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  1. #1
    RibelleSano
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    Predefinito Incontro con Adinolfi a Brescia

    Mercoledì 15 febbraio ore 20 nella sede dell'Associazione "Noi Stessi" in via Ducco 9 a Brescia, dibattito con Gabriele Adinolfi autore del libro "Quel domani che ci appartenne. Ieri, Oggi e domani in camicia nera"

    Qualcuno di voi viene?

  2. #2
    RibelleSano
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    Oh non spingete eh...

  3. #3
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    Veramente triste quest'intervista ad Adinolfi:
    per entrare nel merito dico soltanto che il governo Berlusconi , ( a parte che nella prossima legislatura vuole privatizzare l'eni e l'enel) ha regalato moltissimi appartamenti dei centri storici di varie città d'Italia al gruppo carlyle di bush e Soros (800 euro al mq!); per quanto riguarda la politica estera è stato definito sia da Israele che dai paesi arabi "il governo italiano più filosionista degli ultimi decenni"...

    INTERVISTA A GABRIELE ADINOLFI


    In questo giornalino on-line che man a mano prende sempre più campo nell'area alternativa giovanile Marchigiana, sicuramente mancava quel pizzico di notorietà nelle righe, che comunque caratterizza e onora qualsiasi redazione. Per questo ho deciso di intervistare il "filosofo" della destra radicale di oggi, un uomo carismatico che ha disegnato il percorso ideologico a molti giovani. Giovani smarriti tra mille culture e divisioni della destra a cui purtroppo tutti indirettamente siamo soggetti. Responsabile dei Circoli Polaris, della Guardia d'Onore a Predappio e dell'ormai famosissimo sito di contro informazione www.noreporter.org, Gabriele Adinolfi è un pò ciò che manca al nostro ambiente, l'uomo che fa della sua vita un pensiero esteso anche all'azione, un "sognatore" che non ha mai intrapreso la strada della carriera politica per rimanere incontaminato nel suo percorso,nella sua battaglia. La battaglia di tutti quelli che,oggi, non si riconoscono nè nella società post-illuminista del mercato selvaggio, nè in quella comunista o post-comunista, dell'uomo massa, della libertà in senso anarcoide. Ora vi lascio alle sue idee, alla sua storia, affinchè tutti potremmo utilizzarla come fiaccola, per illuminarci il domani, avvolto dalle tenebre......


    D:Chi è Gabriele Adinolfi? Che cos’è Polaris e quali sono le sue battaglie?


    R: Gabriele Adinolfi è un quattordicenne nel 1968; un ragazzo che vuole cambiare le cose, che vuole conquistare il futuro e non accetta di farlo dietro le bandiere rosse, nell’accondiscendenza vigliacca delle invasioni sovietiche della Cecoslovacchia e della Polonia.
    Un ragazzo che si batte per la giustizia e per la verità. Un ragazzo che, crescendo, scopre che tutto è iniquo, che i partigiani, tronfi della loro cultura dell’odio e dell’annientamento, non hanno remore a far scorrere ancora fiumi di sangue di giovanissimi e persino di fanciulli. Un ragazzo che, crescendo, si trova a dover contendere palmo a palmo qualsiasi squarcio di libertà. Così diventa un combattente politico che infastidisce perché non accetta la “guerra di posizione” che le logiche pretendono (anticomunismo reazionario inerte che si oppone come diga di parole all’antifascismo sovversivo) ma compie azioni di “guerriglia” politica, andando a incunearsi come avanguardia sociale e culturale al di là delle linee di demarcazione. Quest’alba di Terza Posizione non durerà. La lotta armata, le manovre pidduiste e la strage di Bologna (di cui più volte tentarono di farci responsabili) porteranno alla repressione.
    Nel primo biennio della sua latitanza, Adinolfi è allo stesso tempo uno dei pochi traghettatori di TP oltre le tempeste e il compagno di strada e di destino dei guerriglieri dei Nar.
    In seguito, condannato per reati ideologici e associativi in seno TP e in seno Nar, Adinolfi è latitante in vari paesi d’Europa, quindi, dopo un’odissea giudiziaria, è esule a Parigi fino a quando può tornare in Italia, per prescrizione della pena, venti anni dopo l’emissione del primo mandato di cattura.
    La brama di giustizia, in ogni senso, e la lotta per la verità sono diventati allora più che una seconda pelle, quasi un riflesso condizionato, una natura aggiunta per chi ha assimilato quotidianamente questo vero e proprio “scontro di civiltà” che si effettua in ogni istante della nostra vita.
    Dal 2000 in poi Adinolfi è saggista, analista, redattore e in qualche caso caporedattore (Orion, Noreporter), è attivo in battaglie di Memoria quotidiana (come la Guardia d’Onore alla cripta di Benito Mussolini) e in battaglie sociali e culturali d’avanguardia (Occupazioni a Scopo Abitativo). Adinolfi è anche, e forse soprattutto, un critico feroce, propositivo, e per certi versi provocatore, delle convinzioni rigide della cosiddetta “area” della destra radicale. Mette in discussione la quasi totalità di quelle convinzioni rilanciando, al contempo, i paradigmi ideologici e storici che sono alla radice di questo tronco e che invece si ha spesso la tendenza a trascurare.
    Polaris è un’accademia molto elastica di formazione che sviluppa gruppi di studio, corsi di preparazione e di formazione e quindi produce strumenti utili a tutti (dvd e quaderni).
    Un manifesto politico/culturale definisce lo spirito di Polaris (www.centropolaris.org)


    D: Il suo discorso interessantissimo sui strati “permeabili ed impermeabili” della politica fatto a Latina , al campo d’Azione il settembre scorso, potrebbe rispiegarlo ai lettori?


    R: Oggi c’è un divario netto tra le oligarchie e i popoli. Attualmente sono degli organismi privati quelli che fanno e disfano le cose mentre gli Stati sono espropriati ed esautorati. Comandano il WTO, il CFR e le Multinazionali e lo fanno anche per il tramite di quel formidabile esercito composto dalle ONG del volontariato.
    La politica si riduce a spettacolo della politica.
    Gli strati “permeabili” per una forza politica che non sia una lobby sono quelli degli ambiti locali, in particolare nell’ambito sociale. Sempre permeabile, ma per una logica a domino, è il potere amministrativo. Un sistema di forze che muova a pendolo fra partito estremista e partito riformista, facendo leva sul radicamento locale, può incidere sull’amministrazione e su alcune scelte sociali e culturali.
    La politica estera e quella finanziaria, invece, non sono assolutamente modificabili per via istituzionale ma solo se interverrà una mutazione di rapporti di forza nelle elite sociali che formano il sistema vero: quello degli organismi oligarchici privati. Alcuni settori di quelle elite sociali (aerospaziale, ricerca, tecnocrazia) sono raggiungibili mediante un’azione culturale e propagandistica assai ben strutturata e possono contribuire alla nascita di una Lobby di popolo e, quindi, al cambiamento della situazione generale. Per la politica classica quei settori-chiave sono invece impermeabili. È importante capirlo, altrimenti ci si incaponisce nel cercare di costruire una forza alternativa seguendo metodi e schemi desueti. Non funzionerà mai: è come la Torre di Babele, non arriva al cielo, crolla subito.



    D: Che differenza c’è, se c’è, tra Prodi e Berlusconi?

    R: Fermo restando che le linee direttrici generali sono sempre le stesse, la differenza c’è ed è enorme. Innanzitutto Prodi è un servo; un prodotto della mondialista London School of Economics, il bancarottiere del demanio nazionale, il notaio delle privatizzazioni che altro non sono se non dei veri e propri espropri del bene pubblico da parte di un pugno di delinquenti.
    Berlusconi è magari un narcisista e un individuo senza un ancoraggio ideologico particolare ma è di certo un uomo più indipendente di Prodi (persino in politica estera lo ha dimostrato con Arafat e Putin). E poi, dietro Prodi ci sono quelli che chiudono gli spazi a tutti e in particolar modo ai fascisti, ci sono gli antifascisti militanti. Con Berlusconi il sistema a domino per incidere sull’amministrazione è invece possibile. Se in questo quinquennio si è visto poco o niente, la colpa è di chi doveva assumere il ruolo estremo, l’altro lato del pendolo e che anziché avocare a sé un ruolo politico ha preferito mantenere la propria parte da avanspettacolo confermandosi inerte e inefficace.




    D: Quali sono oggi le forze politiche alternative al liberal-capitalismo?

    R: Non ci sono. O meglio, ci sono solo potenzialmente, fondate sulla socializzazione, sul cooperativismo, sul radicamento locale. Ma, per riuscire ad avere quantomeno cittadinanza nel “paradiso capitalista” non devono essere teoria pura, bensì esempio pratico, applicato.
    La risposta si trova, come sempre, nel fascismo che i tempi li ha letteralmente precorsi, ma dobbiamo dare corpo noi a questa risposta. Nei fatti non nei proclami.



    D:Islam o Sionismo? Chi gli amici? Chi i nemici?

    R: Etichette! Non esiste un solo Islam ma ce ne sono diversi. I problemi che noi cerchiamo di riassumere con la parola Islam sono tanti (immigrazione, multirazzismo, declino dell’Europa, sfinimento esistenziale e spirituale della nostra civiltà). Lo “scontro di civiltà” di cui tanto si parla e che, purtroppo, s’inizia a delineare, è stato fomentato e foraggiato a lungo (e tutt’ora lo è) dagli strateghi americani che puntano ad indebolire l’Europa, a destabilizzare i paesi arabi, ad allontanarci dalle fonti energetiche e, al tempo stesso, ad obbligarci in uno stato di inquietudine, se non di terrore, che giustifichi il perdurare della nostra sudditanza. Non dobbiamo dimenticare che tutto ciò ha raggiunto livelli altissimi da quando l’euro ha messo in pericolo il monopolio del dollaro nelle transazioni del petrolio.
    Anche con la parola “sionisti” rischiamo d’intendere più cose al medesimo tempo.
    Se vogliamo possiamo anche stilare una classifica dei “nemici” ma conta poco. Una volta che la strategia della tensione è partita, chi mette la bomba è forse meno colpevole del mandante ma sono entrambi pericolosi. Bisogna essere fermi e intelligenti al contempo. Considerare il bombarolo di turno come un idealista ingannato ed essere dunque magnanimi con lui comporta una serie di conseguenze disastrose a macchia d’olio. Prendersela con lui fino a odiarlo e dimenticare quali logiche perverse lo muovano ha lo stesso identico risultato.
    Ci ritroviamo, pari pari, come negli anni Settanta. I comunisti non erano i veri nemici, non di certo i primi nemici, però ci sparavano addosso.
    Ci fu chi pensò bene di accarezzare loro il pelo e fu sciagurato; ci fu chi pensò di legarsi alle “forze dell’ordine” atlantico per combatterli e si schierò a complemento degli stessi che li armavano e li proteggevano…
    Fermezza e dialogo sono indispensabili insieme. La strategia della tensione va disinnescata. Non la si può accettare (da nessuno dei due lati) né far finta che non esista. Il momento è delicato e servono uomini autocentranti, esperti e lungimiranti per venirne fuori.
    Amici? Diciamo che non abbiamo amici, a parte noi stessi. In particolare non ci sono tutti quegli alleati internazionali che amiamo dipingere.
    Non esistono “fronti antagonisti” né “realtà rivoluzionarie”. L’Iran, ad esempio, è ben diverso da come una certa parte della destra radicale ama rappresentarlo. Ci sono sicuramente fermenti interessanti in America Latina, in particolare in Venezuela. Per ragioni oggettive l’unico soggetto che possiamo considerare potenzialmente amico, sia per ragioni di potenza militare e satellitare che per comuni interessi che per motivi geopolitici, è la Russia. Ma c’è un fossato di sangue e d’odio, di cui i russi sono i responsabili, che divide quella nazione da popoli eccezionali quali l’ucraino e quelli baltici. C’è un baratro da colmare e noi dovremo contribuire a colmarlo.
    In quanto ai veri nemici, direi che sono quelli che dominano. Dunque gli strateghi del colosso multinazionale a gestione americana. Poi il sistema oligarchico. Infine c’è un Nemico con la enne maiuscola, un nemico che dovremmo sterminare: noi. Ogni qual volta si sia caricatura, ogni qual volta si sia imbalsamatura, ogni qual volta si sia esitazione e disincanto, noi siamo il nostro nemico.


    D: Perché è indispensabile oggi parlare di “Mutuo Sociale” e “bilancio partecipativo”?





    R: Non è indispensabile parlare di Bilancio Partecipativo e di Mutuo Sociale, è indispensabile agire quotidianamente nella filosofia del Mutuo Sociale perché ci traspone dal campo del teorico, del virtuale, a quello concreto, perché ci rilancia all’avanguardia sociale, perché ci permette di conquistare spazio e peso, radicamento: una piattaforma tangibile da cui partire e perché infine ci obbliga ad una mutazione antropologica nel senso originario del nostro percorso; una mutazione antropologica questa sì indispensabile.



    ENRICO G.
    Bazooka!!!

  4. #4
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    perchè sarebbe triste?
    prova a spiegarlo con parole tue, non mi semba chiaro...

  5. #5
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    Beh dire che Berlusconi è meglio di Prodi , dopo 5 anni di governo ,devastanti per la nostra povera Italia, appiattito sugli Usa e su Israele (già poi c'è l'amico Putin che a sua volta è molto amico del rabbino Lubavitch di Mosca, cfr Sette di tre settimane fa..) giudato da quell'individuo che rappresenta l'edonismo e l'individualismo più sfrenato e che, negli anni 80-90 ha americaniozzato l'Italia... Prodisarà anche un pessimo individuo ma peggio del beluska non credo ce ne siano in giro...
    Bazooka!!!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka
    Beh dire che Berlusconi è meglio di Prodi , dopo 5 anni di governo ,devastanti per la nostra povera Italia, appiattito sugli Usa e su Israele (già poi c'è l'amico Putin che a sua volta è molto amico del rabbino Lubavitch di Mosca, cfr Sette di tre settimane fa..) giudato da quell'individuo che rappresenta l'edonismo e l'individualismo più sfrenato e che, negli anni 80-90 ha americaniozzato l'Italia... Prodisarà anche un pessimo individuo ma peggio del beluska non credo ce ne siano in giro...
    di Adinolfi non sopporto il fatto che per dire buon giorno comincia a parlare della rotazione dei corpi intorno al sole. A parte questo, condivido la sua distinzione tra Prodi e Berlusconi. Peggio Prodi. Che non vuol dire meglio Berlusconi.

    Ave ac Vale

    http://iproscritti.ilcannocchiale.it/

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka
    Beh dire che Berlusconi è meglio di Prodi , dopo 5 anni di governo ,devastanti per la nostra povera Italia, appiattito sugli Usa e su Israele (già poi c'è l'amico Putin che a sua volta è molto amico del rabbino Lubavitch di Mosca, cfr Sette di tre settimane fa..) giudato da quell'individuo che rappresenta l'edonismo e l'individualismo più sfrenato e che, negli anni 80-90 ha americaniozzato l'Italia... Prodisarà anche un pessimo individuo ma peggio del beluska non credo ce ne siano in giro...
    quindi è triste perchè non la pensa come te?
    non potevi semplicemente dire: non sono d'accordo?
    sei proprio triste...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da iproscritti
    di Adinolfi non sopporto il fatto che per dire buon giorno comincia a parlare della rotazione dei corpi intorno al sole.
    beh, per chi è abituato ad ascoltare e ripetere slogan sentire un discorso ben articolato deve suonare strano in effetti...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da lupo1982
    beh, per chi è abituato ad ascoltare e ripetere slogan sentire un discorso ben articolato deve suonare strano in effetti...
    chi ha 50 anni discorsi ne ha sentiti, dammi retta

  10. #10
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    perchè, l'intelligenza ha un'età?

    ....vecchiezza, vecchiezza, inverno di bruttezza....

 

 
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