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    "Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non abbiano lo stesso orizzonte" K. Adenauer
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    Predefinito Inizia lo shopping bancario dell'era Draghi

    da Dagospia del 04/02:

    Per gli appassionati dei thriller finanziari ieri sera è andato in onda all’improvviso un film-kolossal di straordinario interesse.
    Preceduto dalle note della Marsigliese, l’inno nazionale che nel 1792 nacque nella casa del sindaco di Strasburgo, il colosso francese Bnp Paribas ha acquistato per 9 miliardi di euro il 48% di BNL rilevando la quota di Unipol e di altri azionisti collegati.
    Protagonisti e interpreti di questa vicenda che mette la parola fine al tormentone sulla banca di via Veneto, sono stati in prima linea Giuseppe Spatafora, l’uomo che rappresenta Paribas in Italia e il successore di Giovanni Consorte, Pierluigi Stefanini. Accanto a loro lo stuolo di avvocati dello studio Bonelli Erede Pappalardo che ha assistito i francesi nell’accordo maturato nella notte di giovedi’ scorso.
    Questi signori in realtà hanno alle loro spalle tre personaggi di grande peso che si chiamano Baudoin Prot, Michel Pébereau e Guido Rossi, super avvocato di Milano che dopo aver fatto fuori i Furbetti del Quartierino ha portato al successo gli olandesi di Abn Amro in Antonveneta, e adesso firma con il suo nome e con la sua pesante parcella, l’arrivo dei cugini francesi in Italia.
    Monsieur Prot, 54 anni (a 25 lavorava già in Paribas) è l’uomo che adesso guida la banca. Con il sorriso sulle labbra dichiara al Sole 24 Ore che l’arrivo in Italia è amichevole e aggiunge “non veniamo da conquistatori”.
    Monsieur Pébereau, 64 anni, è il mostro sacro che ha contribuito a sviluppare l’istituto francese in 85 paesi con 5 milioni di clienti e con un fatturato di 22 miliardi di euro. Il confronto tra la banca di Pébereau e BNL è impressionante. Basti pensare che con i suoi 100 mila dipendenti e un eccesso di liquidità generato da un utile di 4,6 miliardi di euro occupa il 16° posto assoluto nel mondo. Conquistare BNL è per i francesi come portare a casa un petit morceau, cioè un piccolo boccone che non crea alcun problema alla stabilità patrimoniale della banca parigina.
    Ma il vero artefice dell’operazione e protagonista assoluto dell’Opa transalpina è stato Guido Rossi. Tra un libro sul capitalismo opaco e un saggio su MicroMega, l’avvocato milanese ha tenuto una lectio magistralis su come si conducono gli affari. Sulle orme della buonanima di Enrico Cuccia. Nessuna fuga di notizie (il Corriere di Mieli non ha bruciato l’operazione dell’amico Rossi ma si permetteva ieri una pulce nell’orecchio: “”Unipol prepara la cessione”, articolo di Roberta Scagliarini), nessun squillo di tromba, nessuna mosconata in borsa: nel cuore di una notte il 70enne professore ha spiegato a furbetti e furboni come si gioca al tavolo del risiko bancario.
    Quali siano le motivazioni che hanno indotto il nuovo Cuccia a scendere in campo sono varie e avariate. Qualcuno sostiene – ed è vero, verissimo - che già sei mesi fa i francesi di Paribas avessero messo gli occhi su Montepaschi. Altri sostengono (ed è una tesi abbastanza ridicola) che volessero impossessarsi della piccola Banca Leonardo conquistata da Braggiottino.
    La chiave di volta va cercata ancora nella politica e forse proprio nella cena avvenuta tre settimane fa con Massimo D’Alema nella bellissima casa dell’Ombelico del Potere italiano. Le stoviglie e i quadri d’autore non parlano, ma non è difficile intuire che intorno all’ossobuco alla milanese sia stata delineata in quella occasione una strategia che oggi viene alla luce.
    Uscire al piu’ presto dalle vicende giudiziarie e finanziarie è la parola d’ordine che i DS si sono dati dopo il fiume di intercettazioni e le stupefacenti cazzate di Giovanni Consorte. Nessuno può attribuire a Guido Rossi il merito di aver stoppato i Pm milanesi che avevano tra le mani carte fiammeggianti, ma certamente è l’uomo che è riuscito giovedì notte a tirar fuori dal pasticciaccio brutto di via Stalingrado i bolognesi dell’Unipol.
    Nella sua fragile visione delle cose Dagospia aveva intuito da tempo che gli spagnoli di Bbva non avrebbero cacciato i soldi per sostenere la causa di Luigino Abete e per piantare la bandiera sulla banca nella quale hanno vissuto come soci inerti per molti anni. L’aveva capito Dagospia, ma soprattutto l’aveva capito l’ombelico della finanza italiana che porta il nome di Guido Rossi. E adesso gli spagnoli se ne vanno a casa con 600 milioni di plusvalenza, mentre i francesi mettono a segno un colpo magistrale.
    Francamente fa sorridere il titolo di Repubblica “Abete non alzerà le barricate”. E quali barricate mai potrebbe erigere Luigino di lobby-continua che dopo essersi messo di traverso all’Unipol e ai DS dovrà tornare a fare il mestiere del tipografo?
    Arrivano gli stranieri (l’abbiamo scritto non più tardi di ieri citando i preannunci clamorosi di Deutsche Bank) e in questo scenario un uomo come Mario Draghi, che porta con sé la visione di un mercato globale e di una concorrenza senza barriere, rappresenta il riferimento ideale per i mercati internazionali.
    Dicono che negli ultimi tempi Antonio Fazio abbia preso ad andare in chiesa due volte al giorno, e c’è già chi rimpiange la sua maldestra difesa dell’italianità senza se e senza ma. Il risiko bancario è appena all’inizio. In campo devono scendere ancora le grandi merchant bank inglesi e americane che attraverso l'agenzia Moody’s mandano proprio oggi un segnale di speranza nei confronti di quel Romano Prodi che insieme a Mario Draghi e Carlo Azeglio Ciampi inaugurò nel ‘92 la fruttuosa stagione delle privatizzazioni.
    Siamo appena all’inizio del combat. Prima dei titoli di coda vedremo altre sequenze interessanti con carrellate panoramiche e blitz improvvisi su Capitalia (dove l’eventuale uscita degli olandesi è più temibile dei regali di Gaucci), su Banca Intesa (dove i francesi di Crédit Agricole aspettano di allargarsi), sul San Paolo (nel quale gli spagnoli di Santander prima del 2007 cominceranno ad agitarsi), e infine, su MontePaschi la cenerentola rossa che prima o poi dovrà diventare principessa in sposa.
    Per oggi la cronaca è occupata dalle ombre lunghe e massicce di due grandi vecchi che si conoscono e che si frequentano da anni: Cicerone-Rossi e Michel Pébereau. Hanno un salotto in comune che si chiama Aspen Institute dove il presidente di Paribas è il numero uno in Francia dal novembre 2004 quando sostituì Raymond Barre al vertice del prestigioso think-tank. “Allons enfants de la Patrie, le jour de la gloire est arrivé…”.

    PS – CHI ATTOVAGLIO’ D’ALEMA IN CASA ROSSI?
    A proposito, chi è il personaggio che ha facilitato l’incontro Rossi-D’Alema a Milano? Un banchiere che è in contatto sia con il nuovo Cuccia sia con lo skipper dei Ds, vale a dire Cesare Geronzi. Che, per ricompensa, ora si troverà la potentissima Paribas in casa Capitalia…

    •   Alt 

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  2. #2
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    ADUSBEF A BNP: SENZA RIDUZIONE DEI COSTI E' SOLO COLONIZZAZAZIONE
    (ANSA) - E' ''stupefacente'' che Bnp-Paribas non intenda tagliare i prezzi in Bnl, ma punti piuttosto alla qualita' dei servizi offerti, come annunciato nei giorni scorsi dal numero uno dell'istituto francese Baudoin Prot. La critica viene dall'Adusbef secondo la quale ''senza la diminuzione dei costi elevatissimi dei servizi bancari e l'introduzione della concorrenza, l'acquisizione delle banche italiane, da parte di quelle straniere, diventa una pericolosa colonizzazione che non aiuta ne' l'economia ne' i consumatori''. Il presidente dell'associazione consumatori, Elio Lannutti, afferma che i benefici dall'integrazione tra Bnl e Bnp, pari a 400 milioni di euro (derivanti anche da tagli di spese e da una ''sicura riduzione dello staff''), ''non possono andare esclusivamente alla rendita, ma devono essere ripartiti anche agli utenti dei servizi bancari: altrimenti e' una odiosa colonizzazione''. Secondo l'Adusbef, nonostante l'apertura dell'indagine dell'Antitrust sui costi dei servizi bancari, ''BNL non ha annunciato alcuna riduzione e resta tra le banche piu' care della media italiana, con un gravame annuo (al lordo di bolli) pari a 400 euro''. Adusbef ribadisce quindi ancora una volta ''la necessita' di abbattere gli elevatissimi costi dei servizi bancari, ritenendo scandalosa la dichiarazione di un colonizzatore come il dr. Prot, che in un mercato unico come l'Europa, in Francia applica tariffe bancarie contenute pari a una media di 110 euro l'anno, mentre da noi vuole speculare sulla pelle di consumatori, famiglie italiane ed imprese''

 

 

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