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    8 febbraio: In ricordo di Pinuccio Tatarella

    S' iscrisse ad An 20 anni prima che nascesse

    Marcello Veneziani, Il Giornale, 9 febbraio 1999

    Pinuccio Tatarella aveva molti nei, eccetto uno: non è mai stato neofascista. Si iscrisse ad Alleanza Nazionale vent’anni prima che la fondassero. E, infatti, a fondarla fu soprattutto lui e successivamente a lui, su suo invito, si iscrisse anche il leader Fini. Entrò praticamente da bambino nel Msi ma non ho mai sentito da lui una parola vera che odorasse di fascismo. E’ stato il vero estintore della fiamma missina. Del fascismo gli mancava sia lo spirito rivoluzionario che la passione per l’ordine. Gli mancavano l’ardimento e la retorica. Era populista, si, e in questo somigliava un po’ al suo compaesano e omonimo Peppino Di Vittorio, a cui si opponeva omeopaticamente. Era tribunizio ai tempi della fiamma, gridava nelle piazze ed era frequentemente descamisado, anche perché le giacche se le infrittellava con facilità impressionante. Ma non sognava le rivoluzioni, detestava le ideologie e non amava le passioni ideali; ma dall’altra parte non amava nemmeno l’ordine e la compostezza e si vedeva a occhio nudo. Insomma non era nemmeno un conservatore. Era un fantasista di destra, ondeggiante tra cinismo e passionalità.
    Si trovò all’estrema destra per temperamento sanguigno e voglia di gridare l’anticomunismo in una terra dominata dai comunisti in versione cafona. Ha del prodigioso la sua impermeabilità al fascismo nel partito dei camerati; persino quando ci fu la scissione del Msi e mezzo partito uscì per fondare Democrazia nazionale, che poi era la realizzazione del suo progetto, lui rimase col Msi. Per fiuto, per calcolo e per affinità umana. E poi tra i demonazionali c’era il suo «nemico» Ernesto De Marzio, che gli precludeva gli spazi a Bari. Così preferì restare con Almirante; capì che la gente sarebbe rimasta con il Msi, più che con i moderati. Ma negli anni di piombo e nei cupi reliquiari delle sezioni missine, lui portava una nota turbolenta d’allegria.
    Tatarella fu il primo a capire che Fini leader avrebbe funzionato: infatti lo sostenne prima che Almirante lo indicasse come suo successore. Una volta Tatarella mi spiegò: Fini ha il vantaggio di essere giovane e culturalmente neutro; quindi lo si poteva spendere tanto per una svolta moderata, quanto per una svolta radicale, tanto per un’alleanza con la Dc e i laici che per un’alleanza con le sinistre contro la Dc. Perché Tatarella sin dal ghetto pensava alle alleanze e le praticava. A Bari bazzicava Formica e trescava perfino con D’Alema, quando era segretario del Pci in Puglia. In consiglio regionale e comunale, a Bari, trafficava e contava come uno di maggioranza. Nonostante la fiamma, lui era già al governo o nei paraggi.
    Lo dovevate vedere a bari o a Rosa marina, a Pinuccio Tatarella. Nel suo habitat naturale dava il meglio di sé, che poi coincideva con il peggio. Sultaneggiava, prendeva sotto braccio potenti e pezzenti, rubava cose da mangiare di casa in casa, e di recente s’addormentava in piena conversazione. L’abuso di potere era la sua libidine. Poi seguivano le donne e i fichi d’India. E i sospiri di Bisceglie che mangiava in quantità industriali: ingoiò davanti a me una guantiera di otto paste destinata a un gruppo di commensali. Una volta venne a fare un comizio in provincia rubando una lambretta. Di aneddotica su Tatarella se ne racconta a pacchi: scherzi atroci, esibizioni impensabili, goliardate e perfino maialate. Tiranneggiava gli amici perché era molto possessivo, costringeva i ristoratori a dargli da mangiare fuori orario, telefonava in piena notte, organizzava sequestri di persone per giornate intere, s’ingaglioffava nel gioco delle carte. Palazzo Chigi lo rovinò definitivamente.
    Ha seminato scie d’odio e di affetto, mai di equilibrata considerazione. Nutriva diffidenza per gli intellettuali ma anche rispettosa invidia, a cominciare dall’intellettuale che aveva in casa, Angela, sua moglie. Negli ultimi tempi si era incattivito e i suoi antichi difetti si erano fatti più feroci; ma stava combattendo con una brutta bestia che la sua abilità politica non poteva imbrigliare. Faceva l’assessore alla cultura a Bari, ma l’avrei visto meglio come governatore d’Albania. Condividevo poco le sue scelte e i suoi comportamenti (far del male ma volersi bene rientrava nel suo codice). Però c’era con lui un feeling antico e tribale, etnico ma non etico. M’impugliesivo con lui, anche nella cadenza. Perché Pinuccio mi ricordava i miei quindici anni nel fronte della gioventù, i volantini per i suoi comizi stampati a mano su di un torchio che comprai coi miei risparmi e che Tatarella poi scippò dalla sezione quando io lasciai a diciassette anni la politica. Pinuccio mi ricordava l'origine pugliese, le nostre terre, i comuni amici e conterronei. E pensare che l’ultima volta, per ragioni polemiche, ci siamo scritti. Gli replicai che preferivo coltivare la nostra amicizia in ambiti extra politici. Lo confermo. Ma mi dispiace che a questa mia dichiarazione non segua più la sua amichevole aggressione.
    Ingegno vivace, furbizia arabo-levantina, più lungimirante di tanti suoi colleghi, Tatarella pensava di andare oltre il Polo. Invece se ne è andato lui, lasciando il film della destra, di cui era regista, tra il primo e il secondo tempo. Non si notava la sua presenza, ma si avvertirà la sua assenza.

  2. #2
    virtute siderum tenus
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  3. #3
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    LE TESTIMONIANZE DELLA STAMPA PARLAMENTARE


    Roma, 8 feb.- Uomo della mediazione, capace di dialogare sempre con amici ed avversari, di anticipare prospettive e scenari politici, di stabilire un rapporto cordiale con i giornalisti senza tuttavia mai venir meno al rispetto della distinzione dei ruoli.

    In una parola, 'il ministro dell'armonia'. Sono passati sette anni dalla morte, ma sono pochi quelli che hanno dimenticato Pinuccio Tatarella, di cui rimane vivo il ricordo e forte il rimpianto in tutti gli ambienti del mondo politico, compreso quello dei giornalisti che ebbero l'opportunita' di vivere fianco a fianco con lui.

    ''La prima cosa che apprezzavi -sottolinea all'ADNKRONOS Enzo Jacopino, presidente dell'Associazione stampa parlamentare- era il suo sorriso, aperto e vero, che regalava sempre a tutti. Ricordo con quanto anticipo mi racconto' di avere immaginato la svolta che ha portato l'Msi a diventare An. Confesso che sul momento considerai quel suo progetto non solo irrealizzabile, ma velleitario. Invece aveva ragione lui e oggi nel Paese c'e' una forza di destra certamente democratica, aperta al confronto con partiti ideologicamente anche molto distanti''.

    ''Solo un osservatore distratto o prevenuto non si rende conto del vuoto che nel confronto politico ha determinato la sua scomparsa. Mancano tanto -conclude Iacopino- la sua intelligenza e la sua capacita' di trovare sempre un punto di incontro nell'interesse generale del Paese''.

    Temi ripresi anche dal direttore del Tg 2, Mauro Mazza. ''In questi anni non solo i protagonisti della politica ma anche gli osservatori hanno lamentato la mancanza di Pinuccio Tatarella, naturalmente portato alla ricerca di intese e di accordi piuttosto che di distinzioni che potessero provocare rotture''.

    ''La sua assenza e' un problema che An sente piu' degli altri e di cui soffre tutto il centrodestra. Anche il suo rapporto con i giornalisti era particolare, fatto di confidenza, talvolta di amicizia, come nel mio caso, ma sempre attento a non confondere i ruoli tra chi vive la politica e chi la racconta''.

    Tutti mettono in evidenza il ruolo e l'importanza svolta da Tatarella nell'evoluzione della destra italiana e il vuoto che ha lasciato con la sua morte. ''Era l'esponente di An -nota Augusto Minzolini, de 'La Stampa'- che aveva l'analisi politica piu' lucida.

    Un alto tasso di modernita', probabilmente se fosse rimasto in vita a quest'ora il partito unico dei moderati sarebbe una realta', perche' con il suo equilibrio avrebbe evitato una serie di sbandamenti nella linea di An''.

    ''Pur venendo dal Msi, quindi abituato a svolgere un'opposizione forte e di nicchia -sottolinea invece Claudio Rizza, de 'Il Messaggero'- dimostro' alte qualita' istituzionali e di mediazione, tanto che alla sua morte nessuno in An fu piu' rimpianto di lui''.

    Francesco De Vito, gia' giornalista parlamentare de 'L'Espresso', mette in evidenza la sua capacita' di guardare lontano: ''l'ho frequentato nel periodo in cui era presidente dei deputati del Msi e gia' allora enunciava la linea che a Fiuggi porto' alla nascita di An''.

    Ma la dote di Tatarella era anche e soprattutto quella di tenere sempre aperto il dialogo con gli avversari e con tutti gli schieramenti e gli ambienti che in qualche modo potessero rivelarsi ostili alla sua parte politica. Di qui quell'appellativo di 'ministro dell'armonia', coniato dallo stesso esponente di An nell'estate del 1994, all'epoca del primo governo Berlusconi.

    ''Si era nel pieno delle polemiche per la nomina del nuovo direttore generale di Bankitalia -ricorda Francesco Verderami del 'Corriere della Sera'- e Tatarella era in contrasto con il ministro del Tesoro Lamberto Dini. Un giorno decise di non partecipare al consiglio dei Ministri e si ritrovo' a pranzo con noi giornalisti, che naturalmente cercavamo di stuzzicarlo e di indurlo alla polemica''.

    ''E lui invece ci rispose che era il 'ministro dell'armonia', che non cercava polemiche, proprio perche' si rendeva conto della necesita' di allacciare rapporti con tutti quei poteri e quelle nomenclature che in qualche modo erano ostili al governo di destra e quindi di evitare l'isolamento del suo schieramento''.

    ''Cosi' anche dopo la caduta del governo Berlusconi e le polemiche con Scalfaro lui mantenne buoni rapporti con l'allora presidente della Repubblica, perche', affermava, 'devo tenere sempre un piede nel campo di Agramante'. Se ci fosse stato Pinuccio Tatarella -conclude Verderami con un riferimento all'attualita'- non avrebbe consentito uno scontro tra Massimo D'Alema e Alfredo Mantovano''.

    ''A Pinuccio Tatarella mi univa l'amore per il mare. Entrambi siamo stati seguaci di Ulisse. Il nostro meridionalismo nasce li', a Itaca, isola ideale che esiste nella mente di chi sa sognare da sveglio'', dice Pippo Marra, direttore dell'ADNKRONOS.

    ''Pinuccio -ricorda- e' stato il solo politico, dei tanti da me conosciuti, che non s'accontentava di parlare ai suoi elettori da dietro un microfonono o una scrivania, ma voleva conoscerli di persona, incontrarli, camminare con loro, quasi da allievi inconsapevoli di Aristotile. Quando incontro Angela, la sua compagna, penso a lui con infinita malinconia. Tatarella, indimenticabile Ministro dell'Armonia, avrebbe potuto oggi aiutare la politica italiana ad essere meno rissosa. A destra come a sinistra''.

  4. #4
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  5. #5
    michelef
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    camerata tatarella...ONORE!!

 

 

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