sbagliato, ma dalla reazione di Arrogalla mi sembra di percepire che non sia proprio per l'indipendenza...
    casula ha vinto anche il premio scorie mentali....

    Francesco Cesare Casula

    storico e opinionista de L'Unione Sarda

    Il "Premio Bidone di Scorie Mentali" assegnato allo storico prof. Francesco Cesare Casula per il suo articolo apparso su L'Unione Sarda del 21 ottobre 2003 in cui viene esposta una curiosa e delirante analisi della storia sarda. Buona lettura.


    L'altra faccia della storia.

    Dopo l'atto terroristico di Elmas.

    La costante resistenziale



    di Francesco Cesare Casula

    Confesso che mi ha fatto un brutto effetto l’ultimo atto terroristico all’aeroporto di Elmas, anche se classificato come dimostrativo e parrebbe innocuo. La prospettiva di volare sul Tirreno con una possibile bomba a bordo non credo piaccia a nessuno.

    Ma non è solo questo, per me, il motivo; è come se si realizzasse una pessima teoria storica, che aborro: la costante resistenziale sarda, ammesso che il terrorismo odierno operi nell’isola con carattere di peculiarità, e che sia uguale a quello del continente nelle espressioni ma non nelle motivazioni.



    Se così fosse, siamo in un ambito di distorta lettura del passato. E mi spiego. La credenza generale di noi sardi è che siamo dei vinti, da quando sbarcarono nelle nostre spiagge i Fenici, mille anni avanti Cristo, ad oggi, D’Alema o Berlusconi imperanti. La fissa è che i sardi siano i nuragici e i loro discendenti, e che tutti quelli che sono venuti dopo siano i conquistatori, gli sfruttatori degli indigeni. Sfruttatori

    sarebbero stati i cartaginesi, i romani, i vandali, i bizantini, i pisani, gli aragonesi, gli spagnoli, i piemontesi e, ora, gli italiani. Non c’è bisogno di dire che è una visione della storia del tutto cretina; ma non c’è verso d’abbatterla, piace così. Ho visto libri, filmati, calendari e perfino magliette con pupazzi rappresentanti le varie dominazioni; e di dominazioni si parla alle radio e alle televisioni regionali allorquando si volge l’occhio al cammino.



    Ed ecco la costante resistenziale sarda, teorizzata da alcuni intellettuali nella seconda metà del Novecento per riscattare la nostra condizione di eterni perdenti: esaltare tutti quegli episodi e quei moti di ogni tempo effettuati dai sardi contro l’autorità costituita, contro il governo sentito alieno, e le sue leggi. In quest’ottica, si esalta Ampsicora per aver resistito nel 215 a.Cr. alla conquista romana (in realtà, Ampsicora era un cartaginese che combatteva per i propri interessi nel Sinis); si esalta Eleonora d’Arborèa per aver tentato di ributtare a mare gli Aragonesi alla fine del Trecento (non è proprio così, Eleonora era la governante di uno Stato tendenzialmente imperialista); si esalta la vittoria sui rivoluzionari francesi e la cacciata dei piemontesi nel 1794 (la celebrazione de Sa Die de sa Sardigna ne è la prova).



    Effetto di questa filosofia è l’humus che alimenta tutti gli “ismi” sardi: il sardismo, il separatismo, l’indipendentismo, talvolta pacifici talvolta violenti. Pacifica è la resistenziale latente, quella espressa nel segreto dell’urna a favore dei partiti locali, antitetici di quelli nazionali. Violenta è la resistenziale patente, come quella del 1981 che vide implicati il soldato di leva Felice Serpi, il dirigente del Partito Sardo d’Azione Oreste Pili, e il professore universitario sassarese Bainzu Piliu. È difficile, forse impossibile dire se i recenti atti di terrorismo rientrino in questa categoria storica. Certo è che non si può giocare impunemente col passato, perché, si sa, la storia è maestra di vita anche scellerata. Ha pochissimi alunni; ma sono quelli che, poi, sollecitano i popoli e li indirizzano.

    La nostra risposta (lettera aperta di un militante di iRS)

    Lettera aperta di un militante di iRS

    Eleonora d'Arborea, le bombe e il popolo senza storia.



    di iRS



    “Confesso che mi ha fatto un brutto effetto l’ultimo atto terroristico compiuto e rivendicato dall’eminente storico prof. Francesco Cesare Casula, anche se classificato come potenzialmente ridicolo e probabilmente innocuo.” La prospettiva di affrontare una chiacchierata con i nostri figli rispetto a tale vicenda risulta di difficile interpretazione. Come spiegare ad un bambino o ad un adolescente, che si affaccia al mondo con il suo carico di aspettative e progetti per costruire un futuro possibile nella propria terra, che la Sardegna non è la patria del terrorismo ne tanto meno una terra senza una storia, senza eroi e senza un popolo degno di essere appellato in tal modo? Come riparare ai danni identitari che una storiografia delirante sta irrimediabilmente provocando nella formazione e nella capacità di autodefinirsi delle nostre giovani generazioni? Ci si continua a lamentare dell’emigrazione intellettuale (giovanile) che ha ripreso a minare le basi per qualsisia forma di progettualità; ci si lamenta degli alti tassi di abbandono scolastico e dell’assenza di spirito imprenditoriale, ma ci siamo mai chiesti dove vanno cercate le cause? A me pare che tra i responsabili vadano senz’altro posti gli atti terroristici di una classe intellettuale che, incapace di fornire stimoli positivi, appare sempre pronta a promuovere ed incentivare deliranti quanto improbabili letture delle vicende storiche. Le manifeste, mi pare, manie di protagonismo del prof. Francesco Cesare Casula mi sembrano da annoverare tra questo genere di comportamenti.



    L’Unione Sarda, quotidiano a cui i sardi tutti sono da sempre legati, ha probabilmente toccato il fondo pubblicando i ridicoli risvolti di un approccio storico alle vicende sarde che, bisogna ricordarlo, è semplicemente uno tra i tanti possibili. Se fino a ieri però un tale modo di leggere il nostro passato meritava il rispetto della comunità scientifica, perché formulato alla luce di studi e approfondimenti, ora mostra in maniera definitiva il suo vero volto: una forma di revisionismo smaccatamente segnata da un disprezzo profondo non solo per il passato di questa terra ma anche e soprattutto per il suo futuro. Diceva Jacques Le Goff (in un volumetto intitolato significativamente ‘Fare storia’) “l’essenziale […] sta nel saper fare la storia di cui oggi c’è bisogno”.



    Un mio cugino – di 18 anni – appena letto il pezzo del prof. Casula mi ha chiesto, con l’innocenza propria di chi non può capire la differenza tra terrorismo delle bombe e terrorismo intellettuale: “ma perché a Eleonora le hanno dedicato una piazza se era una terrorista-imperialista?”. Fraintendimenti innocenti si potrebbe dire, ma a parer mio frutto delle associazioni quanto mai ambigue e inutili proposte nel pezzo in questione.



    Di questo modo di fare storia non c’è proprio bisogno. Stia pur tranquillo il prof. Casula, i sardi –quelli che hanno a cuore il proprio passato – restituiranno il suo libro a fumetti alle edicole, evitando che i propri figli entrino in contatto con chi, se pur trasformando il tutto in un innocente storiella disneyana, associa terrorismo – anarchico, brigatista o di stato non saprei – con la promulgatrice della Carta de Logu, con i moti de Sa Die de sa Sardigna, e con tutte quelle persone che quotidianamente lavorano per il futuro, la libertà e l’indipendenza di questa terra.

    Tutte le forme di terrorismo – proprio tutte – vanno combattute, quelle intellettuali comprese.

  5. #5
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    Non è francesco cesare... quello che scrive sul gds!
    è il preside di un liceo cagliaritano di area sardista, almeno credo!

    itz

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Itzoccor
    Non è francesco cesare... quello che scrive sul gds!
    è il preside di un liceo cagliaritano di area sardista, almeno credo!

    itz
    cazz, forse hai ragione, ma si fanno concorr i quotidiani
    anche con gli opinionisti??????

  7. #7
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    Ki fiat Frantziscu Kesare fiat mellus... Quel tizio mi fa morire dal ridere quando passa da stronzate tipo la genesi dell'Italia a partire dalla Sardegna, alla necessità di ottenere il sacrosanto riconoscimento della nazionalità sarda in ambito legale... cessu, e pensare che prima del 99 era contro il bilinguismo! Pitica sa makimini!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da frankobollo
    Riscriviamo lo Statuto, magari in sardo
    Un certo Onesicrito tra il 332 e il 336 a.c. aveva visitato l’India al seguito di Alessandro Magno, riportandone descrizioni fantasiose, che misero lungo fuori strada i geografi dell’epoca. Partiti, Sindacati e buona parte degli studiosi e degli storici per decenni ci hanno dato della “Questione sarda” una descrizione “fantasiosa”,- un po’ come Onesicrito aveva dato dell’India - riducendola a un semplice frammento o appendice della “Questione meridionale”. È stata considerata dal punto di vista economico ed economicistico.
    La cartina di tornasole di questa visione della “Questione sarda” è rappresentata persino dallo Statuto speciale di Autonomia della Sardegna, tutto giocato sul crinale economicistico.
    L’insieme degli aspetti etnostorici, culturali e linguistici, ovvero “nazionali sardi”, sono del tutto assenti, nonostante gli avvertimenti di Lussu sulla necessità di sancire l’obbligo dell’insegnamento della lingua sarda nelle scuole in quanto “essa è un patrimonio millenario che occorre conservare".
    Questo limite sarà colto da Antonio Simon Mossa il quale riterrà che il difetto dello Statuto sta proprio nel mancato riconoscimento dell'“unità o comunità etnica sarda ben distinta dalle altre componenti dello Stato Italiano”, una nazione insomma, “proibita” e “non riconosciuta” insieme a tutte le altre minoranze etniche del mondo. In Europa al pari dei Baschi, Catalani, Bretoni, Occitani, Irlandesi etc.
    “Minoranze ” -affermava Simon Mossa- che “l’imperiale geometria delle capitali europee vorrebbe ammutolire”. Bene: proprio in questi giorni si ritorna a discutere della riscrittura dello Statuto e della nomina della Consulta, dopo l’abbandono sciagurato, da parte della maggioranza del Consiglio regionale, dell’Assemblea costituente. Non sarà il caso che chi sarà deputato al rifacimento dello Statuto non ricada nel vizio di Onesicrito?
    E dunque si ponga in chiaro, con nettezza, che il nuovo Statuto deve prevedere poteri certo per far uscire l’Isola dalla dipendenza economica ma anche per dotarla di “sovranità”, perché i Sardi come popolo e come nazione inizino a gestire la loro cultura e la loro lingua? E a tal proposito perché non imparare da chi – come i Catalani- su questo versante hanno fatto passi da giganti?
    È proprio scandaloso ipotizzare che il primo articolo - come quello dello Statuto catalano - reciti: ”La Sardegna, con le sue isole, è una nazione”? Ed è pretendere troppo che tale “dizione” venga approvata dalla maggioranza dei Consiglieri regionali, come è successo a Barcellona, in cui hanno approvato quell’articolo con il 90% dei consensi, con la sola opposizione della destra di Aznar?


    Francesco Casula * Scrittore
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  9. #9
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    Si infatti sono due persone diverse!
    Uno è Francesco casula, scrittore, anche io credo di area sardista, il suo discorso cmq ha un qualche interesse, quando parla della catalogna e della trscrizione in sardo!
    L'altro è lo storico francesco cesare casula, che io scindo in due parti: quando parla del regnum sardiniae, fa pena!!! quando parla degli Arborea, invece, parla con cognizione di causa e dice cose interessanti!!
    Su Templare

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Itzoccor
    Non è francesco cesare... quello che scrive sul gds!
    è il preside di un liceo cagliaritano di area sardista, almeno credo!

    itz
    penso anke io sia così. Infatti il franceso cesare casula ke ricevette il meritato premio delle scorie mentali, per aver contribuito a falsare e ridicolizzare la storia della nazione sarda, non avrebbe mai scritto cose del genere.
    Questo penso sia quello ke scrive e boh, forse poesie o roba del genere. Sinceramente me ne hanno parlato di gran lunga meglio ke di catzula-lo storico mitomane.
    Finas a s'indipendentzia!

 

 
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