dal quotidiano LIBERO di oggi, 10 febbraio 2006
" Quella sinistra che spacca il Capello di MARCELLO VENEZIANI
Pagina 1 - DOPO LE DICHIARAZIONI SUL GENERALE FRANCO DEL CELEBRE ALLENATORE
Non facciamo in tempo a deprecare la furiosa pazzia dei fanatici islamici contro la satira e le vignette, sterco del demonio, che si risveglia, severo e militante, il fanatismo eurocretino della sinistra ideologica che condanna lo sport, gli atleti e i calciatori come veicoli del demonio. Avevamo già visto gli attentati al tedoforo e il boicottaggio delle Olimpiadi invernali promosso dall'ultrasinistra. Ma aveva l'alibi di essere l'estremismo no global, la pazzia marginale, benché molesta, del fondamentalismo radicale. Adesso è peggio. Con il plauso delle sinistrerie ambulanti d'Italia, Spagna ed Europa unita, è stato trascinato all'Europarlamento, con l'accusa del reato di apologia di fascismo, il facinoroso allenatore Fabio Capello. L'accusa tremenda che gli viene imputata è di avere dichiarato alla Gazzetta Ufficiale della Sinistra Intelligente, la Repubblica, la seguente atroce bestemmia: «Franco ha lasciato in eredità alla Spagna l'ordine ». Uuh, che frase raccapricciante, mi si accappona la pelle solo al ripeterla, un vero crimine contro l'umanità. Un po' come il calciatore della Lazio Paolo Di Canio risparmiato dalla clemenza umana a un linciaggio mediatico-giudiziario con l'accusa di strage, tortura e sterminio per aver fatto il saluto romano. Magari rivolto a quei simpatici tifosi che espongono la stella a cinque punte delle Brigate rosse, che inneggiano al comunismo, salutano e menano col pugno chiuso, esaltano il Che e altri dittatori in servizio o aspiranti tali. Se la politica parla il linguaggio del calcio e gioca a tre punte, il calcio diventa oggi l'ultima palestra dell'ideologia e della storia. Così pure il calcio diventa uno sport estremo. Il povero Capello si è pentito platealmente di essere stato troppo Franco, si è rimangiato la blasfema frase, ha giurato di non essere mai stato franchista e di non aver torto un capello a nessuno, ad eccezione della Juventus. Tale Raul Romeva, deputato rosso e verde, chiede formalmente che addirittura la Commissione europea si pronunci sul crimine. Suggerirei una Norimberga calcistica che sottoponga i gerarchi dello sport, i calciatori e i militanti a un processo senza appello. No, l'episodio è solo l'avanguardia vistosa di un'ondata militante di imbecillità ideologica che fa impallidire il p o l itically correct di marca americana. Lì sarà la becera combinazione di progressismo e residui quaccheri; ma qui è la vecchia intolleranza ideologica di una volta che si riversa ormai rancida nei quartieri bassi; perduta la storia si rifugia nello sport, e persa la dimensione della tragedia rinasce nella farsa. Lo diceva pure Marx e non aveva visto l'evoluzione del comunismo in comicismo. Karl Marx venduto dai fratelli; sì, i famosi fratelli Marx. Il resto del Karlino. Del comunismo come dell'antifascismo sopravvive così quest'aura idiota che pervade l'Europa. Bruceranno le ambasciate italiane in Spagna e nel mondo per le dichiarazioni blasfeme di Capello? Faranno fiaccolate sotto la sede della Juventus, sit in di protesta, striscioni minatori? Ci sentivamo a disagio per la guerra e l'anatema contro l'Occidente innescato da quattro vignette fesse dei danesi; adesso finalmente ci sentiamo ad agio dopo che è stata lanciata la fatwa contro Capello il nazifascista. E dire che il povero Capello ha espresso, per giunta solo incidentalmente, un parere di buon senso, acquisito dalla maggioranza degli spagnoli. Franco ha lasciato un Paese in ordine, con molte contraddizioni e con tanta voglia di libertà, ma non si può negare che la transizione morbida, indolore, alla monarchia e alla democrazia, che lui stesso ha voluto e gestito, abbia poi consentito ai Gonzales e agli Aznar di produrre il miracolo spagnolo. Non mi pare che la stessa cosa possa dirsi nei Paesi usciti dal comunismo; ma non c'è che dire, anche il comunismo nella Germania est ha lasciato un Paese ordinato, sicuramente figlio della vecchia Prussia ma anche della disciplina rossa. Che male c'è a dirlo? Ma poi di che vi scandalizzate, se ministri, esponenti di primo piano della Spagna d'oggi provengono dall'esperienza del franchismo? Lo stesso Aznar, Alianza Popular e molti suoi collaboratori non sono estranei. Dicendo che Franco ha lasciato una Spagna in ordine, non si vuol negare che il prezzo è stato la sua libertà. E penso di poter dire anche l'inverso, con Zapatero: se la sua libertà è a prezzo della famiglia, del senso religioso, della tradizione spagnola mi piace poco... Ma non mi sognerei mai di portarlo sul banco degli imputati per queste sue deprecabili scelte. Insomma, quel che avvilisce in questa storia è che nell'Europa culla (e bara) della democrazia liberale, le opinioni, certe opinioni, sono ancora un reato o comunque una cosa che determina il castigo, la gogna mediatica o l'espulsione dal consesso civile. Voi non sapete come marcia sorniona la censura nella cultura e nei giornali d'oggi, quante preclusioni, quanti divieti non detti ma osservati, quanta idiozia feroce e militante. Magari fosse solo un Capello caduto nel piano. "
Saluti liberali




Rispondi Citando