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Risultati da 1 a 10 di 78
  1. #1
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    Predefinito Qual'è il programma del Governo Berlusconi per uscire dal declino?



    Ormai tutti hanno appurato che l'Italia è in declino e il Governo Berlusconi sparava palle quando accusava Prodi di essere un menagramo.

    Appurato che lo stesso Berlusconi ha dato finalkmente ragione a Prodi, qualcuno sa se il medesimo Berlusconi ha qualche idea per uscire dalla crisi nella quale ci ha portato?




  2. #2
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    Predefinito Re: Qual'è il programma del Governo Berlusconi per uscire dal declino?

    Originally posted by brunik
    Ormai tutti hanno appurato che l'Italia è in declino e il Governo Berlusconi sparava palle quando accusava Prodi di essere un menagramo.

    Appurato che lo stesso Berlusconi ha dato finalkmente ragione a Prodi, qualcuno sa se il medesimo Berlusconi ha qualche idea per uscire dalla crisi nella quale ci ha portato?



    Il fatto che cali la produzione insustriale è un ottimo segnale e dimostra che siamo davanti agli altri. Nel terzo millennio le societá più evolute saranno informative e non industriali.

    Come al solito brunik non capisce un cxxx in economia e non solo, possibile che sia sul serio un commercialista???

    Io non ci credo!

    romanamente

  3. #3
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    In effetti siamo davanti a tutta la UE come calo della produzione industriale, questo ministro Stanca sta lavorando molto bene.

    Bravo Naitmer, avercene di economisti come te, in Italia.

  4. #4
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  5. #5
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    Berlusconi uscirà da questa pagliacciata eseguita per far aumentare i voti....

  6. #6
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    Montezemolo a Berlusconi: o governi o andiamo al voto
    Affari Italiani, Lunedí 11.04.2005 12:15

    Da Confindustria un messaggio forte e chiaro al Governo: ''Occorre affrontare i problemi reali e concreti, fuori dalle tattiche politiche e partitiche. Occorre un governo che governi. Altrimenti meglio le elezioni''. E' l'appello lanciato all'Esecutivo dal presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, dal palco dell'assemblea degli industriali di Legnano. ''Non lo dico per favorire uno o l'altro schieramento - ha aggiunto il presidente degli industriali - lo dico perché il nostro interesse primario è che il paese sia governato con l'economia e le imprese al centro delle scelte''. Perciò Confindustria si aspetta ''un segnale immediato e forte in questa direzione''.

    "Il Paese - è stato il messaggio di Montezemolo - non può permettersi mesi e mesi di campagna elettorale. Ha bisogno di un governo determinato nell'affrontare subito le questioni centrali che abbiamo di fronte: l'economia che non cresce da troppo tempo e la necessità di creare condizioni generali che aiutino le imprese ad essere più competitive. Il Paese deve essere governato e ha bisogno di ritrovare fiducia. Ci attendiamo quindi un segnale molto forte nei prossimi giorni, un segnale che rimetta le imprese al centro dell'azione di governo, perché l'economia che cresce e le imprese che creano posti di lavoro sono la miglior risposta anche alle difficoltà delle famiglie".

    A stretto giro arriva la replica di Forza Italia che per bocca del responsabile economico del partito, Luigi Casero, sottolinea che "meraviglia sentire parlare oggi Montezemolo di elezioni anticipate. Pochi giorni fa, infatti, aveva detto che le imprese sarebbero dovute rimanere fuori dalla contesa politica. Il presidente di Confindustria - continua Casero - facendo oggi queste dichiarazioni, non fa altro che forzare la situazione politica che invece necessiterebbe di quella stabilità che possa consentire al governo di assumere scelte forti a favore delle imprese e del rilancio del sistema economico". L'esponenete di Forza Italia, dopo aver ricordato che "questa maggioranza è stata votata dai cittadini per rimanere alla guida del Paese per cinque anni", ha comunque assicurato che "il governo si impegnerà ad affrontare i problemi economici per lo sviluppo del Paese approvando rapidamente il decreto sulla competitività e stimolando con nuovi interventi le potenzialità di crescita dell'Azienda Italia".


    ''Partiamo da una premessa: Berlusconi non dà affatto per scontato la sconfitta alle Politiche ed è realmente intenzionato a rinnovare tutto, anche se stesso'', ha affermato Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia. ''A noi pare che un rimpasto potrebbe bastare - ha aggiunto - ma, in caso contrario, si può anche esaminare l'ipotesi di un nuovo governo'. 'La condizione è che prima di aprire una crisi, sia pure pilotata, tutte le forze politiche della coalizione siglino un patto di ferro sia sul nuovo programma che sulla nuova struttura del governo. In caso contrario, la crisi rischierebbe di tramutarsi in uno scivolone verso le elezioni anticipate una prospettiva che non ci piace affatto''. ''I conti pubblici sono importanti - ha dichiarato Cicchitto - , ma ancora più importante è recuperare i ceti sociali delusi e provvedere alle esigenze del Paese. Noi proponiamo un governo nuovo e dinamico, non vorrei che Follini ne volesse uno statico e attento solo ai conti pubblici''.

    ''La Lega capisca che le parole a volte sono pietre, molto più dei provvedimenti'', ha invece commentato il vice presidente vicario di An, Ignazio La Russa.
    Nelle ultime Regionali, ha proseguito, ''l'errore della Lega è stato di infischiarsene del danno prodotto a livello nazionale da una propaganda volta a rassicurare il suo elettore della Val Brembana, per poi ottenere incrementi dello 0,4%''. Per l'esponente di An ''forse più di un milione di elettori'' sono stati persi dalla Cdl perché da un lato c'era la ''propaganda della sinistra che dice 'state con la Lega strangolatrice del Mezzogiorno''' e dall'altro ''la propaganda della Lega che dice la stessa cosa e così molti elettori hanno pensato: se lo dicono tutti e due allora è vero. Ecco, questo è stato un danno enorme''.



    CON LA CONSUETA DIGNITA', A TESTA ALTA, QUEST'UOMO SI DIRIGE VERSO IL PLOTONE DI ESECUZIONE

  7. #7
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    Corriere della Sera 12.4.05

    L’incubo del deficit al 6% fa scattare la disfida di Legnano
    I timori di Beretta per il decreto sullo sviluppo e i dubbi sulla Finanziaria


    La disfida confindustriale, che ha portato il presidente Luca Cordero di Montezemolo a chiedere le elezioni anticipate, è partita prima delle Regionali. Il 19 marzo a Bari, dopo gli interventi di Romano Prodi e di Silvio Berlusconi, Montezemolo era stato chiarissimo nell’avvertire come il Paese non potesse «permettersi una campagna della durata di un anno». Una settimana fa, a Livorno, a elezioni già consumate e con il centrodestra in disfatta il numero uno degli imprenditori ha evitato ogni commento ma ha ricordato ancora una volta che «l’economia non aspetta». Ieri la svolta, decisa nel weekend. La preoccupazione degli imprenditori viene da lontano. A dicembre, attirandosi le ire del governo cui aveva risposto che i «numeri non sono né di destra né di sinistra», il numero uno degli imprenditori aveva commentato il quadro descritto dal centro studi di Confindustria come il «più brutto dal dopoguerra». E, più recentemente, proprio «Il Sole-24 Ore» aveva segnalato con preoccupazione la scarsa tenuta dei conti pubblici arrivando a intravedere per il 2006 l’«incubo del 6%» nel rapporto deficit-Pil quando invece il trattato di Maastricht prevede una soglia del 3. Un tracollo inaccettabile, con la conseguenza di far peggiorare il rating dei titoli italiani.
    Così ieri è arrivata la decisione di stringere su Berlusconi. I suoi stretti collaboratori gli hanno fatto presente il rischio che un’uscita del genere potesse essere letta come un indiretto appoggio al centrosinistra. Montezemolo, sentiti gli umori della base, si è però convinto che la parola d’ordine della governabilità lo ponesse al riparo da qualsiasi accusa di partigianeria. Un mese prima delle elezioni, infastidito dall’invito a votare per Formigoni da parte del presidente di Assolombarda Michele Perini (su un settimanale di casa Berlusconi), Montezemolo aveva scritto a tutti i presidenti del sistema confindustriale invitandoli a non fare dichiarazioni di voto.
    La governabilità viene reclamata anche perché nei primi mesi dell’anno tardano a venire segnali di ripresa con la produttività in calo dell’1,3%. E con lo spettacolo di una maggioranza ondivaga, rissosa e pasticciona. Il decreto sulla competitività è l’esempio più lampante. Promesso sin dallo scorso settembre, è stato dapprima sacrificato sull’altare della riduzione generalizzata delle tasse, poi è slittato fino a metà marzo e ora giace in Parlamento trasformato in una sorta di Finanziaria bis e sommerso, notizia di ieri, da una valanga di emendamenti, 18 presentati dagli stessi ministri e in totale 450 dalla maggioranza. A cui se ne aggiungono altri 650 dell’opposizione. Un altro incubo.
    E’ Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria, a scandire le date: se non verrà approvato entro il 15 maggio, il decreto cadrà «automaticamente» portandosi dietro anche il disegno di legge. Una vera rovina. E così per l’Irap. L’odiosa tassa che Berlusconi ha annunciato mille volte di voler cancellare è entrata nell’agenda del governo solo dopo la bocciatura di Bruxelles. «Ma se si vuole davvero fare qualcosa occorre inserire le modifiche già nel prossimo Dpef - precisa Beretta -: farle a novembre non servirebbe più a nulla». E’ vero che il premier, a Bari, aveva cercato di accontentare la platea degli imprenditori, ma si era ben guardato dal ricordare che la scelta-chiave di politica economica per il 2006, la riduzione di 12 miliardi di tasse, avrebbe comunque privilegiato l’Irpef e lasciato a secco le imprese. Ora, dopo il risultato delle Regionali il quadro è ancora peggiorato, c’è la devastante prospettiva di una Finanziaria elettorale. Lo ha fatto il centrosinistra nel 2001, ma l’aggravante, fanno notare in Confindustria, è che il quadro economico complessivo da allora a oggi è nettamente peggiorato. Da qui la «disfida» di Legnano: o un governo che governi oppure meglio le elezioni. Subito.
    Roberto B

  8. #8
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    CONTI PUBBLICI/ CICCHITTO: LA SINISTRA NON PUÒ DARE NESSUNA LEZIONE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE FRUTTO DEI SUOI ERRORI
    12/04/2005 - 13:46
    ""

    Roma, 12 apr. (Apcom) - "La sinistra non può dare nessuna lezione perché le attuali difficoltà economiche sono il frutto dei suoi errori nel passato e della recessione internazionale.. Lo afferma Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, commentando l'allarme sui conti pubblici italiani lanciato dal Commissario Ue Almunia.

    "A questo punto - sottolinea Cicchitto - è necessario che la maggioranza riparta dal progetto di riduzione della spesa corrente che aveva elaborato qualche mese fa e la utilizzi per la competitività delle imprese, per le famiglie, per l'Irap (costo del lavoro), per il Sud. La maggioranza può riprendere la sua iniziativa politica proprio elaborando una linea che si misuri con questi nodi".


    BERLUSCONI SCEGLIE I SUOI COLLABORATORI TRA I PIU' IMBECILLI PERCHE' NON GLI FACCIANO OMBRA: DOPO 4 ANNI DANNO ANCORA LA COLPA ALLA SINISTRA.

    PRODI AVEVA RISOLTO IL PROBLEMA DEL DEFICIT AL SUO PRIMO ANNO E NON HA MAI DATO LA COLPA A CRAXI, ANCHE SE LA COLPA ERA PROPRIO DEL CAPO DI CICCHITTO.

  9. #9
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    L'unica cosa certa nella tua prosopopea e' che l'economia va a rotoli, ma altrettanto certa e' l'incapacita' di Prodi e della sua coalizione arcobaleno a gestire questa congiuntura.
    Occorre gente dalle capacita' manageriale e politiche trasversali.
    Occorre, se il Governo Berlusconi dovesse fare un passo indietro, un Governo di coalizione che vada, come abbiamo suggerito noi REPUBBLICANI, da An ai Ds, con esclusione dei diessini piu' massimalisti.

  10. #10
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    La tentazione a sinistra: non chiediamo il voto, facciamoli litigare
    La Melandri (Ds): «Ha ragione il Professore, in questo momento prevalga la correttezza istituzionale. La Cdl è stata lì a sfogliare le rose e ora è arrivata alle spine»



    dal Corriere - 13 aprile 2005


    ROMA - Sta succedendo qualcosa, nel centrosinistra. È una faccenda di sfumature, di mezze frasi. Ma a leggerle e ad ascoltarle, la sensazione è questa: sull’ipotesi di elezioni anticipate, la tentazione di arrivarci cresce, gli umori variano e poi, in fondo, non è tanto la dichiarazione che ancora ieri ripeteva Romano Prodi, a far nascere certi sospetti: «Non saremo certo noi a chiederle...». Quanto, piuttosto, il succo del comunicato diffuso al termine della direzione diessina, riunita nella Sala delle Colonne, a Palazzo Marini: «Meglio le urne dell’agonia». La scena è questa. I toni sono questi. E lasciamo stare che, già da giorni, Massimo D’Alema ha detto: «Votare subito, i conti rischiano lo sfascio». Lasciamo stare anche Oliviero Diliberto, dei Comunisti italiani, e Antonio Di Pietro, il verde Alfonso Pecoraro Scanio e persino Luciano Violante, ritrovatisi tutti sulla stessa linea - sia pur con sfumature diverse - tutti a sottolineare l’ipotesi, l’opportunità di andare, con urgenza, alle urne.
    La verità è che c’è un fermento che aumenta, c’è chi dice e chi allarga le braccia, e però c’è pure chi torna su dalla direzione dei Ds e spiega: «Elezioni anticipate? No, non dobbiamo chiederle noi...».
    Giovanna Melandri ora si fa stampare le agenzie di stampa per conoscere «le ultime baruffe della Cdl» e per sottolineare come «il centrosinistra, a questo punto, debba far prevalere un elemento di correttezza istituzionale. Ha ragione Romano Prodi: non è giusto, in questo momento, sollecitare lo scioglimento delle Camere...».
    Meglio aspettare, quindi? «Meglio rispettare le regole. E poi...». E poi? «Beh, insomma: Berlusconi e i suoi sono stati lì, a sfogliare la rosa, petalo dopo petalo e adesso che sono arrivati alle spine...». Adesso? «Adesso siamo noi che poniamo loro una domanda: ma ce l’hanno un programma che non distrugga i conti pubblici e frantumi l’unità del Paese?». Che risposta si aspetta? «Noi siamo in Parlamento, il nostro compito è quello di essere in Parlamento a sorvegliare. Perché se loro, nel rispetto del Paese, hanno il compito di portare a termine la legislatura, noi abbiamo il dovere di controllare come e se ci riusciranno. Per questo noi li incalzeremo. E da subito». Da quando? «Stanno per presentare il Dpef, no? Beh, gli italiani sappiano che vigileremo».
    Intanto, però, non chiedendo di andare al voto subito, concedete, almeno in teoria, un altro anno abbondante a Silvio Berlusconi. Questo non vi spaventa? «Cosa dovrebbe spaventarci?». La capacità di Berlusconi di sovvertire gli scenari politici, il suo talento mediatico, il suo... «Il suo cosa? Ho visto, abbiamo visto tutti quello di cui è stato capace di fare in quasi quattro anni. Ha sfasciato il Paese...». È molto dura, onorevole... «Dura? S’è fatto leggi personali, ha truccato i conti e poi non lo dico io, ma basta leggere ciò che dice Joaquin Almunia, il commissario per gli Affari economici e monetari. L’ha detto Almunia che la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia potrebbe scattare già prima del prossimo giugno, no?».
    Sì, è stato lui. «Per questo noi abbiamo il compito di vigilare. Perché Berlusconi ha tutto il diritto di portare a termine la legislatura con il suo governo, a patto però di non far naufragare l’Italia. Purtroppo...». Purtroppo, cosa, onorevole Melandri? «Leggo questi lanci delle agenzie di stampa... e mi viene una profonda preoccupazione. Follini che invoca una politica economica diversa da quella del suo Premier, e quegli altri due...». Chi, onorevole? «Fini e Storace che invece chiedono la sospensione della riforma costituzionale. È evidente che non sono d’accordo su nulla. Stanno lì a litigare...».
    Senta, onorevole: e se fosse Berlusconi a decidere di andare al voto? «In questo caso, sappia che noi siamo comunque pronti».

 

 
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