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  1. #1
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Thumbs up Prc/ Ferrando: Primarie Di Partito Su Programma Unione

    PRC/ FERRANDO: PRIMARIE DI PARTITO SU PROGRAMMA UNIONE
    "E' mancata partecipazione dal basso, pagheranno i lavoratori"
    10-02-2006 120
    Articoli a tema | Tutte le news di Politica

    Roma, 10 feb. (Apcom) - "Primarie di partito sul programma per verificare con una operazione di democrazia referendaria il giudizio degli iscritti". E' la richiesta formulata da Marco Ferrando, leader della minoranza trotzkista del Prc (mozione congressuale 'Progetto comunista'), alla riunione della direzione dell'Esecutivo nazionale del partito. Ferrando ha ribadito le sue critiche all'alleanza con l'Unione di Prodi e al metodo seguito per arrivare all'intesa sul programma di coalizione.

    "E' mancata l'elaborazione dal basso - denuncia Ferrando - si era parlato di primarie sui punti controversi del programma di assemblee regionali... mi pare che nulla di tutto questo sia stato fatto: la società, i soggetti che dovevano essere protagonisti sono rimasti a latere".

    Quello dell'Unione è, secondo Ferrando, un programma "di classe. Il problema non è limitarsi a dire che fare il programma non è un pranzo di gala, ma è la natura del menu: nel programma di Prodi il menu è quello delle classi dirigenti del Paese".

    Ferrando contesta "l'alleanza con gli Stati Uniti prevista nel programma, l'apertura a interventi militari con l'Onu" e quanto all'annuncio di Prodi di ridurre il cuneo fiscale del 5% il leader trotzkista individua una "straordinaria tempistica con le richieste di Montezemolo, prontamente accolte". Le conseguenze, continua, "ricadranno sulle spalle dei lavoratori".

    Citando l'esempio delle manifestazioni contro la Tav in occasioni delle Olimpiadi, Ferrando osserva che a Rifondazione viene chiesto "di fare da pompieri: le classi dirigenti - precisa - vogliono saggiare il nostro ruolo come fattore di contenimento dei conflitti sociali".

    http://notizie.virgilio.it/notizie/s...618&mod=foglia
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  2. #2
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    Sì, perchè Bertinotti accetta...

    compagno thematrix, tu lo voterai prodi??

  3. #3
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo
    Sì, perchè Bertinotti accetta...

    compagno thematrix, tu lo voterai prodi??

    a sto punto credo di no, ma credo anche che prenderò la tessara del prc(ora non ce l'ho)..perchè dici? semplice così' nel 2007 ci sarà un voto in piu al congresso per mandare bertinotti a quel paese insieme ai suoi
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  4. #4
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Unione/ Ok dalla direzione del Prc al programma, ma la minoranza contesta Bertinotti
    Venerdí 10.02.2006 16:46

    La direzione nazionale del Prc ha alzato il disco verde sul programma dell'Unione decidendo, a maggioranza, il mandato a sottoscriverlo. In una lunga riunione, comunque, si sono palesate le divisioni interne al partito con la maggioranza guidata da Fausto Bertinotti a difendere a spada tratta il testo definitivamente elaborato questa notte e le minoranze interne, poco più del 40%, che hanno criticato, sia nel metodo che nel merito, il testo programmatico dell'Unione. Nel difendere il lavoro programmatico, Bertinotti ha avuto toni sferzanti nei confronti delle minoranze. Bertinotti ha difeso senza remore il risultato programmatico ottenuto, sostenendo che si è andati oltre "la più ottimistica previsione", vista la "soggettività politica" dei componenti della coalizione. Per questo il tono nei confronti della minoranza non è stato certo tenero. Infatti, il leader di Rifondazione ha parlato di una "precostituzione di tesi che rendono il dibattito viziato", riferendosi ai lavori della Direzione. Di fatto, c'è stato uno "scarso interesse al merito", ha insistito, sottolineando che "la lettura del testo non è irrilevante e non lo si può piegare a posizioni precostituite".

    http://canali.libero.it/affaritalian...programma.html
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  5. #5
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    Marco Ferrando, che ho il piacere di conoscere personalmente da oltre 12 anni, poichè è della mia stessa federazione, non ha formulato una proposta campata in aria, anzi. Purtroppo mi sembra però più un rattoppo, visto che le decisioni prese dalla Segreteria nazionale del Partito sono venute giù a cascata in tutte le altre istanze del Partito senza un vero dibattito tra quella che possiamo ancora definire la "base" del Partito della Rifondazione Comunista.
    Anche per questo motivo oggi in sede di Direzione nazionale noi di Essere comunisti abbiamo votato contro il programma dell'Unione. Le motivazioni, che condivido, sono espresse dal compagno Claudio Grassi in un comunicato che potete trovare su www.lernesto.it

    Saluti comunisti.

    Marco

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco Sferini
    Marco Ferrando, che ho il piacere di conoscere personalmente da oltre 12 anni, poichè è della mia stessa federazione, non ha formulato una proposta campata in aria, anzi. Purtroppo mi sembra però più un rattoppo, visto che le decisioni prese dalla Segreteria nazionale del Partito sono venute giù a cascata in tutte le altre istanze del Partito senza un vero dibattito tra quella che possiamo ancora definire la "base" del Partito della Rifondazione Comunista.
    Anche per questo motivo oggi in sede di Direzione nazionale noi di Essere comunisti abbiamo votato contro il programma dell'Unione. Le motivazioni, che condivido, sono espresse dal compagno Claudio Grassi in un comunicato che potete trovare su www.lernesto.it

    Saluti comunisti.

    Marco

    interessante..ora lo posto:

    "UN PROGRAMMA CHE NON SEGNA
    UNA NETTA DISCONTINUITA´"
    Intervento di Claudio Grassi alla Direzione naz.le di Rifondazione Comunista

    COMUNICATO STAMPA

    Dichiarazione di voto contraria di Claudio Grassi alla Direzione PRC del 10 febbraio 2006

    Avanzo due critiche, una di metodo, l'altra di merito.

    Sul metodo: per quanto riguarda il Partito, noi oggi votiamo un documento programmatico senza averlo potuto leggere e senza che vi sia stato un coinvolgimento del Partito sul territorio. Ritengo la scelta che il Partito sta facendo talmente importante per il suo futuro (per Rifondazione Comunista entrare a pieno titolo in un governo nazionale non è certo un fatto di ordinaria amministrazione: è la prima volta nella sua storia) che si sarebbe dovuta attivare la discussione più ampia e partecipata possibile.

    Ancor più criticabile, considerate le promesse fatte all'inizio di questo percorso, è stato il mancato coinvolgimento dei movimenti e del "popolo della sinistra" nella costruzione del programma. Ricordo che, al Congresso di Venezia, la necessità della più ampia partecipazione all'elaborazione del programma fu l'argomento strumentalmente opposto a chi chiedeva di porre alcune condizioni programmatiche minime, i cosiddetti "paletti". Si disse che una richiesta di alcuni punti programmatici avrebbe portato ad una trattativa ristretta tra segreterie di partiti, mentre invece, attraverso un processo di coinvolgimento e di partecipazione dei movimenti, si sarebbe potuto innervare tutto il programma di contenuti avanzati.

    Si assicurò poi anche che i punti controversi sarebbero stati posti al vaglio di una consultazione popolare. Si fece precisamente l'esempio della legge 30: "nell'Unione - si sostenne - c'è chi vuole abrogarla e chi vuole solo modificarla: in un caso come questo si andrà a una consultazione (una sorta di primarie sul programma), il cui esito sarà vincolante per tutti". Così come era stato detto che il percorso programmatico si sarebbe concluso con grandi assemblee regionali composte per un terzo dai partiti dell'Unione, un terzo dai movimenti, un terzo dai rappresentanti delle istituzioni.

    Niente di tutto questo è avvenuto. Anzi è avvenuto esattamente il contrario: una discussione tra i segretari di partito dell'Unione per dirimere i punti controversi, come ha dimostrato anche l’incontro ultimo di giovedì scorso.

    Ancora a proposito della mancata connessione tra Unione e movimenti in sede di elaborazione del programma, vorrei sottolineare alcuni limiti:

    - la Fiom aveva chiesto diverse cose all’Unione, ma su una ha insistito con particolare forza anche nel recente Congresso: la legge per la democrazia nei luoghi di lavoro: l'idea è che i contratti debbono essere validati da un voto vincolante dei lavoratori interessati. Nonostante tale innovazione sarebbe, come si dice, "a costo zero" il programma, nella sostanza, non la contempla;

    - nel programma non c’è nemmeno la contrarietà al Tav e alla Bolkestein, né vi è un progetto concreto di riduzione delle spese militari: anzi su quest'ultima questione, a Porta a Porta Prodi si è detto contento del contratto stretto dall’Italia con il governo Usa per la vendita di elicotteri militari Agusta.

    Per quanto ci riguarda come Partito, ma più in generale come sinistra di alternativa che si era riconosciuta in questi anni nelle lotte contro il liberismo e contro la guerra, l’errore commesso è stato quello di aver messo, come si dice, "il carro davanti ai buoi", dando per scontato l’ingresso nell’Unione e persino nel governo ancor prima di aver avviato la discussione programmatica.

    Bisognava fare esattamente il contrario, secondo quello che è sempre stato l’approccio di Rifondazione Comunista: prima si discute e si costruisce il programma, poi - alla luce degli esiti concreti del confronto - si valuta se vi sono le condizioni per concludere un accordo (in questo caso, per entrare nel governo).

    Seguendo la strada che si è prescelta, ci si è preclusa la possibilità di porre condizioni. E proprio in conseguenza di ciò il confronto porgrammatico ha visto progressivamente sorgere crescenti difficoltà persino in relazione agli obiettivi minimi che si davano per scontati e che erano stati inseriti anche nelle Tesi della prima mozione al Congresso. Penso in particolare all’abrogazione delle tre peggiori leggi di Berlusconi (la legge 30, la Moratti e la Bossi-Fini). Come abbiamo visto, l’abrogazione integrale di queste leggi non è stata ottenuta e, a Porta a Porta, Prodi ha affermato seccamente che le parziali modifiche alla legge 30 che l'Unione intende apportare ci riporteranno al Pacchetto Treu, legge che egli considera positiva e che rivendica come propria creatura.

    Tutto questo avviene in una cornice di scelte di fondo in politica estera e in politica economica che non mi sembrano affatto rassicuranti.

    Sulla politica estera, l’impegno a rispettare i deliberati Onu e i vincoli posti dall'Alleanza Atlantica e dall’Unione Europea mi pare assai inquietante. Secondo questa logica avremmo dovuto accettare la guerra in Kosovo o in Afghanistan. Gli scenari che abbiamo di fronte rispetto all’Iran, alla Siria e alle scelte riconfermate anche dall’ultimo discorso di Bush - cioè la volontà degli Stati Uniti di risolvere le crisi internazionali attraverso la guerra - avrebbero dovuto indurci ad una presa di distanze da questa decisione.

    Per quanto riguarda il ritiro dei militari italiani dall’Iraq, resta una formulazione che legittima il governo iracheno ed evoca un inesistente processo di transizione democratica di quel Paese. L’attuale governo iracheno è stato insediato in un Paese in guerra, vittima di una aggressione criminale e di una feroce occupazione militare tuttora in corso; ed è il frutto di elezioni che si possono definire in tutti i modi fuorché libere. Dovrebbe bastare il fatto che i risultati sono stati resi noti dopo 27 giorni.

    Sulla politica economica non mi pare emergano scelte forti – come sarebbe assolutamente necessario vista la grave situazione in cui versa il Paese – di inversione di tendenza rispetto agli anni passati; in particolare sulle privatizzazioni e sulle liberalizzazioni. Viene inoltre confermato l’impegno a rispettare i vincoli europei del Patto di Stabilità. Anche la proposta, lanciata da Prodi a Porta a Porta, di riduzione del costo del lavoro, di cui ad oggi non si conoscono le modalità di realizzazione, da un punto di vista concreto (ma anche sul piano culturale) rappresenta un cedimento all’offensiva padronale che da anni individua nel "costo del lavoro troppo elevato", oltre che nella "scarsa flessibilità", l'ostacolo principale per il rilancio dell’economia. Di fronte a questa tesi, noi abbiamo sempre risposto – fin dai tempi dell’abolizione della scala mobile – che non era vero e che altre dovevano essere le strade per rilanciare l’economia.

    So benissimo che nel programma ci sono anche tante cose positive e che senza il lavoro nostro e di altri il testo sarebbe stato assai peggiore. Lungi da me non apprezzare anche il più parziale dei risultati ottenuti. Dico semplicemente che questo livello di intesa non mi pare sufficiente per giustificare un nostro ingresso nel governo. Faccio notare, per esempio, che i comunisti indiani dopo una discussione analoga alla nostra avvenuta lo scorso anno e in presenza di un programma rispetto al quale avevano ottenuto anche loro punti molto importanti, hanno deciso tuttavia l’appoggio esterno. Ritengo che anche per noi sarebbe stata preferibile questa scelta.

    Insomma, a chi dice: “perché, visto che abbiamo questa opportunità di entrare nel governo, non la cogliamo?” rispondo dicendo che non ritengo quello raggiunto un programma riformatore, in grado di segnare una netta discontinuità non solo rispetto a Berlusconi, ma anche rispetto alle politiche moderate del centrosinistra. Noi ci troveremo quindi, nel corso della legislatura, nella difficoltà di avallare politiche che ci allontanano dalla nostra gente oppure di votare contro prestando il fianco all’accusa di far tornare di nuovo Berlusconi.

    Queste sono le mie preoccupazioni che spero saranno infondate. Ora dobbiamo lavorare per un risultato elettorale positivo, per battere Berlusconi e per far avanzare il nostro Partito, per ottenere tutto quello che di positivo c’è nel Programma.

    Sarà importantissimo lavorare affinché nel corso della legislatura si sviluppino forti movimenti nel paese che aprano contraddizioni nell’Unione e ne condizionino le scelte.

    Una breve considerazione al di fuori dall’ordine del giorno di oggi:

    segnalo che in alcune regioni si stanno completando le liste in modo grave. Non solo tutte le teste di lista in quelle regioni sono della maggioranza, ma anche nelle cosiddette “seconde file” non viene dato spazio alla minoranza. Siamo di fronte a un fenomeno di bulimia da parte della maggioranza veramente grave e dannoso per tutto il Partito.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...DArticolo=7764
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  7. #7
    Super Troll
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    Bella Figura Di Cacca Sta Facendo Bertinotti.........
    Che Se Ne Stia A Casa è Meglio..........
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  8. #8
    Cometa Rossa
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    Quali sono le vostre idee per un programma alternativo, sui punti chiave (economia, lavoro, industria)?

  9. #9
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    1) Diritto al lavoro. Abolizione della legge 30, del Pacchetto Treu e trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Difesa di ogni posto di lavoro minacciato da crisi e ristrutturazioni, per la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore senza perdita salariale né contropartite in flessibilità. Se necessario, procedere alla nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende in crisi senza indennizzo se non per i piccoli azionisti.

    2) Questione salariale: per una nuova scala mobile che difenda salari e pensioni dall’aumento reale di prezzi, difesa dei contratti nazionali e rottura della gabbia concertativa, per un serio salario minimo legale intercategoriale, indicizzato; per un salario garantito ai disoccupati. Per una pensione pubblica dignitosa per tutti, contro i fondi pensione integrativi e privati.

    3) Scuola, università e sanità devono essere diritti garantiti e gratuiti. No all’ingerenza dei privati e alla controriforma federalista di scuola e sanità. Raddoppio della percentuale del Pil destinata all’istruzione (fino al 7% del Pil).

    4) Rinazionalizzazione di tutti i settori privatizzati in questi anni, senza indennizzo se non per i piccoli azionisti: telecomunicazioni, Enel, Eni, acciaio, aziende municipalizzate, ecc, da rilanciarsi sotto il controllo dei lavoratori.

    5) Diritto alla casa. Esproprio delle grandi immobiliari che tengono migliaia di appartamenti sfitti per fini speculativi, blocco della svendita del patrimonio immobiliare pubblico, per un piano su vasta scala di edilizia popolare che offra canoni non superiori al 10% di un salario.

    6) Pesante tassazione delle grandi rendite finanziarie come primo passo verso l’esproprio dei grandi patrimoni.

    7) Con le risorse reperibili attraverso queste misure, elaborare un grande piano di rilancio economico, sociale, ambientale, sotto il controllo democratico dei lavoratori, dei pensionati, delle associazioni di massa.

    8) Pieni diritti democratici agli immigrati: abolizione della Bossi-Fini, della Turco-Napolitano, chiusura dei cpt. No ai flussi, permesso di soggiorno per tutti, diritto di voto dopo un anno di permanenza.

    9) Contro la legge 40 (fecondazione assistita), contro tutti gli attacchi alla legge 194 e all’autodeterminazione femmnile. Rilanciamo la lotta per i diritti delle donne nei luoghi di lavoro e nella società: reintroduzione del divieto del lavoro notturno, rilancio della rete dei consultori pubblici, dei nidi e degli asili e di tutte le strutture necessarie per una seria gestione pubblica dell’assistenza.

    10) Contro l’Europa capitalista di Maastricht, di Schengen e del Trattato costituzionale. Per l’uscita dell’Italia dalla Nato e la chiusura delle basi Usa e Nato sul nostro territorio. Ritiro delle truppe dall’Iraq, dall’Afghanistan e dai Balcani.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo
    1) Diritto al lavoro. Abolizione della legge 30, del Pacchetto Treu e trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Difesa di ogni posto di lavoro minacciato da crisi e ristrutturazioni, per la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore senza perdita salariale né contropartite in flessibilità. Se necessario, procedere alla nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende in crisi senza indennizzo se non per i piccoli azionisti.

    2) Questione salariale: per una nuova scala mobile che difenda salari e pensioni dall’aumento reale di prezzi, difesa dei contratti nazionali e rottura della gabbia concertativa, per un serio salario minimo legale intercategoriale, indicizzato; per un salario garantito ai disoccupati. Per una pensione pubblica dignitosa per tutti, contro i fondi pensione integrativi e privati.

    3) Scuola, università e sanità devono essere diritti garantiti e gratuiti. No all’ingerenza dei privati e alla controriforma federalista di scuola e sanità. Raddoppio della percentuale del Pil destinata all’istruzione (fino al 7% del Pil).

    4) Rinazionalizzazione di tutti i settori privatizzati in questi anni, senza indennizzo se non per i piccoli azionisti: telecomunicazioni, Enel, Eni, acciaio, aziende municipalizzate, ecc, da rilanciarsi sotto il controllo dei lavoratori.

    5) Diritto alla casa. Esproprio delle grandi immobiliari che tengono migliaia di appartamenti sfitti per fini speculativi, blocco della svendita del patrimonio immobiliare pubblico, per un piano su vasta scala di edilizia popolare che offra canoni non superiori al 10% di un salario.

    6) Pesante tassazione delle grandi rendite finanziarie come primo passo verso l’esproprio dei grandi patrimoni.

    7) Con le risorse reperibili attraverso queste misure, elaborare un grande piano di rilancio economico, sociale, ambientale, sotto il controllo democratico dei lavoratori, dei pensionati, delle associazioni di massa.

    8) Pieni diritti democratici agli immigrati: abolizione della Bossi-Fini, della Turco-Napolitano, chiusura dei cpt. No ai flussi, permesso di soggiorno per tutti, diritto di voto dopo un anno di permanenza.

    9) Contro la legge 40 (fecondazione assistita), contro tutti gli attacchi alla legge 194 e all’autodeterminazione femmnile. Rilanciamo la lotta per i diritti delle donne nei luoghi di lavoro e nella società: reintroduzione del divieto del lavoro notturno, rilancio della rete dei consultori pubblici, dei nidi e degli asili e di tutte le strutture necessarie per una seria gestione pubblica dell’assistenza.

    10) Contro l’Europa capitalista di Maastricht, di Schengen e del Trattato costituzionale. Per l’uscita dell’Italia dalla Nato e la chiusura delle basi Usa e Nato sul nostro territorio. Ritiro delle truppe dall’Iraq, dall’Afghanistan e dai Balcani.
    MA A BERTINOTTI GLIELO AVETE DETTO???
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    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 
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