cattolica


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Pagano


Negare è di norma più semplice che affermareOriginariamente Scritto da Rick Hunter
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Eracle d'animo vigoroso, di grande forza, prode Titano,
dalle mani potenti, indomito, ricco di fatiche gagliarde,
dalle forme cangianti, padre del tempo, eterno e benevolo,
indicibile, d'animo selvaggio, molto pregato, onnipotente,
che hai un cuore che tutto vince, forza grande, arciere, indovino,
che tutto divori, di tutto generatore, fra tutti supremo, di tutti soccorritore,
che per i mortali hai dato la caccia e posto fine alle specie feroci,
desiderando la pace che nutre i giovani splendidamente onorata,
che da te stesso nasci, infaticabile, il migliore germoglio della Terra,
lampeggiante di scaglie primigenie, Paion di gran nome,
che intorno al capo porti l'aurora e la nera notte,
passando attraverso dodici lotte da oriente ad occidente,
immortale, esperto, infinito, incrollabile;
Vieni, beato, recando tutti i sollievi alle malattie,
scaccia le malvagie sciagure agitando il ramo nella mano,
e manda via le Chere penose con velenose frecce alate.
Noi siamo i padroni.
Noi siamo gli schiavi.
Siamo ovunque
e da nessuna parte.
Regniamo sui fiumi di porpora.


Racchiusa nei grembi cerulei, aereiforme,
Era di tutto sovrana, beata compagna di Zeus,
che offri ai mortali brezze gradevoli che nutrono la vita,
madre delle piogge, nutrice dei venti, origine di tutto.
Senza di te nulla conobbe affatto la natura della vita;
perché, mescolata all'aria santa, a tutto partecipi;
infatti tu sola tutto domini e su tutto regni,
agitata sull'onda con sibili d'aria.
Ma, dea beata, dai molti nomi, di tutto sovrana,
vieni benevola rallegrandoti nel bel volto.
Noi siamo i padroni.
Noi siamo gli schiavi.
Siamo ovunque
e da nessuna parte.
Regniamo sui fiumi di porpora.


Ascolta Posidone signore della terra, dalla chioma turchina,
equestre, che tieni tra le mani il tridente lavorato in bronzo,
che abiti le fondamenta del mare che fai risuonare, dal cupo fragore, scuotitore della terra,
ricco di flutti, datore di gioia, che lanci la quadriga,
che agiti l'acqua salmastra con sibili marini,
che hai ricevuto in sorte come terza parte la corrente profonda del mare,
che ti diletti dei flutti insieme agli animali, demone marino;
salva le dimore della terra e lo slancio veloce delle navi,
portando Pace, Salute e prosperità irreprensibile.
Noi siamo i padroni.
Noi siamo gli schiavi.
Siamo ovunque
e da nessuna parte.
Regniamo sui fiumi di porpora.


Padre Zeus, che corri in alto guidando l'universo splendente di fuoco,
scagliando l'altissima luce del lampo etereo,
che scuoti con i tuoni divini la sede dei beati,
accendendo alle correnti nuvolose il lampo ardente,
scagliando nei fragorosi flutti avvampanti, con dardi coprendo
tempeste, piogge, uragani e fulmini potenti,
ardenti, potenti, orribili, violenti,
tremenda arma alata, che sconvolge i cuori e fa rizzare i capelli,
improvviso, tonante, sacro dardo invincibile,
impeto che in gorghi di fragore infinito tutto divora,
infrangibile, irascibile, irresistibile uragano,
dardo celeste aguzzo del Kataibates che incenerisce,
che terra e mare temono quando rifulge,
e le belve tremano, quando lo strepito giunge all'orecchio.
Risplendono i volti alle luci, rimbomba il fulmine
nelle cavità dell'etere; squarciasti il manto
celeste velo lanciando la candida folgore.
Ma, beato, l'ira profonda scaglia nei flutti del mare
e sulle cime dei monti; la tua forza tutti conosciamo.
Ma compiaciuto delle libagioni da' alle menti tutto ciò che è conveniente
e un'esistenza che allieta l'anima, e insieme salute sovrana
e la dea Pace, che alleva i fanciulli, splendidamente onorata,
e una vita sempre fiorente di pensieri sereni.
"Così disse, e lo lodarono gli déi dispensatori di beni,
ascoltando le sue parole; e desiderio di guerra prese il loro cuore
ancor più di prima; e una battaglia terribile risvegliarono
tutti, dee e déi, in quel giorno,
gli déi Titani e quanti erano figli di Crono,
e coloro che Zeus dall’Erebo, sotto terra, condusse alla luce,
terribili e forti, armati di tremenda violenza.
Cento braccia dalle loro spalle si alzavano
a tutti ugualmente, e cinquanta teste a ciascuno
dalle spalle nascevano sulle forti membra.
Essi allora contro i Titani si levarono in lotta terribile,
rocce scoscese nelle forti braccia serrando.
I Titani, per contro, rinforzaron le schiere,
risoluti, e mostrarono insieme l’opera e di mani e di forza,
gli uni e gli altri; e terribile intorno muggiva il mare infinito
e la terra molto rimbombava e gemeva il cielo ampio
scosso, e fin dal basso tremava il grande Olimpo
allo slancio degli immortali, e il tremore giungeva profondo
al Tartaro scuro, e dei piedi impetuosi il rimbombo
dell’indicibile battaglia e dei colpi violenti;
così dunque gli uni contro gli altri lanciavano dardi luttuosi,
e giungeva al Cielo Stellato il grido delle due parti
che si incalzavano mentre si urtavano con grande tumulto.
Né più oltre Zeus tratteneva il vigore, ma a lui
il cuore fu pieno di forza, e tutta
mostrò la violenza; intanto dal cielo e dall’Olimpo
veniva lampeggiando senza posa, e le folgori
fitte insieme col tuono e con il lampo volavano
dalle sue mani forti che ruotavano la fiamma divina
più volte; e attorno la terra nutrice crepitava
bruciando, e gemeva intorno nel fuoco la grande indicibile selva.
Bolliva la terra tutta, e i flutti d’Oceano,
e il mare infecondo; un caldo vapore avvolgeva
i Titani figli della Terra e la fiamma giungeva alle nubi divine
indicibile, e a loro accecava gli occhi, per quanto forti essi fossero,
il lampeggiante bagliore dei fulmini e dei baleni.
Un ardore prodigioso penetrava Caos, e pareva davanti
agli occhi a vedersi e il suono ad udirsi agli orecchi
come quando Gaia e Urano ampio di sopra
si scontrano; tanto, infatti, il grande fragore sorgeva
come se l’una rovinasse e l’altro crollasse sopra di lei;
tanto fragore nasceva dagli déi che si scontravano nella lotta.
E insieme i venti tremore e polvere turbinavano in alto
e il tuono e il lampo e la folgore fiammeggiante,
armi di Zeus grande, portavano, e strepito e grida
nel mezzo degli uni e degli altri; un fragore terribile nasceva
dalla lotta tremenda. Delle loro imprese appariva la forza.
E inclinò la battaglia; ma prima gli uni contro gli altri, ostinati,
saldi, avevano lottato in aspra battaglia."
Noi siamo i padroni.
Noi siamo gli schiavi.
Siamo ovunque
e da nessuna parte.
Regniamo sui fiumi di porpora.


Invoco il grande, santo, dal forte fragore, da ogni parte visibile,
d'aria, scintillante, dalla corsa di fuoco, che splendi nell'aria,
che lampeggia la luce con la voce delle nuvole che corre strepitando,
raccapricciante, all'ira profonda, invincibile dio santo,
Zeus Lampeggiante, generatore di tutto, re grandissimo,
affinché porti benevolo un dolce compimento di vita.
il grande, santo, dal forte fragore, da ogni parte visibile,
d'aria, scintillante, dalla corsa di fuoco, che splendi nell'aria,
che lampeggia la luce con la voce delle nuvole che corre strepitando,
raccappriciante, all'ira profonda, invincibile dio santo,
Zeus Lampeggiante, generatore di tutto, re grandissimo,
Noi siamo i padroni.
Noi siamo gli schiavi.
Siamo ovunque
e da nessuna parte.
Regniamo sui fiumi di porpora.


INNO AL FUOCO!
Io evoco Voi
Potenze sacre!
Che nati da Gaia
siete il fondamento dell'esistente;
della mia esistenza!
Voi che avete riconosciuto voi stessi
nell'immenso Caos;
che riempiste di voci il silenzioso Erebo;
che sorgeste dall'abisso
del profondo Urano Stellato come
dal cuore dell'Essere Terra: l'immensa Rea dal cuore di fuoco!
Voi che siete negli angoli del cielo
come nei meandri delle mie passioni.
Voi che abitate le fosche nubi
come le nebbie furiose dei miei pensieri.
Voi che osservate l'invisibile della mia ragione
mentre la mia ragione attraverso il suo fuoco vi descrive.
Custodite i miei segreti,
Voi che siete i miei segreti.
Nel sottoterra, il mio cuore
ha lo stesso battito del cuore di Rea.
Invoco voi, i Titani!
che scatenate terremoti,
che fondate il presente in ogni presente,
che servite l'abisso!
Invoco voi Titani
che scatenate terremoti nelle tensioni della vita,
che mi avete manifestato fondando il mio presente,
che esprimete l'abisso dal quale le mie passioni emergono.
Titani che fate raggelare;
Le mie passioni, dal gelo, non saranno ostacolate!
Ciò che fa ruotare l'asse del mondo
è quanto agisce dentro il mio petto.
Che l'Essere Terra esprima la tensione del gelo;
Che l'Essere Terra esprima la tensione del fuoco.
Gelo e fuoco come folgore divina
saranno espressi dal mio cuore nelle mie azioni.
Come i signori del Fato,
abitatori dell'Erebo oscuro;
così anch'io forgerò il mio destino.
Darò corpo e volontà
a Necessità che attraverso me si esprime.
Eruttando fiamme di fuoco
o scatenando gelide tempeste
Ares sorgerà dal mio grembo
Che Rea tremi,
che Poseidone mi sovrasti;
lo sconosciuto non fermerà il coraggio della vita.
Ilizia genera sempre nuovi trionfatori,
a cui Hera offre Ebe.
Il cuore può essere triste quando
camminando nelle tempeste della vita
sembra essere sull'orlo di voraci dirupi,
assediati da "demoni" ostili
e da cuori di ferro.
Che questo fuoco sacro che abbiamo acceso
richiami Déi e Spiriti,
perché noi vogliamo determinare il nostro Fato
attraverso il nostro fuoco.
Come il legno alimenta questo fuoco sacro,
così le nostre predilezioni
alimenteranno dentro di noi il fuoco di Eros
che da quando Crono
usò la Falce Dentata
è fuoco d'eternità che divampa
in ogni Essere a cui Gaia dette una forma.
Per questo:
Contro ogni dominio avremo occhi di fuoco;
Guarderemo il mondo con gli occhi di fuoco della vita;
Ascolteremo con gli occhi di fuoco;
Solcheremo i cieli con Intento di fuoco;
Scuoteremo il cielo invocando gli Déi con passioni di fuoco;
Ed è col fuoco che costruiamo le costrizioni
affinché gli Déi siano compagni dei nostri progetti.
Col fuoco leghiamo a noi gli Déi;
Col fuoco imponiamo ai Titani di aprire le porte
d'accesso alle strade dell'ampio Tartaro
che Aurora illumina ed Elio indica.
Noi siamo i padroni.
Noi siamo gli schiavi.
Siamo ovunque
e da nessuna parte.
Regniamo sui fiumi di porpora.


Ma che cazzo c'avrai da ridere, islamofobo del cazzo!Originariamente Scritto da Saloth Sâr
Giampaolo Cufino
Giampaolo Cufino
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