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Testo in italiano
Il libro di Chartier :
un canto di denuncia
dalla Napoli profonda
Considerando che Infos-Inter si occupa spesso della campagna di verità su certe situazioni italiane che Stefano Surace ha lanciato da Parigi con la sua abituale efficacia, un nostro lettore ci ha fatto pervenire tempo fa dall’Italia le bozze di un libro ancora in preparazione, accompagnadolo con due righe: “Credo che a pagina 119 troverete cose interessanti su Surace”.
Il titolo del libro era, in realtà, già tale da incuriosire :”Non tutti gli infarti vengono per morire ». Autore, Eugenio Chartier.
Siamo dunque andati direttamente alla pagina 119 di quelle bozze, e vi abbiamo trovato un capitolo intitolato « Lo Zorro della penna », con le righe seguenti.
LO ZORRO DELLA PENNA
Stefano Surace, denominato "Zorro" non solo per il segno che lasciano i suoi articoli, ma ancora perché del leggendario giustiziere masche*rato vanta anche il coraggio e la spavalderia smisurata.
Giovanissimo già era nemico giurato di certo "potere". La punta della sua spa*da... pardon della sua penna aveva lasciato il segno laddove mai avreb*be dovuto osare.
Il suo cammino sembra tracciato di proposito per attraver*sare la giungla del potere, dove ad ogni metro sono appostati nemici pronti a colpirlo.
Non una, ma un’infinità di volte lo hanno aggredito; si legge addirittura di un’aggressione in una galera (do*ve si era fatto rinchiudere volontariamente per denunziare gli abusi di certa giustizia) con una azione punitiva a suon di coltellate… Ma lo "Zorro" della penna, ancora una volta, seppe venirne fuori.
Siciliano di nascita, napoletano di adozione e "calabrese di coccia", questo "Zorro" meriterebbe che la sua storia venisse raccontata non solo dai libri, dalle pagine dei giornali e dalle televisioni come avviene da quasi mezzo secolo, ma anche dagli schermi del cine*ma.
Sono convinto che un film sulla sua vita d'avven*ture supererebbe ogni record d'incasso.
Il titolo dovrebbe essere "Caro Pertini", proprio come quello di uno dei suoi libri.
Tengo a sot*tolineare che queste mie righe vanno al di là dei fiumi di parole che si so*no scritte e che si scriveranno su questo fantastico personaggio.
La mia ra*gione è da ricercarsi a ritroso, negli anni Sessanta, quando ero giovane mo*torista navale in cerca di imbarco.
Facevo parte dell'UGAM, un sindacato autonomo marittimo, e fu du*rante una riunione sindacale che Gianni Vilardi, segretario di Surace, mi presentò al suo capo.
Ricordo che i "boss" dell'UGAM, gente avvezza a fronteggiare ogni situazione, tenevano Surace in grande considerazione.
Più di tut*ti gli era legato mio cugino Angelo Orefice e fu proprio la loro amicizia che mi consentì di diventare in seguito suo compagno di avventure.
Dall'esempio di vita di Stefano mi sono reso conto che la giustizia del*l'uomo attraversa anch'essa la via del "potere folle", prova evidente il suo arresto avvenuto mesi addietro per un… "reato" che avrebbe commes*so circa mezzo secolo fa…
Ma ecco che "Zorro" ancora una volta riesce a svincolarsi dai tentacoli della piovra-potere e a tornare felicemente nella "sua Parigi", città sua prediletta da oltre quarant'anni dove, insieme a sua figlia, è colmato di onori anche come gran maestro di arti marziali, venendo finanche pre*miato con medaglia d'oro dal Presidente della Repubblica francese.
Medaglia dove è scolpito : “Parigi a Stefano Surace”…
Napoli la magica
Beh, a dire il vero molte di queste cose noi di Infos-Inter le conoscevamo già, essendoci occupati appunto più volte a fondo di Surace.
Ma la cosa interessante è che quelle righe sono una testimonianza viva e diretta di chi aveva conosciuto e praticato da vicino Surace quando era ancora all’inizio del suo “cursus”, quando bazzicava ancora nello scottante porto di Napoli, da giovanissimo ma già temuto reporter, suscitando l’entusiasmo di marinai e dokers che lo scelsero addirittura come loro capo in un sindacato “all’americana” (non vogliamo dire alla “Fronte del Porto”…).
Per di più, scorrendo le altre pagine di quelle bozze, è risultato evidente che l’esempio di Surace contro certo « potere » ha ispirato anche la vita dell’autore, che all’epoca era proprio uno di quei marinai che lo avevano scelto non solo come loro capo, ma come esempio di vita.
Infatti quel libro è tutta una rivolta per come un certo potere ha ridotto Napoli la magica, questa città che tanta gelosia suscita in chi non ne sopporta la bellezza, la cultura radicata nei millenni e lo spirito dei suoi abitanti.
Infatti il marinaio Chartier è diventanto in seguito con la sua voce, la sua “verve” e la sua chitarra, un vero cantore di Napoli, allievo diretto dei celebri Ernesto Murolo, Aurelio Fierro, Nunzio Gallo…
E nei suoi cabaret e dagli schermi della televisione, a Napoli o durante le sue tournées all’estero, non ha cantato solo l’amore e la passione, ma si è scagliato senza tregua, con le sue canzoni nel più puro idoma partenopeo, contro chi tenta di avvilire la sua Napoli.
Ed ora con questo libro dipinge un quadro dal vivo della Napoli profonda (come quella, per esempio, del celebre rione Sanità in cui è nato e cresciuto) com’è realmente, e non com’è dipinta dai luoghi comuni psudosociologico-folcloristico-granguignoleschi con cui abitualmente la si affligge.
Un quadro tracciato da uno che vi è stato realmente immerso e lo è ancora, ne conosce tutte le pieghe e sfumature, anche le più difficili da percepire, raggiungendo l’obiettivo quasi impossibile di rederne fedelmente l’atmosfera, grazie anche a un linguaggio in cui un italiano discorsivo è arricchito da un’incredibile gamma di frasi di quell’idioma napoletano puro e straordinariamente espressivo che ancora vi regna.
Abbiamo ora appreso che quella bozza è ora diventata un libro, edito dalla CSR Marino, che sta avendo subito un vivo successo specie nei vasti ambienti napoletani in madrepatria, o trapiantati all’estero.
Abbiamo anche saputo che alcune modificazioni, rispetto alla bozza pervenutaci, sono state effettuate, senza però toccarne la sostanza.
Certo il cognome dell’autore, dall’assonanza ben più francese che napoletana, ci aveva un pò sorpresi.
Finché non abbiamo appreso che Chartier appartiene ad una delle più antiche famiglie partenopee, risalente all’epoca in cui i re di Napoli erano proprio (e per ben due secoli) i francesi Angioini (da cui il bel Castello Angioino che domina il porto).
Fra Napoli e Parigi, del resto, i legami sono sempre stati ben profondi.
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