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Discussione: Pagliacci avvelenati

  1. #1
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    Predefinito Pagliacci avvelenati

    "Se il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fosse finito sul registro degli indagati, anche per un atto dovuto, come si sarebbero comportati i media? La notizia e' che Prodi, D'Alema e Dini sono stati iscritti sul registro degli indagati e che la Procura di Roma, come prevede la legge, ha trasmesso gli atti al Tribunale dei Ministri che dovra' decidere". Lo afferma il Presidente della Commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti. Guzzanti aggiunge: "L'articolo 6 della legge 1/89 prevede che la Procura della Repubblica, omessa ogni indagine, trasmetta entro 15 giorni gli atti al Tribunale dei Ministri, dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati. La procura di Roma non puo' indagare e non puo' decidere nulla. I sostituti procuratori De Falco e Ionta hanno dato una loro opinione, chiedendo l'archiviazione, ma le decisione spetta per legge al Tribunale dei ministri. Che Ionta chieda l'archiviazione non puo' sorprendere. Lo stesso Ionta aveva gia' chiesto ed ottenuto l'archiviazione del tribunale ordinario di Roma su un procedimento riguardante il dossier Mitrokhin. Ionta non poteva smentire se stesso". Quali saranno i tempi per la decisione del Tribunale dei Ministri? "Il Tribunale dei Ministri puo' decidere domani o fra 6 mesi. Dovra' prima fare una comunicazione ai Presidenti delle Camere, ma da domani le Camere saranno sciolte. Non so quindi se il Tribunale potra' comunicare anche agli attuali Presidenti o dovra' attendere i nuovi. Constato pero' - conclude Guzzanti - che la legge 1/89 concedeva alla Procura 15 giorni per trasmettere gli atti al Tribunale dei Ministri. L'esposto-denuncia e' del 20 dicembre. Sono passati quasi due mesi. I termini sono stati abbondantemente superati...".


    E ok, proviamole tutte, dai.

    Il centrodestra perderà comunque, qualunque montatura si riesca a mettere in piedi.

  2. #2
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    Questi bananas vivono di denunce a Prodi, davvero sono convinti di eliminarlo per via giudiziaria.

    Amici bananas, tranquilli: Prodi non ha mai rubato uno stuzzicadenti, sono 10 anni che gli 007 bananas lo controllano ai raggi X e alla fine hanno dovuto ridursi ad assoldare Igor marini..

  3. #3
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    La Casa dei Ladri tenta di eliminare gli avversari politici per via giudiziaria, visto che non riesce a batterli politicamente.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    Questi bananas vivono di denunce a Prodi, davvero sono convinti di eliminarlo per via giudiziaria.

    Amici bananas, tranquilli: Prodi non ha mai rubato uno stuzzicadenti, sono 10 anni che gli 007 bananas lo controllano ai raggi X e alla fine hanno dovuto ridursi ad assoldare Igor marini..

    sorvoliamo sulla SME
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  5. #5
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    PAGLIACCI AVVELENATI

    AUDIZIONE DI ROMANO PRODI PRESSO LA COMMISSIONE MORO – 10 GIUGNO 1981

    PRESIDENTE: Debbo richiamare la sua attenzione sul fatto che la Commissione assume le sue dichiarazioni in sede di testimonianza formale e sulle conseguenti responsabilità in cui ella può incorrere, anche in relazione al dovere della Commissione di comunicare all’Autorità giudiziaria eventuali dichiarazioni reticenti o false (…)
    ROMANO PRODI: Ripeto quanto ho già scritto nella mia lettera. In un giorno di pioggia in campagna, con bambini e con le persone che penso vedrete successivamente, perchè sono tutte qui, si faceva il cosiddetto «gioco del piattino» (…) Uscirono Bolsena, Viterbo e Gradoli. Naturalmente, nessuno ci ha badato; poi, in un atlante, abbiamo visto che esiste il paese di Gradoli. Abbiamo chiesto se qualcuno ne sapeva qualcosa e, visto che nessuno ne sapeva niente, ho ritenuto mio dovere, anche a costo di sembrare ridicolo, come mi sento in questo momento, di riferire la cosa (…)
    CORALLO: Per farla sentire meno ridicolo, dato che questa sensazione è un po’ comune a tutti … Mi scusi, professore, vorrei dirle che la scrupolosità della Commissione parte da un’ipotesi che dobbiamo accertare essere inesistente, e cioè - non credo molto agli spiriti - se ci possa essere stato qualcuno capace di ispirarli (…) Chi partecipò attivamente al gioco? Voi eravate tanti, però un ditino sul piattino chi lo metteva?
    ROMANO PRODI: A turno tutti: c’erano 5 bambini; era una cosa buffa. Non crediamo alla atmosfera degli spiriti e che ci fosse un medium. Io le dico: tutti; anch’io ho messo il dito nel piattino (…)
    PRESIDENTE: Non c’era un direttore dei giochi?
    ROMANO PRODI: No. Bisogna vedere come se ne sono impadroniti i giornali; come di una seduta medianica, che non so nemmeno cosa sia, ma era un gioco collettivo invece, come tutti facemmo in quel momento; l’ho imparato dopo.
    LAPENTA: Chi lanciò l’idea di questo gioco?
    ROMANO PRODI: All’inizio il padrone di casa; non so… All’inizio ero in disparte con i bambini e dopo il gioco mi ha incuriosito.
    FLAMIGNI: Come venne fuori la specificazione «casa con cantina»?
    ROMANO PRODI: Ne sono venute fuori diecimila di queste cose: è venuto fuori «cantina», «acqua». In questo momento non lo ricordo nemmeno; il gioco è andato avanti per ore (…) Ripeto che non ho preso sul serio queste cose e, evidentemente, se non ci fosse stato quel nome, non avrei nè raccontato nè detto la cosa perchè cerco di essere un uomo ragionevole, onestamente.
    FLAMIGNI: Nella testimonianza che lei ha reso al giudice dice: «Fui io a comunicare al dottor Umberto Cavina, nonchè il giorno prima alla Digos di Bologna attraverso un collega universitario, la notizia concernente la località: Gradoli, in provincia di Viterbo. A tale indicazione, con l’aggiunta che poteva trattarsi di una casa…»
    ROMANO PRODI: Guardi, non me lo ricordavo neanche per il poco peso che gli ho dato. Ne sono saltate fuori tante di queste cose! Tutti hanno detto che non conoscevano questo paese; questo era importante.
    PRESIDENTE: La notizia era talmente importante che se l’avessero ben utilizzata, le cose probabilmente sarebbero cambiate.
    ROMANO PRODI: Non ho mai creduto a queste cose … sarà stato un caso.
    COLOMBO: Tutte le persone parlavano di un paese…
    ROMANO PRODI: Bolsena, Viterbo, Gradoli; si faceva la targa VT; i monti Volsini… ripeto, dopo si dava importanza perchè avevamo visto dove erano; con la carta geografica in mano, fa tutti i «ballottini» che vuole…
    CORALLO: «Ballottini» sta per piccoli imbrogli.
    ROMANO PRODI: Con la carta geografica davanti davanti, lei capisce non è più…Scusi l’espressione.
    FLAMIGNI: Dopo la seduta spiritica…
    ROMANO PRODI: No, era veramente un gioco.
    FLAMIGNI: Non si può chiamare seduta spiritica.
    ROMANO PRODI: Non me ne intendo; mi dicono che ci vuole un medium.
    FLAMIGNI: Comunque il risultato, la conclusione è che almeno quando viene fuori la parola «Gradoli» le si attribuisce importanza perchè lo si comunica alla segreteria nazionale della Dc, al capo della Polizia; poi, si muove tutto l’apparato.
    ROMANO PRODI: Quando l’ho comunicato a Cavina m’ha detto che ce ne sono state quarantamila di queste cose. Fino al momento del nome, non era stato molto importante; per scrupolo (…) lo comunichiamo (…)
    FLAMIGNI: Lei venne appositamente a Roma per riferire a Cavina?
    ROMANO PRODI: No, era un convegno…non ricordo su che cosa, e dovevo venire a Roma.
    FLAMIGNI: E quanti giorni dopo il «giochetto»?
    ROMANO PRODI: Due-tre, non ricordo (…)
    FLAMIGNI: Chi interpretava le risposte del piattino?
    ROMANO PRODI: Un po’ tutti. Era semplice, vi erano le lettere, si mettevano in fila e si scrivevano.
    FLAMIGNI: Bisognerebbe capire qual era esattamente lo svolgimento del gioco (…) quali erano le domande poste.
    ROMANO PRODI: Le domande erano: dov’è? perchè? Moro è vivo o morto? Del resto, persone che hanno fatto altre volte il «piattino» sanno di che cosa si tratta e possono darle spiegazioni più esaurienti.
    BOSCO: Chi erano le persone che l’avevano fatto altre volte?
    ROMANO PRODI: II professor Clò, ad esempio, ed altri che risponderanno perchè sono tutti qui (…)
    FLAMIGNI: (…) sarebbe importante quantificare quali furono le domande.
    ROMANO PRODI: Questo non ha niente a che fare con la tecnica del gioco ed è evidente che me lo ricordi. Le domande erano: dov’è Moro? Come si chiama il paese, il posto in cui è? In quale provincia? E nell’acqua o nella terra? E’ vivo o morto?
    FLAMIGNI: Quali erano le risposte ad ognuna di queste domande?
    ROMANO PRODI: Qui intervengono problemi tecnici sui quali potranno essere date spiegazioni più esaurienti delle mie; comunque, vi erano delle lettere su un foglio e il piattino, muovendosi, formava le parole e indicava sì o no.
    FLAMIGNI: Che cosa succede: uno mette il dito su questo piattino?
    ROMANO PRODI: No, tutti.
    FLAMIGNI: Ad un certo momento parte un impulso per cui il piattino si sposta e va su una lettera?
    ROMANO PRODI: Sì. Posso comunque dire che, dopo questa esperienza, ho trovato tanta gente che mi ha confessato di aver fatto la medesima cosa.
    CORALLO: (…) Di solito, quando il piattino comincia a muoversi, la domanda che si fa è: chi è l’interlocutore, lo spirito con il quale ci si intrattiene.
    ROMANO PRODI: Alla fine è accaduto anche questo, ma all’inizio no. C’è stato chi ha detto: interroghiamo Don Sturzo o La Pira, ma le prime risposte, in un primo momento, erano soltanto sì o no.
    CORALLO: L’interlocutore era dunque ignoto.
    ROMANO PRODI: All’inizio sì, poi vi furono anche interlocutori vari tra i quali, per quel che mi ricordo, Don Sturzo (…)
    CORALLO: Si trattava dunque di un gioco in famiglia, tra amici. Un’ultima domanda professore: tra i partecipanti, vi era anche qualche esperto di criminologia?
    ROMANO PRODI: No, assolutamente no (…) Tra i partecipanti alla seduta vi ero io, che sono un economista, il professor Gobbo, che ha la cattedra a Bologna di politica economica, il professor Clo, che ha l’incarico di economia applicata all’Università di Modena e che si interessa di energia, ma di petrolio, non di fluidi. Vi era anche suo fratello che è un biologo (non so di quale branca, anche se mi pare genetica) e vi era anche il professor Baldassarri che è economista, ha la cattedra di economia politica all’Università di Bologna. Tra le donne vi erano mia moglie, che fa l’economista, la moglie del professor Baldassarri, laureata in economia, ed altre che non so cosa facciano professionalmente.
    SCIASCIA: Nella lettera che è stata mandata alla Commissione, firmata da tutti voi, si dice che la proposta di fare il gioco è partita dal professor Clo.
    ROMANO PRODI: Perchè era il padrone di casa.
    SCIASCIA: Nella lettera si aggiunge che tutti vi parteciparono a puro titolo di curiosità e di passatempo, che la seduta si svolse in un’atmosfera assolutamente ludica.
    ROMANO PRODI: Vi erano cinque bambini al di sotto dei dieci anni!
    SCIASCIA: Si dice anche che nessuno aveva predisposizione alcuna di tipo parapsicologico o, comunque, pratica di queste cose, ma una certa pratica di queste cose qualcuno doveva pur averla!
    ROMANO PRODI: Certo, a livello di gioco, la tecnica era conosciuta; però pratica di queste cose direi che non vi fosse. Ripeto, a posteriori, mi sono reso conto che vi è gente che tutte le sere lo fa!
    SCIASCIA: Tra i dodici, qualcuno aveva pratica di queste cose?
    ROMANO PRODI: Intendiamoci sulla parola pratica, onorevole Sciascia. Se qualcuno lo aveva fatto altre volte voi lo potrete sapere chiedendo agli altri, ma nella nostra lettera abbiamo detto che non vi era nessuno che, con intensità, si dedicava a questo. naturalmente vi era qualcuno che, altre volte, l’aveva fatto.
    SCIASCIA: Francamente, io non saprei farlo.
    ROMANO PRODI: Anche io non sapevo farlo! Non ne avevo la minima idea e, infatti, mi sono incuriosito moltissimo.
    SCIASCIA: La contraddizione che emerge è questa: se c’è una seduta di gente che crede negli spiriti o, comunque, nella possibilità che si verifichino fenomeni simili, se c’è una seduta di questo genere - ripeto - e ne viene fuori un certo risultato del quale ci si precipita ad informare la Polizia ed il Ministero dell’Interno lo posso capire benissimo, ma che si svolga tutto questo in un’atmosfera assolutamente ludica, presenti i bambini, per gioco, e che poi si informi di ciò la Polizia attraverso la mediazione di uno che non era stato presente al gioco, e se ne informi quindi il Ministero dell’Interno, a me sembra eccessivo e contraddittorio.
    ROMANO PRODI: Ma è venuto fuori, onorevole, un nome che nessuno conosceva! Anche se ci siamo trovati in questa situazione ridicola, noi siamo esseri ragionevoli. Ci siamo chiesti tutti: Gradoli nessuno di voi sa se ci sia? Se soltanto qualcuno avesse detto di conoscere Gradoli, io mi sarei guardato bene dal dirlo. E’ apparso un nome che nessuno conosceva, allora per ragionevolezza ho pensato di dirlo.
    SCIASCIA: Direi per irragionevolezza.
    ROMANO PRODI: La chiami come vuole. La motivazione reale è che con una parola sconosciuta, che poi trova riscontro nella carta geografica, a questo punto è apparso giusto per scrupolo…
    SCIASCIA: Poteva far parte della insensatezza del gioco anche il nome Gradoli.
    ROMANO PRODI: Però era scritto nella carta del Touring.
    SCIASCIA: La signora Anselmi dice che seguirono dei numeri che poi risultarono corrispondere sia alla distanza di Gradoli paese da Viterbo sia al numero civico e all’interno di via Gradoli.
    ROMANO PRODI: Questo proprio non mi sembra … c’era sul giornale…
    SCIASCIA: La signora dice di aver sentito questo dal dottor Cavina.
    ROMANO PRODI: Onestamente io non.. Non avrei difficoltà a dirlo.
    CORALLO: Nell’appunto di Cavina c’è il numero della strada.
    ROMANO PRODI: Può darsi che negli appunti ci sia perchè dopo abbiamo visto sulla carta, strada statale, i monti vicini. L’importante è che si trattava del nome di un paese che a detta di tutti nessuno dei presenti conosceva. Capisco che era tutta un’atmosfera irragionevole, però…
    SCIASCIA: Non mi sembra determinante il fatto che non si conoscesse il nome. Viterbo si conosceva e poteva benissimo trattarsi anche di Viterbo.
    ROMANO PRODI: Se fosse stato Viterbo, non ci avrei badato perchè si può sempre comporre una parola che si conosce.
    SCIASCIA: Chi ha deciso di comunicare all’esterno il risultato della seduta?
    ROMANO PRODI: L’ho fatto io perchè ero l’unica persona che conoscesse qualcuno a Roma. Ho parlato con tutti, con Andreatta etc. Non è che ho telefonato d’urgenza; ho detto vado a Roma e lo comunico. Questo è stato deciso una volta che si è saputo che esisteva questo paese che nessuno conosceva.
    SCIASCIA: Ora le farò una domanda che farò a tutti. Lei ha mai conosciuto nessuno accusato o indiziato di terrorismo?
    ROMANO PRODI: Mai.
    COVATTA: II senso della domanda è se qualcuno aveva interesse ad ispirare gli spiriti.
    ROMANO PRODI: E’ sempre la domanda che mi sono sempre posto anch’io.
    BOSCO: All’interrogativo che si è posto, come ha risposto? Cioè se qualcuno poteva aver ispirato gli spiriti.
    ROMANO PRODI: Lo escluderei assolutamente.
    BOSCO: Quindi si è trattato di spiriti.
    ROMANO PRODI: O del caso … Non so … Mi sembra che il senso della domanda dell’onorevole Covatta sia quello di chiedere se c’era qualcuno che voleva fare «il furbetto», spingendo in un certo modo o rallentando. Questo no. D’altra parte…
    FLAMIGNI: Se avessimo ascoltato un riferimento di quella seduta in maniera molto impegnata e che i protagonisti credevano veramente allo spiritismo e alla possibilità di avere qualche forza in aiuto, allora mi darei una spiegazione, ma proprio perchè il professor Prodi parla di tutto ciò come un gioco, la mia curiosità si accentua. Ritengo che qualcuno potesse anche sapere. Parto da questa considerazione per dire che voglio conoscere le domande effettive e le risposte che sono venute fuori.
    ROMANO PRODI: Ho detto le domande effettive e le risposte. Uno dei problemi che si pone per una cosa del genere è proprio quello contenuto nella sua domanda. Crede che quando è uscito il nome di via Gradoli io non mi sia posto il problema di chiedermi se c’era qualcuno che faceva il furbo? Altrimenti non sarei qui in questa situazione in cui mi sento estremamente imbarazzato ed estremamente ridicolo (…)
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianfranco
    PAGLIACCI AVVELENATI

    AUDIZIONE DI ROMANO PRODI PRESSO LA COMMISSIONE MORO – 10 GIUGNO 1981

    Gianfranco, cosa diavolo c'entra con il thread?

  7. #7
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    beh si parlava di PAGLIACCI e ho pensato di riportare altri esempi
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianfranco
    sorvoliamo sulla SME
    Sorvoliamo sulla SME? Assolutamente no. Troppo comodo. Sorvolare sul fatto che il capo dei liberisti pro domo sua abbia impedito per 12 anni la prima privatizzazione seria in Italia?
    Sorvolare sul fatto che è stato impedita la costruzione in Italia di un polo agro-alimentare concorrenziale in Europa mentre tutti gli altri paesi lo facevano? Siamo pazzi'?
    Sorvolare sul fatto che i soldi ottenuti nel 85 dalla vendita della SME avrebbero, se reinvestiti in borsa in base all'indice medio, un valore maggiore nel 96, quando fu comletata definitvamente la vendita, dei soldi ottenuti dalla vendita stessa?
    Sorvolare sul fatto che il noto pregiudicato Berlusconi chiamato a discolparsi delle sue malefatte, abbia da perfetto garantista, deninciato Prodi.
    Sorvolare sul fatto che voi bnanas ripetete solamente quanto vi dice il nano senza mai usare la testa?
    NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO SORVOLARE!!!!
    PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!!!

  9. #9
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    BANANIERO LEGGI STO ARTICOLO...che dobbiamo essere noi Komunisti mangia-bambini ad insegnare le regole elementari dell'economia un liberal-liberista servo del monopolista è tutti dire.

    Vendita SME: il prezzo era giusto?
    Marco Pagano
    Carlo Scarpa


    La questione sollevata dal Presidente Berlusconi sul prezzo di vendita della Sme richiede forse qualche chiarimento.
    Il caso Sme risale al 1985, quando la società era appena tornata a mostrare un piccolo utile dopo che negli anni precedenti era sistematicamente incorsa in pesanti perdite di esercizio. L'allora presidente dell'Iri, Romano Prodi, raggiunse un accordo con Carlo De Benedetti, presidente della Buitoni, in base al quale l'Iri avrebbe ceduto la sua partecipazione nella Sme (il 62,1 per cento del capitale) per 497 miliardi di lire. L'intervento di altri offerenti – la vicenda è nota, ne omettiamo i dettagli – ha fermato l'operazione di vendita, che si è sbloccata solo negli anni Novanta, quando la Sme è stata spezzettata e venduta (tra il 1993 e il 1996) per una somma complessiva di circa 2000 miliardi di lire (a valori correnti).

    Quanto valgono dieci anni

    Si può dire quindi che l'intervento di Berlusconi – a prescindere dalle accuse di corruzione, su cui abbiamo ben poco da dire – abbia favorito lo Stato italiano? Per poter rispondere a questa domanda, dobbiamo innanzitutto notare che confrontare valori distanti nel tempo all'incirca un decennio richiede che si considerino gli interessi che la somma incassata nel 1985 avrebbe reso allo Stato se l'operazione fosse stata conclusa a quel tempo. Se quei 497 miliardi fossero stati investiti in Cct dall'inizio del 1986 alla fine del 1996, essi si sarebbero trasformati in 1.688 miliardi nel 1996. Se si tiene conto, inoltre, che la Buitoni si impegnava a ricapitalizzare la Sidalm, società controllata dalla Sme, per 30 miliardi, evitando all'Iri di dover sborsare questa somma, il valore totale del pagamento implicitamente ricevuto dall'Iri (incasso più mancato esborso) sale a 527 miliardi, che investiti in Cct si sarebbero trasformati in 1.790 miliardi nel 1996 (1). Applicando lo stesso metodo di capitalizzazione alle somme che lo Stato ha ricavato dalla liquidazione graduale della Sme effettuata tra il 1993 e il 1996, otteniamo una somma di 2.353 miliardi di lire del 1996. In sintesi, la privatizzazione del 1985 avrebbe fruttato allo Stato 1.790 miliardi nel 1996, mentre la liquidazione degli anni Novanta ne ha fruttati 2.353, sempre in lire del 1996. Come si vede, la differenza non è poi molto grande: magia dell'interesse composto!

    Se poi consideriamo che tra il 1985 e il 1996 le quotazioni di Borsa in Italia sono pressoché quintuplicate, e che nel 1985 i vincoli imposti all'acquirente sul fronte occupazionale – anch'essi rilevanti per le aspettative di profitto dell'impresa – erano particolarmente stringenti, che si richiedeva il mantenimento della unitarietà della Sme (poi frammentata negli anni Novanta, con il tradizionale apprezzamento da parte dei mercati di queste operazioni) la differenza appare più che spiegata.

    Questo calcolo non include i dividendi che lo Stato ha incassato – la Sme è rimasta in utile in tutto il periodo – o gli apporti di capitale che lo Stato ha effettuato nel decennio in cui la Sme è restata una controllata dell'Iri: ad esempio, a fine 1988 la Sme ha beneficiato di un aumento di capitale per complessivi 87,2 miliardi di Lire… Un raffronto più completo dovrebbe includere anche questi introiti ed esborsi, opportunamente capitalizzati. Ma resta la conclusione che, almeno in linea di prima approssimazione, l'offerta della Buitoni nel 1985 avrebbe comportato un introito per lo Stato di un ordine di grandezza del tutto analogo a quello ottenuto con la liquidazione effettuata negli anni Novanta.

    L'alternativa della Opv
    Questione molto più spinosa da chiarire è se l'offerta fosse inferiore a quella che si sarebbe ottenuta vendendo la società con una procedura alternativa di vendita, e in particolare con un'offerta pubblica di vendita (Opv). In un mercato perfetto, è il mercato azionario a dire quale sia il valore di un'impresa. E vendere la quota di controllo dell'impresa (che è quello che vendeva allora l'Iri) di solito comporta il pagamento da parte dell'acquirente di un premio per il controllo, ovvero di un sovrapprezzo rispetto al valore corrente di Borsa. L'offerta di De Benedetti valutava la Sme a 1.107 lire per azione, a fronte di un prezzo corrente di mercato di 1.275 lire. Inoltre, tenendo conto delle dilazioni accordate per il pagamento di una parte del prezzo, il valore attualizzato offerto allo Stato si aggirava intorno alle 1.000 lire per azione. Sotto questo profilo, si potrebbe pensare che un'Opv sarebbe stata più vantaggiosa.

    In pratica, tuttavia, le cose possono essere più complesse, per almeno due ragioni.

    Innanzitutto, il prezzo di mercato della Sme nel 1985 certamente scontava in qualche misura il successo della privatizzazione, l'apporto di capitale da parte della società acquirente e i guadagni di redditività legati al suo rilancio nell'ambito del nuovo gruppo alimentare. Quindi non è affatto detto che il prezzo di mercato sarebbe stato lo stesso se il Tesoro avesse interrotto le trattative con la Buitoni e avesse annunciato una Opv. In una situazione in cui un'impresa – come la Sme all'epoca – ha necessità di essere ricapitalizzata e ristrutturata, per cui l'acquirente è chiamato a scommettere sulle possibilità di risanamento, il premio di controllo può essere negativo.

    In secondo luogo, massimizzare i ricavi può non essere il solo obiettivo delle privatizzazioni. L'offerta della Buitoni e il suo piano industriale consentivano di mantenere l'unitarietà dell'impresa e di raggiungere potenziali economie di scala, integrando la Sme in un gruppo più grande, il che non sarebbe necessariamente accaduto con una Opv.

    Tutto ciò indica che esistono ragioni plausibili per cui in una privatizzazione lo Stato può voler vendere a un prezzo inferiore a quello di Borsa – come avrebbe fatto a suo tempo Romano Prodi, se la privatizzazione fosse stata completata nel 1985.

    Concludendo…

    Sia a raffronto con la vendita poi avvenuta negli anni Novanta, sia considerando i prezzi delle azioni del 1985, è difficile argomentare che accettare l'offerta della Buitoni nel 1985 avrebbe procurato un danno allo Stato. Tanto è vero che anche le altre offerte, tenuto conto dei termini di pagamento proposti, erano poco superiori a quella indicata nell'accordo Prodi - De Benedetti.

    Un'ultima considerazione è quella dei tempi. Se l'operazione di Prodi fosse andata in porto, la Sme sarebbe stata privatizzata al 1985, invece di restare altri dieci anni nella sfera statale. E l'effetto positivo sulla credibilità della politica di privatizzazioni sarebbe stato probabilmente notevole. Come notevole è stata probabilmente la perdita di immagine del settore pubblico nazionale a fronte di un'Iri che finalmente cercava di vendere qualcosa, e veniva bloccata prima dal Governo, poi dai magistrati.



    (1) Se al lettore sembra strano che lo Stato investa il ricavato di una privatizzazione in Cct, si consideri che con tale somma lo Stato avrebbe potuto rimborsare una pari quantità di debito pubblico, e quindi evitare il pagamento dei rispettivi interessi (composti) per undici anni: ritirando 527 miliardi di Cct alla fine del 1985, lo Stato italiano avrebbe evitato di restituire 1.790 miliardi nel 1996.

    (2) La somma complessiva incassata dallo Stato e riportata nel Libro bianco sulle privatizzazioni del 2001 è di 2.044 miliardi, distribuiti in quattro rate tra il 1993 e il 1996. Il valore di 2.353 miliardi riportato nel testo è ottenuto supponendo che ciascuna di queste rate sia stata incassata dallo Stato alla fine dell'anno corrispondente e che sia stata investita in Cct (ovvero usata per rimborsare Cct).

    (3) L'indice Msci del mercato italiano è aumentato 4,81 volte tra fine 1985 e fine 1996. Quindi, supponendo che il valore della partecipazione Sme sia cresciuto in linea con l'andamento del mercato azionario italiano in questo periodo, la somma di 527 miliardi del 1985 sarebbe dovuta diventare pari a 2.535 miliardi nel 1996.

    Da notare che avrebbe incassato nei termini qui esposti 2.535 miliardi mentre ne incassò 2044.

    VERGOGNA!!!!!!

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow
    NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO SORVOLARE!!!!
    PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!!!

    e come la pagheremo? forza spiegamelo? minacci?
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

 

 
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