Una pronuncia della Corte di Cassazione ha reputato illecite alcune prassi amministrative adottate dalle Questure in materia di requisiti richiesti per il rinnovo del permesso di soggiorno.
La Corte, con sentenza n. 2417/05 ha annullato il decreto di espulsione emesso nei confronti di un cittadino algerino che non aveva dimostrato di aver percepito redditi nell'anno precedente alla presentazione della domanda di rinnovo, ma che da quattro mesi lavorava come operaio.
Prima del "dagli alle toghe rosse" vorrei far notare due cose, visto che spesso ho discusso sulle pratiche di espulsione in questo forum:
1) Sono le questure (tramite il prefetto > questore > udienza di convalida del giudice di pace) e non i giudici a decidere nel merito delle espulsioni.
2) In questo caso le questure avevano palesemente torto: l'articolo 5 della Bossi-Fini non prevede nessun vincolo legato al reddito per il rinnovo dei permessi di soggiorno (basta andare a leggerlo). Le questioni economiche sono state inventate e adottate di sana pianta da qualche ufficio stranieri scavalcando il Testo Unico sull'Immigazione.
Cosa devo dedurre?
Che c'è qualche questura politicizzata o che in tali uffici lavorano anche degli incompetenti?
Propendo per la seconda ipotesi.


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