Il trionfo della banalità
Frasi fatte e luoghi comuni: un campionario senza fine
La banalità si presenta sotto numerose forme. Quella più consueta, tipica e scontata è il luogo comune. Frasi fatte, espressioni ripetute tante di quelle volte in contesti talmente asettici da perdere completamente di significato. Non pensieri ma riflessi condizionati dei muscoli della lingua.
Per infarcire una conversazione di luoghi comuni non serve avere il cervello collegato, partono spesso in automatico. Luoghi comuni in posti comuni. I più tipici: l’ascensore, il bar, l’autobus, le cene di lavoro, la palestra. In pratica tutti quei contesti in cui all’imbarazzo del silenzio si preferisce anteporre la banalità di un suono.
Non c’è più la mezza stagione è probabilmente il capostipite della specie, una sorta di Neanderthal delle frasi preconfezionate. Ma la specie si è evoluta e si presenta oggi sotto molteplici forme con un campionario quasi infinito.
Anche la scena tipo, quella dei due sconosciuti in ascensore che fanno di tutto per evitare d’incrociare lo sguardo ma che poi pur di scongelare il pesante silenzio si coprono di ridicolo a suon di frasi fatte, è ormai solo uno dei tanti contesti possibili. Fateci caso: anche nelle conversazioni fra amici, oppure in famiglia commentando un programma-tv, il luogo comune è sempre in agguato, pronto a saltar fuori, magari incastonato fra osservazioni acutissime e pensieri assolutamente originali.
Ma la banalità, con il suo frasario infinito, non abbassa mai la guardia. Se iniziate a farci caso rischiate di diventarne schiavi. Un po’ come è successo a noi.
Otto di mattina. Si entra in ascensore e si chiede al compagno di salita di turno a quale piano debba recarsi. Si chiudono le porte, si schiaccia il bottone e si parte. E così, mentre l’imbarazzo travestito da silenzio viene rotto solo dagli inquietanti cigolii della vetusta cabina, scatta il dialogo rompighiaccio.
–Che tempo strano, ieri era freddo, oggi invece fa un caldo…
-Eh, non c’è più la mezza stagione.
–È proprio vero, e poi non si sa più come vestirsi…
-Mah, del resto non è più come una volta.
Un dialogo interrotto provvidenzialmente dalle porte che si aprono: fine della corsa.
Sei del pomeriggio. Uno dei tanti bar sparsi nelle periferie. Due pensionati, seduti sulle sedie in plastica bianca di fronte all’ingresso. Con lo sguardo perso nel vuoto e l’aria di chi la sa lunga sorseggiano un bicchiere di vino e commentano:
-Si stava meglio quando si stava peggio.
–Beh, non è più come una volta.
–Sono d’accordo, comunque finchè c’è la salute…
-Già ma chi ci garantisce: ormai non si sa più cosa si mangia.
–Vero. E anche la vita è molto meno sicura. Una volta potevi andare a dormire lasciando la porta aperta.
–Proprio così. Oggi gira certa gente. E anche questi giovani non hanno più valori.
– Ai nostri tempi ci si divertiva con poco.
–E invece adesso tutti in discoteca a drogarsi.
–Io sono preoccupato per mio nipote. Sai si comincia con uno spinello e poi…
-Io, al mio, per farlo distrarre gli ho regalato un gattino.
–Hai fatto benissimo: il gatto è meno impegnativo del cane.




Rispondi Citando
