La guerra alle Olimpiadi

Una deriva estremista che Rifondazione non vuole arginare. Il Capo dello Stato è dovuto intervenire in difesa dello svolgimento dei giochi olimpici perché, per quanto possa apparire incredibile perfino all'onorevole Fassino, questi sono a rischio. Abbiamo una qualche conoscenza del marxismo e di tutte le teorie derivate da questa dottrina. Possiamo assicurarvi che in esse, fra mille astruserie, non abbiamo mai trovato nulla contro lo sport e le olimpiadi in generale.



Per cui siamo di fronte ad un fenomeno di contestazione di tipo nuovo che, solo per educazione, non vorremmo definire con un "ismo" sprezzante. Ma evidentemente vi è un desiderio di agitazione tarantolato, fine a se stesso, che si esalta nel momento in cui qualche evento internazionale si realizza. Poco importa se si tratti di un vertice del G8, piuttosto che delle olimpiadi. Certo, possiamo anche capire che i santoni della sinistra non siano in grado di fermare tale contestazione, vedi l'onorevole Bertinotti. La nostra idea, del resto, è che sia compito delle forze dell'ordine evitare la degenerazione della protesta. E fin da ora vogliamo manifestare tutta la nostra solidarietà agli agenti ed ai carabinieri che saranno impegnati in questo compito ben poco agevole, ma che, ciononostante, ne siamo certi, sapranno affrontare con l'adeguata fermezza.

Quello che però non possiamo accettare da parte della sinistra è la compiacenza verso queste proteste, un grado di tolleranza giustificatoria: ad esempio quando Bertinotti si augura che la "critica possa convivere con lo spirito olimpico". La critica sì, onorevole Bertinotti, ci mancherebbe, non siamo mica in un regime stalinista. Le violenze no. Quando i No Tav inscenano una manifestazione per bloccare il passaggio della fiamma olimpica, quella non è una critica, è una violenza che come tale va condannata. E proprio questa condanna ci saremmo aspettati dal senso di responsabilità dell'onorevole Bertinotti. Ma dal momento che egli si sente di dover candidare un cultore dell'illegalità come il no global Caruso nelle sue liste, forse capiamo la deriva a cui si sta abbandonando Rifondazione, così come si intuisce che probabilmente, da questo momento, non si possa più pretendere da quella formazione politica un qualche rispetto dell'ordinario svolgimento della vita democratica del nostro Paese.

Roma, 8 febbraio 2006
......................
tratto dal sito web del
Partito Repubblicano Italiano
http://www.pri.it