Toghe rosse 2006 : si scatena la solita canea

Ai bananas , e in primis al loro Capo(banda) , come è noto , i giudici fanno venire l’orticaria (salvo naturalmente quelli verso i quali riconoscono una sorta di “affinità elettiva” : gli Squillante , i Verde , i Mietta … insomma i giudici-giudicati per aver preso le mazzettine) … e le recenti candidature , una politica , l’altra giurisdizionale , di D’Ambrosio e Bruti Liberati hanno scatenato la solita canea dei “garantisti-servi”

Alcune voci però sembrano rompere il coro - il fatto è così eclatante (mica siamo a sx , perbacco , dove ognuno dice ed è libero di dire quel c… che vuole – così che il fido Fede può ripete all’ossessione che la SX è divisa su tutto) che ho ritenuto opportuno riportare la notizia

http://www.corriere.it/edicola/index...ITICA&doc=CIRO

DA DESTRA / «Nel ’74 non mandò in prigione me, militante fascista , accusato per piazza Fontana» Paglia : quel magistrato è un galantuomo

ROMA - «Altro che toga rossa! Gerardo D’Ambrosio è un magistrato garantista, serio, scrupoloso. E’ lui il giudice istruttore che nel 1974 si rifiutò di arrestare uno come me, militante fascista di Avanguardia nazionale, accusato di aver avuto un qualche ruolo nell’attentato di piazza Fontana. Quelli erano tempi strani per noi della destra extraparlamentare. Ma D’Ambrosio verificò una per una le accuse mosse contro di me da Giovanni Ventura che, così, tentava di coprire Guido Giannettini. E alla fine fu D’Ambrosio a prosciogliermi in istruttoria con formula piena mettendo nero su bianco che quello era stato un autentico depistaggio». Sono passati tanti anni e ancora oggi il giornalista Guido Paglia (organico ad An, attuale direttore della Comunicazione e delle relazioni esterne e istituzionali della Rai) non ha cambiato orientamenti politici. E anche ora che indossa la grisaglia da dirigente Rai, la sua memoria non fa cilecca: «D’Ambrosio è un galantuomo che ha dimostrato quanto può essere scrupoloso un giudice con l’indagato»

Guido Paglia ricorda bene l’interrogatorio al quale fu sottoposto nel 1974: «Va detto che D’Ambrosio aveva già scagionato Pino Rauti per mancanza di indizi e quella circostanza mi fece ben sperare quando fui tirato in ballo da Ventura che iniziò a parlare di un tal "Guido giornalista di destra" in relazione alla strage di piazza Fontana. Io lavoravo alla "Nazione" e non c’entravo niente ma qualcuno, anche tra i colleghi, mi consigliò di scappare all’estero»

A quel punto Paglia ha temuto di finire in cella perché D’Ambrosio, con quegli elementi in mano, avrebbe forse potuto firmare un mandato di cattura per poi interrogare l’indagato in stato di detenzione: «In effetti questa era l’aria che si respirava ma D’Ambrosio decise di ordinare una perquisizione e di lasciarmi a piede libero. Il giorno dell’interrogatorio mi fece parlare a lungo, ascoltò tutti gli elementi che dimostravano la mia estraneità. Verificò. E dopo sette mesi mi prosciolse in istruttoria. Ecco, sulla mia pelle io posso dire che D’Ambrosio è un giudice perbene»

Guido Paglia è di An dalla testa ai piedi e non ha gradito le dichiarazioni dell’ex ministro delle Telecomunicazioni, Maurizio Gasparri, nel suo intervento alla conferenza programmatica di Alleanza Nazionale: «Che D'Ambrosio fosse un po’ destinato a candidarsi con i Ds non ci ha sorpreso, anche perché lo abbiamo imparato a nostre spese negli anni '70. Prima si è esercitato su di noi, ora mette la firma alla sua carriera di militante». Ribatte l’ex esponente di Avanguardia nazionale: «Le toghe rosse esistono e io ne ho conosciute tante quando facevo il cronista di giudiziaria. Ma sentire dire che D’Ambrosio sia una toga rossa è una grande mascalzonata. Ho deciso di ricordarlo pubblicamente proprio dopo aver letto la dichiarazione di Gasparri»

http://www.corriere.it/edicola/index...TICA&doc=IANNU

IL CASO / Il giornalista e senatore di FI ricorda : nel 2004 con me fu corretto. Chiese ai giudici di non arrestarmi, affidandomi ai servizi sociali Jannuzzi: Bruti Liberati? Equidistante, mi evitò il carcere

ROMA - Per Silvio Berlusconi il neoprocuratore aggiunto di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Edmondo Bruti Liberati «è uno dei giudici più ideologizzati». Un’accusa tesa a metterne in dubbio l’imparzialità e la correttezza, che il capo del governo avrebbe forse temperato se avesse chiesto il parere di uno dei suoi parlamentari: il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi, giornalista e grande «castigatore» di toghe, che incontrò l’allora sostituto procuratore generale di Milano (e presidente in carica dell’Anm) sulla sua strada di condannato sulla soglia del carcere. «Io non posso che essere grato a Bruti Liberati - ricorda Jannuzzi -. Con me ebbe un comportamento più che corretto, chiedendo l’affidamento ai servizi sociali proprio per evitarmi il carcere». Era il luglio del 2004, e il senatore Jannuzzi aveva cumulato pene inflitte per il reato di diffamazione (spesso commesso proprio in danno di magistrati) per due anni e cinque mesi di detenzione. I giudici di Napoli avevano respinto la misura alternativa spalancando al giornalista le porte della cella, ma a Milano Bruti sostenne una tesi diversa chiedendo ai giudici di non arrestare Jannuzzi. Poi il fascicolo tornò a Napoli e alla fine fu la grazia firmata da Ciampi a sciogliere il groviglio giuridico nel quale era rimasto avvolto il senatore di Forza Italia, che oggi racconta: «Nella sua requisitoria Bruti disse che non condivideva le cose da me scritte, ma chiese di rispettare cinquant’anni di giornalismo. E prese anche un po’ in giro i suoi colleghi che mi volevano mandare in carcere dicendo "quando lo metteranno dentro che cosa faranno per impedirgli di continuare a parlare e scrivere? Gli taglieranno la lingua e le mani?"»

Di tutto questo Jannuzzi scrisse in quegli stessi giorni del 2004 sul settimanale Panorama in un articolo intitolato «Grazie, giudici di Milano», corredato da una foto di Bruti Liberati con la didascalia che lo definiva «equidistante». Il contrario di ciò che ha detto Berlusconi. Dunque il premier ha sbagliato ad attaccarlo pubblicamente in tv? «Io a Berlusconi posso ricordare il mio caso personale - risponde Jannuzzi -, io non sono portato a generalizzare i giudizi». Cioè quello che ha fatto il premier con Bruti... «Avrà avuto le sue informazioni. Io sono abituato a giudicare i magistrati processo per processo, atto per atto». Scoprendo, ad esempio e per citare un caso di cui il giornalista-senatore s’è occupato a lungo, che uno dei giudici che hanno assolto Andreotti a Palermo nel processo di primo grado era un militante di Magistratura democratica, la corrente di sinistra dei giudici cui appartiene anche Bruti. «Così come ricordo bene che lo stesso tribunale che ha condannato Dell’Utri aveva in precedenza assolto Mannino».

In generale Jannuzzi considera le correnti della magistratura associata «una realtà negativa, per non dire tragica, poiché aggrava il problema della corporazione». Tuttavia non fa discendere dall’appartenenza all’una o all’altra corrente le sue opinioni sui singoli magistrati: «Sarebbe un pregiudizio». E allora perché non ricordarlo a Berlusconi? Paura di perdere il seggio al Senato? Jannuzzi ride: «No, non so nemmeno se mi ricandidano. Ma se io dicessi a Berlusconi che ha sbagliato ricorrerei a mia volta a un pregiudizio. Posso dirgli come Bruti Liberati s’è comportato con me, ma magari lui sa cose diverse, per fatti diversi, che io non so». Anche riguardo il processo sui presunti rapporti tra cooperative e camorra il premier non è parso troppo informato. Jannuzzi ne sa di più? «Non conosco gli atti di quella vicenda, ma i miei amici napoletani mi dicono che effettivamente un dibattimento ci fu e si giunse a delle assoluzioni, anche se frantumando il processo in vari spezzoni. Ma non mi faccia dare lezioni a Berlusconi...».