«Adesso vorrei proprio capire chi è la vittima? E’ la terza volta che mi danneggiano il negozio, cosa devo fare? Me lo dica lei. Forse qualcuno è rimasto indietro agli anni Settanta o vuole ricreare quel clima. Sono arrabbiato, non sconfitto». Francesco Guglielmo Mancini è come un fiume in piena. Incontenibile per almeno mezz’ora fino a quando, placato, racconta quello che ha trovato al mattino, quando è andato ad aprire il negozio, il Black Brain di corso Milano. Ovvero i danni provocati da un ordigno che la polizia ritiene essere stato un «grosso petardo» che qualcuno, nella notte, aveva sistemato tra la grata e il vetro antisfondamento della vetrina. Ieri mattina ha parcheggiato la macchina e poi a piedi, verso le 9.20, è arrivato davanti all’ingresso ma non ha fatto caso a quello che c’era all’esterno, sotto la vetrata. «Ho aperto il negozio e una volta dentro ho visto che il vetro era annerito».
E’ uscito e guardando con attenzione ha capito che quella «roba» beige vicino alla vetrina era parte del cemento dell’infisso danneggiato dall’esplosione. Ha chiamato la polizia, sul posto sono arrivati gli uomini della Digos e della scientifica che ha prelevato i frammenti di quel che restava dell’ordigno a basso potenziale (altrimenti i danni sarebbero stati decisamente diversi) ma che rappresentava, per lui, vice federale del movimento Fiamma Tricolore, già esponente del Veneto Front Skinheads, l’ennesimo «attacco». Ma a differenza di quanto avvenne in ottobre, nella notte che precedette il ferimento di Mancini da parte di un simpattizzante del Centro sociale la Chimica, non ha ricevuto nessuna telefonata. «Già, quella notte chiamarono poco prima dell’una, e dopo i soliti insulti mi invitarono di andare in negozio. “Vai a vedere come te lo abbiamo ridotto”. Avevo chiamato la polizia una volta arrivato in corso Milano ma era tutto a posto. Dopo quello che era successo a Castorina mi sono preoccupato». Ma se in quell’occasione non trovò nulla ieri mattina, a distanza di due anni e mezzo, la terza «sorpresa».
Nessuno ha sentito il rumore, la volta precedente i vicini avevano notato qualcuno che scappava ma l’altra notte chi ha agito lo ha fatto «con discrezione». «So soltanto che ho chiuso venerdì al solito orario ed era tutto a posto. Però adesso credo che si sia arrivati al limite. C’è chi passa per vittima di agguati e attentati ma alla fine sono io quello che prendono di mira. Mi sono dovuto assicurare contro gli atti di vandalismo, per forza. E lunedì andrò a fare l’ennesima denuncia. Io ho pagato per le mie idee, parlo della legga Mancino, ma poco o nulla viene fatto contro chi attacca i miei ideali. Si continua a tirar fuori la questione dello stadio, la politicizzazione della curva sud dell’Hellas. Ma nessuno si indigna per gli striscioni esposti dai tifosi del Livorno? Torni quando vuole ma adesso devo entrare in negozio, è pieno di gente».