I reati d’opinione vanno abrogati non depenalizzati
Matteo Orsucci
La Patria è un concetto che fa ridere. Perché poi uno pensa subito all’idea di Patria repubblicana, il monco zimbello che procede per parate e celebrazioni dei primi di giugno.
Ecco perchè il corollario di decreti legge e postille in seno alla Costituzione Italiana –la carta sinceramente democratica nata dalla stagione reistentiva e resistenziale – merita di essere abrogato una tantum. Ci vorrebbe un provvedimento altrettanto sincero e liberale, come nello spirito del miglior berlusconismo. Non fosse già che in Parlamento la depenalizzazione dei reati d’opinione è stata materia di dibattito e finale cancellazione della pena detentiva. Resta il rischio della pena pecuniaria, assai meglio di mesi e anni di galera.
Nessuno meglio dei tipi della Lega Nord, all’inizio della loro vicenda politica, hanno dato vita al dibattito più alto e carico di greve lirismo: infangare la bandiera e sputare sull’Unità nazionale. Sono piovute condanne a più riprese per vilipendio al Tricolore e cose simili. Adesso no, tutta un’altra musica. Ed è all’interno di questa melodia che si dovrebbe cogliere una volta per tutte la nota stonata. E cioè che l’opinione non può essere reato, e pertanto tutti i cosiddetti reati ad essa legati non possono esistere in quanto tali. Ma la pretesa democratica di bollare come reato il pensiero fa davvero ridere più dell’idea di Patria vilipesa.
Ecco che la Mancino-Scelba, ossia la congiuntura astrale che ha tentato di togliere di mezzo per cinquant’anni e passa il pensiero che sta alla base del “Male assoluto”, schedare e punire i cosiddetti “neofascismi”, diventa materia non tanto da depenalizzare ma da abrogare del tutto. Un colpo di spugna sincero e liberale come nella miglior tradizione del berlusconismo.
Siamo arrivati alla riduzione della pena forse – e soprattutto – per calcolo d’alleanza poilitica.
Il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, tra i punti del dibattito col centrodestra in vista di possibili accordi aveva posto sul piatto proprio la revisione della Mancino-Scelba. Sarà stato calcolo politico, ma il passo avanti c’è stato.
Adesso manca il coraggio per fare il salto ulteriore, il colpo di reni per dare l’ultima spugnata sul passato affinchè ciò che non è più storico passi per davvero. Solo chi ha paura dei fantasmi del passato che è stato e mai più sarà deve correre ai ripari: così è nata la Costituzione, così si giustifica la Mancino-Scelba. Ma solo con l’abrogazione del divieto di pensare cadrà il vero tabù del lutto non elaborato. Il grande salto per non ritrovarci a ridere di fronte a diecimila euro di ammenda da pagare per un saluto romano allo stadio. E anche di questo il governo Berlusconi dovrebbe tener conto, se il suo vuol essere un atteggiamento liberale a tutto tondo. Evitando di far ridere in materia di libertà civili.
Da “Libero” di oggi
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