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    Predefinito Come viene orchestrato uno scontro nucleare con l’Iran

    Di fronte al rischio di uno scontro militare a breve termine con l’Iran, che contempla il ricorso preventivo alle armi nucleari, Lyndon LaRouche ha affermato il 3 febbraio: “Uno scontro con l'Iran o anche un più circoscritto attacco militare contro la Siria sarebbe solo il detonatore. Questi sviluppi portano all'esplosione dell'intero sistema finanziario e monetario globale, che è la vera bomba”.

    Un attacco militare contro l’Iran condurrebbe inevitabilmente ad una crisi energetica e al crollo a catena dei mercati monetari e finanziari. In primo piano, l’amministrazione Bush-Cheney e gli ambienti neocon premono per lo scontro, per le sanzioni economiche e per la guerra, e sono impegnati ad osteggiare le soluzioni diplomatiche. Ma, ha spiegato il fondatore dell’EIR, “Ad orchestrare questo scontro sono gli ambienti sinarchisti che fanno capo a Londra”.

    Questa oligarchia sinarchista, che controlla l’amministrazione Bush-Cheney attraverso i suoi ‘grand commis’ come George Shultz, si rende perfettamente conto che un attacco contro l’Iran metterebbe in moto una guerra asimmetrica globale, una crisi energetica e il caos economico-finanziario. Essa si ripromette di sfruttare la situazione che si verrebbe così a creare per instaurare regimi di “gestione della crisi”, in pratica regimi autoritari che governano per decreto, e per assicurarsi il controllo sull’energia, le materie prime, gli immobili e le capacità produttive primarie, i cui prezzi stanno già andando alle stelle.

    Al tempo stesso, aggiunge LaRouche, gli ambienti sinarchisti londinesi “stanno tirando i fili di certi ambienti islamici radicali” in Iran, di cui dispongono sin dai tempi del Trattato Sykes-Picot del 1916. LaRouche sottolinea che si tratta di conflitti orchestrati secondo il modus operandi tipico dell’oligarchia veneziana. La crisi iraniana è stata architettata grazie al controllo in profondità dei profili psicologici di personaggi ed istituzioni impegnati sulle opposte barricate. Basti considerare in questo contesto le convinzioni millenaristiche del presidente iraniano Ahmadinejad, che aspetta il “ritorno di Mahadi” (una sorta di Messia degli Sciiti) il quale dovrebbe avvenire in un momento di “rottura” della storia mondiale. Gli ambienti della Guardia Repubblicana dietro Ahmadienejad d’altro canto calcolano che uno scontro consentirebbe loro di consolidare la propria posizione di potere nel paese.

    Su questo tema: http://www.movisol.org/iran.htm

    La questione iraniana domina l’incontro di Monaco sulla politica di sicurezza

    La conferenza sulla politica di sicurezza svoltasi tra il 2 e 5 febbraio a Monaco di Baviera è stata nettamente dominata dalla crisi iraniana. Vi hanno preso parte la cancelliere Angela Merkel, 35 ministri degli esteri e della difesa (dagli USA Donald Rumsfeld, i suoi precedessori William Cohen e William Perry e quattro senatori). La delegazione iraniana è stata guidata dal vice ministro degli Esteri Abbas Aragchi e dal vice responsabile dei negoziati sul nucleare presso la AIEA Javed Vaedi.

    Rumsfeld e i senatori Joseph Lieberman e John McCain si sono esibiti in tirate al vetriolo contro l’Iran. Molti presenti hanno ricordato come nella stessa sede, nel 2002, prima della guerra in Iraq, McCain avesse inscenato uno spettacolo molto simile.

    “Principale promotore del terrorismo mondiale, il regime iraniano – ha detto McCain - si definisce con l’ostilità che nutre nei confronti degli Stati Uniti e di Israele. … Teheran ha ripetutamente fatto ricorso alla violenza per minare il processo di pace in Medio Oriente e i governi amici degli Stati Uniti, ed ha patrocinato almeno un attacco diretto contro gli Stati Uniti. La continua ricerca di Teheran di dotarsi di armi nucleari semplicemente pone un rischio inaccettabile alla comunità internazionale. Protetto da un deterrente nucleare, l’Iran si sentirebbe libero di promuovere attacchi terroristici contro ogni presunto nemico. L’atteggiamento sprezzante verso il Trattato di Non Proliferazione nucleare potrebbe rendere quest’ultimo obsoleto, e potrebbe indurre Turchia, Egitto, Israele, Arabia Saudita ed altri a riconsiderare i propri assetti di difesa e i propri arsenali. Ed il mondo dovrebbe vivere, a tempo indefinito, con la possibilità che Teheran possa cedere materiali o armi nucleari a qualche rete terroristica sua alleata. L’Iran dispone già di missili balistici capaci di raggiungere le principali capitali europee. La minaccia all’Europa, agli Stati Uniti e ad altri paesi è chiara … Ogni opzione possibile deve restare sul tavolo. C’è una cosa sola peggiore dell’opzione militare e questa è un Iran che dispone di armi nucleari”.

    McCain ha lanciato anche un monito a Russia e Cina affinché cooperino contro l’Iran nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, altrimenti gli USA “cercheranno partner disposti ad imporre queste sanzioni al di fuori del quadro dell’ONU. I paesi europei che hanno forti legami economici con l’Iran e una posizione di leadership nel nucleare avranno una responsabilità speciale in questo contesto”.

    Infine McCain se l’è presa personalmente con il presidente Putin: “Tutto ciò a cui oggi assistiamo indica come il governo russo abbia scelto la sua strada, e questa non è la nostra. Il Cremlino predilige la ricerca dell’autocrazia internamente e all’estero, preferisce bloccare l’azione concertata contro gli stati canaglia, indebolire i suoi avversari democratici. Questa è una mentalità da sovietici e non da post Guerra Fredda. Sotto Mr. Putin la Russia oggi non è né una democrazia né una delle principali economie mondiali, e mi chiedo seriamente se i leader del G8 debbano davvero partecipare al Summit di San Pietroburgo”.


    Come mettere in scena lo “scontro di civiltà”


    A seguito dell’incendio dell’ambasciata danese di Damasco e del consolato danese di Beirut il ministro degli Esteri danese Per Stig Moeller ha dichiarato: “Ci sono forze che vogliono lo scontro di civiltà”.

    Le iniziative violente sarebbero state provocate da una vignetta del profeta Maometto pubblicata quasi tre mesi prima dal quotidiano conservatore danese Jyllands Posten e recentemente ripresa da diversi quotidiani in Francia, Italia, Olanda, Islanda, Germania e Spagna.

    Dovrebbe essere fin troppo ovvio che la decisione di ripubblicare quella vignetta, su molti giornali, proprio nei giorni che hanno preceduto la decisione dell’IAEA contro l’Iran dello scorso 3 febbraio, mira a creare il clima da “scontro di civiltà”.

    Se il ministro danese volesse davvero individuare le forze che istigano lo scontro di civiltà, a cui si riferisce, allora non dovrebbe faticare molto. Il giornale in questione, Jylland Posten, che da tempo segue una linea editoriale islamofobica, ha avuto un ruolo fondamentale nel creare e finanziare un nuovo centro studi danese, il CEPOS (centro danese di studi politici). Fondato il 10 marzo 2005, il CEPOS si rifà alle fondazioni di Washington che fiancheggiano il movimento neo-conservatore, l’American Enterprise Institute (AEI) e la Heritage Foundation, e a due centri di Londra, l’Adam Smith Institute e l’Institute of Economic Affairs.

    Nel Comitato dei Consiglieri di CEPOS spicca nientepopodimenoché George P. Shultz in persona, che è anche membro onorario della direzione. Shultz è l’eminenza grigia che controlla l’amministrazione Bush-Cheney (vedi gli articoli sul sito movisol.org. Si consiglia l’uso del motore di ricerca interna al sito).

    Insieme all’ex capo della CIA James Woolsey, Shultz presiede il “Committee on the present Danger”, un centro studi particolarmente impegnato ad istigare la guerra contro l’Iran. I consiglieri di CEPOS provengono dall’AEI, dall’Università di Chicago e da altri centri neocon inglesi ed americani. CEPOS è presieduto da Bernt Johan Collet, ex ministro della Difesa salito alla carica di ciambellano e maestro di caccia alla corte di sua maestà.

    Fonte: www.movisol.org
    6.02.06

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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    Di fronte al rischio di uno scontro militare a breve termine con l’Iran, che contempla il ricorso preventivo alle armi nucleari, Lyndon LaRouche ha affermato il 3 febbraio: “Uno scontro con l'Iran o anche un più circoscritto attacco militare contro la Siria sarebbe solo il detonatore. Questi sviluppi portano all'esplosione dell'intero sistema finanziario e monetario globale, che è la vera bomba”.

    Un attacco militare contro l’Iran condurrebbe inevitabilmente ad una crisi energetica e al crollo a catena dei mercati monetari e finanziari. In primo piano, l’amministrazione Bush-Cheney e gli ambienti neocon premono per lo scontro, per le sanzioni economiche e per la guerra, e sono impegnati ad osteggiare le soluzioni diplomatiche. Ma, ha spiegato il fondatore dell’EIR, “Ad orchestrare questo scontro sono gli ambienti sinarchisti che fanno capo a Londra”.

    Questa oligarchia sinarchista, che controlla l’amministrazione Bush-Cheney attraverso i suoi ‘grand commis’ come George Shultz, si rende perfettamente conto che un attacco contro l’Iran metterebbe in moto una guerra asimmetrica globale, una crisi energetica e il caos economico-finanziario. Essa si ripromette di sfruttare la situazione che si verrebbe così a creare per instaurare regimi di “gestione della crisi”, in pratica regimi autoritari che governano per decreto, e per assicurarsi il controllo sull’energia, le materie prime, gli immobili e le capacità produttive primarie, i cui prezzi stanno già andando alle stelle.

    Al tempo stesso, aggiunge LaRouche, gli ambienti sinarchisti londinesi “stanno tirando i fili di certi ambienti islamici radicali” in Iran, di cui dispongono sin dai tempi del Trattato Sykes-Picot del 1916. LaRouche sottolinea che si tratta di conflitti orchestrati secondo il modus operandi tipico dell’oligarchia veneziana. La crisi iraniana è stata architettata grazie al controllo in profondità dei profili psicologici di personaggi ed istituzioni impegnati sulle opposte barricate. Basti considerare in questo contesto le convinzioni millenaristiche del presidente iraniano Ahmadinejad, che aspetta il “ritorno di Mahadi” (una sorta di Messia degli Sciiti) il quale dovrebbe avvenire in un momento di “rottura” della storia mondiale. Gli ambienti della Guardia Repubblicana dietro Ahmadienejad d’altro canto calcolano che uno scontro consentirebbe loro di consolidare la propria posizione di potere nel paese.

    Su questo tema: http://www.movisol.org/iran.htm

    La questione iraniana domina l’incontro di Monaco sulla politica di sicurezza

    La conferenza sulla politica di sicurezza svoltasi tra il 2 e 5 febbraio a Monaco di Baviera è stata nettamente dominata dalla crisi iraniana. Vi hanno preso parte la cancelliere Angela Merkel, 35 ministri degli esteri e della difesa (dagli USA Donald Rumsfeld, i suoi precedessori William Cohen e William Perry e quattro senatori). La delegazione iraniana è stata guidata dal vice ministro degli Esteri Abbas Aragchi e dal vice responsabile dei negoziati sul nucleare presso la AIEA Javed Vaedi.

    Rumsfeld e i senatori Joseph Lieberman e John McCain si sono esibiti in tirate al vetriolo contro l’Iran. Molti presenti hanno ricordato come nella stessa sede, nel 2002, prima della guerra in Iraq, McCain avesse inscenato uno spettacolo molto simile.

    “Principale promotore del terrorismo mondiale, il regime iraniano – ha detto McCain - si definisce con l’ostilità che nutre nei confronti degli Stati Uniti e di Israele. … Teheran ha ripetutamente fatto ricorso alla violenza per minare il processo di pace in Medio Oriente e i governi amici degli Stati Uniti, ed ha patrocinato almeno un attacco diretto contro gli Stati Uniti. La continua ricerca di Teheran di dotarsi di armi nucleari semplicemente pone un rischio inaccettabile alla comunità internazionale. Protetto da un deterrente nucleare, l’Iran si sentirebbe libero di promuovere attacchi terroristici contro ogni presunto nemico. L’atteggiamento sprezzante verso il Trattato di Non Proliferazione nucleare potrebbe rendere quest’ultimo obsoleto, e potrebbe indurre Turchia, Egitto, Israele, Arabia Saudita ed altri a riconsiderare i propri assetti di difesa e i propri arsenali. Ed il mondo dovrebbe vivere, a tempo indefinito, con la possibilità che Teheran possa cedere materiali o armi nucleari a qualche rete terroristica sua alleata. L’Iran dispone già di missili balistici capaci di raggiungere le principali capitali europee. La minaccia all’Europa, agli Stati Uniti e ad altri paesi è chiara … Ogni opzione possibile deve restare sul tavolo. C’è una cosa sola peggiore dell’opzione militare e questa è un Iran che dispone di armi nucleari”.

    McCain ha lanciato anche un monito a Russia e Cina affinché cooperino contro l’Iran nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, altrimenti gli USA “cercheranno partner disposti ad imporre queste sanzioni al di fuori del quadro dell’ONU. I paesi europei che hanno forti legami economici con l’Iran e una posizione di leadership nel nucleare avranno una responsabilità speciale in questo contesto”.

    Infine McCain se l’è presa personalmente con il presidente Putin: “Tutto ciò a cui oggi assistiamo indica come il governo russo abbia scelto la sua strada, e questa non è la nostra. Il Cremlino predilige la ricerca dell’autocrazia internamente e all’estero, preferisce bloccare l’azione concertata contro gli stati canaglia, indebolire i suoi avversari democratici. Questa è una mentalità da sovietici e non da post Guerra Fredda. Sotto Mr. Putin la Russia oggi non è né una democrazia né una delle principali economie mondiali, e mi chiedo seriamente se i leader del G8 debbano davvero partecipare al Summit di San Pietroburgo”.


    Come mettere in scena lo “scontro di civiltà”


    A seguito dell’incendio dell’ambasciata danese di Damasco e del consolato danese di Beirut il ministro degli Esteri danese Per Stig Moeller ha dichiarato: “Ci sono forze che vogliono lo scontro di civiltà”.

    Le iniziative violente sarebbero state provocate da una vignetta del profeta Maometto pubblicata quasi tre mesi prima dal quotidiano conservatore danese Jyllands Posten e recentemente ripresa da diversi quotidiani in Francia, Italia, Olanda, Islanda, Germania e Spagna.

    Dovrebbe essere fin troppo ovvio che la decisione di ripubblicare quella vignetta, su molti giornali, proprio nei giorni che hanno preceduto la decisione dell’IAEA contro l’Iran dello scorso 3 febbraio, mira a creare il clima da “scontro di civiltà”.

    Se il ministro danese volesse davvero individuare le forze che istigano lo scontro di civiltà, a cui si riferisce, allora non dovrebbe faticare molto. Il giornale in questione, Jylland Posten, che da tempo segue una linea editoriale islamofobica, ha avuto un ruolo fondamentale nel creare e finanziare un nuovo centro studi danese, il CEPOS (centro danese di studi politici). Fondato il 10 marzo 2005, il CEPOS si rifà alle fondazioni di Washington che fiancheggiano il movimento neo-conservatore, l’American Enterprise Institute (AEI) e la Heritage Foundation, e a due centri di Londra, l’Adam Smith Institute e l’Institute of Economic Affairs.

    Nel Comitato dei Consiglieri di CEPOS spicca nientepopodimenoché George P. Shultz in persona, che è anche membro onorario della direzione. Shultz è l’eminenza grigia che controlla l’amministrazione Bush-Cheney (vedi gli articoli sul sito movisol.org. Si consiglia l’uso del motore di ricerca interna al sito).

    Insieme all’ex capo della CIA James Woolsey, Shultz presiede il “Committee on the present Danger”, un centro studi particolarmente impegnato ad istigare la guerra contro l’Iran. I consiglieri di CEPOS provengono dall’AEI, dall’Università di Chicago e da altri centri neocon inglesi ed americani. CEPOS è presieduto da Bernt Johan Collet, ex ministro della Difesa salito alla carica di ciambellano e maestro di caccia alla corte di sua maestà.

    Fonte: www.movisol.org
    6.02.06
    A breve in Iran si segneranno i destini dei popoli europei e i nuovi assetti planetari.
    Uno Stato così puro, così leale, così ricco, così indipendente e libero come l'Iran komeinista fa paura ai cattivi del mondo.

 

 

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