Un giovane comunista che per età non ha vissuto né il ‘68 né il ‘77. “Cuori neri” da dove nasce?
“L’idea di Cuori neri nasce proprio dall’aver vissuto gli anni di piombo da bambino. Essere a Roma il giorno in cui si rapisce Aldo Moro e vedere i vicini del quartiere che piangevano con i giornali in mano; oppure alla manifestazione contro le Br, sulle spalle di tuo padre che ti spiega perché ci sono sia le bandiere rosse (le tue) che quelle bianche (quelle degli odiati democristiani). Ricordo di essere rimasto chiuso nel ghetto e di mia madre che mi spiegava alla fontanella come usare il limone per limitare i danni dei lacrimogeni. Siamo vissuti tutti, negli anni di piombo e abbiamo rimosso. Sopratutto chi ha sparato e predicato, e adesso pretende di fare la morale e guidare il Paese. Gli anni di piombo sono un grande omissis, i Cuori neri una grande rimozione”.
La percezione degli eventi: 21 storie di ragazzi e uomini vicini all’estrema destra condannati per trent’anni alla damnatio memoriae…
“Erano state abrase dalla storia ufficiale perché scomode. Gli unici che avevano tenuto viva la loro memoria erano i loro camerati: per questo io, che ho un’altra identità, ho provato molta ammirazione, e anche un po’ d’invidia per i ragazzi che non hanno mai dimenticato i Cuori Neri. Sono partito da questo culto laico, che nella mia città, ma anche altrove, è tanto forte quanto sorprendente: veglie, anniversari, la cerimonia del presente...”.
Di “Cuori neri” è stato detto: un libro di cui c’era bisogno.
“Nella pagina conclusiva scrivo: ‘Ad andare controvento, ogni tanto, e a non dimenticare mai’. Credo che sia una buona sintesi: quella carneficina, che ha coinvolto ragazzi rossi e neri è stata resa possibile perché qualcuno ha degradato quelli di destra a Untermensche, a sub-umani. Un non-umano lo puoi uccidere come un cane, no? Per questo ho cercato di documentare con cura manicale sia chi ha seminato fandonie - per esempio Giorgio Bocca, che negava l’esistenza delle Br persino dopo la scoperta dei covi e l’arresto di Franceschin e Curcio - sia chi ha combattuto l’estremismo omicida, a destra e a sinistra. Il Pci è stato addirittura crocifisso per essersi opposto allo scioglimento del Msi, mentre socialisti e democristiani, erano ferocemente antimissini. Ma anche questo è stato rimosso, perché scomodo per i moderati. Eppure il manifesto con Almirante travestito da Hitler lo ha fatto il partito di Craxi”.
Mattia Feltri, in merito all’Italia, scrisse sul Foglio: viviamo una guerra civile permanente, abitiamo sotto lo stesso tetto ma non siamo una famiglia. Come fare per poter riallacciare i legami di sangue?
“Odio il buonismo. E detesto il moderatismo ipocrita del volgiamoci bene. L’inciucio e l’invettiva sono due facce dell’ipocrisia italiana. Sono un ex ragazzo della Fgci che nell’‘87 stava per fare a botte con i ragazzi di Colle Oppio perché dal liceo Cavour i compagni ci avevano chiesto rinforzi, e ringrazio dio di non averlo dovuto fare. Sono uno che ha avuto la fortuna di poter scoprire l’altro, di poterci parlare, di non essere costretto al gioco dello spararsi addosso perché i tempi erano cambiati. E per questo che sono andato a riannodare i fili di questo miracolo”.
Molto lo scalpore: forse oggi c’è chi pensa ancora che uccidere un fascista non è un reato?
“Qualche miserabile che ripete la cantilena c’è ancora. La maggior parte lo fanno senza crederci, anche se il fatto non è meno grave. Poi c’è una minoranza rissosa che lo farebbe ancora, ma per fortuna sente che la condanna sarebbe feroce. I morti finiscono proprio così: quando una società mette l’embargo ai violenti. Ovvio che questo è accaduto anche per alcuni criminali che coprendosi con lo scudo di un ideale di destra si sono divertiti a giocare alla guerra. Devo dire che quando Fioravanti parla degli anni di piombo e si definisce ‘criminale’ commette un atto di coraggio che a sinistra molti non riescono a fare. Penso a Scalzone e ai suoi insulti inaccettabili alle madri di destra a di sinistra che parlano nel libro”.
La superiorità morale della sinistra ha consentito riabilitazioni importanti. Dove sta allora la linea d’ombra per la quale queste 21 morti erano esclusivo appannaggio di pochi?
“In quella che è stata definita una guerra civile a bassa intensità ci sono state morti terribili da una parte e dall’altra. I ventuno Cuori neri, ma anche, per esempio Valerio Verbano, ucciso come un cane davanti ai suoi genitori. La sinistra ha difeso le sue vittime e ha promosso i parenti dei suoi caduti, ma poi le ha dimenticate. La destra ha mantenuto vivo il ricordo, ma non ha portato il parlamento un solo familiare. Non è una cosa strana? Ha ragione di parlare della linea d’ombra, entrambi la devono attraversare”.
La militanza politica allora e oggi. Quali le differenze?
“Tutti mi dicono: che anni terribili. Ma non si può trasformare questa realtà in un altro cliché: trovo strepitosa la dedica che Marcello De Angelis fa a suo fartello Nanni – un cuore nero di Terza posizione suicidatosi in carcere - e che riporto nel libro: ‘Credevamo che il più sfortunato fossi tu, che non hai potuto vedere il futuro. E invece tu hai vissuto la vita che volevi. I più sfortunati siamo noi, che siamo rimasti, e che ci siamo ritrovati senza di te in un tempo di portaborse, di voltagabbana e di gnomi’. Questi ragazzi sono morti anche perché non avrebbero mai fatto i portaborse. Di sicuro”.
C’è chi ha accomunato lo sforzo di “Cuori neri” ai libri di Giampaolo Pansa.
“Pansa è un maestro, un modello giornalistico, uno dalla schiena dritta. Però credo che sia molto più grave morire in un Paese che dovrebbe essere in pace che durante una guerra civile. I Cuori neri e i cuori rossi facevano politica con passione, non erano sempre santi, ma non si erano arruolati in nessun esercito”.
Uno di sinistra pratico della destra molto più di sedicenti destrorsi. Quale lato della storia dei “neri” manca oggi?
“Mi sono immerso per tre anni, ho sfiorato l’anatema di mia madre, donna di sinistra che credo sia riuscita a cambiare molto il suo punto di vista leggendo il libro. Manca un libro che racconti, da destra, come sia stato possibile che una generazione di vecchi fascisti - quella di cui diffidavano persino i ragazzi di Terza Posizione e dei Nar - sia stata infiltrata dalla testa ai piedi da spioni, piduisti e complottisti: uno di sinistra questo libro non lo può scrivere, ma voi sì!”.
Il prossimo libro?
“Ho due cose in mente. Voglio chiudere il capitolo sugli anni di piombo raccontando altri caduti, non meno terribili e innocenti, che ho trovato lungo la strada dei Cuori Neri. Questi sono nomi che non importano a nessuno e che non ricorda davvero nessuno. Devo dire che nessuno si aspettava un successo così travolgente per Cuori neri, trentamila copie in una settimana, tre edizioni. Ed è la riprova che i migliori successi arrivano quando vai a cercare in quelli che Giorgia Meloni, segretaria di Ag, parlando di Cuori Neri, ha chiamato ‘gli angoli bui’ della nostra storia”.


Rispondi Citando
