ROMA - Salvare il compagno Ferrando? Non più. Si avvicina lo strappo tra il leader della minoranza trotzkista, finito al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sulla strage di Nassiriya e sullo Stato d'Israele, e il Prc. La segreteria del partito ha attivato la procedura interna per la soluzione del «caso», che ha suscitato imbarazzi nei vertici.
Venerdì si riunirà la segreteria che con ogni probabilità revocherà la candidatura al Senato di Ferrando. Lo stesso Bertinotti è stato chiaro e parlando al Corriere ha definito «incompatibile» la posizione di Ferrando. Anche da Prodi era arrivata in mattinata una netta condanna per quelle parole che giustificano l'attentato contro i militari italiani, espressioni «folli e sbagliate» secondo il Professore. Da qui la solitudine politica di Ferrando, scaricato anche da Rifondazione. «La revoca della mia candidatura è la capitolazione ai diktat esterni - ha commentato Ferrando - È in discussione il principio fondamentale della sovranità del partito».
«AMMONITO ANCHE CARUSO» - Secondo la «Velina rossa» chiuso il dossier Ferrando se ne potrebbe aprire subito un altro in seno a Rifondazione. Anche Francesco Caruso - secondo quanto scrive l'agenzia vicina alle posizioni del presidente ds D'Alema - avrebbe ricevuto un ammonimento dal leader Bertinotti e sarebbe stato invitato a essere «molto cauto nelle sue esternazioni, se vuole essere ancora candidato nelle liste di Rifondazione».




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