“Processo” sul lavoro svolto come si faceva con i dogi defunti

Esame agli ex parlamentari
Cosa avete fatto per la causa padana?

Alla loro morte i Dogi veneziani venivano sottoposti a un processo. Uno speciale gruppo di magistrati, “I Inquisidori del Doxe defunto”, esaminava tutti i loro atti pubblici, verificava le spese e addebitava gli eventuali ammanchi ai loro familiari. Si voleva così controllare che qualche atto meno che commendevole potesse essere sfuggito alle pur ferree norme di controllo cui era sottoposta la più alta carica dello Stato. Giova infatti ricordare che il Doge non poteva imporre leggi che lo favorissero (sia come persona che come carica), non poteva dimettersi, non poteva concedere udienze private (e anche quelle pubbliche erano sorvegliate), non poteva uscire dal Palazzo se non per occasioni ufficiali, non poteva avere attività commerciali proprie (e doveva interrompere tutte quelle che aveva iniziato prima della sua elezione), non poteva ricevere doni che dai propri familiari, e questi - a loro volta - non ne potevano avere da estranei, non potevano votare, né avere incarichi pubblici, fino alla morte del congiunto.
Quella del Doge era una carica a vita e la verifica del suo operato non poteva avvenire che al suo decesso. La funzione dogale consisteva nel fare il bene della Repubblica e per evitare ogni tentazione era stato inventato un complicato e rigido sistema di controllo dell’elezione e dell’operato.
Tutte le cariche della Repubblica erano degli oneri e degli obblighi, e nessuno poteva acquisirle per ricavarne dei vantaggi, se non di immagine e prestigio.
Il sistema politico, amministrativo e giudiziario della Serenissima era una complessa costruzione che derivava da secoli di esperienza e saggezza, e dalla profonda conoscenza delle qualità ma anche delle debolezze degli uomini.
A quel patrimonio tradizionale si dovrebbe rifare chiunque voglia costruire uno schema funzionante di rapporti sociali, edificare una struttura istituzionale in grado di agire per il bene diffuso. Noi oggi assistiamo invece a modalità di controllo della gestione della cosa pubblica che sono improntate a lassismo e superficialità. Nell’assegnazione di una carica si esamina (se va bene) il curriculum e la rispettabilità dei candidati, ma non si fa mai un bilancio del loro operato, quando questo è terminato.
Siamo immersi in una mentalità mediterranea del “chi ha dato, ha dato, eccetera” che contrasta in maniera drammatica con la saggia solidità veneziana.
La Lega dovrebbe essere anche in questo più veneta che partenopea, e dovrebbe - per dare un concreto segno di cambiamento - sottoporre i suoi rappresentanti a esami preventivi e successivi.
Oggi chi compila le liste elettorali è come un commissario tecnico di calcio, non propone dei candidati da sottoporre al giudizio degli elettori, ma decide direttamente - in virtù di una legge elettorale sciagurata - chi sarà in campo e chi farà da spettatore. La sola alea è data dagli ospiti della panchina, quelli che saranno o non saranno eletti in base alla fluttuazione percentuale del voto.
Chi sceglie, deve farlo sulla base delle impostazioni tattiche del gioco e delle esigenze degli obiettivi: dovrà procurarsi attaccanti, centrocampisti, portieri e difensori di qualità, sulla base delle loro comprovate capacità specifiche, curriculum, esperienza, doti.
Ma dovrà anche - sempre per usare l’esempio calcistico - dedicarsi con attenzione a una sorta di “processo del lunedì” per tutti i giocatori che si vuole eventualmente confermare nella squadra per un altro campionato.
Tutti quelli che sono reduci da un mandato parlamentare dovrebbero affrontare “I Inquisidori del Doxe defunto”, felici di poterlo fare da vivi: si controlli il loro stato patrimoniale e, soprattutto, il loro operato in conformità con il riferimento più importante, il primo articolo dello Statuto: «Il Movimento politico denominato Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (..) ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici».
Cosa hanno fatto passivamente (comportamento, linguaggio, fedeltà) e attivamente (iniziative, elaborazioni, proposte, idee) per l’indipendenza? La prima è condizione indispensabile per essere valutati, ma è la seconda che fa restare in campo. O dovrebbe.

Gilberto Oneto

"Il Federalismo" N. 6