Il nazionalismo italiano si è sempre
confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione, ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana".
Questa spasmodica ricerca di "purezza razziale" ha in verità caratterizzato gran parte della storia post¬unitaria ossessionata dalla ricerca forzata di elementi di comunanza ma ha anche generato inevitabili conseguenze contraddittorie come quelle cui è pervenuto lo scienziato siciliano Alfredo Niceforo che distingueva la popolazione italiana in arii e italici (o
mediterranei) basando le sue deduzioni sulla forma del cranio.«) Ma si è trattato di considerazioni che non hanno in nulla scalfito le certezze "puriste" di Mussolini (che voleva tutti gli italiani discendenti in linea diretta da legionari romani) nè di Preziosi, di Telesío Interlandi e degli altri entusiasti estensori del Manifesto del 1938.
Più che a considerazioni di questo genere sui caratteri fisici degli abitanti, le aspirazioni di definizione della Padania come comunità nazionale si rifanno a un concetto di comunità, di famiglia. Ad essa si adatta con maggior precisione la definizione di Connor di nazione intesa come un "gruppo di persone che sente di essere apparentata ancestralmente". La moderna concezione di nazione sarebbe secondo lo studioso americano: "il gruppo più ampio che può ottenere la lealtà di una persona a causa dei legami di parentela provati; è, da questa prospettiva, la famiglia pienamente intesa. Il senso di discendenza unica, naturalmente, non ha bisogno di essere, e in quasi tutti i casi flora sarà, in accordo con la storia reale. Quasi tutte le nazioni sono il risultato variegato di numerose stirpi etniche. Non è la storia cronologica o reale ad essere la chiave della nazione, ma la storia sensibile e sentita. Tutto ciò che è richiesto per l'esistenza di una nazione è che i membri condividano una convinzione intuitiva delle origini e dell'evoluzione separata del gruppo".(3)
In questo senso, la Padania sembra essere archetipica.
In ogni caso dalle più consuete definizioni scientifiche si apprende che la Padania è abitata quasi esclusivamente da "Indo¬europei di sottorazza alpina (prevalente ma con mescolanza)" mentre nella penisola italiana prevale la
"Sottorazza mediterranea".0)
Assai più interessante è l'indagine sui popoli originari da cui discendono in larga parte agli attuali abitanti della regione padana e che costituiscono quei comuni antenati ancestrali che tanta importanza hanno
(3) Walker Condor Etnonazionalismo pag 291
(4) Terry G.Jordan, Geografia culturale dell’europa (Milano Unicopli, 1980, pagg.145 147
confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione, ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana".
Questa spasmodica ricerca di "purezza razziale" ha in verità caratterizzato gran parte della storia post¬unitaria ossessionata dalla ricerca forzata di elementi di comunanza ma ha anche generato inevitabili conseguenze contraddittorie come quelle cui è pervenuto lo scienziato siciliano Alfredo Niceforo che distingueva la popolazione italiana in arii e italici (o mediterranei) basando le sue deduzioni sulla forma del cranio.« Ma si è trattato di considerazioni che non hanno in nulla scalfito le certezze "puriste" di Mussolini (che voleva tutti gli italiani discendenti in linea diretta da legionari romani) nè di Preziosi, di Telesio Interlandi e degli altri entusiasti estensori del Manifesto del 1938.
Più che a considerazioni di questo genere sui caratteri fisici degli abitanti, le aspirazioni di definizione della Padania come comunità nazionale si rifanno a un concetto di comunità, di famiglia. Ad essa si adatta con maggior precisione la definizione di Connor di nazione intesa come un "gruppo di persone che sente di essere apparentata ancestralmente". La moderna concezione di nazione sarebbe secondo lo studioso americano: "il gruppo più ampio che può ottenere la lealtà di una persona a causa dei legami di
(1) Charles delzelle Mediterranean Fascism(new York 1970)pagg 193 194
Si veda anche: Roberto Sonaglia,Com’è cambiato il razzismo 120 anni di storia patria all'insegna dell’intolleranza , su Etnie, n l, 1981, pagg.125
(2) Claudia Petraccone Federalismo e autonomia in italia dall’unità ad oggi.
Bari Laterza 1995 pag125
(Mediterranean Fascism New york 1970 pag 193 194
Si ceda anche: Roberto Sonaglia Com"e cambiato il razzismo. 120 anni di storia patria all'insegna dellintolleranza, su Etnie , n.l, 1981, pag,47 50. (2) Claudia Petraccone cura dì federalismo ed autonomia (Bari: Laterza,1995 pag.l25.
(o sembrano avere) nella formazione delle nazioni e nell'alimentare la quotidiana solidarietà fra i membri di una comunità.Per la buona definitezza della comune origine dei
suoi abitanti la padania costituisce sicuramente una unità umana organica diversa
e riconoscibile da ogni altra comunità al mondo. nln
epoca proto-storica e storica la Padania era abitata da
tre etnie principali dotate di
identificazione: due grandi popoli Liguri e i veneti)de
un insieme puttosto omogeneo di
definibili come' g popolazioni
proto-celtiche (Camuni, Leponzi,
"Golasecchiani", Reti, Salassi eccetera). I tre gruppi
erano dotati di un elevato grado di affinità etnica e
culturale (che li ha fatti anche confondere in una unica popolazione) che sono riscontrabili dalle (pur labili) tracce linguistiche, dalla loro agevole convivenza e dalle fonti letterarie loro contemporanee (greche e
latine) che li descrivono come
costumi e abbigliamento" e distinguibili solo per la lingua.(-5) Si trattava di
indoeuropee; anche il dubbio che per ha per lungo temp o
assillato gli studiosi circa l'origine aria dei Liguri è
stato superato da studi recenti che hanno circoscritto le influenze pre-indoeuropee ai residui culturali e genetici lasciati dalle popolazioni Garalditane (gli antenati dei Baschi) che abitavano in precedenza i
territori su Cui i Liguri si sono insediati.
I Veneti erano parte di una stanziata in varie parti d'Europa popolazione che era
imparentata
con le tribù protoceltiche: tutti erano in qualche modo
collegati con la cosiddetta civiltà di Hallstadt.
Il quadro degli insediamenti (e delle aree di
influenza) delle varie civiltà nell'area padana risulta stabile e definito già dall'inizio dell'Età del ferro (1.000-800 aC) ed è in tale periodo che, secondo Alberto Piazza (io scienziato che sta cercando di ricostruire la storia cromosomica delle genti d'Italia), si forma la mappa genetica che sarà destinata a durare fino ad
oggi.M
A queste etnie principali si sono aggiunti, a partire dal VI secolo aC., gruppi di Etruschi che hanno occupato le principali vie di penetrazione soprattutto lungo la parte più interna della valle apportandovi una notevole influenza culturale. La loro influenza genetica è però stata pressocchè nulla sia per l'esiguità numerica dei loro stanziamenti sia perchè anche questi sono stati quasi completamente spazzati dalla seconda grande ondata di migrazioni celtiche che ha interessato gran parte della Padania a partire dal V secolo aC.
La calata "storica" dei Celti (quella di Belloveso, Elitovio e di Brenno) ha portato in Padania le nuove grandi tribù degli Insubri, dei Cenomani, Boi e dei Senoni che si sono insediate nella bassa valle fino al Montefeltro, sovrapponendosi alle popolazioni esi¬stenti con le quali avevano comunque notevoli affinità etniche e culturali. Tale comunanza è ancora una volta attestata dalla mancanza di grandi attriti fra le varie popolazioni (ad onta della ben nota rissosità dei Celti),
dalle numerose documentazioni di affinità linguistiche
e religiose, dalle identiche forme di organizzazione
sociale, dalle fonti storiche contemporanee (che
faticavano - come detto - a distinguere una popo¬
lazione dall'altra) e da talune significative coincidenze:
come l'identità della denominazione degli Insubri
("golasecchiani") che abitavano la Lombardia occi¬
6Giovanni Maria Pace : Gli italiani dell’età della pietra longanesi 1993 pag 226
dentale e di quelli insediatisi sullo stesso territorio nel V secolo, al seguito di Belloveso.
Questa seconda ondata ha avuto come effetti: l'allontanamento degli Etruschi, l'omogeneizzazione delle popolazioni preesistenti (con il deciso rafforzamento del "celtismo" già presente in Liguri e Veneti), la forte "celtizzazione" culturale di tutta la Padania (con influenze durature sulla toponomastica, sulle lingue, sulla religione, sull'attitudine alla democrazia e all'autonomismo - anche il più esasperato -, nell'organizzazione delle strutture sociali e, soprattutto, sulla memoria collettiva). Si è trattato di una sorta di potentissimo imprinting che ha resistito a due millenni di dure prove storiche, di occupazioni, di "pulizie culturali" fatte di menzogne, silenzi e brutali tentativi di sradicamento. Questa era la situazione precedente l'incontro-scontro con la civiltà romana che ha profondamente segnato la storia e la cultura padana. La romanizzazione dell'area è stata lenta e difficile (fra la battaglia di Sentino e la formale sottomissione dei Leponzi dell'alta Valle d'Ossola passano circa quattrocento anni di guerre, massacri e resistenza "partigiana") e non riesce mai a penetrare stabilmente nelle vallate alpine e appenniniche. L'occupazione romana ha esercitato una forte influenza in termini culturali ma non ha lasciato tracce sulla composizione etnica (e sul patrimonio genetico) della Padania perchè la pur massiccia colonizzazione di vaste aree è stata effettuata con ex legionari in gran parte di stirpe celto-germanica e perchè ha interessato quasi esclusivamente le città principali (di fondazione e non) e centuriazioni agrarie situate lungo le principali strade della bassa valle; e cioè aree che sono state le più esposte ai grandi rivolgimenti e devastazioni seguiti alla caduta dell'Impero.
La prova scientifica dell'ininfluenza dell'epoca romana (e di tanti secoli di storia successiva) sulla persistenza del patrimonio genetico delle popolazioni originarie della Padania è stata portata dai recenti studi di Luca Cavalli-Sforza e di Alberto Piazza(7). Sono stati esaminati i residui genetici delle popolazioni originarie che hanno permesso la formazione di alcune mappature piuttosto interessanti. Delle popolazioni studiate è, in particolare, molto interessante osservare la diffusione sul territorio del residuo genetico degli antichi Liguri: è impressionante vedere come, dopo migliaia di anni, il loro patrimonio genetico si ritrovi in aree che coincidono quasi perfettamente con le loro zone originarie di insediamento. Identiche considera¬zioni possono essere fatte per tutte le altre principali popolazioni pre-romane(8). Analoghi risultati sono stati raggiunti da un gruppo di scienziati francesi mediante l'esame sistematico del DNA, la minuscola sostanza presente in tutte le cellule che si conserva per lunghissimo tempo e che contiene le caratteristiche genetiche degli individui, delle famiglie e dei popoli. Così si è appreso che la penisola "si distingue in tre grandi aree con diverse connotazioni genetiche: il nord, con l'eredità dei Celti in eminenza; il centro, con i caratteri degli Etruschi che si conservano ancora oggi; il sud, dove prevale l'apporto dei Greci"(9). (Tav.4)
Il motivo di questa tenace persistenza può essere spiegato con il carattere effimero degli apporti genetici
(7) Luca Cavalli Sforza P.Menozzi e A.Piazza history and geography of human genes Princeton university press 1992. Cavalli Sforza Chi siamo.La storia della diversità umana Milano Mondatori 1993 e Piazza “L’eredità genetica dell’italia antica su LE Scienze ottobre 1991pagg 62-69.L’indagine è stata condotta su 40 geni diversi che controllano i vari gruppi sanguigni.Essa ha evidenziato le aree geografiche geneticamente omogenee e le diversità che caratterizzano la situazione italiana.
(8) Alberto Piazza, op.cit.,pag 67
(9) Sabatino Moscati “Chi siamo ? Su archeo n.5 maggio 1996 pag 3
posteriori e con la distribuzione sul territorio degli insediamenti.
Le popolazioni originarie erano essenzialmente stanziate in aree di montagna e di collina e solo marginalmente nella pianura che era in gran parte coperta da fitte foreste planiziali, che era acquitrinosa, esposta ai continui mutamenti dei corsi dei fiumi e, per vaste estensioni, addirittura coperta d'acqua: tutta la zona compresa fra Mantova, il Po, l'Adda e le Prealpi era, ad esempio, una grande distesa d'acqua, detta Lago (o mare) Gerundo, che era addirittura parzial¬mente navigabile. Gran parte degli stanziamenti si trovava perciò nelle valli, sui pendii pedemontani, sulle rive dei grandi laghi prealpini e nelle parti asciutte (o bonificate) della pianura. Sono soprattutto queste ultime a essere state colonizzate e centuriate dai Romani: queste erano però anche le parti di territorio più esposte e su di esse si sono scatenate con più facile virulenza tutte le invasioni succedute alla caduta dell'Impero con i loro corollari di violenze e di massacri. Su queste zone si sono abbattute anche tutte le grandi epidemie (alcune delle quali risoltesi con la eliminazione della popolazione di interi paesi) e qui hanno costituito devastanti endemismi la malaria, la tubercolosi e la pellagra fino a tempi molto recenti.
Si può perciò pensare che la popolazione della "Bassa" sia andata soggetta a ciclici ricambi per
estinzione e per sostituzione da parte dei "serbatoi
demografici" costituiti dalle aree montane e collinari
dove non c'era passaggio e quindi ricambio genetico.
Aree di grande vitalità demografica come l'Appennino
Ligure e le Prealpi (sprattutto biellesi, bergamasche e
venete) hanno riversato con continuità i propri abitanti
in eccesso (e i loro apporti genetici rimasti invariati)
nella pianura in sostituzione della popolazione (di
etnìa spuria) che periodicamente veniva falcidiata da qualche traumatico evento. Non è così un caso che gran parte dei milanesi "veri" abbia - ad esempio - cognomi bergamaschi che testimoniano della durata di questo fenomeno fino a tempi pittosto recenti.00)
Questo spiega la persistenza dei residui genetici e perchè il grande passaggio di genti diverse non abbia lasciato in Padania tracce durature.
L'unica eccezione consistente è costituita dai Longobardi (e, in misura molto minore, dai Goti) il cui stanziamento ha avuto caratteri speciali per tipo ed entità. Innanzitutto, sembra che i Longobardi siano arrivati in numero molto più rilevante di quello di altri gruppi (una massa variabile fra i 250.000 e gli 800.000 individui a seconda delle diverse fonti, un numero in ogni caso enorme soprattutto se rapportato all'esigua popolazione dell'epoca) e che - anche a causa della loro quantità - si siano insediati molto capillarmente su tutto il territorio e non solo nella bassa e nei centri principali. Anzi, i Longobardi erano per propria cultura più portati agli insediamenti agricoli diffusi e non erano particolarmente attirati dalla vita urbana: questo ha consentito loro un apporto culturale e genetico alle popolazioni autoctone più lento ma più duraturo e incisivo. Ci sono perciò aree della Padania (Friuli) o con essa confinanti (Toscana) dove il residuo genetico longobardo è fortissimo. In generale poi la loro presenza ha costituito un ulteriore elemento di amalgamazione delle antiche popolazioni proto¬celtiche e celtiche con le quali i Longobardi dovevano comunque avere forti affinità etniche e culturali.
Si può per tutto ciò affermare con sicurezza che
(10)Michele Corti “Riflessioni sulla matrice alpina dell’identità etnica lombarda.su Quaderni Padani 1 estate 1995 pagg 8-16).
gli attuali abitanti della Padania siano il risultato dell'amalgama di quattro popoli principali - i Liguri, i Veneti, i Celti e i Longobardi - (oltre che di piccole ma significative comunità di Goti, Gepidi, Burgundi, Avari e altri insediatisi prima e con l'arrivo dei Longobardi) che erano in qualche misura affini e che le attuali differenze regionali derivino dalle diverse percentuali localmente riscontrabili dei quattro ingredienti genetici. Ogni altro apporto esterno è stato del tutto marginale e senza rimarcabile effetto nel tempo.
Solo negli ultimi decenni la popolazione della Padania ha cominciato a subire modifiche di qualche rilevanza a causa dei massicci flussi immigratorii, del capovolto rapporto fra montagna (e aree marginali di campagna) e le grandi città di pianura, delle migliori condizioni di vita (che escludono epidemie devastanti) e del bassissimo tasso di natalità degli autoctoni.
In questo contesto le aree di montagna e di collina hanno perso la loro vitale funzione di serbatoio demografico e di conservazione genetica ma non quello - ugualmente fondamentale - di magazzini di cultura e di identità. È infatti assai significativo che proprio da queste aree in qualche modo "marginali" si siano sviluppate le più vitali istanze di autoriconoscimento comunitario in reazione al primo grande stravolgimento di una situazione di grande continuità etnica e che solo in un secondo tempo queste hanno finito per coinvolgere anche i cittadini che non abbiano le ascendenze genetiche delle popolazioni locali originario ma che ne hanno assimilato quelle culturali.




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