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    Predefinito Cambio lira/euro a 1.500 è una fandonia, una delle tante

    GENTILE Augias, Berlusconi durante il confronto con Bertinotti in tv, ha sottolineato che se fosse stato presidente del Consiglio al posto di Prodi, avrebbe contrattato il valore dell'euro ad una quota non superiore a 1500 lire. Lo spettatore è portato a pensare che questa idea di Berlusconi, avrebbe potuto risolvere il problema del carovita in Italia. Non convinto dalle parole del Premier ho voluto consultare i tassi di cambio delle ex divìse dei paesi dell'Ue convertite in lira e poi riconvertite in euro.
    Se per noi 1 euro sono 1936,27 lire, 1 marco tedesco erano 989,99 lire, oggi 1 euro vale 1,95583 marchi. Se si moltiplica 989,99 x 1,95583 si vede che 1 euro in Germania vale in marchi esattamente quanto vale per noi in lire.
    Prendiamo il franco francese. Prima dell'euro 1 franco valeva 295,182 lire. Oggi 1 euro è il controvalore di 6,55957 vecchi franchi. Quindi anche in Francia 6,55957 franchi equivalgono a lire 1936,269.
    Lo stesso accade con il fiorino olandese, la dracma greca, la peseta spagnola e via dicendo. Morale: l'Italia non poteva contrattare a suo piacimento il cambio con l'euro, come demagogicamente ha detto Berlusconi. Preoccupa il fatto che il presidente del Consiglio dica simili fandonie contando sul fatto che molti italiani non hanno il tempo per dedicarsi a tali conti.

    >CUT<

    risponde
    CORRADO AUGIAS
    c.augias@repubblica.it

    O il presidente del Consiglio mentisce, o non sa. come andarono le cose. Ipotesi entrambe gravissime. Alle giuste osservazioni del signor >CUT< si può solo aggiungere il perché le cose andarono in quel modo. La quota 1936,27 nel rapporto lira-euro nasce nel 1996, due anni prima dell'euro; nasce quando la lira venne riammessa nel sistema monetario europeo (Sme), premessa necessaria per tentare di agganciare il treno dell'euro che di lì a poco sarebbe partito. In quel momento la valuta di riferimento era il marco tedesco. Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960. Per avere un livello di cambio di 1500 lire contro 1 euro, come Berlusconi dice che avrebbe fatto, il cambio con il marco in quel momento avrebbe dovuto essere di 750 lire.

    Da La Repubblica GIOVEDÌ 19 GENNAIO 20O6
    Ultima modifica di King Z.; 14-01-17 alle 13:00

  2. #2
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    Da quando in qua Silvio ha la laurea in Macroeconomia e Finanza? Ci ha già messo un sacco di anni a laurearsi in giurisprudenza... (sembra incredibile che uno come lui abbia studiato la legge che tutti i giorni infrange...)

  3. #3
    Viva la piadina!!!
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    "La quota 1936,27 nel rapporto lira-euro nasce nel 1996, due anni prima dell'euro; nasce quando la lira venne riammessa nel sistema monetario europeo (Sme), premessa necessaria per tentare di agganciare il treno dell'euro che di lì a poco sarebbe partito. In quel momento la valuta di riferimento era il marco tedesco. Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960. Per avere un livello di cambio di 1500 lire contro 1 euro, come Berlusconi dice che avrebbe fatto, il cambio con il marco in quel momento avrebbe dovuto essere di 750 lire"

    Occhio che questo:

    "La quota 1936,27 nel rapporto lira-euro nasce nel 1996, due anni prima dell'euro"



    E' sbagliato... quel valroe er ail valore al 31/12 prima della fissazione del cambio Lira/Euro, fino a quel momento i v'era la possibilita' di fluttuazione dentro la banda prefissa.

    Ah... per tua info..se leggi bene puoi vedere coem vi fu alla base uan decisione politica....

    "..Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960...."


    Ora se vuoi..dopo involontriamente avermi dato ragione... possiamo parlare anche dei valori o sopra i 2000 o a 1500...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75
    "La quota 1936,27 nel rapporto lira-euro nasce nel 1996, due anni prima dell'euro; nasce quando la lira venne riammessa nel sistema monetario europeo (Sme), premessa necessaria per tentare di agganciare il treno dell'euro che di lì a poco sarebbe partito. In quel momento la valuta di riferimento era il marco tedesco. Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960. Per avere un livello di cambio di 1500 lire contro 1 euro, come Berlusconi dice che avrebbe fatto, il cambio con il marco in quel momento avrebbe dovuto essere di 750 lire"

    Occhio che questo:

    "La quota 1936,27 nel rapporto lira-euro nasce nel 1996, due anni prima dell'euro"



    E' sbagliato... quel valroe er ail valore al 31/12 prima della fissazione del cambio Lira/Euro, fino a quel momento i v'era la possibilita' di fluttuazione dentro la banda prefissa.

    Ah... per tua info..se leggi bene puoi vedere coem vi fu alla base uan decisione politica....

    "..Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960...."


    Ora se vuoi..dopo involontriamente avermi dato ragione... possiamo parlare anche dei valori o sopra i 2000 o a 1500...

    Fantozzi, portami il valore della lira quando fluttuava IN IMMINENZA del reingresso nello SME.

    Portami quel dato di mercato che ci facciamo altre due belle risate.

    Brutta giornata, eh? Una delle tue tante.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da maimaria
    Fantozzi, portami il valore della lira quando fluttuava IN IMMINENZA del reingresso nell'Ecu.

    Portami quel dato di mercato che ci facciamo altre due belle risate.

    Brutta giornata, eh? Una delle tue tante.



    Guarda che il valore fu FISSATO il 31/12/1998.... no nel 1999.... il valore di 1936.27 non e' del 1996....


    "During the period May 3, 1998 through December 31, 1998, the rates of the 9 currencies that are part of the ECU basket as well as euro-11 member currencies were irrevocably fixed. Weights are evaluated at the prevailing exchange rates on December 31, 1998."


    http://fx.sauder.ubc.ca/ECU.html

    Poi per quanto riguarda la decisione politica.... come vedi avevo ragione, anche se l'avevo dedotto da altro fattore, difatti nell l'articolo da te indicato:

    "..Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960...."

    Vedi.. negoziato.... non valore di mercato....


    Oltre logicamente al fatto gia' spiegatoti che 1 ECU = 1 EURO fu una decisione politica non di mercato..dato che i due basket non erano presenti in nessun mercato quotati allmedesimo tempo..
    Difatti l' Euro prende il posto dell' ECU, il giorno che l' ECU muore, nasce l' Euro, con la diferenza che l' ECU era un basket con un certo numero di monete, e l' Euro con un altro numero, minore e non le stesse, ergo il cambio non poteva sessere 1 = 1 anhe se fossero state quotate, ma non lo erano.

    Ergo il cambio fu una decisione politica al Consiglio d' Europa (ECU/EURO).... come poi lo fu la riamissione della Lira ad un certo livello nel biscione Europeo (990 vs 960)....




    Grazie per aver postato una rticolo da una font a te cara che mi da raiogne...e torto a te... ora come sempre mi raccomando.. arrampicati sugli specchi....i

    Ah..non solo..quindi viste le date puoi anceh vedre l'altra tua cavolata di affemrazione..qeulla dove dicevi che il cmabio ECU/EURO fu successivo a Euro/lira .. ciao ciao bimba .....


    Ora dimosotrato che hai torto se vuoi affontiamo il perche' si puo' dedurre un cambio maggiore alle vecchi e 2000 lire (posizione di Tremonti e che avrbbe favorito le esportazioni) o un cmabio di 1500 Lire (come ha detto il Berusca, che certamente non avrebbe favorito le esportazioni).

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75


    Guarda che il valore fu FISSATO il 31/12/1998.... no nel 1999.... il valore di 1936.27 non e' del 1996....


    "During the period May 3, 1998 through December 31, 1998, the rates of the 9 currencies that are part of the ECU basket as well as euro-11 member currencies were irrevocably fixed. Weights are evaluated at the prevailing exchange rates on December 31, 1998."


    http://fx.sauder.ubc.ca/ECU.html

    Poi per quanto riguarda la decisione politica.... come vedi avevo ragione, anche se l'avevo dedotto da altro fattore, difatti nell l'articolo da te indicato:

    "..Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960...."

    Vedi.. negoziato.... non valore di mercato....


    Oltre logicamente al fatto gia' spiegatoti che 1 ECU = 1 EURO fu una decisione politica non di mercato..dato che i due basket non erano presenti in nessun mercato quotati allmedesimo tempo..
    Difatti l' Euro prende il posto dell' ECU, il giorno che l' ECU muore, nasce l' Euro, con la diferenza che l' ECU era un basket con un certo numero di monete, e l' Euro con un altro numero, minore e non le stesse, ergo il cambio non poteva sessere 1 = 1 anhe se fossero state quotate, ma non lo erano.

    Ergo il cambio fu una decisione politica al Consiglio d' Europa (ECU/EURO).... come poi lo fu la riamissione della Lira ad un certo livello nel biscione Europeo (990 vs 960)....




    Grazie per aver postato una rticolo da una font a te cara che mi da raiogne...e torto a te... ora come sempre mi raccomando.. arrampicati sugli specchi....i

    Ah..non solo..quindi viste le date puoi anceh vedre l'altra tua cavolata di affemrazione..qeulla dove dicevi che il cmabio ECU/EURO fu successivo a Euro/lira .. ciao ciao bimba .....


    Ora dimosotrato che hai torto se vuoi affontiamo il perche' si puo' dedurre un cambio maggiore alle vecchi e 2000 lire (posizione di Tremonti e che avrbbe favorito le esportazioni) o un cmabio di 1500 Lire (come ha detto il Berusca, che certamente non avrebbe favorito le esportazioni).

    Bla bla bla bla...

    a quant'era il valore della lira quando rientrò nello SME?

  7. #7
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    Cambio a 1500 Lire?

    Era plausibile? Si.

    Era auspicabile? No.

    Perche' plausibile? perhce' la nostra eocnomia ha 1/3 di sommerso che no viene considerato elle stime ifficili, ergo se lo fsse, la pressione sarebbe per una rivalutaizone.

    Suona impoassibile? No.
    Ed abbiamo l'esempio dello yuan della Cina di poche settimane fa.

    La Cina ha rivisto i suoi metodi di calcolo, ed il risultato e' stato che la sua Economia e' risutalta dall'oggi al domanda se non rammento male di un 10/15% piu' altra del previsto, e come hanno commentanto tuti gli esperti di forex, questo aumento implica una maggiore pressione per la rivalutazione dello Yuan, dato che per l'appunto l' economia reale e maggire a quanto si credeva, ergo stesso caso per noi.

    Ora sarebbe stato questo auspicabile? Certo che no, noi viviamo di esportazioni, ergo il cambio piu' e' andato nella direzione di una sottovalutazione della Lira meglio e' stato per noi.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da maimaria
    Bla bla bla bla...

    a quant'era il valore della lira quando rientrò nello SME?
    Mi spiace... hai torto... te lo indica anche il link.... non solo ti iidcna anceh l'articolo di Repubblic ache alal bas evi fuuna decisione politica e non di mercato... se sai leggere lo vedi (Negoziatori...)... hai torto... ma non mi aspetto chi tu lo amemtta...c'e' chi e' onesto (io) e chi no (tu)...

    Anzi se cosi poco sveglia che neanche te ne sei accorta...

  9. #9
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    Il 25 novembre 1996, infine, la lira rientra nello Sme con una parita' centrale di 990 contro il marco.

    ROMA - E' stata una lunga marcia costellata di momenti difficili quella che ha condotto l'Italia alle soglie dell'euro: l'uscita dallo Sme, stangate e manovre per oltre 360 mila miliardi di lire, laceranti riforme, chiusura dei rubinetti della spesa pubblica e una congiuntura economica sfavorevole.
    L'eurotassa varata nel '96 ha rappresentato, insieme alla Finanziaria '97, il punto di svolta, di 'non ritorno', di un sentiero imboccato sei anni fa e sul quale hanno marciato ben cinque governi. A discutere e firmare il Trattato di Maastricht, il 7 febbraio del '92, e' toccato all'ultimo governo guidato da Giulio Andreotti (ministri degli esteri e del Tesoro erano Gianni De Michelis e Guido Carli).
    Ma e' stato Giuliano Amato, giunto a palazzo Chigi nel luglio dello stesso anno, a dare il via alla rincorsa verso l'euro partendo da una situazione resa incandescente anche dal 'ciclone tangentopoli': l'Italia, si diceva in quei giorni, era arrivata sull'orlo del baratro.
    Ai blocchi di partenza per l'Unione monetaria il paese si presentava con una situazione economica lontana anni luce dai parametri di convergenza fissati da Maastricht: nel '91 il rapporto deficit-Pil era oltre il 10%, quello debito-Pil al 101,5% (ma sarebbe cresciuto ancora), l'inflazione al 6,9%, e i tassi a lungo termine al 13%.
    Tra luglio e dicembre del '92 Amato, affiancato da Piero Barucci al tesoro e Carlo Azeglio Ciampi al timone della Banca d'Italia, prende una serie di misure economiche radicali ed in molti casi duramente contestate, che rappresenteranno la chiave d'avvio della rincorsa: l'imposta del 6 per mille sui depositi bancari, lo scioglimento dell'Efim, la fine della scala mobile sui salari prima della pausa estiva. A settembre la lira viene prima svalutata rispetto alle altre monete dello Sme e dopo soli quattro giorni (il 17) e' costretta a uscire 'temporaneamente' dal Sistema, fuori dal quale restera' per quattro anni.
    Una manovra economica record da 93.000 miliardi per il '93 e l'ottenimento di quattro deleghe per realizzare le necessarie riforme nei settori chiave della spesa pubblica (sanita', pensioni, pubblico impiego e finanza locale) sono stati gli altri punti chiave dell'azione condotta da Amato.
    Nell'aprile del '93 tocca al governo 'tecnico' di Ciampi prendere in mano la situazione. Intanto, il rapporto deficit-Pil e' sceso al 9,7%, ma quello del debito e' salito al 108,7% . I tassi a dieci anni sono arrivati al 13,7%. E l'Italia ha chiesto e ottenuto dai partner comunitari un prestito per 8 miliardi di ecu - che utilizzera' solo a meta' - che sottopone la politica di bilancio a un'ulteriore stretto monitoraggio da parte di Bruxelles.
    Il 23 luglio del 1993 Ciampi riesce a raggiungere uno storico accordo con le parti sociali per il contenimento del costo del lavoro, un punto fermo che si rivelera' determinante per combattere l'inflazione. Pochi giorni dopo, il 27 luglio, l'allora ministro degli esteri Beniamino Andreatta e il commissario europeo per la concorrenza Karel Van Miert sottoscrivono un'intesa che obbliga l'Italia a privatizzare l'Eni e l'Iri entro la fine del 1996.
    Nella primavera del '94 il testimone passa a Silvio Berlusconi. Il primo governo della seconda Repubblica vara una manovra da 55 mila miliardi e decide, tra l'altro, il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego. L'impopolarita' della manovra scatena la protesta popolare: gli iniziali scioperi spontanei si trasformano in protesta organizzata ed in sciopero generale. Il 12 novembre la piu' grande manifestazione popolare della storia repubblicana provoca la spaccatura della coalizione di governo con la fuoriuscita della Lega Nord e la conseguente caduta del governo Berlusconi.
    All'inizio del '95, Lamberto Dini si insedia a palazzo Chigi. L'ex direttore generale di Bankitalia (che mantiene ad interim anche il Tesoro) riesce a concludere una prima riforma del sistema pensionistico.
    Nel biennio '94-'95 le privatizzazioni segnano il passo, la lira resta fuori dallo Sme e oscilla pericolosamente. Il consuntivo dei conti pubblici migliora, ma e' sempre pesante: il rapporto deficit-Pil scende solo all'8%, quello debito-Pil arriva al 124,4%, i tassi sono all'11,8, l'inflazione e' al 5,8%. E quando Romano Prodi forma il suo governo, dai partner Ue continuano ad arrivare pressanti inviti a fare di piu' per il risanamento dei conti pubblici.
    La svolta decisiva arriva nel settembre '96: il Governo, dopo aver ulteriormente stretto i rubinetti della spesa pubblica, punta tutto sull'aggancio all'Europa e vara l'eurotassa. La manovra che deve portare l'Italia al di sotto del fatidico rapporto del 3% tra deficit e Pil e' di 62.500 miliardi, piu' una seconda tranche ''correttiva'' di 16.000 miliardi.+

    Il 25 novembre 1996, infine, la lira rientra nello Sme con una parita' centrale di 990 contro il marco.

    Prende cosi' lentamente il via il 'circolo virtuoso' innescato dalla discesa dei tassi - e quindi della spesa pubblica per gli interessi - che ha consentito al Tesoro di risparmiare alcune decine di migliaia di miliardi e di facilitare il raggiungimento di un risultato 'straordinario': piu' che dimezzare il rapporto deficit-Pil nell'arco di un solo anno.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da maimaria
    ROMA - E' stata una lunga marcia costellata di momenti difficili quella che ha condotto l'Italia alle soglie dell'euro: l'uscita dallo Sme, stangate e manovre per oltre 360 mila miliardi di lire, laceranti riforme, chiusura dei rubinetti della spesa pubblica e una congiuntura economica sfavorevole.
    L'eurotassa varata nel '96 ha rappresentato, insieme alla Finanziaria '97, il punto di svolta, di 'non ritorno', di un sentiero imboccato sei anni fa e sul quale hanno marciato ben cinque governi. A discutere e firmare il Trattato di Maastricht, il 7 febbraio del '92, e' toccato all'ultimo governo guidato da Giulio Andreotti (ministri degli esteri e del Tesoro erano Gianni De Michelis e Guido Carli).
    Ma e' stato Giuliano Amato, giunto a palazzo Chigi nel luglio dello stesso anno, a dare il via alla rincorsa verso l'euro partendo da una situazione resa incandescente anche dal 'ciclone tangentopoli': l'Italia, si diceva in quei giorni, era arrivata sull'orlo del baratro.
    Ai blocchi di partenza per l'Unione monetaria il paese si presentava con una situazione economica lontana anni luce dai parametri di convergenza fissati da Maastricht: nel '91 il rapporto deficit-Pil era oltre il 10%, quello debito-Pil al 101,5% (ma sarebbe cresciuto ancora), l'inflazione al 6,9%, e i tassi a lungo termine al 13%.
    Tra luglio e dicembre del '92 Amato, affiancato da Piero Barucci al tesoro e Carlo Azeglio Ciampi al timone della Banca d'Italia, prende una serie di misure economiche radicali ed in molti casi duramente contestate, che rappresenteranno la chiave d'avvio della rincorsa: l'imposta del 6 per mille sui depositi bancari, lo scioglimento dell'Efim, la fine della scala mobile sui salari prima della pausa estiva. A settembre la lira viene prima svalutata rispetto alle altre monete dello Sme e dopo soli quattro giorni (il 17) e' costretta a uscire 'temporaneamente' dal Sistema, fuori dal quale restera' per quattro anni.
    Una manovra economica record da 93.000 miliardi per il '93 e l'ottenimento di quattro deleghe per realizzare le necessarie riforme nei settori chiave della spesa pubblica (sanita', pensioni, pubblico impiego e finanza locale) sono stati gli altri punti chiave dell'azione condotta da Amato.
    Nell'aprile del '93 tocca al governo 'tecnico' di Ciampi prendere in mano la situazione. Intanto, il rapporto deficit-Pil e' sceso al 9,7%, ma quello del debito e' salito al 108,7% . I tassi a dieci anni sono arrivati al 13,7%. E l'Italia ha chiesto e ottenuto dai partner comunitari un prestito per 8 miliardi di ecu - che utilizzera' solo a meta' - che sottopone la politica di bilancio a un'ulteriore stretto monitoraggio da parte di Bruxelles.
    Il 23 luglio del 1993 Ciampi riesce a raggiungere uno storico accordo con le parti sociali per il contenimento del costo del lavoro, un punto fermo che si rivelera' determinante per combattere l'inflazione. Pochi giorni dopo, il 27 luglio, l'allora ministro degli esteri Beniamino Andreatta e il commissario europeo per la concorrenza Karel Van Miert sottoscrivono un'intesa che obbliga l'Italia a privatizzare l'Eni e l'Iri entro la fine del 1996.
    Nella primavera del '94 il testimone passa a Silvio Berlusconi. Il primo governo della seconda Repubblica vara una manovra da 55 mila miliardi e decide, tra l'altro, il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego. L'impopolarita' della manovra scatena la protesta popolare: gli iniziali scioperi spontanei si trasformano in protesta organizzata ed in sciopero generale. Il 12 novembre la piu' grande manifestazione popolare della storia repubblicana provoca la spaccatura della coalizione di governo con la fuoriuscita della Lega Nord e la conseguente caduta del governo Berlusconi.
    All'inizio del '95, Lamberto Dini si insedia a palazzo Chigi. L'ex direttore generale di Bankitalia (che mantiene ad interim anche il Tesoro) riesce a concludere una prima riforma del sistema pensionistico.
    Nel biennio '94-'95 le privatizzazioni segnano il passo, la lira resta fuori dallo Sme e oscilla pericolosamente. Il consuntivo dei conti pubblici migliora, ma e' sempre pesante: il rapporto deficit-Pil scende solo all'8%, quello debito-Pil arriva al 124,4%, i tassi sono all'11,8, l'inflazione e' al 5,8%. E quando Romano Prodi forma il suo governo, dai partner Ue continuano ad arrivare pressanti inviti a fare di piu' per il risanamento dei conti pubblici.
    La svolta decisiva arriva nel settembre '96: il Governo, dopo aver ulteriormente stretto i rubinetti della spesa pubblica, punta tutto sull'aggancio all'Europa e vara l'eurotassa. La manovra che deve portare l'Italia al di sotto del fatidico rapporto del 3% tra deficit e Pil e' di 62.500 miliardi, piu' una seconda tranche ''correttiva'' di 16.000 miliardi.+

    Il 25 novembre 1996, infine, la lira rientra nello Sme con una parita' centrale di 990 contro il marco.

    Prende cosi' lentamente il via il 'circolo virtuoso' innescato dalla discesa dei tassi - e quindi della spesa pubblica per gli interessi - che ha consentito al Tesoro di risparmiare alcune decine di migliaia di miliardi e di facilitare il raggiungimento di un risultato 'straordinario': piu' che dimezzare il rapporto deficit-Pil nell'arco di un solo anno.

    VALORE DERIVATO DA UN NEGOZIATO... non dal mercato....

    Huei lo dice Repubblica...non Libero... ( 990 vs 960)

    ""..Come ha ricordato Massimo Riva su questo giornale, i negoziatori italiani faticarono per strappare quota 990 contro il marco, perchè i nostri interlocutori ci volevano fermare a quota 960....""



    Hai torto.... mettiti il cuore in pace....

 

 
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