| Giovedì 9 Febbraio 2006 - 13:18 | Herman Bashiron |

Il presidente russo Putin è arrivato ieri mattina in Spagna per una visita di due giorni. Gli argomenti che il presidente della Russia e i suoi interlocutori spagnoli, prima la famiglia reale e poi il primo ministro Zapatero, hanno deciso di mettere sul tavolo delle discussioni, sono principalmente di carattere economico. Le relazioni bilaterali tra i due paesi sono state sempre molto buone, ma a livello economico gli scambi sono ancora ad un livello molto basso, poche centinaia di milioni di dollari gestiti da un numero esiguo di imprese. Primo obiettivo quindi è quello di rafforzare i rapporti economici, considerati da entrambe le parti fin troppo modesti. L’arrivo di Putin in Spagna è però anche molto importante dal punto di vista politico. I rapporti tra l’Europa Occidentale e la Russia, in nome dell’auspicato legame eurasiatico che da più parti viene proposto e acclamato, dovrebbero rinvigorire e fortificarsi in nome di una naturale alleanza capace di contrapporsi alla superpotenza statunitense. In un’intervista rilasciata durante un incontro ad una tavola rotonda occupata dai corrispondenti dei maggiori quotidiani spagnoli, il presidente russo Putin ha espresso diverse dichiarazioni su numerosi argomenti. La questione israelo-palestinese, il recente trionfo di Hamas alle elezioni legislative e le successive reazioni da parte del mondo occidentale sono argomenti che il presidente Putin segue con interesse: “Sarebbe un grande errore interrompere gli aiuti internazionali al popolo palestinese, adesso che, in maniera legittima, è arrivata al potere una formazione che tutta la comunità internazionale accusa di essere terrorista”. La Russia non considera Hamas un’organizzazione terrorista, il suo presidente sottolinea come il suo trionfo elettorale sia legittimo e dichiara che: “Quando parliamo delle cause e delle radici del terrorismo, in generale enumeriamo l’ingiustizia sociale, la povertà e la disoccupazione” e proprio per questo non considera una mossa astuta quella di sopprimere gli aiuti economici. Al riguardo della questione che in questi giorni sta infiammando le piazze dei paesi musulmani, le irrispettose vignette su Maometto pubblicato da un quotidiano danese, il presidente Putin ha espresso la sua solidarietà nei confronti del miliardo e 300 milioni di musulmani che per questo si sono sentiti offesi: “Condanniamo le caricature che provocano e offendono i sentimenti dei fedeli, bisogna pensare cento volte prima di pubblicare o disegnare qualcosa del genere”. Sulla questione del nucleare e le minacce che negli scorsi giorni si stanno moltiplicando contro il governo legittimo dell’Iran, Putin ha voluto tranquillizzare Teheran, osservando il fatto che il dossier dell’AIEA non è stato trasferito nelle mani del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma che gli è stato consegnato al solo scopo di informare della situazione: “E’ una differenza sostanziale e questo ci permetterà di trovare un cammino per risolvere il conflitto”. Nel corso dell’intervista il presidente Putin ha toccato diversi temi interessanti, oltre alle questioni di politica internazionale ha anche parlato della situazione interna nel grande paese dell’Est, la corruzione che il suo esecutivo ha deciso di combattere con tutte le forze, la dissoluzione di quell’ intra-regime di oligarchi che trova in parte la sua realizzazione nell’incarceramento del magnate Mijaíl Jodorkovski. Non poteva mancare nelle analisi di Putin un riferimento alla loro guerra interna, il conflitto con gli indipendentisti della Cecenia. Proprio ieri un’esplosione all’interno di una caserma russa di Karcholai, ad una trentina di chilometri da Grozny, ha provocato la morte di almeno 13 soldati e il ferimento di altri 20. Secondo Putin la risoluzione del conflitto non passa attraverso il dialogo con i terroristi: “perché qualsiasi conversazione con i terroristi indebolisce lo Stato e rafforza loro”. Su questo tema Putin ha idee molto chiare e strategie che accordano aperture e repressioni: “Se una organizzazione depone le armi e dichiara con fermezza che rinuncia a qualsiasi forma di lotta armata contro lo Stato, allora merita il dialogo, però in ogni caso concreto bisognerà determinare che tipo di dialogo e con chi (…) Non manteniamo conversazioni con chi si è macchiato le mani con il sangue dei cittadini russi, però diamo la possibilità di partecipare all’attività politica ai rappresentanti dell’opposizione, inclusa l’opposizione armata cecena, che non siano implicati in assassini, che non siano criminali. Adesso, una gran parte del Ministero degli Interni della Cecenia è formato da ex-guerriglieri. Bisogna introdurli in una vita normale”. La visita di Putin in Spagna, l’abbiamo già detto, ha come primo obiettivo il raggiungimento di alcuni accordi relativi alla cooperazione in materia agricola, la cooperazione in campo giuridico, turistico, sportivo, di investigazione spaziale e di costruzione navale. Di fondamentale importanza sono però gli accordi di carattere politico ed è un bene che la Spagna e la Russia si avvicinino, trovino delle cause comuni e rafforzino le loro relazioni. Dalla caduta del Muro di Berlino la Russia ha subito un totale annullamento da parte degli Stati Uniti e l’attrito e le politiche di contenimento e di disgregazione che questi ultimi continuano ancora oggi ad attuare contro la vecchia Urss, sono ben note. Solo pochi giorni fa, durante una conferenza sulle politiche di sicurezza tenutasi a Monaco di Baviera il senatore falco americano John McCain ha così parlato di Putin e della Russia: “Tutto ciò a cui oggi assistiamo indica come il governo russo abbia scelto la sua strada, e questa non è la nostra. Il Cremlino predilige la ricerca dell’autocrazia internamente e all’estero, preferisce bloccare l’azione concertata contro gli stati canaglia, indebolire i suoi avversari democratici.
Questa è una mentalità da sovietici e non da post Guerra Fredda. Sotto Mr. Putin la Russia oggi non è né una democrazia né una delle principali economie mondiali, e mi chiedo seriamente se i leader del G8 debbano davvero partecipare al Summit di San Pietroburgo”. In pratica tra senatori e governanti Usa continua a vigere la logica del “Con noi o contro di noi”. Considerata quindi la sempre maggiore unilateralità degli Stati Uniti, per la Russia e per l’Europa Occidentale non c’è miglior sbocco se non quello di rivolgersi uno verso l’altro, mantenendo così una naturale cooperazione.

Herman Bashiron