X MAS: Replica al Senatore CameriniLa Fiat e l' imprenditoria ringraziano.
Trieste, 26 gennaio 2006
Spett.le Redazione,
Con riferimento all’intervento del Senatore Camerini pubblicato su “Il Piccolo” di mercoledì 25 gennaio, si commenta quanto segue con cortese preghiera di pubblicazione.
Ringraziando anticipatamente per lo spazio che vorrete dedicarci, si coglie l’occasione per porgere distinti saluti,
Lorenzo Salimbeni
Gioventù Europea Trieste
Interventi come quello del Senatore Camerini sul “Piccolo” di mercoledì scorso giustificano ampiamente la nascita a Trieste di una Sezione dell’Associazione “Decima Mas”, affinché il ruolo svolto da questa Divisione nel periodo 1943-1945 possa venire finalmente illustrato in serena e pacata onestà intellettuale.
Già subito dopo la proclamazione dell’Armistizio il presidio del Comandante Borghese difese armi in pugno l’arsenale di La Spezia dalle truppe tedesche, mentre il Re e Badoglio fuggivano abbandonando militari e civili all’ira dei tedeschi e, nelle nostre terre, alle prime spietate azioni di deportazione e infoibamento da parte titina. Man mano che si costituivano le Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, la “Divisione Decima” mantenne sempre una sua autonomia operativa tanto dal Generale Graziani, quanto dai comandi tedeschi in Italia, il che portò a forti attriti e addirittura all’arresto del Comandante Borghese da parte delle autorità repubblicane. La Decima si opponeva, infatti, alla politicizzazione dell’Esercito ed aveva sempre espresso la volontà di impegnarsi in prima linea per riscattare l’Onore d’Italia dopo il voltafaccia dell’8 settembre, rifiutandosi di partecipare a rastrellamenti ed agendo con la rappresaglia contro le forze partigiane solamente in applicazione del diritto di guerra allora vigente (dura lex, sed lex).
In particolare nella Venezia Giulia i comandi della Decima si erano ben presto resi conto delle mire annessionistiche dell’Esercito di Liberazione Jugoslavo, sicché i Battaglioni stanziati a difesa del confine orientale cercarono di coordinare la loro azione con i partigiani bianchi della Osoppo, proprio quelli che a Malga Porzus vennero massacrati da partigiani comunisti della “Garibaldi”, gli stessi che recentemente sono stati raffigurati sui manifesti di un coro partigiano mentre entrano trionfalmente in Piazza dell’Unità d’Italia. Poco noto è anche il progetto che era stato avviato da Borghese in sinergia con i comandi militari del Regno del Sud per attuare nella primavera 1945 uno sbarco italiano a Trieste onde proteggerla dall’ondata di quei partigiani tanto cari al coro “Pinko Tomazic” e che poi in effetti per quaranta giorni instaurarono a Trieste e dintorni un regime di terrore. Senza dimenticare che proprio in questi giorni ricorreva il 61° Anniversario della battaglia di Tarnova, in cui un battaglione della Decima bloccò l’avanzata del IX Corpus jugoslavo su Gorizia, evitando momentaneamente al capoluogo isontino quei lutti e disgrazie che si sarebbero consumati immediatamente dopo ed a guerra ampiamente finita. Queste azioni militari si svolgevano spesso all’insaputa dei comandi tedeschi, i quali con l’Adriatisches Kustenland non avevano attuato alcuna annessione territoriale (l’amministrazione della Repubblica Sociale Italiana era perfettamente operativa), bensì delineato una zona di operazioni militari in cui intendevano agire in prima persona (già prima del 1943 truppe italiane si trovavano ad agire in svariati scacchieri sotto comandi tedeschi), viste le esigue forze di cui disponeva l’esercito repubblicano, sicché molto spesso venivano in attrito con le iniziative di Borghese finalizzate non solo alla difesa di impianti di interesse bellico, bensì all’italianità di queste martoriate terre.
Non va, da ultimo, neppure scordato che fu proprio e solo grazie alla determinazione di molti reparti della Decima se molti impianti e stabilimenti industriali italiani (la FIAT ed il porto di Genova, già minati, ad esempio) furono risparmiati dalle distruzioni - predisposte dai tedeschi in ritirata - contribuendo non poco alla ripresa economica, industriale ed occupazionale dell’Italia del dopoguerra.
Lorenzo Salimbeni
Gioventù Europea Trieste
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