| Mercoledì 8 Febbraio 2006 - 13:10 | Siro Asinelli |

Il braccio di ferro tra i Paesi del blocco atlantico e la Bielorussia continua a tenere banco in vista delle prossime elezioni presidenziali del 19 marzo in cui il Paese potrebbe essere chiamato a rieleggere, per il terzo mandato consecutivo, il presidente Aleksander Lukashenko .Un’eventualità che né Unione europea né Stati Uniti intendono sostenere sollevando l’incostituzionalità di una terza rielezione di Lukashenko malgrado la legge bielorussa lo consenta.
Il presidente uscente, sotto costante minaccia occidentale per via della sua stretta collaborazione con la rinata Russia di Vladimir Putin, non si è lasciato intimidire dalle provocazioni di Bruxelles e Washington, spalleggiate da organismi nettamente filo atlantici quali l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), cui è demandato il compito di monitorare faziosamente le elezioni ritenute “a rischio” per il concetto di “democrazia” vigente nei Paesi imperialisti occidentali.
Proprio l’OSCE ha dimostrato tutta la sua sudditanza al padrone di Washington quando nell’ottobre del 2004 ha sollevato seri dubbi sulla liceità del voto parlamentare in Bielorussia cui si accompagnava anche un referendum popolare per cambiare la Costituzione e permettere a Lukashenko di ripresentarsi alle prossime presidenziali.
Il risultato del referendum ha disturbato non poco gli strateghi atlantici: il 77,3% degli aventi diritto al voto hanno optato per il cambio della Costituzione aprendo la strada alla candidatura per il terzo mandato di Lukashenko. Un risultato subito osteggiato dall’OSCE che all’epoca parlò di “gravi irregolarità”. Da allora Unione europea e Stati Uniti negano il visto alle autorità istituzionali bielorusse. Il tutto è poi aggravato da un aperto sostegno finanziario, politico ed organizzativo, alle varie fondazioni ed ong operanti nel Paese cui Minsk ha legittimamente deciso di mettere un freno. Una mossa prevedibile, se non si vuole gettare la Bielorussia in pasto ai vecchi oligarchi filo statunitensi ed ai loro patron d’oltremanica tipo Soros.
A distanza di poco più di un anno dal referendum, Usa ed Ue ci riprovano. Mosse da un discutibile desiderio di avviare con la Bielorussia “un aperto e francio dialogo”, le due istituzioni atlantiche hanno tentato di organizzare una sortita ufficiale in terra bielorussa a ridosso delle temute elezioni presidenziali. “Una visita congiunta ad alto livello”, si legge in un comunicato emesso dall’Alta rappresentanza Ue per la politica estera e la sicurezza (PESC), con cui “Unione europea e Stati Uniti rendono partecipi del loro desiderio di avviare migliori e più strette relazioni con la Bielorussia e riaffermare la loro determinazione nel sostenere la democrazia e la società civile nel Paese”. L’invito non è stato però particolarmente gradito dalle autorità di Minsk che hanno negato, a buon diritto, i visti di ingresso a Robert Cooper, direttore generale per gli Affari di politica militare del Consiglio Ue, e a Dan Fried, assistente segretario di Stato Usa per l’Europa. La decisione bielorussa ha comportato la cancellazione della visita.

Siro Asinelli