Un lagunare conferma: «A Nassiriya sparammo su un’ambulanza»
di Toni Fontana

Mentre il governo pone la fiducia e mette il bavaglio al Parlamento, sulla «missione umanitaria» a Nassiriya, la magistratura militare pare intenzionata a far luce su quanto è avvenuto nel corso delle battaglie dei ponti combattute dai militari italiani contro i miliziani sciiti. La testimonianza resa il 25 gennaio davanti ai magistrati della procura militare (ne ha scritto ieri il Corriere della Sera) dal caporalmaggiore del Lagunari, Raffaele Allocca, conferma quanto sostiene il giornalista americano Micah Garen nel libro “american hostage” (recensito dall’Unità il 27 novembre 2005). Con la testimoninaza del graduato la verità su quanto accade nella notte tra i 5 ed il 6 agosto appare accertata: «sparai contro il mezzo - ha dichiarato - perchè così mi fu ordinato. Se mi fossi accorto che si trattava di un’ambulanza mai e poi mai avrei sparato ed avrei chiesto spiegazioni al superiore». Morirono quattro persone tra le quali una donna incinta. La deposizione solleva pesanti interrogativi sulla catena di comando e soprattutto le responsabilità politiche dal momento che Franco Frattini, allora ministro degli Esteri, negò che i militari avessero colpito un’ambulanza e, frettolosamente, fece propria la tesi secondo la quale si «trattava di un’autobomba». Ma, soprattutto, torna di drammatica attualità la questione del comando della spedizione perchè, come spiega una fonte autorevole, fu «il comando britannico a dare l’ordine di liberare gli accessi e ripristinare il libero passaggio».I fatti si svolsero nel corso della terza ed ultima battaglia (5-6 agosto 2004). I miliziani sciiti attaccarono la stazione di polizia e i tre ponti. I combattimenti furono intensi. Su due dei tre ponti (Beta e Charlie, su quest’ultimo erano schierati i Lagunari del reggimento Serenissima) vennero colpiti due mezzi civili. Micah Garen decise di indagare e si recò a Nassiriya: «Nessuno sapeva nulla di un’autobomba. Indicando un ponte ci dissero - scive nel libro - che un’ambulanza era stata colpita mentre attraversava il ponte. Erano morti una donna incinta, sua sorella, la madre ed il marito. A Nassiriya lo sapevano tutti». Garen andò all’obitorio. «I corpi presentavano grandi bruciature ed erano un’orrenda massa di carne carbonizzata. Il bambino! - disse la guardia - indicando lo stomaco squarciato di uno dei cadaveri. Non riuscii a vedere alcun bambino, me ne andai prima di vomitare». In un filmato trasmesso a tarda notte e poi fatto sparire dalla Rai il generale Dalzini, in quei giorni capo della missione a Nassiriya, sostiene che il mezzo colpito «procedeva a luci spente.. non si fermò ai primi colpi di avvertimento...a metà del ponte vennero fatte scendere delle persone che spararono» contro gli italiani.
Dalzini dice che il pulmino colpito saltò in aria e «l’esplosione si sentì a 4 chilometri di distanza», mentre Garen ha filmato i rottami di un’ambulanza sulla quale si può leggere la scritta in arabo “Sayrat is af”. Il giornalista Usa venne poi rapito (12-21 agosto) da miliziani sciiti che volevano sapere quali notizie erano in suo possesso. Allocca parla anche di un altro episodio, sconosciuto finora: i militari spararono anche su un autobus sul quale viaggiava anche un uomo con un bambino. Nella sparatoria sarebbe stato ucciso l’autista. Dopo aver tappato la bocca ai parlamentari il governo dovrà dunque dare spiegazioni. Silvana Pisa (Ds) ricorda di essere stata tra i parlamentari che «fin dall’inizio hanno denunciato che quella a Nassiriya non poteva essere una missione umanitaria», accusa il governo di aver mantenuto un atteggiamento fatto di «segreti e bugie», chiede da «quale livello della catena di comando» è giunta la decisione di sparare e se sono state «violate le regole d’ingaggio».
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