ERA ORA CHE QUALCUNO GLI METTESSE LA MORDACCHIA
SULLE FALSITA' E LE MENZOGNE , CHE SENZA UNO STRACCIO
DI PROVA, IL NANO MALEFICO CONTINUA A VOMITARE SUL
CENTRO SINISTRA.....
ELEZIONI: PREMIER ALZA TIRO. PRODI PRONTO A QUERELARE
ROMA, 4 FEB - Silvio Berlusconi alza il tiro contro il suo avversario. E Romano Prodi fa sapere, attraverso il suo ufficio stampa, di essere pronto a sporgere querela. Le frasi del premier contro Prodi lanciate oggi dal palco di Modena: «Quando era all'Iri Prodi aveva aiutato le coop rosse» e «ha svenduto le aziende a De Benedetti», sono la goccia che fa traboccare il vaso. Una nota dell'ufficio stampa di Prodi fa sapere che per le stesse accuse il ministro Giovanardi è già stato querelato sia dal professore, sia da Turci. Ma anche la replica al vetriolo di Prodi sui confronti in Tv fa andare su tutte le furie l'attuale inquilino di Palazzo Chigi. Berlusconi infatti aveva minacciato che in caso di 'disdettà di Prodi lui in video ci sarebbe andato da solo «davanti alla sua poltrona vuota». Secca la risposta: «È meglio che ci salga su questa sedia vuota, così acquista una statura normale». Una 'battutaccià che per Paolo Bonaiuti «conferma il basso livello raggiunto» dal capo dell'Unione. Eppure per tutto il giorno ci avevano provato i leader dell'opposizione a mantenere la calma. Ribattere punto per punto va bene. Ma senza trascendere. E così alla 'speranza-auspiciò del premier secondo la quale i due poli secondo un «pre-sondaggio» sarebbero in parità, la risposta c'era stata ma con misura. «Non dobbiamo mica farci condizionare dalla sua violenza - aveva spiegato il presidente Ds Massimo D'Alema - è solo alla ricerca della rissa». «Noi vogliamo confrontarci sui contenuti, sui programmi» aveva sottolineato il diellino Franco Marini. E analoghi, anche se più duri, erano stati i toni usati dal segretario della Quercia Piero Fassino. Dal cavaliere, aveva affermato, arriva «un segnale di grande difficoltà e debolezza. Se è veramente convinto di aver governato bene perchè deve fare una campagna sul complotto rosso?». La verità è che neanche lui «è convinto del suo prodotto». «Berlusconi - aveva aggiunto D'Alema - deve parlare da solo. Ormai mi pare che questo sia lo stile che abbia dato alla sua campagna elettorale». «Il suo vero problema - aveva incalzato Fassino - non sono io, nè le toghe rosse. Sono gli elettori che da tempo non lo votano più». In serata invece l'argine si rompe e Prodi fa capire attraverso una nota del suo ufficio stampa di essere pronto a sporgere querela. Spostandosi così sul terreno dello scontro frontale al quale sembra puntare il premier. Un terreno che D'Alema oggi definisce «della rissa». Ma l'affondo del premier non è solo contro l'opposizione. Serve anche a far capire agli alleati della coalizione che lui è e resta il vero leader. Una risposta neanche troppo soft a chi, come Francesco Storace, invita a puntare tutto su Gianfranco Fini a Palazzo Chigi. O a chi, come Pier Ferdinando Casini, ironizza a distanza osservando che la «vera par condicio» che vuole il premier «è quella giudiziaria». Aggiungendo che «ognuno ha la par condicio che preferisce...». È vero che ora c'è il proporzionale, ma è bene che certe cose si ricordino: è Berlusconi che dà la linea ed è Berlusconi che deve tornare a Palazzo Chigi. Quindi inutile dichiarare, come fa sempre Storace, che a chi va troppo in Tv si risponde «citofonando» casa per casa agli elettori. O come fa Adolfo Urso che dà del «saggio» a Umberto Bossi perchè bacchetta Berlusconi per la sua 'occupazione del videò osservando che 'l'eccessiva presenza mediatica può essere un boomerang«'. La strada scelta è quella e il Cavaliere non sembra voler mollare.




Rispondi Citando
